La presa della parola



Scaricare 2.73 Mb.
01.06.2018
Dimensione del file2.73 Mb.



“Il carattere più ovvio della comunicazione è la sua estrema necessità: essa sola rende possibile la vita dell’individuo, cioè l’addestramento, costitutivo della natura umana, e l’inserimento del vivente nei molteplici sistemi di interazione che consentono ai gruppi e all’insieme del corpo sociale di assumere forma e identità. In relazione a questa caratteristica primaria, i modi e gli strumenti della comunicazione sono secondari”

  • “Il carattere più ovvio della comunicazione è la sua estrema necessità: essa sola rende possibile la vita dell’individuo, cioè l’addestramento, costitutivo della natura umana, e l’inserimento del vivente nei molteplici sistemi di interazione che consentono ai gruppi e all’insieme del corpo sociale di assumere forma e identità. In relazione a questa caratteristica primaria, i modi e gli strumenti della comunicazione sono secondari”

  • (M. De Certeau, La presa della parola)



Watzlawick: assioma metacomunicativo (non si può non comunicare): anche il silenzio comunica, così come tutto il linguaggio del corpo, la distanza che teniamo dagli altri etc.

  • Watzlawick: assioma metacomunicativo (non si può non comunicare): anche il silenzio comunica, così come tutto il linguaggio del corpo, la distanza che teniamo dagli altri etc.

  • L’essere umano è un essere relazionale

  • Potere è dovere: potenzialità tecniche e pratiche relazionali (perpetual contact)

  • “I media non producono da soli il miracolo della comunicazione” (De Certeau)



“La comunicazione è il mito centrale delle nostre società (…) Da un lato, l’accento è posto su tutto ciò che circola (gente, cose e saperi), sui viaggi, i trasporti e questi grandi luoghi di scambio di idee e immagini che sono le scuole e i media. Dall’altro, la nostra organizzazione sociale non cessa di sparpagliare e frammentare gruppi, individui e tradizioni, disfacendo la logica interna che strutturava i saperi passati, l’abitudine alle relazioni, la lingua del quotidiano e della memoria, adatta a ospitare gesti e parole. Nella misura in cui cresce la distribuzione di informazione in tutto lo spazio sociale, diminuiscono le relazioni tra coloro che lo praticano. La comunicazione diventa così l’incrocio, paradossale e sistematico, di informazione e relazione: la distribuzione della comunicazione aumenta, ma la sua realtà diminuisce

  • “La comunicazione è il mito centrale delle nostre società (…) Da un lato, l’accento è posto su tutto ciò che circola (gente, cose e saperi), sui viaggi, i trasporti e questi grandi luoghi di scambio di idee e immagini che sono le scuole e i media. Dall’altro, la nostra organizzazione sociale non cessa di sparpagliare e frammentare gruppi, individui e tradizioni, disfacendo la logica interna che strutturava i saperi passati, l’abitudine alle relazioni, la lingua del quotidiano e della memoria, adatta a ospitare gesti e parole. Nella misura in cui cresce la distribuzione di informazione in tutto lo spazio sociale, diminuiscono le relazioni tra coloro che lo praticano. La comunicazione diventa così l’incrocio, paradossale e sistematico, di informazione e relazione: la distribuzione della comunicazione aumenta, ma la sua realtà diminuisce

  • (M. De Certeau, La presa della Parola)



1) Cos’è la comunicazione (e cosa non è)

  • 1) Cos’è la comunicazione (e cosa non è)

  • 2) Cosa sono i media

  • 3) In quale contesto culturale comunichiamo oggi

  • (tattilità e immersività della cultura contemporanea)

  • 4) Comunicare: perché? Molti buoni motivi



Trasmissione, informazione

  • Trasmissione, informazione

  • Contatto, con-sentire



Communis (collettività)

  • Communis (collettività)

  • Cum-munus (dono, apertura all’alterità)

  • Cum-moenia (comunità)



Comunicazione = accoglienza dell’alterità; scambio di esperienze; ricerca e costruzione comune di un senso sempre in divenire

  • Comunicazione = accoglienza dell’alterità; scambio di esperienze; ricerca e costruzione comune di un senso sempre in divenire

  • “La prossimità all’altro, si scopre nella possibilità di elaborare con lui, o lei, un mondo comune che non distrugga il mondo proprio a ciascuno. Questo mondo comune è sempre in divenire” (Irigaray).

  •  Senza l’altro esistono solo monologhi

  •  Senza l’Altro, l’altro è un mio strumento o un mio nemico



Medium come milieu (senso spaziale/ambientale): stare nel mezzo  visibilità

  • Medium come milieu (senso spaziale/ambientale): stare nel mezzo  visibilità

  •  No strumenti

  •  No neutralità

  •  Invisibilità



- Strumento = “mezzo plasmato per uno scopo”. E’ un oggetto con una forma e una funzione precise; viene usato quando serve e riposto quando non serve ( I media non sono mai “deposti”: oggi viviamo in un perpetual contact, in un ambiente fortemente mediatizzato).

