La gratuita’, la gratidudine, L’amore



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22.05.2018
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LA GRATUITA’, LA GRATITUDINE, L’AMORE:

espressioni della Trinità.



E’ un PERCORSO MEDITATIVO che, essendo piuttosto lungo, è preferibile fare camminando in un parco e prevedendo delle tappe per la preghiera



CANTO (in chiesa)


Te lodiamo, Trinità: Tutto il mondo annuncia te:

nostro Dio, t’adoriamo. tu lo hai fatto come un segno.

Padre dell’umanità, Ogni uomo porta in sé

la Tua gloria proclamiamo. il sigillo del tuo Regno.



Te lodiamo, Trinità, Te lodiamo, Trinità,

per l’immensa tua bontà. per l’immensa tua bontà.

Disponendoci al cammino

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo.


Amen.

Padre, che hai tanto amato il mondo da mandare a noi il tuo Figlio, Parola fatta carne, rendici capaci di ascolto.

Illumina, o Signore, il nostro cammino.

Figlio di Dio, Parola eterna uscita dal silenzio e venuta tra noi per amore, apri il nostro cuore perché tu possa dimorare in noi.

Illumina, o Signore, il nostro cammino.

Spirito datore di vita, che hai adombrato la Vergine Maria e l’hai resa Madre di Dio, rendi noi pure capaci di generare il Verbo nel mondo.

Illumina, o Signore, il nostro cammino.

VOCE GUIDA


Chi è il Dio rivelato nella storia dell’Amore crocifisso?

Quali sono le figure dell’Amore eterno e che significano per la nostra vita?

Che cosa le divine Persone contagiano nel nostro cuore?

Rispondere a queste domande significa contemplare ad uno ad uno i protagonisti divini della storia della Croce: chi è il Padre? chi è il Figlio? chi è lo Spirito Santo?

Ciò, tuttavia, deve essere fatto avendo sempre presente che uno e unico è il Dio amore, la Trinità santa nell’unica essenza della divinità.

CANTO (incamminandoci all’esterno)

Noi crediamo solo in te, Infinita carità,

nostro Padre e Creatore. santo Spirito d’amore:

Noi speriamo solo in te, luce, pace e verità,

Gesù Cristo, Salvatore regna sempre nel mio cuore.

Te lodiamo, Trinità, Te lodiamo, Trinità,

per l’immensa tua bontà. per l’immensa tua bontà.
1° movimento: LA GRATUITA’

VOCE GUIDA

La risposta alla domanda su chi sia il primo dei Tre, il Padre, è data da Giovanni (lGv 4,8.16).: «Dio», il Padre, «è Amore» . Egli è l’eterno Amante, l’eterna sorgente dell’Amore, colui che da sempre ha iniziato ad amare e che mai si pentirà di amare. Il Padre è la pura gratuità dell’amore.

Contemplando la Trinità noi comprendiamo che la prima grande dimensione della vita comunitaria è la gratuità: la gratuità del Padre fonda ogni gratuità dell’amore.

Il Padre è colui che ci dice che amare significa dare nella gratuità, prendere l’iniziativa dell’amore, senza aspettare che l’altro ami. Il rapporto con l’altro è vero se sa inventare l’amore, se sa lanciare ponti d’amore. L’amico non è colui che aspetta, è colui che inizia.

Ecco, questa è la prima figura dell’amore: come il Padre, nella Trinità santa, è la sorgente dell’amore, è la gratuità pura, così c’è l’amicizia che vince la solitudine del mondo quando si ha il coraggio dell’amore.


DAL SALMO 103 (DIO E’ AMORE) (a cori alterni)

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tanti suoi benefici.

--

Egli perdona tutte le tue colpe,



guarisce tutte le tue malattie;

salva dalla fossa la tua vita,

ti corona di grazia e di misericordia;

egli sazia di beni i tuoi giorni

e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

--

Signore agisce con giustizia



e con diritto verso tutti gli oppressi.

Ha rivelato a Mosè le sue vie,

ai figli d’Israele le sue opere.

--

Buono e pietoso è il Signore,

lento all’ira e grande nell’amore.

Egli non continua a contestare

e non conserva per sempre il suo sdegno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati,

non ci ripaga secondo le nostre colpe.

--

Come il cielo è alto sulla terra,



così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

come dista l’oriente dall’occidente,

così allontana da noi le nostre colpe.

Come un padre ha pietà dei suoi figli,

così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

--

Perché egli sa di che siamo plasmati,



ricorda che noi siamo polvere.

Come l’erba sono i giorni dell’uomo,

come il fiore del campo, così egli fiorisce.

Lo investe il vento e più non esiste

e il suo posto non lo riconosce.

--

Ma la grazia del Signore è da sempre,



dura in eterno per quanti lo temono;

la sua giustizia per i figli dei figli,

per quanti custodiscono la sua alleanza

e ricordano di osservare i suoi precetti.

Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono

e il suo regno abbraccia l’universo.

--

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,



potenti esecutori dei suoi comandi,

pronti alla voce della sua parola.

Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,

suoi ministri, che fate il suo volere.

Benedite il Signore, voi tutte opere sue,

in ogni luogo del suo dominio.

