La Materia Pensante



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Prefazione alla I edizione digitale


Non intratur in veritatem, nisi per charitatem.”

S. Agostino
A Volte mi chiedo la carita’ di chi?! Ogni Adepto dice che lo studio da solo non basta, non conduce all’Opera; al piu’ permette di segure le orme di uno sparigista, che poco ha a che fare con l’Alchimista qua talis. Scrive ancora il Maestro Fulcanelli citando Batsdorff: « Ripeto ancora una volta che non impareranno mai questa cienza sublima con l’aiuto dei libri; e che essa si puo’ imparare soltanto per mezzo della rivelazione divina, infatti, per questa ragione e’ chiamata Arte Divina, oppure la si puo’ imparare con l’aiuto di un maestro buono e fedele; e poiche’ ce ne sono pochi ai quali Dio ha concesso questa grazia, sono pochi quelli che la insegnano. » .

Mi sembra ieri che in crisi, confuso, smarrito, ho incontrato una persona che mi ha parlato del Cammino. Oggi a quasi due anni da allora seguendo quel Cammino sono giunto di fronte ad una porta sulla cui soglia e’ scritto: « SI SEDES NON IS ». E mentre mi accingo a salire il primio gradino sperando che la Carita’ manifesta che ha condotto fin qui, continui ad essere benevola con me, e con questo mio cammino; io, rendo per quel poco che posso, a, chi sapra’ accettarla un po di questa carita’ che mi fu concessa; cosi’ da restituire al mondo un testo quasi introvabile che il recente passato ci ha donato, e, che io ho trovato illuminante nel riconoscere i segni lungo il cammino.

Dedico questo lavoro di trascrizione digitale a chi per primo mi indico’ la Via.

Questo prima verione e’ ancora molto grezza, andrebbe riformattata e sicuramcne ci sono ancora delle imperfezioni e degli errori di digitalizzazione rispetto al testo originario; per tanto prego chiunque venga in possesso di questa opera e vi ricontrasse errori rispetto alla fonte o vi apporotasse delle correzioni e migliorie di comunicarmeli via email.



Prosit.

Quest

AD 2003 : 26 Marzo.


GINO TESTI

LA MATERIA PENSANTE
Introduzione al simbolismo alchemico

Printed in Italy


Tipografia Fratelli Bocca, Editori   Milano   31Agosto1946
I N T R O D UZ I O N E

Attraverso una razionale e dettagliata esposizione del simbolismo e della storia della alchimía, nonchè del significato filosofico relativo, si dimostra sulla scorta anche dei principali lavori pubblicati in questi ultimi tempi da vari autori in campi molto affini a quello, metapsichico propriamente detto, essere detto simbolismo un sistema naturale spontaneamente estrinsecato dalla psiche umana.



L'ipotesi che forma la base dell'opera consiste nel ritenere la scrittura in genere, ed in particolare quella prettamente ideografica degli alchimisti, come la proiezione all'esterno da parte della mente primitiva, di uno stato di cose reali e realmente connesso con l'essenza della materia cosmica dalla quale l'essere umano non è che una temporanea quanto inconscia emanazione.

Questa ipotesi è integrata dai concetti di pen­cosmico, di coscienza universale e di materia pensante, ammessi dall'Autore come indispensabili per ammettere la qualità naturante della natura.

Le vibrazioni cerebrali di detto essere (microcosmo) trovano nel simbolismo stesso una forma rappresentativa grafica, esatta e veritiera, di ciò che effettivamente è nel macrocosmo e, pertanto, la massima ermetica «come in alto, così in basso »
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risulta nei dieci capitoli del libro, e per vie diverse, compiutamente dimostrata.

« P , cco perchè », dice l'autore, « oggi tanto dobbiamo faticare per riportare la nostra complessa e dimentica mentalità allo stato vergine dei pri  per farle ritrovare entro sè stessa, le tracce di un sapere pre umano di una coscienza universale, cioè di una verità basilare della vita eterna della materia di una verità, che le tante e piccole particolari scienze derivate della alchi  a, dalla chimica alla medicina, dalla astrono alla biologia, non conoscono, non ricordano più... ».

