La nuova distanza di immersione dell'immagine digitale



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24.01.2018
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La nuova distanza dell'immagine digitale

conversazione con BILL VIOLA di Valentina Valentini



Close-Up: E’ possibile descrivere da un punto di vista storico generale e naturalmente dal tuo particolare processo di lavoro la breve storia delle installazioni video?

Viola: Credo ci sia stata una evoluzione continua delle immagini nella storia del video, uno sviluppo compresso che, recentemente, e in questo momento in particolare, è legato alla tecnologia che si sta sviluppando molto rapidamente. Questo non è di norma accaduto in tutte le altre “storie”. Ci sono stati momenti in cui la tecnologia è cambiata drammaticamente in un periodo di tempo molto breve. La prima metà del XV secolo, è un esempio perfetto, con i pannelli di legno, la prospettiva, la pittura a olio, il processo di stampa di Gütemberg. In un contesto come quello attuale, è strano parlare di una storia del video, perché comprende un arco di tempo molto breve; durante il quale, però, c’è stato uno sviluppo, c’è stato un processo. L'evento che ha coinvolto le immagini e che, fra tutti intendo sottolineare, perché l'ho visto accadere davanti ai miei occhi, è il processo subito dalle immagini di un sempre maggiore aumento della risoluzione e della dimensione. Quando ero piccolo la dimensione del televisore era contenuta, ma poi aumentò gradualmente fino a diventare molto grande, tanto che oggi negli Stati Uniti i televisori sono enormi. Ciò significa che, se prima le persone guardavano il piccolo schermo da una distanza molto ravvicinata, ora hanno bisogno di andare in fondo alla stanza. Nello stesso tempo, questa è una seconda conseguenza del corso evolutivo delle tecnologie, sono stati introdotti i computer, con i loro monitor ridotti, e collocati sulla propria scrivania. Quindi, da una parte, l’enorme schermo televisivo dove si possono guardare film su cassetta, e contemporaneamente sul tavolo un piccolo schermo collegato a un tastiera che permette di comporre dei testi. Per cui si verifica una connessione tra testi e immagini, e si produce anche una nuova distanza di “immersione”, di coinvolgimento. Non c’è una grande immagine nella stanza; l’immagine digitale del computer sta a una distanza di lettura, è la distanza propria del libro che è molto personale, molto intima, al contrario della distanza cinematografica. Quindi questa nuova distanza, questo nuovo spazio è lo spazio dell’immersione, non in senso corporale, quanto inteso come processo intellettuale. Questo è il modo in cui si viene coinvolti nelle immagini. Prendi, ad esempio, i lavori che ho esposto alla Galleria Antony d'Offay, per la mostra Five Angels for the Millennium and other New Works, specialmente i ritratti, e ti rendi conto che le persone che visitano la mostra è come se sentissero l’esigenza di leggere le immagini come dei testi, vogliono stare proprio là. Questo dato è molto interessante.

Close-Up: L'estetica degli anni Sessanta, come sai, rifiutava la verticalità, la bidimensionalità e la prospettiva centrale come nemici del multifocus sia in teatro che nelle arti visive . Il recupero della bidimensionalità dello schermo da parte di molti artisti dell'ultima generazione che lavorano nel campo ibrido delle installazioni video, come lo interpreti, come una sorta di nostalgia per la pittura prerinascimentale?

Viola: Si, in un certo senso. Penso che stiamo entrando in un secolo in cui si ha a che fare sempre meno con l’immagine ottica e sempre più con un punto della storia prima del Rinascimento, almeno fino alla svolta degli inizi del XVI secolo, all'epoca di Masaccio e Masolino, artisti che per primi ebbero una concezione dello spazio e dell’immagine.