Benedici il Signore, anima mia.



CANTO (camminando)

Lo Spirito di Cristo fa fiorire il deserto

torna la vita, noi diventiamo testimoni di luce.

Non abbiamo ricevuto uno Spirito di schiavitù,

ma uno spirito d’amore, uno spirito di pace

nel quale gridiamo: Abbà Padre, Abbà Padre.



Lo Spirito di Cristo fa fiorire il deserto

torna la vita, noi diventiamo testimoni di luce.

LETTURA


Dalla prima lettera di san Giovanni (lGv 4,7-16)
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.

Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

CONTEMPLAZIONE
Vedete come ci ha voluto bene il Padre!

Egli ci ha chiamato ad essere suoi figli.

E lo siamo veramente. (Silenzio)
Dalla morte siamo passati alla vita.

La prova è questa: che amiamo i nostri fratelli.

Abbiamo capito che cosa vuoi dire amare il prossimo,

perché Cristo ha dato la sua vita per noi. (Silenzio)


Se uno ha di che vivere

e vede suo fratello bisognoso, ma non ha compassione e non io aiuta, come fa a dire:

«Io amo Dio»? (Silenzio)

CANTO (camminando)



Misericordias Domini,

in aeternum cantabo (5 volte)

TESTIMONIANZA (A)




CANTO (camminando)

Fratello sole, sorella luna – pag. 13




PREGHIERA

Tu ci ami per primo, sempre
O Dio nostro Padre,

tu ci hai amato per primo!


Signore, noi parliamo di te

come se ci avessi amato per primo

in passato, una sola volta.
Non è così:

tu ci ami per primo, sempre,

tu ci ami continuamente,

giorno dopo giorno,

per tutta la vita.
Quando al mattino mi sveglio

e innalzo a te il mio spirito,

Signore, Dio mio,

tu sei il primo,

tu mi ami sempre per primo.
E sempre così:

tu ci ami per primo

non una sola volta,

ma ogni giorno,

sempre.

(Soren Kierkegaard)

INVOCAZIONI

Signore Gesù, carità di Dio per gli uomini, donaci d’amare con pazienza, benignità, senza

tener conto del male ricevuto.

Fa’ crescere in noi, o Signore, il tuo amore.

Signore Gesù, una cosa sola con il Padre nello Spirito santo, alimenta in noi la fede, la speranza e la carità.

Fa’ crescere in noi, o Signore, il tuo amore.

Signore Gesù, che siedi alla destra del Padre, concedici di condividere un giorno la tua glo-

ria

Fa’ crescere in noi, o Signore, il tuo amore.
PADRE NOSTRO CANTATO (camminando)

2° movimento: LA GRATITUDINE

VOCE GUIDA

Il Figlio è l’eterno Amato, colui che si è lasciato consegnare in obbedienza d’amore sulla croce. Dicono gli esegeti: la sua vita fu tutta un’esistenza accolta. Nel gioco eterno dell’amore, rivelato a Pasqua, il Figlio è colui che si lascia amare.

Questo è un punto molto importante: il Figlio ci fa comprendere che non è divino soltanto il dare, ma è divino anche il ricevere. Il Figlio ci fa comprendere che non è divina soltanto la gratuità, ma è divina anche la gratitudine: lasciarsi amare non è meno difficile che amare.

L’amore non è solo ciò che tu puoi dare all’altro, l’amore e anche la capacità di ricevere l’altro, di dirgli grazie, di dirgli la gioia di esistere perché ti ama, di dirgli grazie perché lui esi­ste. La parola più bella che l’amico può dire all’amico è questa: grazie di esserci, grazie di esistere, perché è la parola con cui tu dici all’altro: «La tua vita è importante per me, io esisto perché tu esisti».

Ecco la seconda grande figura dell’amore: la gratitudine, l’accoglienza, il lasciarsi amare. Le forme più alte di solidarietà non valgono a niente se sono unidirezionali, diventano la beneficenza, in cui chi sta in alto dà a chi sta in basso.

L’amore vero esige la reciprocità: nel momento in cui tu doni, tu accogli il povero, l’abbandonato, il solo, il diverso. Non sei tu solo ad amare lui, ma è lui che ti sta dando la vita nel momento in cui tu lo ami.

PREGHIERA

Voglio amare come te
Signore mio Gesù,

voglio amare tutti coloro che tu ami.

Voglio amare con te la volontà del Padre.
Non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo,

che qualcosa sia nel mio cuore

e non sia immerso nel tuo.

Tutto quel che vuoi io lo voglio.

Tutto quel che desideri io lo desidero.
Dio mio, ti do il mio cuore,

offrilo assieme al tuo a tuo Padre,

come qualcosa che è tuo

e che ti è possibile offrire,

perché esso ti appartiene.

(Charles de Foucauld)
CANTO (camminando)

Lo Spirito che Cristo risuscitò

darà vita ai nostri corpi, corpi mortali

e li renderà strumenti di salvezza, strumenti di salvezza.



Lo Spirito di Cristo fa fiorire il deserto

torna la vita, noi diventiamo testimoni di luce.
LETTURA

Dal Vangelo di Giovanni (17, 20,26)
Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa.

