La preistoria



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17.12.2019
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LA PREISTORIA
L’arte preistorica è diffusa in tutte le parti del mondo e sotto varie forme, dalle statuette alle pitture rupestri ai monumenti megalitici. Il termine preistorico indica che la cultura che ha prodotto l’opera d’arte è priva di linguaggio scritto.

Nonostante questo, le testimonianze che ci sono giunte dalla preistoria sono spesso sorprendenti da molti punti di vista, non ultimo quello tecnologico. Esempi notevoli sono i monumenti megalitici di Stonehenge, le linee di Nazca in Perù e le pitture rupestri di Lascaux, in Francia

Per individuare l’inizio della storia del colore dobbiamo presumibilmente fare un salto indietro di almeno 400.000 anni. A tanto potrebbe infatti risalire il primo uso culturale del colore: la decorazione del corpo.

I popoli di Neanderthal e di Cro-Magnon usarono l’ocra rossa per riti funebri o di fertilità. Probabilmente questa sostanza rappresentava il sangue e quindi l’inizio e la fine della vita. Il componente base dell’ocra rossa, l’ematite (Fe2O3), deve il suo nome alla parola greca hema che significa appunto sangue.

Per sottolineare l’importanza di questa sostanza nelle culture paleolitiche, basta considerare il fatto che in ogni località in cui furono scoperti siti preistorici, è possibile tracciare rotte commerciali verso depositi di ematite.

L’uso dei pigmenti per la decorazione del corpo è ancora vivo al giorno d’oggi, per esempio presso gli Aborigeni, uno dei popoli più antichi della terra

È chiaro che per fissare una data di inizio ci si può basare soltanto sulle evidenze archeologiche, sfruttando i sistemi di datazione disponibili. Non possono esistere sorgenti di informazione scritta, a differenza di quanto avviene per gli studi sull’epoca Romana o medievale. I più recenti studi archeologici suggeriscono che esseri umani appartenenti all’Età della Pietra media abbiano impiegato pigmenti a scopo rituale almeno 400.000 anni fa: è quanto risulta dagli scavi del Prof. L. Barham dell’Università di Liverpool, che nel corso di campagne effettuate alla fine degli anni ’90 presso le caverne di Twin Rivers, nello Zambia (Africa centrale), ha rinvenuto centinaia di frammenti di pigmenti dai vari colori, con evidenze di raccolta sistematica e lavorazione del materiale roccioso.

Le fasi mineralogiche identificate sono state principalmente ossidi e idrossidi di ferro (ematite, specularite - sx - limonite, arenaria ferruginosa) e diossido di manganese




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