  • - Strumento = “mezzo plasmato per uno scopo”. E’ un oggetto con una forma e una funzione precise; viene usato quando serve e riposto quando non serve ( I media non sono mai “deposti”: oggi viviamo in un perpetual contact, in un ambiente fortemente mediatizzato).

  • - Lo stesso concetto di “strumento” è storicamente collocabile e denota la fase di inizio dell’espansione tecnologica. Per Aristotele gli utensili erano “organa”, indistinguibili da chi li usava, quasi delle protesi del soggetto (delle estensioni, dirà McLuhan). A partire dal XII secolo: fase di forte espansione tecnologica ( mulini, tecniche per irrigare i campi etc.)  dall’idea di cosmo come qualcosa che sta nelle mani di Dio a quella di mondo che sta nelle mani dell’uomo. Con l’inizio della società tecnologica nasce anche l’idea di strumento, di medium.



Lo strumento ha una forma precisa e una funzione/ Oggi i media sono multifunzionali e hanno perso i confini:

    • Lo strumento ha una forma precisa e una funzione/ Oggi i media sono multifunzionali e hanno perso i confini:
  • ° tra loro: convergenza (grazie al digitale); crossmedialità (migrazione di contenuti e linguaggi, ibridazioni) e ri-mediazione (Bolter e Grusin: il contenuto di un medium è sempre un altro medium)

  • ° con l’ambiente: condizione post-mediale bene espressa dall’idea di “continente digitale”

  •  viviamo in una condizione post-mediale, in cui i media sono “sciolti” nell’ambiente e ne sono parte costitutiva



I media “metafore attive” (da meta-ferein, trasportare), che trasportano l’esperienza e la “traducono” da un ambito a un altro, da un sensorio gerarchizzato in un certo modo a un altro. E tradurre significa, per McLuhan, “lasciar andare l’esperienza per riafferrarla in modo nuovo”.

  • I media “metafore attive” (da meta-ferein, trasportare), che trasportano l’esperienza e la “traducono” da un ambito a un altro, da un sensorio gerarchizzato in un certo modo a un altro. E tradurre significa, per McLuhan, “lasciar andare l’esperienza per riafferrarla in modo nuovo”.

  • “il medium è il messaggio”: critica della presunta neutralità dei media, che non hanno influenza tanto per i contenuti che ci comunicano, quanto per “mutamento di proporzioni, di ritmo o di schemi che introducono nei rapporti umani”(Gli strumenti del comunicare)



“Ciascun mezzo di comunicazione è un’unica forma d’arte, che dà prominenza a un gruppo di possibilità umane a scapito di un altro. Ciascun mezzo d’espressione modifica profondamente la sensibilità umana in modi principalmente inconsci e imprevedibili” (McLuhan, Il paesaggio interiore)

  • “Ciascun mezzo di comunicazione è un’unica forma d’arte, che dà prominenza a un gruppo di possibilità umane a scapito di un altro. Ciascun mezzo d’espressione modifica profondamente la sensibilità umana in modi principalmente inconsci e imprevedibili” (McLuhan, Il paesaggio interiore)

  • “Il punto è che ogni volta che usiamo un’estensione tecnologica di noi stessi, necessariamente la abbracciamo. Ogni volta che guardiamo la TV o leggiamo un libro, assorbiamo queste estensioni di noi stessi nel nostro sistema individuale, e sperimentiamo una automatica ‘chiusura’ o uno spostamento della percezione; non possiamo sfuggire a questo continuo abbraccio delle nostre tecnologie quotidiane, a meno che non sfuggiamo alle tecnologie stesse e ci ritiriamo in una caverna come eremiti” (McLuhan, Intervista a Playboy).



Etimologicamente ambiens è “la materia fluida che gira intorno alla cosa, l’aria che la circonda”

  • Etimologicamente ambiens è “la materia fluida che gira intorno alla cosa, l’aria che la circonda”

  • L’aria è invisibile: rischio dell’ “idiota tecnologico”



“Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: - Che cavolo è l’acqua?”

  • “Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: - Che cavolo è l’acqua?”

