La Materia Pensante



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ossia ai cristiani. agli egiziani ed agli ebrei, Un mezzo per accumulare delle ricchezze

Nel Decreto si trova Per la prima volta la parola chimica nel senso di Arte di decomporre i corpi all'uso Chemi (dell'Egitto) (1).

In Egitto l'Arte era chiamata Ermetica dalla Divinità Ermete ed Ermetica era chiamata la chiusura simbolica delle labbra degli adepti per ricordare e ribadire l'obbligo del segreto,, ereditato poi dagli alchimisti di tutti i tempi, mentre gli ignari chimici odierni intendono, con questo termine, la perfetta chiusura di un recipiente.

Gran parte delle conoscenze, di alchimia tecnica degli Egiziani proveniva però dagli indiani dai caldei e, forse, dai cinesi.

Non sappiamo quale effetto avesse il decreto di Diocleziano, certo è che alchimia tecnica ed alchimia filosofica continuarono a serpeggiare in seno al popolo giungendo anche negli ambienti meno imbastarditi dalle influenze orientali.

Plinio (Lib. XXXIII, cap. 3o) ci ricorda che Caligola procurò di estrarre l'oro da un minerale detto pietra siriaca (forse orpimento) e che separò inconsciamente l'arseníco riconoscendone ed utilizzandone le proprietà venefiche.

Certo è che nel mondo ancora antiscientifico romano, il pensiero naturalistico e la prassi al. chimistìca penetrarono, dopo le influenze etrusche, con i dotti greci ebrei e cristiani e, se la difesa fu facile contro i primi due, in grazia del
(1) HUMBOLDT, Cosmos. Ed. Vol. 11, 393. Milano, 1850. Altri fanno derivare la parola chimica dal greco « fondere ».


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loro carattere di stranieri, fu impossibile contro gli ultimi perché questi, in gran parte, erano veri e propri cittadini romani e, spesso, di razza latina.

Forse, se fossero rimasti soltanto questi ultimi a coltivare questa scienza filosofica, il suo contenuto orientalizzante si sarebbe attenuato o del tutto eliminato, ma, Per tutto il medioevo, fu continuo l'incalzare delle razze asiatiche, fu continua l'immissione in Occidente di dotti orientali e continua fu l'importazione del sapere iniziatico ermetico ed alchimistico. Non solo, ma quando la marea araba invase la penisola iberica, l'instrusione psicologica degli orientali fu immensa ed irresistibile. In un secondo tempo, essa traboccò in Francia, in Italia ed in Germania, incontrandosi con le correnti orientali già ivi direttamente pervenute da secoli ed ancora non assimilate. Ecco perchè troviamo, come avemmo occasione di dimostrare (1), l'Avérroismo arabo giungere a Montpellier ed a Padova ed ivi costituire le sue roccheforti le sue Scuole universitarie alle quali andranno a frotte i dotti germanici (Paracelso) ad abbeverarsi ed a operare le ulteriori fusioni fra le filosofie nordiche ed il pensiero alchimistíco orientale, che ancora non aveva avuto il tempo di latinizzarsi.

A queste continue immigrazioni di alchimisti ed occultisti dall'oriente si aggiunsero, fra il mille ed il milleduecento, i reduci delle Crociate che
(1) C. TESTI, Paracelso e l'interpretazione chimico fisica della vita. Roma, 1942.
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importarono molte nozioni di magia alchimística. Mentre i primi sostarono nella città, prevalente. mente presso le corti, i signorotti ed i centri di studio. i secondi penetrarono, ritornando alle loro case, fin nei Più remoti paeselli e spesso, invecchiando, sfruttarono l'aureola loro derivante dall'essere stati in oriente per liberare il Sepolcro di Cristo, per esercitare la lucrosa professione del mago e del fabbricante di filtri di amore o di farmaci miracolosi, integrando però con l'im. maginazione le reminiscenze confuse dalle superficiali nozioni alchimistiche od astrologiche occasionalmente apprese in gioventù (1).

