La presente sentenza è resa nel procedimento penale nei confronti di Giuseppe calo’, Flavio carboni, Ernesto diotallevi, imputati in ordine ai reati di cui agli articoli 10, 575, 576 nr e 577 nr



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PREMESSA

La presente sentenza è resa nel procedimento penale nei confronti di Giuseppe CALO’, Flavio CARBONI, Ernesto DIOTALLEVI, imputati in ordine ai reati di cui agli articoli 110, 575, 576 nr.1 e 577 nr.3 codice penale per l’omicidio premeditato in danno di Roberto CALVI. La decisione è stata adottata in conseguenza dell’atto di appello del pubblico ministero avverso la sentenza assolutoria pronunciata il 6 giugno 2007 dalla II Corte di Assise di Appello di Roma. Nel corso dell’iter del dibattimento in appello è stata già dichiarata inammissibile, per i motivi che si richiamano, sia l’impugnazione formulata nell’interesse di Silvano VITTOR sia quella, correlativa, avanzata incidentalmente dal pubblico ministero. L’atto di impugnazione nei confronti di Giuseppe CALO’, Flavio CARBONI, Ernesto DIOTALLEVI, costituisce un rilevantissimo, e forse definitivo, contributo indispensabile per cogliere l’intreccio che ha accompagnato la vicenda del Banco Ambrosiano, determinandone l’affermazione finanziaria prima ed il tracollo poi. Indissolubilmente legata a questa stessa parabola è la vicenda tragica del banchiere. Lo scenario in cui l’accusa iscrive la vicenda, a partire dalla natura omicidiaria della morte del banchiere, non solo non è smentito dalla presente decisione ma deve dirsi consolidato in forza della testimonianza resa da Massimo CIANCIMINO. Costui, in particolare, ha deposto, in sede di riapertura dell’istruttoria dibattimentale, in ordine alle relazioni intrattenute dal padre col banchiere ucciso, relazioni intese a riciclare il danaro provento da illeciti commessi dall’associazione mafiosa “cosa nostra”. Massimo CIANCIMINO, in particolare, ha esplicitato i meccanismi concreti già ipotizzati dai consulenti dell’accusa attraverso i quali i denari dei mafiosi tramite lo sportello IOR e le cassette di sicurezza ivi aperte sono stati esportati dal Banco Ambrosiano.

Tuttavia, fermo l’indicato scenario, questa non può che essere la sede in cui, a partire da quelle provate e gravi cointeressenze che di volta in volta il pubblico ministero ha evidenziato, si trascorre alla valutazione della prova del ruolo da ciascuno degli imputati svolto nella soppressione del banchiere. In questo ambito, e ferma l’indicata complessità, due aspetti sembrano rivestire preminente interesse. Tali elementi, che pure non esauriscono ogni riflessione, si intende qui subito scandire nel tentativo di contribuire ad una chiave di lettura che individui due tra i cardini ritenuti essenziali.

Pur consapevole della valenza indiziaria dell’intreccio di interessi che cementava gli imputati, può, allora, richiamarsi, innanzitutto, l’aspetto concernente l’apprezzamento delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, aspetto che sembra maggiormente, ma non esclusivamente, incidere nella valutazione della posizione dell’imputato Pippo CALO’ nel prospettato ruolo di mandante. Altro aspetto concerne la valutazione da attribuirsi alle numerose e reiterate menzogne degli imputati; ciò che afferisce, più specificatamente, alla posizione di Flavio CARBONI il cui contributo materiale al delitto sarebbe consistito nell’addurre il banchiere a Londra, consapevolmente ponendolo nella situazione tale da rendere poi possibile la fisica apprensione e la soppressione.

Relativa autonomia, pur con la riserva già formulata, assume la posizione di Ernesto DIOTALLEVI il cui contributo più concreto sarebbe consistito nel fornire i documenti falsi utili per l’espatrio clandestino del banchiere, contributo reso nella consapevolezza, così prospetta l’accusa, che col favorirne l’espatrio si sarebbe contribuito alla realizzazione del piano teso alla soppressione di Roberto CALVI.

Anche tenuto conto della ritenuta inammissibilità dell’impugnazione avanzata dalla difesa di Silvano VITTOR, le determinazioni assunte in questo grado di giudizio confermano quelle adottate dal giudice di primo grado.