Come tu, Padre, sei in .me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.

in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato, e li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con te dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai, E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farà conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».


CONTEMPLAZIONE CORALE (a cori alterni)
Il Magnificat

L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio,

mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni

mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome:


di generazione in generazione la sua misericordia

si stende su quelli che lo temono.


Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;


ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;


ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.


Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,


come aveva promesso ai nostri padri

ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.


Gloria al Padre e al Figlio

e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre

nei secoli dei secoli. Amen.



BRANO DALLA LETTERA DELL’ARCIVESCOVO (B)

Quale bellezza salverà il mondo?” (Pagg. 19 e 20 del testo originale)



CANTO (camminando)

Rendete grazie a Colui che è Santo,

rendete grazie a Dio

per suo Figlio Gesù. (2 volte)


E possa il debole dir son forte

e possa il povero dir son ricco

per quel che ha fatto il Signore

per me. (2 volte)
INVOCAZIONI

Signore Gesù, che sei venuto a donarci la vita, facci comprendere quanto Dio ha amato il mondo.

Fa’, o Signore, che ci lasciamo amare da te.

Signore Gesù, Salvatore di ogni uomo e di ogni donna, aiutaci ad amarci reciprocamente.

Fa’, o Signore, che ci lasciamo amare da te.

Signore Gesù, Figlio unigenito del Padre, effondi su di noi lo Spirito, fonte di luce, forza e sapienza.

Fa’, o Signore, che ci lasciamo amare da te.
CANTO:

Canto a Te – pag. 14
3° movimento: L’AMORE
VOCE GUIDA:

Infine, nel rapporto dell’Amante e dell’Amato si pone lo Spirito Santo.


Nella contemplazione della terza Persona divina esistono due grandi tradizioni teologiche: quella dell’Oriente e quella dell’Occidente.

L’Unità
Per la teologia occidentale, soprattutto da Agostino in poi, lo Spirito è il vincolo dell’amore fra l’amante e l’amato; lo Spirito è colui che unisce, come ha fatto a Pasqua quando, effuso sul Figlio, lo ha riconciliato col Padre. Lo Spirito è unità dell’amore, è pace nell’amore, è stare bene insieme nell’amore, è la gioia della condivisione.

Lo Spirito è lo Spirito del Risorto che è presente ovunque due o più persone decidono di amarsi gratuitamente e con gratitudine. La sua Presenza genera la comunione, l’unità. Questa è la novità della spiritualità comunitaria vissuta come Icona della Trinità: la reciprocità.



DAL SALMO 133 (a cori alterni)
Ecco quanto è buono e quanto è soave

che i fratelli vivano insieme!
E’ come olio profumato sul capo,

che scende sulla barba,

sulla barba di Aronne,

che scende sull’orlo della sua veste.
E’ come rugiada dell’Ermon,

che scende sui monti di Sion.
Là il Signore dona la benedizione

e la vita per sempre.
CANTO (camminando)

Vi darò un cuore nuovo/ metterò dentro di Voi/ uno Spirito nuovo.

Vi prenderò tra le genti/ via radunerò da ogni terra/

e vi condurrò sul vostro suolo.

Vi darò un cuore nuovo/ metterò dentro di Voi/ uno Spirito nuovo.
LETTURA

Dalla lettera di S.Paolo Apostolo agli Efesini (4,1-6)
Vi esorto dunque io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
CONTEMPLAZIONE CORALE
(cantato da tutti) Spirito Santo discendi fra noi/ la nostra fede ha bisogno di te/

al nostro cuore insegna ad amare/ e la speranza non toglierci mai.
(lettore) Aprici gli occhi, Santo Spirito, toccaci il cuore, perché sull’esempio di

Gesù, sappiamo essere operatori di pace e di unità.



Spirito Santo discendi fra noi/ la nostra fede ha bisogno di te/

al nostro cuore insegna ad amare/ e la speranza non toglierci mai.
(lettore) Illumina la nostra mente, Santo Spirito, donaci letizia interiore, affinchè

in perfetta sequela al nostro Maestro, sappiamo portare gioia e speranza



Spirito Santo discendi fra noi/ la nostra fede ha bisogno di te/ ecc.

TESTIMONIANZA (C)
CANTO (camminando)

Un solo Spirito – pag. 14
PREGHIERA

Dammi un cuore puro e grande
Vieni, o Spirito Santo,

e donami un cuore puro,

pronto ad amare Cristo Signore

con la pienezza, la profondità e la gioia

che tu solo sai infondere.

Donami un cuore puro,

come quello d’un fanciullo,

che non conosca il male

se non per combatterlo e fuggirlo.

Vieni, o Spirito Santo,

e donami un cuore grande,

aperto alla tua parola ispiratrice,

e chiuso a ogni meschina ambizione.

Donami un cuore grande e forte

capace di amare tutti, deciso a sostenere per loro

ogni prova, noia e stanchezza,

ogni delusione e offesa.

Donami un cuore grande,

forte e costante fino al sacrificio, felice solo

di palpitare con il cuore di Cristo,

e di compiere umilmente, fedelmente

e coraggiosamente la volontà di Dio. Amen.



