La Materia Pensante



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che, giunta ad un certo grado di elaborazione, sopravvive allo stesso alambicco (corpo), e io sostituisce nell'eternità.

Identico procedimento è ammesso nella più antica filosofia egiziana con la formazione e sopravvivenza di una coscienza (sahu) dalla materia del Ka (mercurio) per opera del fuoco (fuoco contro natura) che, dice argutamente l'Evola « non è certamente il fuoco dei fornai ».

Come questi concetti possano poi trasferirsi in sostanze materiali in modo da fissare o depositare nelle «Polveri da proiezione» nella Pietra filosofale, e nell'Elixir di lunga vita, le virtù fondamentali trasmutative, e rigenerative ammes se dagli alchimisti, troppo lungo sarebbe dire in questa sede. Basti ricordare la credenza comune a tutti i popoli primitivi nella possibilità di una saturazione di « mana » da parte di cose, oggetti o sostanze che funzionerebbero da condensatori di vibrazioni speciali o poteri latenti.

Credenza questa che secondo l'Evola « è collegata a quella di una certa qualità spaziale della forza psichica che, in una certa misura, è confermata dalla metapsichica moderna ».
Oltre quelli dell'Evola che noi largamente abbiamo esposti, altri studi completi del simbolismo delle antiche scuole iniziatiche, uniche depositarie del vero ma oggi completamente annichilite o traviate nella loro essenza, non sono stati fatti in Italia. Qualcosa è stata fatta ma non molto bene, da taluni autori tedeschi od inglesi. Possiamo solo citare qualche raro tentativo incompleto,
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quale quello di Dunstano Cancellieri (1) che pure dimostra una intuizione della essenza fondamentale di tale verità.

«Dove è un tempio o mitriaco, o babillonese od egiziano o di qualunque altra iniziazione, dal Nord al Sud, nell'Asia remota, nelle Americhe, nell'Africa tenebrosa ivi sono sempre» dice il Cancellieri, « i simboli nostri testimoni irrefutabili della nostra universalità ».

Non si deve, infatti, confondere la costruzione materiale dei templi religiosi con quella spirituale che deve essere eseguita dentro di, noi, o meglio, dove essa « risvegliata » dentro di noi dove esiste, sin dal primo vagito dell'essere divenuto umano attraverso milioni di esistenze e di vite.

Una continuità psichica allaccia in fatti gli eletti del popolo caldeo, persiano, egiziano, gli gnostici, i Rosacruciani, i Templari, gli Illuminati e coloro, pochi invero, che negli ultimi secoli di involuzione spirituale, sono pervenuti, con lo studio e con l'affinamento del loro spirito, a conoscere il vero, quel vero che, alla grande, alla infinita massa bestiale dei loro simili (per la struttura fisica soltanto) non potrà mai essere noto.

Che cosa importa infatti sapere che quel simbolismo appartiene al culto di Mitra, od alle scuole sacerdotali etrusche od alla Massoneria, che, nei primi decenni del 1700 seppe, per opera di poche menti superiori, riassumere la verità


(1) DUSTANO CANCELLIERI, Genesi storica del Real Segreto. « Rivista Massonica », nn. 12, 1910.




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sparsa in mille scuole iniziatiche, in mille luci balenate qua e là durante il corso dei secoli?

In questa grande Scuola si raccolsero tutte le sparse membra di quella grande idea che fu Melfi e l'Ordine dei Templari, il Cenobio degli Esseni e la Repubblica di Pitagora, la Religione d'Amore e la Santa Wehme, Socino e Weishaupt, l'Encielopedia e la Rivoluzìone... ma, purtroppo, dopo appena un paio di secoli, anche essa imbasiardì e si vuotò di ogni contenuto filosofico, rispettando però il simbolismo cosa questa che le ha permesso di durare e forse di riprendere una nuova vita.

Fra i Più importanti concetti legati al simbolismo alchimistico noi troviamo in tutte le filosofie ed in tutte le religioni primitive, al prìmo posto il FUOCO.

Il fuoco è infatti indicato come l'origine della vita organica e come la causa della fine di essa vita.