Più che nelle' altre sue trattazioni, l'A. si è trovato in questa, fortemente imbarazzato per la difficoltà di dover usare vocaboli vecchi e di significato obbligato per enunciare ed esprimere concetti che sono del tutto ignoti all'odierno mon­scientifico ufficiale.

Forse non molti lettori noteranno e compren  la cosa, altri disapproveranno le idee appunto per la non corrispondenza dei vocaboli con l'intima essenza gnostica della dottrina che non è stata creata dall'A ma che egli ha tentato di volgarizzare partendo dà un nuovo punto di vista.

Si sappia dagli scienziati che egli spesso usa le parole vibrazioni, radiazioni, materia e relativa vita, affinità chimica, ecc. ìn senso non perfettamente consono con le loro imperfette, ed arretrate concezioni. Se però essi vorranno compiacersi di leggere più volte i passi oscuri, qualche nozione sepolta nelle latebre della loro psiche

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millenaria, potrà forse riaffiorare e facilitare la comprensione.

Specialmente per i concetti di materia pensante ed intelligente (secondo una infinita gradua. zione) per l'altro di valore materiale del simbolo, e specialmente di quello sonoro (numerico), l'A. raccomanda una assoluta volontà di compernsione.

In quanto ai cultori di scienze esoteriche e di metapsichica egli raccomanda di aver pazienza se non. può usare il loro linguaggio, al cento per cento perché non è ad essi che il libretto è dedi­cato. Prende però questa occasione, per racco  loro di integrare la propria cultura con le conoscenze della scienza ufficiale perchè questa, pur essendo imperfetta, è necessaria e doveroso conoscerla meglio possibile.

Questo tentativo si riallaccia a varie opere importanti, molte delle quali pubblicate a suo tempo dalla stessa Casa Editrice Bocca.
I.
IL PENSIERO ALCHIMISTICO

ATTRAVERSO I SECOLI


Crediamo fermamente che fra le tante scuole filosofiche nessuna sia così difficile e complessa a seguire e ad interpetrare come quella a sfondo naturalistico, denominata alchimia.

La grande massa delle persone colte si appaga ancor oggi della definizione semplice e superficiale data dalla superba scienza materialistica, corta nella seconda metà del settecento e fiorita per tutto il secolo XIX, che rappresenta l'alchimia come una forma primitiva della chimica, piena di errori e di ridicolaggini, che, ben si prestava alle losche imprese di furfanti di ogni risma e che la scienza moderna, con sicura mano, finalmente aveva spazzato dalla scena del mondo, sostituendo ad essa un organico e razionale sistema saturo di verità luminose e ricco di allori per le grandi vittorie conseguite. Su questi allori la moderna società poteva riposarsi sicura del presente e dell'avvenire.

Non è qui il caso di ricordare come questa sicurezza dei moderni scienziati sia andata scomparendo e come oggi essi si trovino a brancolare nel buio come e, forse più di prima.

Vogliamo però intrattenerci brevemente su




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questo autorevole organo di un Sodalizio di uomini liberi da ogni pastoia di scuole scientifiche ufficiali (1) per tentare di interpretare, in quanto possibile alle nostre deboli forze, l'essenza o meglio la genesi del pensiero naturalistico, dell'al  filosofica.

Se spogliamo l'immenso bagaglio di questa scienza di tutto ciò che è o che sembra ridicolo ed inutile, perchè non investigato o spiegato, troviamo poche idee fondamentali e comuni agli alchimisti di tutti i tempi.

Una delle loro idee dominanti ammetteva, come principio, fondamentale la legge dell'unità.

L'alchimia era quindi una dottrina unitaria che cercava di riferire tutti i corpi e tutte le sostanze ad una sola sostanza ad un solo corpo, ed a spiegare tutti i fenomeni dell'universo con una unica legge.