(Paolo VI)
VOCE GUIDA:

Accanto a questa tradizione dello Spirito Amore, c’è la tradizione dell’Oriente, dove il Paraclito è chiamato “estasi di Dio”: secondo questa concezione lo Spirito è Colui che spezza il cerchio dell’Amore e viene a realizzare in Dio la verità che “amare non significa stare a guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta” (A. de Saint-Exupery)



L’Apertura agli altri
Lo Spirito presentato come l’estasi di Dio, è colui in cui Dio esce da sé, in cui Dio si apre: ecco perciò lo Spirito su Maria per concepire il Verbo; ecco perciò lo Spirito nella Resurrezione, nella Pentecoste; ecco perciò lo Spirito nei santi e nei profeti.

Lo Spirito è il nuovo inizio dell’amore, lo Spirito è la libertà nell’amore.

Lo Spirito ci libera da ogni prigione di integrismo, di possessività e ci rende amici degli uomini, solleciti verso tutti, desiderosi di andare agli altri.

L’amicizia è vera non solo quando unisce, ma anche quando apre. Lo Spirito è colui che mentre ci dà la gioia della comunione, ci dà l’inquietudine della missione. Lo Spirito è colui che ci fa vivere la bellezza dello stare insieme con gli amici, affinché tale bellezza possa essere partecipata ad altri.

DAL SALMO 104 (MANDA IL TUO SPIRITO) (a cori alterni)
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia:

Signore, mio Dio, quanto sei grande!

Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!

Tutto hai fatto con saggezza,

la terra è piena delle tue creature.

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Tutti da te aspettano

che dia loro il cibo in tempo opportuno.

Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,

tu apri la mano, si saziano di beni.

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Mandi il tuo Spirito, sono creati,

e rinnovi la faccia della terra.

La gloria del Signore sia per sempre;

gioisca il Signore delle sue opere.

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Voglio cantare al Signore finché ho vita,

cantare al mio Dio finché esisto.

A lui sia gradito il mio canto:

la mia gioia è nel Signore.

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

CANTO (camminando)

Vi darò un cuore nuovo/ metterò dentro di Voi/ uno Spirito nuovo.

Porrò il mio Spirito dentro di voi/ voi sarete il mio popolo/

e io sarò il vostro Dio.

Vi darò un cuore nuovo/ metterò dentro di Voi/ uno Spirito nuovo.

LETTURA

Dal Vangelo di Matteo (28,16-20)
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

“Quando lo videro, gli si prostrarono davanti; alcuni però dubitavano.

E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


INVOCAZIONI COMUNITARIE

- Perché l’amore per te ci dia il quotidiano coraggio di portarTi agli altri, Ti preghiamo



(cantato) Rendici autentici pellegrini sulla via della salvezza……

- Perché la certezza che tu sei con noi in ogni momento sostenga la nostra fragilità,

Ti preghiamo

(cantato) Rendici ecc..

- altre invocazioni libere: …………………………………………………………

(cantato) Rendici ecc
TESTIMONIANZA MISSIONARIA (D)

CANTO (camminando)

Andate per le strade – pag. 15

PREGHIERA

Signore, perché mi hai detto di amare?
Signore, perché mi hai detto di amare tutti gli uomini,

miei fratelli?

Ho cercato, ma torno a Te sgomento…….
Signore, ero tanto tranquillo a casa mia,

avevo ordinato la mia vita, mi ero sistemato.

La mia casa era arredata e mi ci trovavo bene.
Solo, andavo d’accordo con me stesso.

Al riparo dal vento, dalla pioggia, dal fango.

Sarei rimasto puro, chiuso nella mia torre.

Ma nella mia fortezza, Signore, hai scoperto una falla,

Mi hai costretto a socchiudere la porta,

Come una raffica d’acqua in viso, mi ha destato il grido degli uomini;

Come un vento burrascoso, mi ha scosso un’amicizia;

Come s’infiltra un raggio di sole, la Tua grazia mi ha inquietato

………ed imprudentemente ho lasciato socchiusa la porta.

Signore, ora son perduto!

Fuori gli uomini mi spiavano.

Non sapevo che fossero tanto vicini; in questa casa, in questa via, in quest’ufficio;

il vicino, il collega, l’amico.

Non appena ho socchiuso, li ho visti, con la mano tesa, lo sguardo teso, l’anima tesa che

chiedevano come mendicanti alle porte delle chiese.
I primi sono entrati in casa mia, Signore. Vi era pure un po’ di posto nel mio cuore.

Li ho accolti, li avrei curati, li avrei accarezzati, le mie pecorelle, il mio piccolo gregge.

Saresti rimasto contento, Signore, ben servito, ben onorato, con decoro, con finezza.

Fin lì, era ragionevole...

Ma quelli che seguivano, Signore, gli altri uomini, non li avevo veduti; i primi li nascondevano.

Erano più numerosi, erano più miserabili, mi hanno aggredito senza dar l’allarme.

È stato necessario restringersi, fare posto in casa mia.
Ora, son venuti da ogni dove, a ondate successive, che si sospingevano l’un l’altra,

si urtavano.

Son venuti da ogni dove, dalla città tutta, dalla nazione, dal mondo;

innumerabili, inesauribili.