Se appare chiaro il concetto della fine per la disintegrazione che esso causa in qualunque organismo per il processo di analisi e di restituzioni alla grande massa della materia naturale di tutti gli elementi, più difficile è afferrare il giusto concetto di nascita della vita che ad esso fuoco tutti i primitivi attribuivano.

Come poteva ciò essere così radicato nella mente umana? Non lo potremo mai spiegare meglio che con la nostra ipotesi della manifestazione involontaria ma veridica di un fatto reale insito nella vita cosmogonica.

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Sia il fatto che la moderna indagine scientifica ha diniostrata vera anche questa condizione essenziale della nascita della materia vivente.

Edoardo Pfluger, eminente filosofo, nel 1875 dimostrò che la prima sostanza organizzata, l'albumina contiene azoto di origine cianogenica ossia azoto combinato che solo si può ottenere al calore rovente. « La fissazione di questo elemento non potrebbe quindi essere avvenuta sulla terra che quando questa era ancora. almeno in parte, allo stato igneo e se si pensa agli enormi spazi di tempo durante i quali si è compiuto il raffreddamento della superficie terrestre, si spiega come i composti contenenti cianogeno abbiano avuto il tempo di formare le polimerie o concatenazioni di atomi trasformandosi, con la cooperazione dell'ossigeno dell'aria e dell'acqua, in quella albumina autodecomponibile che è la materia vivente » (Pfluger). Naturalmente una lunga serie di stadi chimici intermedi si interposero fra la formazione ignea del cianogeno ed il formarsi del plasma vivente ma ciò che è impressionante notare in questa sede è la realtà della unione dei mezzi fuoco, acqua, ed aria che troviamo inalterata sia nella reale fenomenologia della natura, sia nel più antico simbolismo.

Naturalmente non vogliamo qui entrare nel merito delle idee del Pfluger e dell'Hackel che, come è noto, tendono a dimostrare la generazione spontanea e l'abiogenesi. Solo abbiamo voluto afferrare il concetto del fattore fuoco, inquadrato nel simbolismo dei primitivi.

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L' INTERPRETAZIONE PSICOANALITICA
Dopo la trattazione fatta nei precedenti capitoli passiamo all'esame del simbolismo al lume offertoci dalla psicoanalisi. L'unico poderoso contributo in questo campo fu portato nel 1926 da A. H. E. Lee (1) con vari studi comparativi fra le nuove (per quell'epoca) teorie freudiane e le antiche teorie alchimistiche. Il Lee, con origi. nale ed audace metodo, cominciò a notare le rassomiglianze che passano fra i miti, le leggende il folklore, ed i fenomeni della nostra vita normale di sogno.

In ambedue i gruppi, messi a confronto, rilevò l'abbondanza di «formazioni simboliche » di repentine transazioni da luogo a luogo, di nozioni acquisite senza apparente percezione ed infine, le trasformazioni del protagonista (dell'eroe cioè) nel primo caso, del sognatore nel secondo caso.

Ora, come è noto, il mito ed il sogno hanno, due aspetti l'uno esterno, l'altro nascosto, hanno cioè un «coutenuto manifesto » ed un « contenuto latente » ed è appunto di questo contenuto latente che si occupavano gli alchimisti come oggi se ne occupano i psicoanalisti.

(1) A. H. E. LEE, Una moderna interpretazione dell'Alchimia. Rivista « Ultra », Roma, Anno XX, marzo 1926, n. I.


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Il Freud ritiene che molte di queste attività sub coscenti dall'essere umano siano di natura sessuale e, pertanto, ammette che i sogni, anche degli adulti, altro non siano che « frammenti di mentalità infantile rimasti in disparte ». Egli ammette anche che gli antichi Miti, E QUI NOI INTRAVEDIAMO QUALCOSA CHE INTERESSA LA MENTALITA' ALCHIMISTICA, siano un frammento od avanzo della umanità nel suo, stadio infantile, (primitivo) « sublimatosi normale ».