Molte circostanze e molti argomenti su cui l’accusa ora richiama l’attenzione non sono stati ignorati dal giudice di primo grado e sono anzi stati persuasivamente confutati anche con gli argomenti che saranno ricordati nelle pagine che seguono. Esse, nella parte in cui indicano i percorsi argomentativi del primo giudice, enunciano, dunque, profili sempre condivisi da entrambe le Corti di merito. Necessario è, dunque, operare, anche per un evidente principio di economia, un generale riferimento a quanto espresso con la sentenza appellata noto essendo che, nel giudizio di appello, è consentita la motivazione "per relationem", con riferimento alla pronuncia di primo grado, nel caso in cui le censure formulate a carico della sentenza del primo giudice non contengano elementi di novità rispetto a quelli già esaminati e disattesi dallo stesso – cfr da ultimo Sez. 4, Sentenza n. 38824 del 17/09/2008 Ud. (dep. 14/10/2008 ) Rv. 241062 –. La ricomposizione, dunque, degli argomenti dei giudici di merito richiede imprescindibilmente un approccio che combini quanto già rilevato dal primo giudice con quanto altro costituisce ulteriore supporto per pervenire alle medesime conclusioni. Deve essere, inoltre, rilevato che gli elementi di criticità sollevati con l’impugnazione, anche quando condivisibili, non sono apparsi mai a questa Corte tali da rilevarsi decisivi o da far indurre a superare quel dubbio rilevante ex art. 530 cpv c.p.p.

Infine si osserva in premessa, ciò correlandosi alla definizione dei rapporti tra la presente motivazione e quella di primo grado, che la “provvista argomentativa” accusatoria è risultata consolidata, sia pure, come si dirà in maniera non risolutiva, per effetto della riapertura dell’istruttoria dibattimentale che ha confermato talune conclusioni: cosa nostra, nelle sue varie articolazioni, impiegava il Banco Ambrosiano e lo IOR come tramite per massicce operazioni di riciclaggio. Il fatto nuovo, rispetto alle acquisizioni di primo grado, consiste nella assunzione del dato per cui tali operazioni avvenivano quanto meno anche ad opera di Vito CIANCIMINO, oltre che di Giuseppe CALO’. Ciò, tuttavia, se conferma la possibilità di individuare un valido movente dell’omicidio, allarga la platea delle persone a cui tale movente è possibile riferire. Il mancato soddisfacimento delle aspettative che le consorterie mafiose si erano proposte di conseguire affidando il danaro alle iniziative di CALVI, avrebbe potuto determinare il coinvolgimento nella reazione non solo di CALO’ ma di quanti altri si fossero trovati a svolgere analoghi ruoli di interfaccia tra mafia ed Ambrosiano. Tutto questo, oltre a quanto altro sul punto si dirà in ordine a diverse causali distinte o convergenti, causali varie del resto enunciate in imputazione, rende non assolutamente dirimente l’individuazione del movente legato al riciclaggio del danaro di provenienza mafiosa. Né, peraltro, è facile immaginare quante altre persone fossero a conoscenza dell’espatrio clandestino. Di certo vi è che l’imputato DIOTALLEVI consegnò il passaporto falso di cui si avvalse la vittima alla presenza e con il coinvolgimento, oltre che di PELLICANI segretario di CARBONI, di un’altra persona mai identificata e che del soggiorno londinese del banchiere dovevano esser state seminate non poche tracce che, infatti, consentirono agli inquirenti italiani di orientare pressoché immediatamente le loro ricerche in ordine a CARBONI, a VITTOR e alle sorelle KLEINSING quali persone coinvolte nell’espatrio clandestino del banchiere.




Le imputazioni e gli esiti del giudizio di primo grado

Con la sentenza impugnata sono stati giudicati CALO’ Giuseppe, DIOTALLEVI Ernesto, CARBONI Flavio, KLEINSZIG Manuela, VITTOR Silvano in quanto


IMPUTATI

CALO' Giuseppe, DIOTALLEVI Ernesto, CARBONI Flavio, KLEINSZING Maunela:


“A”

Per il delitto di cui agli artt. 110, 575, 576 nr. 1 e 577 nr. 3 del codice penale perché, in concorso tra loro e con altri non ancora tutti identificati, avvalendosi delle organizzazioni di tipo mafioso denominate "cosa nostra" e "camorra", cagionavano la morte, a Londra, venerdì 18 giugno 1982, di Roberto CALVI (presidente del consiglio di amministrazione e consigliere delegato del Banco Ambrosiano, sino al 17 giugno 1982, allorché gli venivano revocati tutti i poteri spettantigli), al fine di:



  1. punirlo per essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro appartenenti alle predette organizzazioni criminali e, in particolare, all'associazione mafiosa denominata "cosa nostra", recuperati (in tutto o in parte) prima del suo assassinio;

  2. conseguire l'impunità, ottenere e conservare il profitto dei delitti di riciclaggio posti in essere tramite il Banco Ambrosiano e le società collegate allo stesso e in concorso nelle distrazioni delle ingenti somme di denaro effettuate in danno del suddetto istituto di credito e delle società allo stesso collegate;

  1. impedirgli di esercitare il potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico istituzionali, della massoneria, della loggia "P2" e dello IOR, con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di denaro, anche provenienti da "cosa nostra" e da enti pubblici nazionali.