A questa razionale tendenza unitaria si deve fare riferimento se si vuole spiegare una delle basi teoriche dell'alchimia, quella costituita dal sistema del macrocosmo e, del microcosmo, Universo cioè e Terra, Universo ed Uomo, causa di una vasta codificazione che altro non è che quella dell'astrologia alchimistica.

Agli alchimisti si deve, per esempio, un concetto strettamente astrologico che solo ora sta ritornando in onore nel campo della fisiologia ve. getale. Quando essi in botanica farmaceutica so. stenevano doversi raccogliere le piante o talune loro parti in determinate ore diurne o notturne,
(1) La Società Italiana di Metapsichica.
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in presenza o meno della, luna od in determinate epoche, che per comodità indicarono col nome, di ricorrenze religiose, altro non facevano che indicare l'epoca o il momento preciso in cui i principi attivi, dalla pianta elaborati, avevano raggiunto il loro massimo di quantità, di ricchez  farmacologica o di attività.

Essi indicarono cioè, per intuizione, forse, quello che oggi chiamasi il tempo balsamico di una determinata pianta.

E ciò che facevano per le piante, facevano per gli animali, per l'ovvio concetto che questi si nu­trono delle prime, e con i minerali per una illa  che riesce però ancora difficile a comprendersi, oscura ma non inammissibile.

La loro dottrina ammetteva, come principio fondamentale, che i metalli non si trovano quasi mai allo stato di purezza nel seno della terra ma che sono sempre mescolati, meccanicamente o chimicamente, con altre sostanze a loro: estranee.

Ammettevano che l'oro esiste in molte di tali mescolanze e che deve essere da esse separato per mezzo di un fondente o lapis (pietra) filosofale, sia da solo sia con l'ausilio dell'influenza degli astri.

Tutti, poi, proclamavano, come articolo assoluto di fede, « la supremazia, dello spirito sulla materia », ma, questa supremazia si poteva ottenere solo con il concorso di Dio.

Ammettevano il principio maschile e quello femminile in tutta la materia, ossia il carattere attivo e quello passivo.


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Il primo era dato dall'arsenico, il secondo era (lato dal rame (Venere).

Unendosi un principio maschile col rame si aveva una allenza, per esempio il rame bianco, che fu scambiato (S. Tommaso) per argento.

Tutto era poi regolato dalla vita e dai movimenti degli astri.

In quanto all'Astrologia, ignota a tutti i moderni, possiamo dire che depurata da tutta una inevitabile sovrapposizione di aspetti erronei e falsi, nella sua essenza fondamentale essa è la stessa teoria che ora sta risorgendo dagli studi del grande chimico fisico svedese Arrhenius (18591927) che ha raccolto e completato gli studi sulle influenze cosmiche, sul magnetismo terrestre, sulla metereologia, sulla biologia (natalità, attività sessuale, ecc.) da altri estese anche alla patologia (epilessia, epidemia, cancro, ecc.).

Quando gli alchimisti dicevano che le specie sono invariabili e che non possono essere trasformate le une nelle altre, non erano in contraddi  con la loro speranza di poter cambiare i metalli vili in metalli nobili ossia non ossidabili. Non erano in contraddizione perchè i vari metalli non sarebbero affatto delle specie, bensì vari aspetti di una stessa essenza.

Questa essenza metallica aveva la sua, sia pure lenta, evoluzione, la sua tenace facoltà di assimilazione, di accrescimento, di trasformazione.

Essi spiegavano così certi fatti che ancor oggi sono inesplicabili come, per esempio, la presenza di argento in continuità di certi filoni auriferi o di minerali di piombo, ecc.
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Essi così non ammettevano l'uso del fuoco vio  bensì il trattamento termico lento e prolungato e, di preferenza, quello ottenuto dal so  le, sia direttamente che a mezzo della riflessione speculare.

Concluderemo, pertanto, dopo questa nostra breve esposizione, che le basi dell'ermetismo, per quanto concerne l'alchimia, sono l'analogia fra esseri diversi, fra questi e le varie parti dell'uni  l'evoluzione perpetua, e soprattutto, la unità della sostanza e della forza o, come oggi diciamo, l'identità, o correlazione, della materia con l'energia.