Cerchiamo ora di afferrare il concetto freudiano ed ammettiamo che, effettivamente, il torbido aspetto sessuale della psiche umana sia comune tanto all'individuo che alla intiera umanità e che, pertanto, ad un certo stadio della vita di questa umanità si siano maggiormente destate le oscure brame e gli osceni impulsi che sono stati resi noti a noi dal Freud e che noi riteniamo dovuti a contingenti necessità della materia pensante giunta allo stadio, o fase, umana.

Ma tutto ciò, dice il Lee, non corrisponde forse alla « Pietra nera » degli alchimisti?

« ... quella «Pietra » cioè che è portata per forza d'Arte allo stato bianco e allo stato rosso? ».

L'Ignoto scrittore del « Trattato Aureo » e Maeterlinch, nella sua famosa commedia per bambini, usano gli uccelli come simboli di qualche cosa della nostra psiche che ricorda gli uccelli, dato che l'impulso primitivo sgorga dalle profondità del nostro essere e se ne vola in su inavvertito. Nel suo stato « nero » (vale a dire elementare, primitivo) gli alchimisti lo chiamavano il « Corvo di Ermete ». Tutti gli esseri umani




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lo posseggono; è la sostanza più comune e meno apprezzata, perchè meno percettibile, della nostra struttura mentale, eccezione fatta per l'occhio interiore allenato.

E' quella strana lacuna che così spesso si riscontra fra la «coppa » del desiderio soddisfatto ed il «labbro » del desiderio che sempre si rinnova (1).

(1) Un chiaro nostro studioso, G. B. PALANTI, espone al riguardo della anormalità sessuale « Leonardo da Vinci al lume della scienza » (« Giornale d'Italia », 5 marzo 1944):

« Il racconto del nibbio che Leonardo da Vinci fa nel Codice Atlantico: mi pareva che essendo in una culla un nibbio venisse a me e m'aprisse la bocca con la sua coda e molte volte mi percotesse con tal coda dentro alle labbra », secondo Freud anzichè rappresentare il ricordo, d'un sogno infantile sarebbe un « fantasma che egli si costruì poi e che relegò inconsciamente nella sua infanzia ».

Le deduzioni singolarmente scabrose che il Freud trae da un simile episodio non sarebbero state influenzate, per caso, anche dalla notizia d'una denunzia anonima (si badi anonima) presentata l'8 aprile del 1476 agli « ufficiali di notte e dei monasteri », in cui il ventiquatrenne allievo del Verrocchio veniva coinvolto in uno scandalo dovuto ad anormalità?

Se Leonardo fosse stato un pittore tanto poco sano e tanto poco meditativo da confondere   anche trascorso il periodo della beata innocenza spensierata   l'incoscio delle allucinazione il proiettarsi delle imagini al di fuori del lievito della fantasia con le combinazioni proprie del sogno, calzerebbe 1 applicazione del noto sistema freudiano dell'effelto delle varie onde dei trasferimenti delle tendenze effettive, delle rifrazioni e delle inversioni del raggio di percezione che rasentano le dissociazioni della personalità: soltanto consimili dissociazioni potrebbero giustificare le confusioni attribuite al Leonardo.

Ma le ricerche accurate e minuziose (per esempio quelle intorno alla « teoria della visione »), le spiegazioni che Leonardo cerca di dare a ogni fenomeno della natura, la rara scrupolosità nel controllare le osservazioni   anche a costo di sofferenze  , le sottigliezze speculative dell'ospite di Lodovico il Moro, dell'autore della Cena e della macchina per volare depongono per uno viluppo mentale così eminente che è doveroso chiedersi com.  sentirsi autorizzato ad attribuirgli degli scambi dozzinali intorno al genere dei fenomeni? ».
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Ma se teniamo presente tutti gli innumeri codici raccolti, per fortuna degli odierni studiosi nel Verae Alchimiae, nell'Artis Aiuriferae e nel. la Bibliotheca Chemica Curiosa del Manget nel Theatrum Chemicum (1) (citiamo solo i principali) troviamo nella farragine delle cose inesplicabili e svariate un ,inibolismo costante ed uniforme.