Un'ultima spinta, quella causata dalla caduta di Costantinopoli e dalla invasione dell'Europa Orientale dei Turchi ed ecco ancora un nuova invasione di dotti greci (ormai del tutto orienta­lizzati), ed una nuova marea che sembra sommergere ogni vestigia del pensiero latino, che gia’ sembrava affogato dalla secolare marea semitica e cristiana

Ma, a questo punto, assistiamo ad un fenomeno grandioso che testimonia della immensa vitalità e della perennemente rinnovantesi gioventù della razza latina.

Nel crogiolo italico ove la psicologia cristiana, e la prassi ed il pensiero arabo egiziano ed israelitico sembravano aver permeato ogni fibra di ogni cervello, sboccia radioso il nostro Rinascimento che sa trovare, nella grande massa della


(1) Per l'influenza delle crociate tener Presente quanto, in senso OPPOsto ma erroneamente, sostiene G. ROSA, Il vero nelle scienze occulte.

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secolare importazione filosofica, le vestigia del classicismo, dell'amore pagano verso la natura e che sa fondere tale amore con quanto, dell'immenso bagaglio alchiimstico, poteva esserci di buono per facilitare lo studio della natura stessa.

Nel nostro grande crogiolo avviene, pertanto, la nuova sintesi che dà l'indirizzo scientifico, ancora operante, a tutta l'umanità e che è quel Rinascimento che sboccia nei laboratori chimici prima che negli studi degli artisti, negli ospedali prima che nelle Chiese, ove quel vecchio cristianesimo che aveva trasformato in calce le statue di marmo, si compiace ora rivestirsi di marmi policromi e di ricchezze architettoniche per divenire, dandosi una apparenza esteriore paganeggiante, cattolicesimo.

Il penetrante stimolo investigativo dei popoli orientali, specialmente semitici, e degli Etruschi, costituisce (per chi sa ben osservare questa immensa palingenesi che malamente abbiamo condensanto in poche righe), l'essenza dell'alchimia, la base del suo pensiero cosmico.


* * *

La lotta fra l'antica gnosi orientale, sempre tendente al travaglio della ricerca, ed i poteri costituiti, apertamente culminata nel processo dei Templari, non risparmiò due figure cui la Chiesa convenne far, assumere, previ opportuni addomesticamenti storici, la parte di suoi campioni anzichè quella di suoi pericolosi avversari.

Erano questi S. Tommaso di Aquino e S. Francesco di Assisi. Grande alchimista, il primo, docile
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esecutore della volontà di mi altro, grande alchimista di frate Elia, il secondo.

Poco importa che non siano stati provati o meglio che siano stati opportunamente cancellati i particolari storici dell'attività di laboratorio dell'Aquinate e di Frate Elia, ciò che è provato e che è incancellabile, è l'abito mentale, la « forma mentis » di questi grandi Curiosi della natura, di questi indagatori che, pur seguendo una nuova via mistica ed operativa, penetrarono nel mondo della scienza empirica cercando forse inconsciamente una forma di conciliazione fra il pensiero materialistico e panteistico greco ed il verbo cristiano.

Di questo divino verbo che mai era stato contro la natura e contro la materia, ma che servi a seguaci ignoranti e perfidi, come ottimo strumento per vendicare sui dotti di tutti i tempi, il muto livore della propria ignoranza, della propria perfidia.

Ecco perchè dobbiamo qui richiamare e confermare quanto dicemmo a proposito della ribellione paracelsiana confrontata col mite panteismo di S. Francesco (1).

Nel campo poetico, dopo, Omero e dopo la poesia latina, abbiamo in Cecco d'Ascoli prima ed in Dante dopo, i rivelatori di una possibilità di liberazione che riprendono « i fili della iniziazione spezzata delle turbe asiatiche, che male avevano rivestito il pensiero di Gesù » (De Simone Alinaci).


(1) G. TESTI, Paracelso e l'interpretazione chimica della vita. Roma, 1942.

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Con la distruzione del paganesimo, infatti, anche la prassi della iniziazione graduale ai segreti della natura, riservata alla aristocrazia del pensiero, nonchè il potere di indagare gli occulti recessi della materia, erano stati avulsi dalle loro serene e dotte sedi e stoltamente trasferiti nella massa del popolo sovrano, nella quale l'ignoranza indigena si mescolava con quella di propagandisti orientali che male avevano digerito le dottrine asiatiche.