Gli alchimisti, come tutti gli, occultisti, erano rigorosamente panteisti, quindi, per la loro filosofia, finito ed infinito, microcosmo e macrocosmo, durata ed eternità, assoluto e relativi non erano altro che aspetti estremi di una Entità o sostanza intelligente e direttiva che era, nello stesso tempo, materiale ed immateriale.

Questa sostanza intelligente è ciò che noi voglimo definire materia pensante. (Vedi anche pagg. 19, 30, 62, ecc.).

In altri termini, questa filosofia è la stessa enunciata in Grecia da tanti filosofi che furono contemporaneamente dualisti e panteisti come Senofonte, Parmenide e gli Alessandrin che assorbirono il finito nell'infinito e come Eraclito e gli Stoici, che assorbivano Dio nella natura, e come ancora, nei tempi più moderni Giordano Bruno che doveva dimostrare l'identità del finito con l'infinito, Spinoza ecc. ecc.

Se queste idee possono riuscire oscure per le




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menti moderne, ancora pervase dal più cieco dei materialismi erano ben chiare per i teologi del medio evo e del rinascimento che, perseguendo tutti gli occultisti in blocco, logicamente e più facilmente colpirono gli alchimisti perchè questi, come i chimici di oggi, non potevano operare senza l'ausilio di un laboratorio, di un'armamentario, di una collezione di prodotti e di tutta una attrezzatura vistosa, difficilmente occultabile o trasportabile.

Questo concetto della Energia Universale, e per questo appunto divina, è rappresentato dal serpente che si morde la coda, simbolo dell'etere cammino eterno, eternamente rinnovantesi nelle sue manifestazioni, eternamente polarizzato aliche nel tempo, in cui la fine di un anno coincide con il suo principio...

Ecco l'enorme peccato che ha fatto salire il patibolo ed il rogo ad un numero infinito di onesti scienziati insìeme ad un numero, pure infinito, di criminali o malfattori!

Ma non è certamente con queste poche pagine che si può abbozzare un argomento che, appunto per la sua pericolosa immensità, è stato rifuggito da tutti gli studiosi di scienze esatte, mentre e stato spesso prediletto dai filosofi più o meno superficiali resi più o, meno temerari dalla loro ignoranza nel campo delle scienze.

Noi vogliamo solo affermare che, parallela. mente ad uno svolgersi storico dell'alchimia tecnica, operativa, empirica o farmaceutica, si è avuto uno svolgersi storico dí una forma pretta-
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niente metafisica che, se è stata talvolta ben distinta nelle persone, per lo più ha coesistito in esse, come in S. Tonimaso, in Paracelso e in Van Helmont e per venire ai tempi nostri (inorridiscano pure i nostri grandi chimici di oggi) con Onofrio Davy e con tanti e tanti altri che, per brevità, non nominiamo.

Secondo, gli alchimisti, la Divinità era costituita dalla sintesi dei sette pianeti ed era espressa con il numero 10. Agrippa (1) così spiega questo nuincro « numero completo, rappresentante il pieno corso della vita perchè dopo queslo numero, si conta solo, replicando e che racchiude in se stesso tutti i numeri. E’ un numero circolare come l'unità alla quale può ridursi essendo, la fine di tutti i numeri. Così ogni emanazione rilorna al corpo dalla quale proviene l'acqua al mare dal quale è uscita, i corpi alla terra dalla quale sono nati, il tempo all'eternità, lo spirito a Dio che l'ha creato, ogni creatura nel nulla dal quale è uscita ».

Così i discepoli di Ermete chiamarono la divinità con dieci nomi diversi riportati dalla Bibbia, ad essa divinità attribuivano (licei modi (il azione, che nel cristianesimo si trasformarono in dieci ordini di Angeli (Serafini, Cherubini, Troni, ecc. ecc.), in dieci comandamenti ed ecco perché, dice Agrippa dieci le cortine nel Tempio le Corde del Salterio, gli strumenti musicali per cantare i dieci salmi, ecc. ecc.