Il Lee riporta urta delle tante allegorie Rosacruciane, quella pubblicata da H. Silberer in Ger­mania nel 1785. Il racconto esterno è il se­guente: Il sognatore, o l'eore del racconto, va meditando per una foresta. Gli abitanti di que­sta gli dicono che egli dovrà domare un Icone con occhi feroci e luccicanti, deve separare il « ros­so » sangue dalle « bianche » ossa, e poi risu­scitarlo. Per un pericoloso sentiero giunge ad un giardino pieno di rose « rosse » e « bianche » ir­rorate da una dolce pioggia, in cui il sole splen­dente forma un bellissimo arcobaleno. Subito il « rosso » ed il « bianco » diventano lo « sposo » e la « sposa » che sono introdotti nella camera nu­ziale, mentre il sognatore è posto a vigilare. Dopo teneri abbracci segue la dissoluzione liquida dei due cadaveri in putrefazione. Alla fine le acque s'abbassano, il sole spunta fuori e sette colori raggianti pronosticano ed accompagnano la risurrezione


Malgrado il parere contrario espresso a questo riguardo dal Palanti, noi riteniamo che questo genere di sogni ed in parti­ colare questo sogno sia in stretta relazione proprio con la si­ tuazione ormonica o attivatrice delle glandole a secrezione interna. G. T.

(1) Problems of Mysticism and its Symbolism. Moffat, Yard and Company, New York, 1917.

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o la trasformazione della coppia estinta in un re ed in una regina .....

Le fasi fondamentali di quanto sopra sono: 1’) Isolamento   generalmente in una foresta, una, caverna, una camera interna, in un luogo qualunque lontano dalla folla; 2') Entrata nella vita della fantasia, il teatro dei sogni, il regno delle fate, l'Ade psichico; 3') Giardino o prato   saggio i ' anticipato della futura beatitudine; 4') Prova o esame   leone o dragone da uccidere per separarne il sangue dalle ossa; 5') Unione dell'amante e dell'amata   Venere che segue Marte; 6') Amore e morte, dissoluzione e putrefanone; 7') Rinascita e perfezione finale o fissazione di ciò che prima era volatile il nostro « uccello ».

Prescindiamo dalla interpretazione chimica di questo sogno che diviene facile col nostro dizionario (1) e riportiamo l'interpretazione psicoanalitica fatta dal Lee.

Il sognatore passa in uno stato d'incoscenza, in cui la sua libido tende a ritornare alla infantile beatitudine - l'esistenza prenatale nell'utero ro materno, simboleggiato in un prato felice. « leone sul sentiero» rappresenta o il padre o l'imbarazzo dei bambini in quanto concerne la loro origine fisica. La dissezione del leone ucciso in « sangue » ed « ossa » indica la liberazione della forza sessuale nel sognatore, e la sua differenziazione negli elementi maschile e femminile che subito appaiono nelle rose rosse e


TESTI GINO, Dizionario alchimistico, ecc. Firenze, Tip. Castellaccio, 1946.
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bianche e, in seguito, nello sposo e nella sposa. Il sognatore non solo tende al « ritorno alla ma. dre » ma si rappresenta fantasticamente come sposo e bambino per lei.

La coppia è racchiusa nella « prigione di CTistallo » la pelle. Il sognatore mira ad un successo maggiore di quello conseguito dal padre quello cioè di riprodursi e di rinascere in un potente re.

Per questo la coppia amorosa deve prima morire, l'idea della fecondazione essendo associata con quella del disfacimento del seme vitale; l'utero materno è simile alla terra in cui il seme di grano « muore ».

Le acque rappresentano la memoria infantile delle acque nella « madre terra ». 1 colori deil'arcobaleno cominciano a brillare   la luce del sole penetra nella « tomba » ed i corpi sono risuscitati segnando così per il sognatore il compimento della ricostituzione di sè come padre e re, con potere e magnificenza superumana. Egli ha condotto a termine la fantasia del suo desiderio di derivare realmente da una schiatta reale, mentre i suoi attuali genitori non sono tali che per isbaglio. Ha assistito, inoltre, all'intero processo di ricostituzione come se lo osservasse dal di fuori; esempio di disgregazione dell'ego, che è frequente nella vita onirica

Il sognatore nel bosco rappresenta il primo stadio della Grande Opera: l'introversione. L'approfondirsi dell'anima propria appare come il perdersi in essa. Tutte le guide più accreditate e i conoscitori del misticismo incoraggiano in


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qualche modo questa pratica: in grado maggiore nei chiostri ed in grado molto minore nei comuni luoghi del culto.

