La preistoria



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I neri di carbone

I pigmenti a base di carbone formano un gruppo di materiali pittorici tra i più usati nel corso della storia dell’arte. Il colore di questi pigmenti varia tra il nero e il marrone scuro, passando per il grigio


Il termine neri di carbone in realtà costituisce un cappello sotto il quale sono presenti numerose forme accomunate dalla prevalente natura carboniosa. Le principali sono le seguenti:

nero di vite e altri neri vegetali: probabilmente i primi ad essere impiegati dall’uomo, provengono dall’arrostimento di materiali vegetali, come tralci di vite o legno di altra origine
grafite, noto anche come nero piombo: è un materiale cristallino con struttura planare, ottenuto dal minerale omonimo o per via sintetica riscaldando carbone amorfo a 3000°C; si impiega come pigmento ceramico almeno dal V millennio a.C.
nerofumo o fuliggine: si tratta del materiale carbonioso volatile che si deposita su una superficie fredda in seguito ad arrostimento su fiamma di sostanze organiche; usato almeno dal III millennio a.C. Il bistro è una versione ricca di sostanze bituminose, in seguito ad arrostimento incompleto
nero d’ossa e nero d’avorio: sono di origine animale, caratterizzati dalla presenza di fosfati essendo il materiale di partenza un’apatite, Ca5(PO4)3(OH,F) si ottengono anche essi per arrostimento. L’uso potrebbe risalire al III o II millennio a.C.

L’arrostimento del materiale vegetale o animale causa in entrambi i casi la degradazione di macromolecole organiche a carbone secondo la reazione seguente:


Δ
CxHyOz → C + nH2O


Il prodotto finale ha quindi un colore dominato dalla nuova fase carboniosa, anche se il materiale di partenza è pigmentato o bianco, come nel nero d’ossa.

Per quanto riguarda la composizione di questi pigmenti, si possono individuare tre classi di sostanze presenti:

carbonio elementare in varie forme: la composizione dei neri di carbone è dominata dal carbonio elementare, presente in forma cristallina come grafite (dx) o in varie forme non cristalline, in realtà non totalmente prive di un ordine strutturale ma difficili da rappresentare

composti organici: sono presenti sostanze bituminose formatesi per incompleta carbonizzazione. Tra esse si possono citare gli idrocarburi policiclici aromatici (fenantrene, antracene, ecc.), fenoli, eterocomposti di ossigeno, zolfo e azoto. Alcuni pigmenti sono preparati in modo da sfavorire la presenza di queste sostanze, es. l’inchiostro Cinese, a base di fuliggine raccolta lontano dal punto di arrostimento; altri, es. il bistro, contengono invece un’alta percentuale di sostanze bituminose

composti inorganici: i costituenti di natura inorganica sono differenti a seconda dell’origine del pigmento. Nei neri animali c’è abbondanza di idrossiapatite e solfato di calcio, residui incombusti del materiale di partenza. Nei neri vegetali sono presenti carbonati di metalli alcalini o alcalino-terrosi (le ceneri della carbonizzazione), ma la loro presenza nel pigmento è indesiderata e solitamente sono rimossi per dilavamento.

Le caratteristiche tecniche di questi pigmenti sono ottime: si tratta di materiali ad alta stabilità chimica, permanenza, potere coprente e intensità di colore.

I neri animali e il nero di vite sono sconsigliati nella pittura a fresco, a meno che non siano purificati, in quanto le eventuali impurezze possono formare efflorescenze in ambiente alcalino.



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