Mille anni di apparente confusione furono la conseguenza che la natura riversò sull'umanità. Durante tale lungo periodo i gruppi di iniziati rappresentarono lo sforzo metapsichico che o

si vuol riferire alla magia, alla alchimia, all'occultismo divenuto cristiano ma rimasto invariato nella sua essenza di investigatore della Natura.

Sforzo metapsichico immenso, infinito, del quale, solo a tratti, affiorano le traccie, rese irriconoscibili dal tempo, dalle teorie, dalle persone da tutta una valanga immane di cause di perturbamento e di confusione.


CONCETTI NATURALISTICI NELLE

RELIGIONI PRIMITIVE


Sono ben note a tutti le tante incertezze che sussistono al riguardo. delle origini della alchimia e del suo simbolismo. Ormai, la credenza che faceva tutto derivare dall'Egitto è stata gravemente infirmata e l'origine è stata spinta ancora più indietro nella notte dei tempi sino a giungere al grande culto asiatico del Dio Mitra (Mead).

Certo è che il simbolismo di questo culto, come vedremo appresso, ha moltissimi ed impressionanti punti in comune con quello alchimistico ma ciò si verifica, secondo noi, anche per quasi tutte le religioni orientali dall'antichissimo culto fallico, ai misteri orfici, di Eleusi, di Iside, Zoroastro, ecc. ecc.

Non solo, ma anche per le religioni dei popoli dell'America precolombiana, quali gli Aztechi, i Toltechi, ecc. ecc. il simbolismo e quel che più conta, la filosofia alchimistica, si trova sempre alla base di tutto ed in tutti i tempi. Conferma questa che ciò è prodotto spontaneo della psiche umana giunta ad un certo stadio di maturità e che ciò si verifica secondo prassi e leggi metapsichiche costanti, anche in mancanza di contatti o derivazioni

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etniche e cioè di commerci, guerre, invasioni od emigrazioni di sorta.

Nel culto fallico, la venerazione al Principio attivo dell'Universo, rappresentato per il volgo dal membro virile come tale o adombrato nel fiore di loto, e per i dotti dal sole, ed a quello passivo o femminile, dalla luna, è comune ai sistemi religiosi di tutti i popoli, dar li etruschi, agli ebrei, ai peruviani, agli egizi, ai fenici, ai caldei, ai pelasgi e, per il fatto che esistono anche prove indiscutíbili in re ioni già abitate da antichi popoli in America ed in Modesta, al popolo dell'Atlantide.

Anche in popoli attualmente esistenti allo stato primitivo in Africa ed altrove, è in pieno sviluppo lo stesso culto con identico significato esoterico e con identico simbolismo ed è certo che detti popoli non possono aver derivato tale sistema religioso da quelli sopra ricordati e nemmeno averlo appreso dai moderni esploratori od etnologi che, come Padre Kircher, hanno fatta la costatazione stessa.

E' quindi la costanza di questo concetto cosmogonico (rappresentante il gruppo dei due sessi, fallo e vaschetta, sole e luna), che distingue cioè tutta la materia in due parti, una attiva ed una passiva che si riflette nella essenza filosofica dell'alchimia e nel suo simbolismo.

Tutti i popoli intuirono spontaneamente una Causa prima divisa in attiva e passiva, agente e paziente (Dio Mondo ermafrodito).

La terra venne da tutti riguardata come la matrice della natura ed il ricettacolo dei germi, il


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cielo come principio del seme e della fecondità. Le immagini del Dio, ossia dell'Architetto dell'Universo. del fonditore di tutti i metalli, del plasmatore della creta, è spesso identica sia ai pelasgi ai Popoli dell'Jucatan, dell'Egitto, ai greci ed ai romani.

E’ il Principio universale della vita, dal quale tutti gli uomini hanno sentito di provenire e che hanno divinizzato come suprema forza generatrice di tutte le cose e, dal quale, anche il portentoso potere di continuare a perpetuare il fenomeno della vita, è stato infuso in tutta la materia; in quella materia che noi vogliamo qui dimostrare e definire VIVENTE e PENSANTE.

Questo principio ritroviamo in tutte le civiltà, in tutte le religioni, più o meno adombrato o mascherato da riti, simboli, figurazioni, ecc. ecc. e questo principio è alla base del concetto alchimistico della materia, giunto intatto fino alla moderna biochimica.