In alchimia essa è la prima mortificazione o dissoluzione. E' il primo processo cosmico rispecchiato nella nostra allegoria dal desiderio fan. tastico del sognatore di « ritornare alla madre ».

Tale processo di arresto, con la introversione del movimento rotatorio della propria vita, non è un giuoco da bambini; e quando ciò è eseguito troppo frettolosamente o da individui di sta. tura mentale poco elevata (anche se coltissimi) si ha come couseguenza la mania e la pazzia. Ciò perchè ci si deve valere di centri nervosi non adoperati dalla media degli uomini. Nel mare psichico umano c'è sempre più pesce di quello che ne fu finora pescato, dice Lee. 1 maestri orientali accennano a queste possibilità trascendentali col simbolismo del serpente Kundalini e si mostrano così pienamente consapevoli dei pericoli di risvegliarle prematuramente.

Dunque il sognatore della allegoria deve adempiere ad un compito prima di raggiungere il suo giardino di delizie: quello di uccidere il leone e di separare il sangue dalle ossa. Nella interpretazione ristretta il leone rappresenta il padre; ma, come abbiamo visto, i simboli possono allontanarsi dal loro contenuto originale e manifesto e divenire i tipi di una più ampia esperienza.

Gli scrittori alchimici nelle loro descrizioni di questa battaglia contro il « leone verde » indicano col color verde la greggia ed indomita vita naturale che deve essere perseguitata ed uccisa,
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Spesso il simbolo usato è quello del serpente che divora la propria coda. Nella mitologia classica lo ritroviamo nel dragone che custodisce ì pomi delle Esperidi, nei serpenti strangolati da Ercole bambino, nei dragoni uccisi da Giasone, nel toro di Mitra ecc. Nel vecchio testamento esso è rappresentato dal « vecchio (padre) Adamo ». Il sinibolo è anche sessuale. L'uomo combatte nei suoi « due opposti » (comunque si voglia denominarli) la vita; lo scopo della lotta alchimica contro il leone è quello di determinare una certa azione reciproca o vicendevole relazione fra loro. V'è lo Zolfo secco, maschile   la mentalità energicamente attiva che fiamnieggia interiormente; e v'è il mercurio, femminile la fluida fantasia che interiormente si liquefà; oppure, semplicemente, v'è il sole e la luna.

Il nostro leone è androgino, bisessuale: il suo san ue rosso è maschile, le sue ossa bianche sono femminili. La sua « morte » è il rovesciamento dei meccanismi dell'impulso vitale, del vortice naturale proprio di ogni individuo, rovesciamento per il quale vengono separati o dissolti i due principii costitutivi, uno dei quali   quello fisso   deve essere volatizzato mentre l'altro   quello volatile   deve essere fissato.

Dopo la lotta alchimica contro il leone, il soggetto diviene ermafrodito, e ad un certo stadio è chiamato Rebis (res bina) cioè cosa doppia. Di qui l'immaginazione allegorica dello sposo e della sposa nel vaso di cristallo. L'adepto che riesce ad unire l'energia virile con la ricettività femminile, ossia a creare il sale, è crudamente rappresentante

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in antiche tavole allegoriche (1) come un corpo umano con due teste, una maschile e una femminile, ritto sul dragone col caduceo in mano. Egli ha mascolizzato il femminino e femminilizzato (non semplicemente e virato) il mascolino nella propria psiche, ricongiungendo così quella coppia che era stata divisa dal fatto biblico che, usualmente, è noto come la Caduta. Egli ha raggiunto il significato implicito ed ultimo della « consumazione » del comune matrimonio. Da questo punto di vista gli scrittori alchimisti sembrano aver sublimato il simbolismo sessuale adoperando processi naturali come segreti rappresentativi della grande e meravigliosa Opera.