(1) AGRIPPA, Filosof. occulta, Il, XXIII.




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Ma a parte la nomenclatura teologica la di­vinita per loro non era che una suprema forma di energia della stessa natura delle altre forme di energia (forza vitale degli esseri viventi, simpatia od affinità degli atomi secondo Epicuro, Lucrezio ecc. influenze planetarie e cosmiche, calore luce, coesione, influenza astrale, pensiero ecc. ecc.).

Ecco perchè a questa divinità rivolgevano speciali preghiere o, speciali artifici operativi perchè intervenisse a contribuire per rinforzare o niodíficare le altre energie occorrenti ai loro esperimenti, alle loro cure, ecc. ecc.

Potrà sembrare strana questa spiegazione, che del resto non è completamente nostra, ma sta il fatto che la divinità era, per gli alchimisti, un ingrediente o coefficente (si scusi la definizione del tutto impropria ma esemplificativa) che con la preghiera, gli ammuleti gli scongiuri e gli esorcismi poteva concorrere ad esaltare il principio attivo di un vegetale, a rendere efficace un farmaco, a purificare un metallo, ecc. ecc.

Questa energia universale era un agente unico che riuniva tutte le forze, dal « pensiero » divino a quella esercitata dalla calamita verso il ferro, a quella che faceva crescere le piante e gli animali muovere le stelle, ecc ecc. (1).

Era naturale che ai teologi cattolici e protestan. ti questa unificazione apparisse sacrilega e degna. del rogo ma, scuole teologiche a parte, dobbiamo
(1) Una delle ragioni per le quali gli alchimisti non volevano volgarizzare le loro teorie è questa, secondo noi. Se il pensiero


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riconoscere che con questa forma di ingenuo pan­teismo energetico era ben chiaramente precorsa quella unità delle forze fisiche, bandita e sancita .al moderno inondo civile dal grande scienziato, quanto mediocre gesuita, Angelo Secchi.

Questa energia universale è la luce astrale della Cabbala, l'Akasa delle Scuole teosofiche indiane, è il « soffio » degli alchimisti che circola intorno alla terra ed anima la materia, dal minerale, al cristallo, alla pianta, all'animale, all'uomo.

Questo fluido energetico è doppiamente polarizzato, è il maschio e la femmina, il metallo ed il semi metallo, (metalloide), l'acido e l'alcali, l'od e l'ob degli Ebrei, il positivo e negativo, il pensiero e l'azione, la forma e la materia.

Ecco perchè gli alchimisti ritenevano che questa energia universale potesse, sotto il potente influsso di una volontà, di una idea, assumere una forma e conservarla (come nell'atto creativo dell'uomo si condensa intorno ad una anima costituendone il doppio fluido), potesse conservare e trasmettere il pensiero, il presentimento, gli odi, gli amori.

Erano conoscenze intuitive ed innate, collega


è una forza capace di agire nel mondo fisico, il pensiero avverso, o pervicacemente errato, porta un vero e proprio effetto di « impedenza » che può alterare ciò che la natura, genuinamente, farebbe se potesse seguire il suo corso in ambiente ingenuo e puro.

Per questa suesposta ragione, crediamo che i cultori di metapsichica fanno molto male ad accettare la collaborazione dei professionisti della scienza ufficiale imbevuti di materialismo e di superba iattanza. Sotto questo punto di vista gli antichi occultisti erano più aristocratici e logici.






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te con la natura pensante di tutta la materia.

Era tutto un arcano mondo di vibrazioni e di corrispondenze, che secoli e secoli di scienza posteriore non hanno potuto nè negare, nè provare!

Se osserviamo bene quali sarebbero, secondo gli alchimisti, le caratteristiche della pietra filosof'ale, mirabile compendio, dei tre,regni (animale ' vegetale e minerale) ossia della trasformazione dei metalli vili in oro, della depurazione degli umori animali, e della energia stimolante della crescita e della fruttificazione delle piante, vediamo che, in effetti, esse si riducono ad una sola caratteristica, cioè all'aumento dell'attività vitale, di quell' attività che è universalmente sparsa nei tre regni della natura ma che può essere non diciamo comandata, bensì controllata, diretta, captata, dalla volontà umana.