Altro concetto che ritroviamo nell'alchimia è quello fondamentale che informa i Misteri di Eleusi non essere cioè gli Dei che «forze unite necessariamente alla materia» (1). Infatti i sacerdoti Eleutini, al pari di altri (di Samotracia)

(1) Questo concetto delle forze motrici dell'universo lo ritroviamo anche nei tempi a noi più recenti e precisamente nel De Natura Deorum di CICERONE.

In questo trattato è esposta la « attivazione » (natura) delle forze « promotrici » del mondo fisico, psichico e spirituale (Deorum cfr. Deus  Primo Motore), e fra queste, Cicerone segnala l'agricoltura oltre tante altre attività e persino le motivaazioni che, con le nostre mani, ci sforziamo di apportare, nella struttura della materia (nostris denique manibus in rerum natura alteram natura efficere conamur).



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Come ben ci ricorda il Guidi (1), istruivano piuttosto

intorno alla natura delle cose, che a quella degli dei.

Particolari insegnamenti religiosi erano infatti la fisiologia, l'agricoltura, lo studio della materia, ossia la chimica, sia tecnica che filosofica.

La religione dei Fenici poi è tutta basata sulla vita della materia che costituisce il Cosmo. Dalla

acqua e dal fango primordiale si originarono tutte le fasi della materia stessa, l'aria e le creature. I due primi esseri umani un uomo Genus e una donna Genea, ebbero tre figli Phos, Pur, Phlox 4, Cioè Luce, Fuoco, Fiamma che, sfregando due pezzi di legno, crearono ed usarono il fuoco.

Dai loro discendenti nacquero Misor e Sydich cioè Libero e Giusto, che scoprirono l'uso del sale, altri che scoprirono i farmaci.. I sacerdoti del culto, ­dell'Ercole fenicio, scopersero il segreto di tingere la porpora estratta da. molluschi, circa 1600 anni a. C. ecc. ecc.

Anche la religione fenicia ammetteva una causa formatrice di tutta la materia costituente l'Universo rappresentata col simbolo del serpente nell'istesso modo dei Peruviani ed Atzechi dell'America e ricordata nell'austero cerimoniale dei sacrifici umani.

Secondo la religione degli Atzechi, su tredici principali Dei, i seguenti si identificavano con la materia cosmica.

Tezcatlipoca l'anima del mondo, e causa delle malattie.

(1) Angelo Guidi I misteri di Eleusi. E. Tinto, Roma, 1927.


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Quetzaleohuatl l'aria.

Thaloe, l'acqua.

Ceuteotl la terra ed il mare.

Altri Dei minori si identificarono col sale, con i farmaci (naturali), ecc. ecc. Per tutti questi enti sussistevano simboli ideografici importanti il cui studio ha fatto ritenere certa una relazione con quelli egiziani, non spiegabile che ammettendo una origine comune con lo scomparso continente dell'Atlantide.

Nel centro di certi edifici, generalmente piramidali, ed orientati esattamente come le piramidi egiziane si conservava il Fuoco sacro perenne.

Fra i numerosi simboli che denotano la sopraricordata impressionante somiglianza, e spesso identità, con il simbolismo euroasiatico, si nota quello del serpente, scolpito spesso in pietra sulla intiera facciata delle case, in atto di mordere la propria coda sulla porta d'ingresso dopo aver aggirate le finestre dell'edificio. Anche in queste religioni americane erano, come in quella egiziana e, soprattutto in quella. caldea, adorate le forze della natura, la materia ed ì suoi particolari aspetti.

Ecco perchè noi fermamente riteniamo non es. sere stata affatto l'astronomia l'origine delle religioni, bensì il complesso fenomenico di tutta la materia. All'astronomia si deve attribuire invece la procedura ed anche parte del simbolismo dei vari culti.

Al suddetto, complesso fenomenico corrispondono principalmente le caratteristiche chimiche mentre all'astronomico corrispondono quelle fisiche.




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Da queste due scienze derivò un simbolismo,

strettamente aderente al mondo materiale è vero, ma

esattamente riproducente i rapporti fra questo e la psiche.