Il loro lavoro è di transizione (non come quello di Leonardo, Michelangelo, Raffaello il cui uso della prospettiva è perfetto) in quanto si trovavano in una posizione di liminarità tra lo spazio gotico, medioevale e lo spazio prospettico rinascimentale. Parlando invece dell'attuale momento tecnologico, lo si può fare in termini non di spazio visivo ma mentale, psicologico o addirittura intellettuale; e questo cambia il look delle immagini. Per esempio il multi-schermo, a proposito degli anni Sessanta di cui parlavamo prima, è presente ora nei computer. Considera che ora le persone sono abituate a guardare più immagini contemporaneamente, la differenza è che si è passati da un ambiente, da una stanza con più immagini, a un piccolo monitor di computer dove hai una finestra da una parte con la connessione a internet e una finestra con dei testi dall’altra. La cosa interessante è che le persone, pur ricevendo informazioni simultaneamente, non sono né distratte, né tantomeno confuse rispetto a dove e cosa guardare, a cosa prestare attenzione,. sono in grado, infatti, di selezionare e mettere a fuoco spontaneamente solo un tipo di informazione, capacità questa che hanno sviluppato autonomamente e che non è data dal modo in cui sono presentate le informazioni. Quindi l’idea di multimedia come molteplicità di immagini e di informazioni rappresenta, direi, un nuovo linguaggio.



Close-Up: A proposito del recupero della bidimensionalità, ritengo che implichi anche una sorta di perdita di memoria della pur breve tradizione del video, una semplificazione rispetto alla complessità compositiva della sperimentazione di questo ultimo ventennio.

Viola: Non sono sicuro. che sia proprio questo. Tutto quello che è accaduto nel mondo dell’arte, specialmente nel XX secolo, è’ stato all'insegna della semplificazione, tutto era visivamente semplice, astratto. Ad un certo punto alcuni artisti hanno utilizzato un solo colore che ha rappresentato una radicale semplificazione, hanno cercato anche di eliminare ogni elemento visivo come la rappresentazione naturalistica della realtà, intendendo esprimere il momento emozionale, il momento realizzativo fino al punto in cui la pittura sulla tela rappresentò la traccia di un’azione; per cui il fine della pratica artistica diventò quello di esprimere, attraverso questo tipo di pittura, l’azione con cui era realizzata. Quindi l’emozione che esprime Pollock, la sua sofferenza non è nell’immagine che scaturisce dalla pittura, ma è nella forma della pittura, nel modo in cui è stata realizzata sulla tela, nel gesto. e nelle emozioni da cui è scaturita. Il che vuol dire che non c'è una rappresentazione diretta di qualcuno che esprimeva delle emozioni, determinato a esprimerle, quanto una testimonianza rappresentata da tracce di un’azione che in certo senso ci lascia fuori dal capire perché questa persona abbia provato questo sentimento. Si vedono solo le impronte dei piedi, ma non vedi l’azione del camminare e non ne conosci la destinazione che appartiene all'esclusiva volontà dell’artista.

Close-Up: Non capisco molto bene quello che sta succedendo nel campo delle installazioni video in quanto nell'attuale produzione di molti artisti, la differenza tra un video monocanale e una installazione è scomparsa o diventata indifferente in quanto si realizza un video monocanale che viene proiettato in un ambiente su uno o più schermi

Viola: Sì, perché nel mondo digitale non c’è dimensione (scale). Noi siamo cresciuti in un periodo in cui la dimensione era molto importante, parlavamo sempre di dimensioni, per gli artisti di oggi non c’è dimensione, le immagini sono infinitamente ridimensionabili. Infatti anche se lavori con materiale digitale, parlando in termini tecnici, sempre trovi nel menù il termine “dimensione”. Questo è. l’aspetto, in assoluto, più critico nel creare immagini digitali., perché le immagini digitali sono ridimensionabili per far sì che si adattino allo schermo del computer .Se io avessi le immagini dei lavori esposti nella mostra che ho appena inaugurato da Antony d'Offay su un piccolo schermo, se io mostrassi queste immagini in una finestra di un monitor con la risoluzione con un rapporto 1: 1 di pixel, la mia immagine sarebbe piccola come il piccolo rettangolo nel monitor. Perché questo è il numero di pixel che ho nella mia immagine, in quanto non uso il massimo dei pixel che ho a disposizione sullo schermo del computer per cui l’immagine sarà piccolissima, ma in effetti è un’immagine con scala 1: 1. Un pixel sul mio monitor corrisponde a un pixel sullo schermo LCD 1. Quindi per mostrarla la devo ingrandire e l’unico modo per farlo è di impostare il computer in modo che ripeta i pixel fino a raggiungere la grandezza desiderata. Non c’è più la stessa risoluzione, rispetto a quando era piccola. Gli artisti più giovani, utilizzando queste nuove tecnologie sono abituati a scalare (o ingrandire) le immagini. e penso di non sbagliarmi nel sostenere che, quando mostrano il loro lavoro, avendo un video e una parate per proiettarlo, dicono “ok, ingrandiamo per questa parete”; prendono un video proiettore, dicono “ok, bene” e lo proiettano! Il video per loro non è pensato in rapporto a una parete, o a un monitor o a qualcos'altro Tutto può essere ridimensionato e la grandezza per loro non è una questione importante, perché importante è solo l’immagine.