Omicidio consumato con le seguenti condotte preparatorie ed esecutive:

Giuseppe CALO' — appartenente all'associazione denominata "cosa nostra", con il ruolo di capo mandamento di Porta Nuova, incaricato di gestire ed investire grandi quantitativi di denaro provento e profitto dell'attività criminosa della suddetta associazione criminale — impartiva disposizioni ad altri associati per delinquere, tra i quali, anche Vincenzo CASILLO (deceduto il 29.01.1983, esponente di rilievo dell'associazione criminale denominata "nuova camorra organizzata" diretta da Raffaele CUTOLO), i quali – in concorso con altri, taluni dei quali ancora non identificati – cagionavano la morte di Roberto CALVI per asfissia, mediante strangolamento ed impiccagione in Londra, sotto il ponte di Blackfriars, sul Tamigi, con modalità tali da simulare il suicidio.

Dopo essersi appropriato di 19 milioni di dollari, erogati dal Banco Ambrosiano in tre soluzioni a partire dal febbraio e sino al giugno 1982 (rispettivamente, di quattro milioni di dollari il 17.02.82; di cinque milioni di dollari il 28.04.82 e con valuta il 30.04.82; di dieci milioni di dollari il 03..06.82 e con valuta il 1° giugno) ed aver beneficiato di finanziamenti erogati a società allo stesso riconducibili, Flavio CARBONI induceva Roberto CALVI ad affidarsi completamente alle sue indicazioni con il pretesto di trovare una soluzione alle pressanti difficoltà giudiziarie e per recuperare le risorse finanziarie necessarie a risolvere le problematiche finanziarie del Banco Ambrosiano e del circuito societario e bancario allo stesso riconducibili, avvalendosi dell'apporto di Ernesto DIOTALLEVI, della sua compagna Manuela KLEINSZIG e di altri; organizzava la fuga di CALVI dall'Italia; curava dettagliatamente ogni spostamento; assicurava il suo costante controllo e l'arrivo a Londra (martedì 15 giugno 1982, proveniente da Innsbruck, a bordo di un aereo privato) al Chelsea Cloister - opportunamente e precedentemente individuato; faceva in modo che la vittima venisse prelevata dagli esecutori materiali dell'omicidio nel momento e nel luogo convenuti.
Dopo che Roberto CALVI nei giorni immediatamente successivi all'attentato a Roberto ROSONE aveva disposto il trasferimento di una somma di cinque milioni di dollari su un suo conto corrente acceso presso la filiale dell'aeroporto di Ginevra della UBS (somma nella quasi totalità poi trasferita su due conti intestati a CARBONI), Manuela KLEINSZIG collaborava costantemente con CARBONI nella fase organizzativa ed esecutiva del piano di allontanamento di CALVI dall'Italia (contestualmente il 10 giugno 1982 Manuela KLEINSZIG riceveva su un suo conto corrente, acceso presso la UTO Bank di Zurigo, da Flavio CARBONI un importo di un milione di dollari proveniente dalla provvista di dieci milioni di dollari, a sua volta, ricevuta da Roberto CALVI); assicurava al banchiere ospitalità nella propria abitazione di Klagenfurt; accompagnava a Londra Flavio CARBONI, svolgendo una funzione di copertura dello stesso, allontanandosi precipitosamente da Londra, senza Flavio CARBONI, subito dopo la morte di Roberto CALVI.

In ragione dei rilevanti rapporti economici e criminali che lo legavano a Giuseppe CALO' ed a Flavio CARBONI ed anche in virtù di personali interessi della medesima natura (si appropriava o, comunque, percepiva denaro del Banco Ambrosiano: il 15 marzo e il 3 maggio 1982 fruiva di due bonifici, effettuati da Flavio CARBONI, rispettivamente, di 23.440 dollari e di 530 mila dollari sul suo conto corrente numero 699433, acceso presso l'UBS di Lugano), Ernesto DIOTALLEVI svolgeva una funzione di diretto collegamento tra CALO', mandante dell'omicidio, e Flavio CARBONI e forniva il proprio determinante contributo all'esecuzione del piano criminoso, anche collaborando fattivamente all'allontanamento clandestino di Roberto CALVI dall'Italia, curando la falsificazione e la consegna a questi di un falso passaporto sul quale veniva apposta una sua effigie, intestato a "Gian Roberto Calvini", rinvenuto sul cadavere del banchiere, assicurava la necessaria assistenza all'esecuzione del piano criminoso, recandosi in Svizzera, contemporaneamente alla presenza di Roberto CALVI e attraverso costanti contatti con Flavio CARBONI, con il quale si incontrava a Zurigo il 14.06.1982.

Con la recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale per Giuseppe CALO'.

Con la recidiva generica e reiterata per Flavio CARBONI ed Ernesto DIOTALLEVI. Con l'aggravante di aver commesso il fatto con premeditazione.

Delitto commesso in Londra il 18 giugno 1982




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