Una intuizione di quanto vogliamo dimostrare, noi la troviamo nella detta monografia di P. Croci su « Il culto in Roma del Dio persiano MITRA » egli dice appunto Nella Caldea i sacerdoti possono riguardarsi come i predecessori degli alchimisti ecc., noi, osservando l'identità dei culti e del simbolismo di tutte le religioni antiche, vorremmo estendere tale ammissione a tutti i sacerdoti di tutte le religioni perchè l'alchimia è, secondo noi, l'essenza il fondamento psicologico di tutte le antiche religioni.

Ecco, apprendiamo sempre dal Croci (op. cit.) che in Babilonia la religione « cercava di penetrare i segreti della natura e di Dio » (abbiamo visto che Dio altro non era che una forza, la maggiore insita in tutta la materia) e che si tentavano le più ardite speculazioni, perchè predominava sempre il dualismo della natura, la lotta eterna del bene col male, della luce con le tenebre. Lo stesso dualismo che vige nell'alchimia, vige in tutte le religioni e nella filosofia superiore delle massonerie, della teosofia, ecc. ecc.

Anche la Chiesa Gnostica da carattere divino a queste forze che chiama EONI.


III

ALCHIMIA E RELIGIONI

Troppo lungo sarebbe esporre iu sintesi quanto, anche recentemente, è stato scritto su questo argomento. Solo il Lee basterebbe per occupare tutto il volumetto. (Vedi p. 78).

Alla pari di A. H. Lee sta Mead con poderose opere, anche esse purtroppo ignote in Italia, che rappresentano quasi mezzo secolo di lavoro prezioso per la civiltà umana.

Si occupò questo grande pensatore di problemi religiosi e di misticismo passando dai Veda al buddismo, alla critica biblica, alla teosofia ellenistica ed alla gnosi ed eccellendo nella storia delle origini del Cristianesimo.

La diretta conoscenza dei testi orientali e di quelli occidentali, sta a dimostrare la serietà della sua opera.

In altri punti di questo volumetto abbiamo ricordato le sue due opere tradotte in italiano che sono fra le sue maggiori.

1 « Frammenti di una fede dimenticata » (Ars Regia Milano, 1909) e «Come in alto così in basso » tradotto da Decio Calvari, altro grande studioso di questioni religiose, e pubblicato nella Piccola Biblioteca di Scienze moderne della Casa Fratelli Bocca nel 1925.

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Oltre a ciò, abbiamo vari pregevoli studi sulla Rivista « Ultra » di Roma, diretta dallo stesso Calvari.

In uno di questi il Mead affronta, da par suo, il problema alchimistico esaminandolo dal punto li N ista gnostico, teosofico ed iniziatico, ed aprendo secondo noi, le vie per una ricerca metapschica nella stessa materia.

E’ ottima cosa che i grandi problemi dello spirito siano investigati secondo i più svariati metodi di ricerca e che, parallelamente all'esame razionale della scienza cosidetta positiva e materialistica, si svolga la onesta e sincera speculazione spiritualistica.

Solo così si può « offrire materia di meditazione e di studio e si possono rompere cristallizzazioni dl pensiero e di abitudini, combattere pregiudizi t, tracciare nuove vie all'anima affamata di verità e di bellezza in modo che talune pagine facciano al lettore tutto il bene che hanno fatto a noi stessi» (Decio Calvari).

In questo spirito informatore vogliamo esporre alcuni magnifici studi del Mead sull' Alchimia quale questa appare al suo occhio di filosofo e di, mistico e quale essa gli apparve come collegamento COI culto di Mitra per l'identità del simbolismo.

La dottrina del corpo sottile è stata definita dal Mead, l'anima dell'astrologia e dell'alchimia, ambedue straordinarie creazioni gemelle della psiche umana.



«I moderni, come tutti sanno, si sono spinti all'estremo opposto ed hanno cacciato via questa
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coppia bastarda, come indegna di accompagnare la prole legittima della famiglia scientifica eugenicamente procreata.

La religione astrale o siderale dell'antichità si i inperni ava sulla nozione centrale  di un'intima corrispondenza fra l'apparato psichico e sensibile dell'uomo, od il suo intimo corpo sottile, e la natura sottile dell'universo. Le posizioni relative dei corpi celesti nell'etere ad ogni momento erano considerate, dai più elevati pensatori, unicamente come indicì dell'armonica azione reciproca fra l'invisibili sfere ed appropriati campi di energia vitale ».