  • (David Foster Wallace, Questa è l’acqua)

  •  



“Comprendere è aver vinto mezza battaglia. Lo scopo fondamentale del mio lavoro è veicolare questo messaggio, che solo comprendendo come i media estendono l’essere umano, possiamo guadagnare controllo su di essi (…) Nessuno può sfuggire a questo attacco ambientale, perché, letteralmente, non c’è un posto dove nascondersi. Ma se riusciamo a diagnosticare cosa sta accadendo, possiamo ridurre la violenza del vento del cambiamento e portare gli aspetti migliori della vecchia cultura visuale, in questa fase di transizione, in pacifica coesistenza con la nuova società retribalizzata”. (McLuhan)

  • “Comprendere è aver vinto mezza battaglia. Lo scopo fondamentale del mio lavoro è veicolare questo messaggio, che solo comprendendo come i media estendono l’essere umano, possiamo guadagnare controllo su di essi (…) Nessuno può sfuggire a questo attacco ambientale, perché, letteralmente, non c’è un posto dove nascondersi. Ma se riusciamo a diagnosticare cosa sta accadendo, possiamo ridurre la violenza del vento del cambiamento e portare gli aspetti migliori della vecchia cultura visuale, in questa fase di transizione, in pacifica coesistenza con la nuova società retribalizzata”. (McLuhan)



L’ambiente è tanto più invisibile, quanto più la cultura è immersiva: più siamo dentro, meno vediamo ( ruolo degli “immigrati digitali”)

  • L’ambiente è tanto più invisibile, quanto più la cultura è immersiva: più siamo dentro, meno vediamo ( ruolo degli “immigrati digitali”)

  • Le tre ere di McLuhan:

    • era tribale (oralità e coinvolgimento)
    • era visiva (astrazione e distacco)
    • era tattile (immersione e annullamento distanze)




“Fisicizzazione” del rapporto con le tecnologie:

  • “Fisicizzazione” del rapporto con le tecnologie:

  • miniaturizzazione

  • portabilità  mobilità (rivoluzione della radio a transistor e del walkman)

  • individualizzazione

  • convergenza

  • interfacce user friendly e tattilità (magia: un “tocco” fa accadere le cose”)



Estensione vs localizzazione

  • Estensione vs localizzazione

  • Riduzione distanza, autoreferenzialità vs conoscenza (Kant)

  • Sinestesia (convergenza sensoriale)

  • (Magia)



Nancy: vero è ciò che mi tocca

  • Nancy: vero è ciò che mi tocca

  • (La verità ci tocca, ma non tutto ciò che ci tocca è vero!)

  • Kant (Antropologia pragmatica): capacità di alcuni sensi (l’udito, l’olfatto), di darci una percezione della realtà senza rappresentazione: ci dicono qualcosa sull’esistenza, ma non sulla forma

  • Il tatto ci consente di conoscere la forma, ma nella “convergenza sensoriale” sta diventando sempre meno strumento di conoscenza dell’oggetto e sempre più fonte di piacere/dispiacere per il soggetto.

  •  rischio che il vero diventi “ciò che mi tocca piacevolmente”





Dal senso come significato (dimensione semantica; direzione visuale) al senso come coinvolgimento sensoriale (la verità è ciò che mi tocca)

  • Dal senso come significato (dimensione semantica; direzione visuale) al senso come coinvolgimento sensoriale (la verità è ciò che mi tocca)

  • Dal voler dire al saper sentire

  • Dalla verità come evidenza di “altro” all’autenticità come sentire intensificato di sè















Liberarsi dal determinismo tecnologico e realizzare la vocazione relazionale umana (intenzionalità e libertà)

  • Liberarsi dal determinismo tecnologico e realizzare la vocazione relazionale umana (intenzionalità e libertà)

  • Estendere i nostri spazi di esperienza e relazione, di conoscenza di sé e incontro con l’altro (opportunità di incontro e vicinanza)

  • Ritessere la socialità e il “luoghi comuni” in un mondo frammentato e sfilacciato (gestione della complessità e manutenzione delle relazioni)

  • Rigenerare l’esperienza e la riflessività attraverso il “giro lungo” della condivisione (estroflessione; ruolo dell’altro)

  • Riattualizzare la questione del senso (significato/direzione)

  • Rispondere al bisogno di realtà e di pienezza

  • Connettere particolare-unico (testimonianza) e universale (verità)

  • Abbattere la prigione dell’immanenza e aprirsi alla trascendenza e all’Altro che ci libera

  • ……



“Stabiliamoci nell’ambiente divino. Lo troveremo nella zona più intima delle anime, e nella parte più consistente della materia. Vi scopriremo, insieme alla confluenza di tutte le bellezze, il punto ultra-vivo, il punto ultra-sensibile, il punto ultra-attivo dell’universo, E, ad un tempo, sperimenteremo come si organizzi senza sforzo, nel profondo di noi stessi, la pienezza delle nostre capacità di agire e di adorare”.

  • “Stabiliamoci nell’ambiente divino. Lo troveremo nella zona più intima delle anime, e nella parte più consistente della materia. Vi scopriremo, insieme alla confluenza di tutte le bellezze, il punto ultra-vivo, il punto ultra-sensibile, il punto ultra-attivo dell’universo, E, ad un tempo, sperimenteremo come si organizzi senza sforzo, nel profondo di noi stessi, la pienezza delle nostre capacità di agire e di adorare”.

  • (Teilhard de Chardin)







Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale