La psiche del consumo


Il Sé: i processi di affettività, di relazione, di simbolizzazione



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3.2.2 Il Sé: i processi di affettività, di relazione, di simbolizzazione.
Il sistema del Sé si riferisce invece ai processi affettivi e più in generale alle modalità di adattamento cui abbiamo dovuto ricorrere per tutto il tempo in cui il sistema dell’Io non era ancora in grado di operare efficacemente, quindi nelle fasi iniziali della nostra vita, fino ai 4-5 anni. Per Freud va sotto il nome di “inconscio”; nella visione positivista e borghese i processi del Sé erano visti come il resto irrazionale della personalità umana, che si sottrae al dominio dell’Io. Così lo stato di pazzia era visto come una debolezza di forza e rigorosità dell’Io, tanto da essere facilmente confusa con una condizione di debolezza morale e di colpevolezza (nascita dell’elettroshock per curare le devianze mentali). Anche la socializzazione, accettata l’idea che il bambino sia un piccolo selvaggio, risente di questa mentalità. Rispetto a questa ideologia originaria è caduta l’idea di una componente “istintiva” monolitica e selvaggia, grazie allo sviluppo dell’etologia e della genetica contemporanea: è caduta la convinzione di una necessaria conflittualità tra la razionalità (Io) e l’irrazionalità (Sé), da Piaget in avanti si è mostrata l’integrazione tra i processi di queste due dimensioni, sinergico e completare. Il Sé è l’insieme di quei processi affettivi di base che tendono a creare, alimentare e mantenere un legame relazionale con quegli “oggetti affettivi” che rappresentano la garanzia di sopravvivenza biologica prima e psicologica poi. La relazione di cura parentale dà al neonato rassicurazione ed argine all’angoscia (processo di attaccamento), avviene attraverso segni totalmente non verbali. In questa fase se tutto va bene si crea la “fiducia di base” che costituisce lo zoccolo duro della autostima. Progressivamente si entra nella fase della separazione (intorno alla fine del primo anno di vita), in cui il bambino inizia a differenziarsi dalle figure parentali, a percepire il proprio corpo come diverso da quanto sta intorno. Questo scatena l’angoscia di separazione, intollerabile perché il bambino non dispone ancora di un appoggio interno (identità). Il bambino può sapere se c’è e chi è solo attraverso il rispecchiamento da parte degli altri che categorizzano il bambino e gli comunicano se lui c’è e che è maschio piuttosto che femmina, vivace piuttosto che tranquillo, ecc. ecc. Si attivano nel bambino dei processi che hanno la funzione di proteggerlo dalla angoscia di separazione, processi di identificazione e proiezione grazie ai quali il bambino può “portare dentro di sé” le figure parentali, realizzando quindi una “vicinanza psicologica” che sostituisce quella fisica. Ci sono anche altri processi destinati a compensare la frustrazione per la separazione: il ricorso alla sfera di esperienza transizionale, cioè alla confusione tra realtà e fantasia da cui si genera il gioco e la possibilità di sostituire la fantasia alla realtà. È un’attività di carattere simbolico (come il gioco del rocchetto). Poi c’è la scissione tra oggetto buono e oggetto cattivo (Klein): la frustrazione genera aggressività di carattere distruttivo, il bambino scinde l’oggetto d’amore in una parte buona e in una cattiva, identificandosi con la prima e proiettando sulla seconda le proprie fantasie distruttive e vendicative. Terzo meccanismo, è quello di produrre fantasie compensative di controllo, di dominio, di possesso: si cerca di controllare totalmente l’oggetto d’amore, con capricci e ricatti per evitare il pericolo di essere abbandonato. Oltre questa fase, c’è l’avvio vero e proprio del processo di individuazione. La motricità è molto buona, così come la sua capacità di rappresentazione, il linguaggio, il ragionamento, la memoria e l’attenzione: il bambino è una persona vera e propria, e desidera dimostrarsi non inferiore agli adulti ed esibire le proprie competenze e capacità, che a lui paiono grandiose e uniche. Successivamente invidia e esibizione cedono il passo a imitazione e senso di vergogna, alla fine emergono senso della interiorità privata (distinzione fra pubblico e privato), la dinamica prestazione/merito e i criteri di vittoria/sconfitta.



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