Non son più isolati, ma a gruppi, in catena, legati gli uni agli altri, mescolati, saldati,

come pezzi di umanità.

Non son più soli, ma carichi di pesanti bagagli;

bagagli d’ingiustizia, bagagli di rancore e di odio, bagagli di sofferenza e di peccato...

Trascinano il Mondo alla loro sequela, con tutto il suo materiale arrugginito e contorto,

o troppo nuovo e mal messo, mal impiegato.


Signore, mi fanno male! Sono ingombranti, sono invadenti.

Hanno troppa fame, mi divorano!


Non posso più far nulla; quanto più entrano e tanto più

spingono la porta e tanto più la porta si apre... Ah, Signore! La mia porta è spalancata!

Non ne posso più! E’ troppo per me! Non è più una vita!
E la mia situazione?

E la mia famiglia?

E la mia tranquillità?

E la mia libertà?

Ed io?

Ah! Signore, ho perso tutto, non sono più mio;



Non c e più posto per me a casa mia.
Non temere nulla, dice Dio, hai guadagnato TUTTO,

Perché mentre gli uomini entravano in casa tua,

Io tuo Padre,

Io, tuo Dio,

Mi sono infiltrato tra loro.

(Michel Quoist)

Arrivando alla meta (in chiesa)




GESTO COMUNITARIO (può essere uno di questi tre o tutti tre:
accensione di un cero, un pizzico di incenso nel turibolo, un bacio alla croce,
fatto una volta simbolicamente o fatto da tutti i partecipanti)


CANTO

Noi canteremo gloria a Te – pag.15
PREGHIERA ALLA TRINITA’

Unisci il mio cuore a Gesù
O Trinità Santa,

Padre, Figlio e Spirito Santo:

la tua divina onnipotenza mi diriga e confermi;

la tua divina sapienza mi istruisca e illumini;

la tua divina bontà aiuti e perfezioni la mia fede,

perché possa riconsegnarla a te integra e senza macchia

nell’ora della morte.
Padre celeste,

degnati di preparare in me

la festa nuziale al Re tuo figlio.
Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo,

fa’ che ti ami con tutte le forze

perché tu sei il mio Signore e il mio Dio.
Spirito Santo Paraclito,

unisci per sempre il mio cuore a Gesù

con quel medesimo vincolo d’amore

con il quale unisci il Padre e il Figlio.

Amen.

(Santa Gertrude)

CANTO:

Prendi la mia vita – pag.16




C A N T I
FRATELLO SOLE, SORELLA LUNA
Dolce sentire come nel mio cuore, ora umilmente, sta nascendo amore.

Dolce capire che non son più solo ma che son parte di una immensa vita

che generosa risplende intorno a me:

dono di Lui del suo immenso amore.


Ci ha dato il cielo e le chiare stelle, fratello sole e sorella luna;

la madre terra con frutti, prati e fiori,

il fuoco, il vento, l’aria e l’acqua pura

fonte di vita per le sue creature:

dono di Lui del suo immenso amore. (2 volte)
CANTO A TE

Nessuno è così solo sulla terra

da non avere un Padre nei cieli

nessuno è così povero nel mondo

da non avere Te.

Mi sento più sicuro se ti penso qui vicino

di nulla ho più paura se Ti so sul mio cammino

rinasce la speranza nel mio cuore un po’ deluso

sul volto delle cose io ritrovo il Tuo sorriso.

Canto a Te, Signore della vita

che hai fatto tutto questo per amore

la terra, l’aria, l’acqua ed ogni cosa di quaggiù

perché i tuoi figli avessero una casa.

Canto a Te, Signore Padre buono,

lo canto dell’amore che mi dal,

del Tuo perdono e della nuova vita che è tra noi

è nata con il figlio tuo Gesù.

Non c’è che una ragione sulla terra


per vivere sperando: l’amore;
il nome dell’amore lo conosco,
me l’hai insegnato Tu.
Se anche in questo mondo non trovassi più nessuno
che amasse come è scritto nel Vangelo di Gesù,
io so che nella vita rimarrebbe la speranza
il Padre mio nei cieli non si stanca mai d’amare.
UN SOLO SPIRITO

Rit. Un solo Spirito, un solo Battesimo, un solo Signore Gesù!

Nel segno dell’amore tu sei con noi, nel nome tuo viviamo fratelli:

nel cuore la speranza che tu ci dai, la fede che ci unisce cantiamo!

Io sono la vite e voi siete i tralci miei

il tralcio che in me non vive sfiorirà,

ma se rimanete in me,

il Padre mio vi darà

la forza di una vita che non muore mai.



Rit. Un solo Spirito...

Io sono la vera via e la verità:

amici vi chiamo e sempre sto con voi;

chi annuncia al fratello suo

la fede nel nome mio,

davanti al Padre io lo riconoscerò.



Rit. Un solo Spirito...

Lo Spirito Santo in voi parlerà di me;

dovunque c’è un uomo al mondo

sono io;


ognuno che crede in me

fratello vostro sarà: nel segno del Battesimo rinascerà.



Rit. Un solo Spirito...
ANDATE PER LE STRADE

Rit. Andate per le strade in tutto il mondo, chiamate I miei amici per far festa,



c’è un posto per ciascuno alla mia mensa.