Questa volontà umana potrebbe essere quindi, detto con parole moderne (di significato però meno chiaro, ancora di quello, che avevano i termini alchimistici), anche una generatrice di forza cosmica, oltre che un mezzo di trasformazione della energia tratta dalla forza bruta del mondo sensibile e lanciata nel mondo insensibile che, col primo, coesiste e si compenetra.

L'Adepto alchimista, come del resta gli adepti di tutte le varie branche dell' occultismo, non creava perciò nulla, bensì utilizzava materiali che erano « in sospensione » (Pizzi) intorno a lui, dando loro forma e sostanza con la forza irradiante della sua volontà psichica, ossia con le onde emesse del proprio cervello, delle quali parliamo appresso.



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Come è noto, secondo i canoni dell'occultismo, ritnasti invariati da migliaia di anni ed identici, sia nelle filosofie asiatiche sia in quelle degli alchimisti occidentali, un principio vitale comune (luce astrale) permea ogni cosa e può subire la influenza della volontà umana fino a giungere a stimolare i movimenti vitali interni dei minerali, delle piante e degli animali, del mondo cioè per noi sensibile, e di taluni spiriti elementari (o elementali) del mondo, per noi, insensibile.

Il potere della pietra filosofale e dell'elisyr di lunga vita, si esercitava nel mondo a noi visibile, ma traeva la sua origine e la sua forza dal mondo invisibile.

Alcuni moderni studiosi del grande mistero che innegabilmente presenta il fenomeno del pensiero alchimistico, hanno voluto identificare il radio con la pietra filosofale. Non sappiamo se ciò sia giusto, ma ricordiamo che, quando recentemente si son volute spiegare con la radio attività certe proprietà delle acque minerali, si è dovuta fare una generalizzazione identica a quella fatta dagli alchimisti quando vollero attribuire valore terapeutico ad un « fermento metallico » contenuto nelle acque minerali.
* * *
Sin dall'epoca preromana, un solo popolo europeo si era dimostrato in possesso di questo penetrante potere di investigare i fatti, i misteri, la vita, in una parola, della natura: l'Etrusco.

Nella regione Umbro toscana, da esso abitata



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nacquero per l'Italia, le scienze naturali e l'arte sanitaria.

Schiacciato questo straordinario popolo dalla potenza e prepotenza romana, il suo spirito si trasferì nelle masse del popolo vincitore, ingentilendo affinandone la psiche, dando le basi di un pensiero che, per mille anni, resterà latente ma che si sveglierà quando, dall'Oriente, verranno le falangi dei nuovi Curiosi della natura.

E proprio là, nel complesso etnico dell'antica Tuscia, avverrà l'incontro tra il sapere orientale rappresentato dalle immigrazioni, di cui parleretuo fra poco, e quello dei superstiti medici, stregoni, semplicisti e maghi dell'Umbria nel cui animo era rimasto integro lo spirito di ricerca degli Aruspici, degli aquilegi, dei rabdomanti, dei fulgurari etruschi (1).

E’ proprio nella Tuscia che vedremo fiorire poi Cecco D'Ascoli, Frate Elia e tutta la pleiade degli eretici e dei ribelli del pensiero (2).


Nella Roma dell'Impero le conoscenze dell'alchimia tecnica sì diffusero infatti fra i cristiani con i libri portati dall'Oriente che, per la maggior parte, erano manoscritti egiziani e caldei, che insegnavano a separare l'oro e l'argento dai metalli  vili, ecc.

Diocleziano fece sequestrare molti di tali Coldici che fece ardere per togliere agli « Orientali »,

(1) G. TESTI, Le conoscenze tecniche e naturalistiche degli Etrischi « Rivista di cultura ». Roma, 1933 1934.

(2) G. TESTI, Fu alchimista Frate Elia? « La Chimica », n. 2,



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