Close-Up: Un’altra questione che mi sono posta in questi ultimi anni riguarda il concetto di contemplazione. In latino questa parola è composta da cum e templum. Templum significa il cerchio disegnato dagli auguri per osservare il volo degli uccelli e cum indica lo stare dentro. Per me la contemplazione rappresenta l’atto fondamentale dello spettatore di fronte a un’opera d’arte. Oggi i critici e gli artisti enfatizzano il bisogno di interazione dello spettatore a discapito della contemplazione. Lo spettatore deve fare qualcosa, interagire con l’opera d’arte. So che hai realizzato, allo ZKM di K una installazione interattiva, “The Tree of Knwoledge”? Cosa pensi di questa polarità: contemplazione versus interazione?

Viola: E’ un tema molto complesso e posso andare indietro storicamente molto lontano fino al periodo della teoria dell’arte bizantina e dell’idea di “imago” che è l’immagine della figura umana,. quando si realizzavano icone che riguardavano veramente la presenza della figura umana .Quindi molti ritratti dei santi di Maria e di Gesù Cristo vennero creati con lo stile e le modalità dell’ “imago”. Per cui ci fu una costante presenza di queste figure. e di queste persone, come se fossero veramente lì nell'imago E un altro aspetto della questione della raffigurazione fu quella che Paul Gregory descrive in una famosa lettera in cui dice che le immagini nel XVII secolo erano come dei libri che le persone potevano leggere, potevano raccontare le storie, si ha un senso di historia; le immagini avevano una indicazione di qualcosa che cambiava nel tempo. Quindi si hanno due tipi di immagini nella storia dell’arte occidentale, modi di relizzare immagini, e non solo stili o motivi ma aspetti storici. In verità, c'è anche un altro aspetto in cui siamo coinvolti, e riguarda il modo in cui vediamo, i differenti modi in cui percepiamo. Vediamo certe cose che hanno una presenza "qui e ora" e vediamo anche cose che cambiano nel tempo. Per esempio io vedo nei lavori interattivi, qualcosa che è connesso molto naturalmente con il cinema, connesso anche con la storia della pittura, che ha sempre cercato di avere a che fare con il movimento, con il cambiamento, con il tempo. E il primo esempio si ha in Italia quando cammini in una chiesa, specialmente con Giotto nella Cappella degli Scrovegni o ad Assisi: quando cammini realizzi un film, cammini e i diversi quadri ti appaiono in sequenza, c’è in un certo senso interattività, coinvolge tutto il tuo corpo…quindi Giotto è molto cinematografico, con story board e inquadrature…

Close-Up: Ma il cinema non è interattivo nel senso che oggi si attribuisce a questo termine!