Nel vostro cammino annunciate il Vangelo
dicendo: “E’ vicino il regno dei cieli”.

Guarite i malati, mondate i lebbrosi, rendete la vita a chi l’ha perduta.

Rit. Andate per le strade...
Vi è stato donato con amore gratuito

ugualmente donate con gioia e per amore.

Con voi non prendete nè oro nè argento

perchè l’operaio ha diritto al suo cibo.

Rit. Andate per le strade...


NOI CANTEREMO GLORIA A TE

Noi canteremo gloria a Te

Padre che dalla vita

Dio d’immensa carità

Trinità infinita.

La Tua parola venne a noi

annuncio del Tuo dono.

La Tua promessa porterà

salvezza e perdono.

Cristo è apparso in mezzo a noi

Dio ci ha visitato

tutta la terra adorerà

quel bimbo che ci è nato.

Vieni Signore in mezzo ai tuoi


vieni nella tua casa
dona la pace e l’unità
raduna la Tua chiesa.

PRENDI LA MIA VITA

Prendi la mia vita,

prendila Signor

e la tua fiamma bruci nel mio cuor;

tutto l’esser mio vibri per Te

sii mio Signore e divino re.



Rit. Fonte di vita, di pace e amor

a Te io grido la notte e il dì.

Sii mio sostegno, guidami Tu,

dammi la vita, tu mio solo ben.

Dall’infido male guardami Signor

vieni mia gioia e compitor di fè.

Se la notte nera vela gli occhi miei,

sii la mia stella, splendi innanzi a me.

Rit. Fonte di vita...

Quando, Signore, giunto sarò

nella tua gloria risplenderò

insieme ai santi, puri di cuor

per non lasciarti, eterno amor.

Rit. Fonte di vita...
ECCO I TESTI DELLE TESTIMONIANZE

INDICATE NEL CORSO DELLA PREGHIERA CON A) B) C) D)
A) L’ESEMPIO DI MIO PADRE
In ogni famiglia esistono delle regole non scritte e anche la nostra non fa eccezione. La nostra principale regola non scritta era questa: «Papà non lava i piatti».

Mio padre poteva falciare il prato fino ad avere i vestiti inzuppati di sudore, e sguazzare nel sudiciume di uno scantinato invaso dalle acque di scolo. Una volta ci costruì una casetta su un albero, ed era così resistente che rimase intatta quando l’albero cadde. Era in grado di coltivare un orto piuttosto grande, e si occupava lui di tutto, dal momento dell’aratura a quello del raccolto. Inoltre ci scarrozzava di buon grado in giro per la città e si alzava un’ora prima per accompagnarci a scuola per le attività parascolastiche... e dopo la scuola era a nostra disposizione. Si sacrificava continuamente per noi... e faceva quasi qualunque cosa gli chiedessimo di fare.

Tuttavia sapevamo che non dovevamo mai aspettarci di vederlo lavare i piatti, quasi come se quella regola fosse stata scolpita nella pietra.

Mamma e papà hanno continuato ad amarci e ad aiutarci anche quando siamo divenuti adulti. Da quando ho comprato una casa da restaurare, mio padre si è dato da fare in mille modi per darmi una mano. Faceva tutto con grande facilità.

Ho apprezzato molto questa sua disponibilità e sono stata sempre grata a mio padre per la sua saggezza e il suo aiuto. Invece di sentirmi in colpa temendo di disturbarlo, sto imparando ad accettare il suo aiuto per quello che è... un dono d’amore.

Comunque, una sera ho ricevuto un regalo speciale che ha superato tutte le mie aspettative. Ero stata a casa molto poco nelle ultime settimane, e quando c’ero dovevo passare ogni momento libero a scrivere delle relazioni. Di conseguenza pareva che in casa mia ci fosse stato un uragano. Non mancava neppure una pila mastodontica di piatti da lavare che ripromettevo di fare prima possibile... e cercavo di farlo, ma poi non lo facevo.

Una volta, dopo una giornata particolarmente faticosa in ufficio, sono entrata in casa sfinita, ho acceso automaticamente il computer e sono andata in cucina per farmi un caffè e tirarmi su. All’improvviso, qualcosa ha attirato la mia attenzione: lo scolapiatti era pieno di... piatti puliti e splendenti!

Immaginai che li avesse lavati mia madre, perciò la chiamai per ringraziarla perché era stata davvero un angelo.

Quando riattaccai, mi vennero le lacrime agli occhi. Quella regola scolpita nella mia mente, «Papà non lava i piatti», si frantumò sotto ai miei occhi. Un piccolo sacrificio da parte di mio padre? La maggior parte delle persone probabilmente la pensano così. Ma io sentivo che per mio padre era davvero un modo per esprimermi il suo amore.

Ogni volta che penso a quel suo «Ti voglio bene» espresso maniera non verbale, dico una breve preghiera, chiedendo a Dio aiutarmi a dimostrare un giorno lo stesso amore sconfinato ai miei figli. E mi sento incoraggiata a sacrificarmi un po’ di più per persone che mi circondano.


