La preistoria



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Le pitture rupestri

Al di là dei graffiti di Blombos, le prime e p i ù i m p o r t a n t i espressioni artistiche sono senza dubbio da considerare le pitture rupestri, create nelle stesse grotte che, con ogni probabilità, costituivano il rifugio degli autori. Esse appartengono ad un insieme temporale che si estende da 30.000 a 10.000 anni fa.

Di esse esistono molte testimonianze in Europa e in particolare nelle regioni attorno al Golfo di Biscaglia, relativamente alle quali l’abate e paletnologo francese Breuil aveva creato all’inizio del ‘900 la classificazione in ciclo aurignazianoperigordiano (di cui l’esempio più importante è Lascaux) e ciclo solutreanomagdaleniano (Altamira), valida più dal punto di vista stilistico che temporale.

Un approccio stilistico alla classificazione delle immagini è stato utilizzato dall’archeologo francese Leroi-Gourhan che stabilì codici grafici per le figure, suddividendole in rappresentazioni animali, segni e rappresentazioni antropomorfi.


Tra le più antiche immagini identificabili nelle pitture rupestri ci sono le impronte di mani, molto numerose a Gargas (Haut-Pyrenees, Francia) ma anche a Peche-Merle, a Font-de-Gaume (Perigord) oltre che in Argentina nella Cuevas de las Manos.
Le impronte risultano effettuate con due tecniche diverse, producendo immagini positive o negative. Le positive (sotto - Gargas) sono ottenute premendo il palmo della mano imbrattato di ocra, le negative (sopra - Chauvet) invece si ottengono usando il palmo come uno stencil, cioè appoggiandolo alla parete e spargendo attorno il pigmento, forse mediante cannule ossee o vegetali.

Le pitture rupestri più antiche sono in monocromia (rosso o nero) o in bicromia, mentre le pitture più evolute (Altamira) sono in quadricromia o, più correttamente, in policromia, in quanto le tonalità ottenibili dalle ocre variano in relazione alla percentuale di ferro e all'associazione di altre fasi mineralogiche. S


i possono quindi rinvenire tinte variabili dal rosso al giallo passando per l'arancio e il marrone, in cui il pigmento è sempre un ossido di ferro, a volte in miscela con ossido di manganese (MnO2) che impartisce colorazione scura.



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