Lee ricorda che « l'istinto religioso si nutre della libido infantile, inconsciamente incestuosa. Il serpente che si morde la coda simboleggia il ciclo della ruota della vita (2) che gira in eterno e continuamente procrea se medesima. E' buona e cattiva a seconda che il pensiero la rende tale; chiunque è capace di cangiar direzione alla sua fatale continuità può effettivamente rigenerarsi dalla " madre terribile " e ottenere la rinascita mistica». Jung vede, in questo sacrificio delle brame infantili, uno dei motivi che stanno alle basi dei miti, delle religioni e delle grandi creazíoni artistiche di tutte le età. « Adamo » dice un antico scrittore, « fu creato di sesso maschile e femminile, non in due corpi differenti, ma uno

(1) Cfr. H. S. REDGROVE, Alchemy ancient and modern.

(2) Cfr. JAMES; 111, 5.


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in essenza e due in potenza, poichè egli era la terra, Adamah, lo zolfo rosso e bianco, il sole e la luna, e poteva moltiplicarsi magicamente».

Le teorie ermetiche hanno un valore inestimabile per coloro che non vogliono lasciarsi legare dal dogma volgare che la natura umana è immutabile. Essa lo è fin tanto che ion afferria. mo il vero problema   quello di catturare l'« uccello volante». E’ vero che questo gergo alchi. mico fa, pensare alquanto: pensare alchimica­mente significa   secondo sempre il Lee   pensare intra-­misticamente.

Le mistiche «colombe di Diana» il «leone verde», ecc. appartengono al nostro mondo psichico e non a quello dei giardini zoologici!

Essi stimolano tuttavia il pensiero in modo tale che, una volta messo in moto, non si arresta ai termini mentali usuali dell'uomo comune.

Così il concetto di « soprannaturale » suggerisce all'uomo ordinario l'idea di qualche cosa d'incredibile, o, se pure credibile, tale da sfidare ogni ulteriore analisi o discussione. E tuttavia il « soprannaturale » significa semplicemente ciò che resta sopra (o sotto) o al di là di quello che noi abbiamo troppo ristrettamente concepito come « naturale », come debbono apparire la telepatia ed i fenomeni metapsichici dopo le limitazioni della scienza. materialistica.

Ciò che noi cominciamo con l'escludere come « soprannaturale » si risolve nella natura, e questa assume così maggiore estensione ed elevatezza. Per gli alchimisti la natura era un'entità, una vera e propria divinità, i cui processi erano




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tutti sacramentali e simbolici per i suoi studiosi e i suoi discepoli (naturalisti).

Dice ora Lee, si sostituiscano i termini « naturale » con « zolfo », e, « soprannaturale » con « mercurio »: si è subito obbligati a pensare a cose anzichè a dei semplici nomi.

Il processo di ricerca porta a riconoscere che ambedue queste cose sono inseparabili in una terza, che noi possiamo chiamare il « sale »; ma siccome tutte e tre sono realmente inseparabili, così esse possono liberamente cambiar il posto nella mente. Nessun termine di sbarramento, come la parola « sopran naturale » impedirà ogni ulteriore speculazione, finchè da ultimo avrà luogo una illuminazione interiore   la nuova nascita.

Il mercurio e l'oro filosofico indicano qualche cosa nell'uomo e nella divinità, che alla fine risulta essere l'Uno; lo zolfo ed il mercurio risultano anch'essi come una stessa cosa, e differiscono soltanto in un certo rapporto dell'uno verso l'altro   così come il noto e, l'ignoto   o l 'Cosciente e l'ego incosciente   sono alla fine identici, col diminuire dell'uno di mano in mano che l'altro si accresce.

Così anche gli apposti di avversione e attra­zìone non sono in realtà indipendenti, ma cia­scuno è in dipendenza ed è parte dell'altro. A, che odia B e ama C, è sempre un solo medesimo essere, e l'universo è uno, pur contenendoli tut­ti e tre. La libido, che eternamente ci sospinge, si volge verso ciò che la soddisfa e respinge ciò con cui entra in conflitto; se si volge ad un con­cetto eterno (l'oro filosofico o qualche altro simbolo)



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