Jeanette D. Gardner


B) da: “QUALE BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO” –

C.M.Martini

Un approccio più usuale oggi è quello storico-salvifico: la Trinità si manifesta nel susseguirsi egli eventi di salvezza, al cui centro sta il mistero dell’Incarnazione. Dio si rivela Padre mandandoci il Figlio; il Figlio rivela la sua unità col Padre abbandonandosi a Lui e alla sua volontà fino alla morte; lo Spirito è donato dal Figlio e ne continua la presenza presso gli uomini. Così, a partire dal mistero pasquale, Dio si mostra Padre, Figlio e Spirito santo.

…………….

Si tratta dunque di entrare nel mistero della Trinità a partire dal Figlio, con un movimento spirituale che coinvolga tutta la persona. Gesù stesso ha detto: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.



Occorre quindi entrare nell’esperienza del Figlio. Questa esperienza si esprime soprattutto in due momenti: nella gratitudine e nell’abbandono.

Il momento della gratitudine è espresso in testi come: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra...”, o come: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato”. Si tratta di parteci-pare alla gratitudine di Gesù che tutto riceve dal Padre suo e in tutto trova modo di lodarlo. Vivendo lo spirito di riconoscenza e di gioia filiale per tutto quanto riceviamo, anche se contrario alle nostre attese, noi entriamo in quella conoscenza che Gesù ha del Padre e viviamo in Lui qualcosa del mistero trinitario.

Il momento dell’abbandono è espresso in testi come: “Non come voglio io, ma come vuoi tu” e come: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, letto alla luce di Mt 27,47: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. In questi momenti Gesù esprime al sommo la sua fiducia totale nel Padre, da cui pure si sente come abbandonato. E’ entrando intimamente nel cuore di Cristo con un’esperienza simile alla sua che noi possiamo dire di conoscere un po’ di più il Padre passando per i sentimenti del Figlio.

Ci sono momenti della vita in cui tale esperienza richiede una devozione eroica. Sentiamo allora più chiaramente che non sta in noi vivere tali sentimenti, ma è lo Spirito che li suscita dentro il nostro cuore. Siamo così nel vivo dell’esperienza che Gesù fa del Padre e dello Spirito.

La Trinità non è più allora un teorema astratto o una serie di semplici racconti, ma qualcosa che sentiamo dentro e che ci fa vibrare all’unisono col mistero divino.

Da questo centro spirituale è possibile riconsiderare le domande sul mondo e sulla storia, non per avere risposte ancora una volta teoriche e quasi distaccate da noi, ma per intuire quale deve essere il nostro coinvolgimento in quella passione d’amore e di misericordia con cui la Trinità santa ha creato il mondo e lo ama per condurlo verso la sua pienezza.


C) “COME TU IN ME ED IO IN TE…”


In piena guerra, nei rifugi antiaerei, lei, insieme alle compagne che già la seguono, a lume di candela rilegge il Vangelo. E’ sconvolta da una pagina che appare in tutta la maestosa e scultorea verità come parola di Dio: il capitolo 17 di Giovanni, la preghiera dell’unità. Capisce, per una intuizione soprannaturale, che per quella pagina sono nate e per quella pagina dovranno vivere nella Chiesa, per l’ut omnes, come riassume in uno slogan evangelico che ormai prende il loro cuore. Le parole di Giovanni, lette e rilette, vissute e commentate, si illuminano a vicenda e diventano la chiave di comprensione di tutte le altre parole del Vangelo.

La scoperta è meravigliosa. D’un tratto si capisce che la vita di Dio, la vita trinitaria, è l’unità: «Come tu in me ed io in te.. . ». E che questa deve essere pure la vita dei cristiani che possono, che devono vivere a modello della Trinità.

L’esperienza di tale vita che spinge a vivere l’una per l’altra, l’una con l’altra, facendosi “uno” con il prossimo, innalza l’esistenza ad un piano soprannaturale continuo ed esaltante, ad una vetta dove la carità è legge suprema, condizione prima ed indispensabile di ogni altra azione. Si scopre, vivendo in Dio, vivendo la vita di Dio, le cose come Dio le vede e le vuole, per una con naturalità che scaturisce da questo amore nell’unità che è la vita a modo della Trinità.

Non c’è dubbio che una soprannaturale sapienza, un carisma dello Spirito Santo, sia stato alla base di una scoperta così nuova e cosi alta, praticamente, direi inedita fino a questo momento nella Chiesa, anche se intuita e predicata nella spiritualità cristiana. Si può affermare di trovarsi qui davanti ad un carisma nato da una pagina del Vangelo che questa volta non è la pagina della povertà, della preghiera o delle opere di misericordia, ma quella che rivela il mistero dell’unità, lo scopo stesso della venuta di Cristo fra gli uomini, della sua morte e della sua risurrezione.

Si tratta di una novità che innalza la spiritualità comunitaria ed ecclesiale ad essere una spiritualità trinitaria, una spiritualità dell’unità nella quale l’amore, e quindi le esigenze di questo amore, possiede una misura trinitaria: «come tu in me ed io in te».