E’ noto infatti che il fondamentale concetto della religione astrale era quello dell'esistenza di un organo sottile della grande natura, di una ulteriore economia dell'anima del mondo. La natura dell'uomo era un estratto di questa grande natura, un germe od un seme dell'albero universale della vita.

Si intuiva l'esistenza di un scala di ascesa fra la terra e il mondo della luce. Risalendola, il pensiero speculativo si librò a sempre più sublimi altezze e portò talune menti fino ai picchi più eccelsi del monte di contemplazione, in comunione con le idee eternamente viventi o con le realtà dello stato spirituale che funzionano   come dice Mead   da principi formativi del mondo del divenire.

Egli trova che mentre lo studio della tradizione astrologica è relativamente facile non essendovi stati travisamenti o cambiamenti nè dei dati nè dei (logmi, per l'Alchimia, la difficoltà è data



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dagli artifici che l'ingegnosità o la perversità umana poteva inventare per mascherarne il soggetto e i procedimenti.

Il Mead riconosce che molti alchimisti vollero usare ed abusare, del segreto per scopi bassi, ma dichiara che « ... senza dubbio la conoscenza, specie delle forze sottili della materia e delle atiività della vita e della mente, dà potere; ed il possesso di questo può essere usato ed abusato tanto dai normali quanto dagli anormali ». Ma l'antidoto a tale abuso di potere è l'ancor più profonda conoscenza della rigenerazione; ed è questo specialmente ciò che i migliori alchimisti dicevano di possedere come loro centrale segreto.



« V'erano, quattro fasi di trasmutazione: fisica, psichica, vitale e spirituale nell'alto senso di questo termine. Non, v'è dubbio che esperimenti

mal fatti sul proprio corpo, sulla vita e la mente non si affrontano senza grande pericolo. Ma in

ogni ricerca occorre sottoporsi a dei rischi se si vuole ottenere qualche progresso ».

Come è noto, i minerali, le piante e gli animali, citati dagli alchimisti sono, per lo più, usati in senso figurato. Ed è così che i colori sono stadi simbolici della vita invisibile del corpo, indice delle sue naturali trasformazioni interiori, intensificate, sollecitate ed affrettate dall'attenta direzione dell'arte umana. Così le fornaci, gli alambicchi, i bagni e le storte, le fermentazioni, putrefazioni, decozioni, gestioni ecc. Tutti coloro negano energicamente dí trattare dei volgari metalli, dei consueti processi di bollitura, cottura, calcinazione, e via dicendo, ma protestando di


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occuparsi sempre dello « spirito » di quelle este­riori apparenze che costituiscono il corpo gros­solano della materia, essi cercano di conoscere e dirigere i principii formativi sottili e, vitali della natura oggettiva. Dichiarano di essere indagatori dell'anima della natura, o meglio, dell'anima delle cose.

Una sottile incarnazione sostanziale della vita della mente era per essi un dogma fondamentale e il se greto della trasmutazione alchimica era un mistero interiore; la purificazione e il perfezionamento di questo veicolo sottile.

Il grande alambicco nel quale veniva operato l'intimo lavoro di trasmutazione era il corpo fisico dell'uomo. Il fervore che doveva continuamente animarlo era il fuoco da mantenere acceso attentamente e da graduarsi con avvedutezza per far schiudere il pulcino dell'uomo spirituale dal misterioso uovo filosofico della sua natura sottile.

In tal modo simboli, miti e allegorie dimostrano le fasi di un naturale processo interiore della vita dell'anima e furono ordinati in un tutto volto a raccontare la storia dello sviluppo della natura interiore dell'uomo a spiegare come potesse essere intensificato e accelerato applicando ad esso deliberatamente la conoscenza della più grande delle arti: vale a dire la purificazione e riorganizzazione dell'apparecchio psichico dell'uomo e il perfezionamento della vita della sua individualità spirituale.

Comunque, Mead rimprovera acerbamente agli alchimisti la cura di nascondere e mascherare tutta la loro attività tanto più che la civiltà cri-



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