Viola: No, nel senso contemporaneo non è interattivo, la parte interattiva che

emerge è quando le informazioni diventano talmente veloci che influenzano quello che accade nella nostra vita. Finora le informazioni venivano archiviate e avevano valore precisamente perché erano immutabili. Qualsiasi evento che noi prendiamo in considerazione è fissato negli archivi , lo puoi catalogare. Questa è la storia dell’arte, l’arte Antica….storie


Close-Up: Però, dal modo in cui costruisci un catalogo dipende il modo in cui puoi cambiare la storia!
Viola: Questo lo sappiamo ora, ma questa storicamente è stata l’idea…Quello che sta succedendo ora, da quando tutte queste tecnologie sono nate, riguarda l'essenza, il movimento di tutti questi elettroni, il movimento dei media elettronici, sia digitali che analogici, riguarda il movimento, in senso letterale, di forze elettriche. E c’è un centro attivo, non è un oggetto ben individuato, non lo conosciamo molto bene. Questo movimento crea la capacità di reperire informazioni, ed è legato al cambiamento continuo del mondo, perché il mondo è in continuo cambiamento. Così ora l’informazione cambia alla stessa velocità in cui cambia il mondo.

Questo è un nuovo modo di pensare alla storia, alla conoscenza, all’informazione. E’ direttamente il risultato dell’interazione della persona con il materiale; e oltre alle performing arts, c'è la musica che ha sempre avuto questo aspetto. Siamo ora i testimoni di questo flusso attivo di informazioni diffuse nelle arti visive, nei media visuali. I lavori vengono definiti in base al loro uso, simile al modo in cui si suona uno strumento. Penso che molte persone che si trovano davanti al loro computer, sentano quasi di essere davanti a uno strumento musicale, hanno bisogno di essere coinvolti in modo attivo e reattivo.

Close-Up: Si, ma questo è differente dal ruolo dello spettatore dalle cui azioni dipende l'esistenza o meno dell'opera,

Viola: Si , è molto differente!

Close-Up: Mi riferisco a questo tipo di interattività

Viola: Ok, there is a president and there is an history to everything!

C’è una grande differenza, hai perfettamente ragione, tu diventi il performer! Lo spettatore e il performer diventano uno. In tutta la storia della tradizione drammatica c’è stata questa unità solo quando c'è stata ritualità. C’è ritualità quando lo spettatore e il performer sono la stessa cosa. Penso veramente che stiamo tornando - o andando verso - uno mondo di comportamenti rituali...



Close-Up: Da tantissimo tempo, nella tradizione occidentale il rito non fa parte della nostra vita, come un gioco, può essere una cosa interessante, ma non è arte.

Viola: Sì è vero, non è arte.

Close-Up: Noto che in questi ultimi lavori, presenti qui alla mostra, l' aspetto performativo sia enfatizzato molto di più che in quelli precedenti. Per esempio tu usi attori, come una vera e propria performance, con un inizio, conflitto drammatico e fine.

Viola: Tutti i lavori esposti nella mostra in un certo senso hanno una struttura lineare del racconto. Si, è bello... interessante parlare con te, nessuno mi aveva detto questo, è vero. In un certo senso anche se questi lavori sono nuovi, tecnologicamente, con questi flat pannel (monitor al plasma)., alla fine tutto questo mi riconduce molto indietro ai miei primissimi lavori, e all’inizio della video arte, quando video e performance erano legati.... a Vito Acconci e gli altri. ...quando interessava catturare un evento in medias res.

Close-Up: Ho notato che ultimamente lavori di più con le persone, con la figura umana, con il corpo. Gradualmente, con il passare del tempo, lo spazio circostante sta diventando meno importante.

Viola: Ora le figure dei miei video interagiscono meno con il paesaggio/sfondo rispetto ai miei lavori precedenti. Ora si trovano in uno spazio neutrale, o addiruttura in un “non-space” in non-luogo, lo spazio è completamente nero, come in alcuni video della mostra.

Quindi il luogo in cui si trovano i performer non è importante, cosa accade in loro è più importante. Sono tutte immagini interiori e non paesaggi esteriori.



Close-Up: Sei scomparso dalle tue immagini? Cosa significa? (ride) Ti sei perso?

Viola: (Ride) Non sono nelle immagini? Si che sono nelle immagini!! Sicuramente che sono nelle mie immagini! Ma il luogo delle immagini non è nello spazio reale, nel paesaggio... ma in qualcosa di interiore... penso... non lo so.

Tu dovresti dirmelo!



LONDRA 3 MAGGIO 2001

Traduzione e trascrizione di Antonio Trimani








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