Con questa esperienza carismatica suona nella Chiesa l’ora dell’unità, di una spiritualità comunitaria ed ecclesiale che apre un tempo nuovo, proprio in quel 1943 che, accanto alla pubblicazione della lettera enciclica sulla Chiesa di Pio XII: ”Mystici Corporis”, vede la nascita del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich.

D)

Testimonianza: TIMORE PER TIMOR EST
In questo inferno, un pugno di uomini e donne: preti e suore. Di vari istituti e congregazioni. Tra loro anche le Canossiane. Da queste parti non sono delle novelline Vi arrivarono, infatti, nel 1879, sbarcando da un veliero a Dili, per “prendersi cura della gente poverissima, ignorante e abbandonata da tutti”. Così si esprimeva allora, p. Antonio Medeiros, superiore della locale missione cattolica.

Un posto non facile, Timor se, per ben 4 volte (1910, 1942, 1975, 1999) le suore dovettero fuggire o lasciare l’isola. Passati i giorni di immediato pericolo, vi ritornarono sempre. Alcune di loro, vi staranno per sempre. Sono Sr. Celeste Pinto Carvalho ed Erminia Cazzaniga, uccise insieme ad altri cristiani, il 25 settembre dello scorso anno.

Già prima del 30 agosto (giorno delle votazioni) la situazione si inasprisce. Ma il 4 settembre, alla proclamazione dei risultati (il 78,8% approva l’indipendenza), esplode la violenza in tutta l’isola, che viene messa a ferro e fuoco dalle milizie filo-indonesiane. A quel punto, a Dili, la gente si rifugia nelle quattro case che le suore hanno in loco, e dal vescovo. Tutti sono minacciati.

Domenica 5 c’è la Messa: poca gente, clima teso. Le suore decidono di passare del tempo davanti al Tabernacolo, a chiedere la pace. La notte del 6 si spara. Casa e corridoi delle suore sono tutti pieni di gente, che cerca salvezza. Le milizie setacciano i quartieri: caccia all’uomo. Dopo di loro passa la Polizia: intima a tutti di andar via, mani alzate in segno di resa. Anche le suore escono, insieme al Vescovo: mani alzate anche loro, come prigionieri. Evacuazione: per la sicurezza, dice la polizia. Per allontanare i testimoni, la verità. Ma non tutte le suore sono state “evacuate” verso Jakarta. I telefoni non funzionano più. Le radio si sono fatte sparire, per paura di rappresaglie. Così non si riescono ad avere notizie, se non quando escono persone dall’isola e raccontano quello che hanno visto. Come a Suai, dove sono stati uccisi 3 padri e centinaia di persone. La comunità delle suore si è salvata per miracolo.

Anche le suore arrivate da Dinaro hanno raccontato che subito dal 4 settembre, le milizie hanno iniziato a bruciare tutte le case ed a sparare. La gente correva impazzita: anche le madri con al collo i bambini, persino neonati. Andando via, la gente diceva: “Non abbiamo più niente, ci resta solo le fede che nessuno può rubarci; abbiamo con noi la Madonna”. E giovani e vecchi si inginocchiavano per invocare il soccorso della Madre dei Dolori.

I giorni passano: il mondo resta alla finestra a guardare. Si deve attendere sino al 20 di settembre: arrivano gli Australiani, e poi via via, gli altri. Anche noi italiani: parà della Folgore e incursori della marina.


Nel frattempo, quel gruppetto di uomini e donne, continua il suo lavoro. Anche le nostre canossiane. Tra loro, Suor Jolanda, responsabile delle 108 suore presenti a Timor Est, in maggioranza in formazione: ha cercato di metterle tutte in salvo. Da Dili ha intrapreso un faticoso viaggio a bordo di un pullman con circa 30 suore, verso l’Indonesia, precisamente a Kupang, nella zona ovest dell’isola. Qui e a Atambua, zona molto vicina al confine con Timor Est, le suore hanno continuato ad essere accanto alla gente per sostenere e aiutare in mille modi i profughi, allestendo in fretta e furia un dispensano per il primo intervento.

Nel frattempo, un gruppetto di novizie riesce a scappare da Baucau e raggiungere la capitale di Timor Est, Dili.

Il 25 settembre arriva la notizia: hanno ucciso Sr. Celeste e Sr. Erminia. Stavano tornando da una missione di carità. Avevano infatti soccorso dei profughi che erano sulle montagne, portando loro del cibo. Ormai sembrava tutto tranquillo a Baucau. E l’auto la conoscevano tutti... appunto. Anche gli assassini.

Le due suore erano le superiore della comunità ed avevano deciso di metter in salvo le più giovani. Le hanno uccise mentre erano in ginocchio, con il rosario in mano. Suor Erminia aveva supplicato gli uccisori di risparmiare la vita dei suoi compagni di missione, ma inutilmente. Li massacreranno tutti. Prima di andare a Baucau, Erminia era riuscita a telefonare a casa, in Italia. Alla sua Maria, che la invitava a tornare, risponde: “Maria, tu sei sposata e hai due figli. Se questi avessero bisogno di te in un momento in cui si trovano in pericolo, avresti tu il coraggio di abbandonarli ed andartene? I Timoresi sono la mia famiglia, non posso lasciarli ora”. Non li lascerà più.







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