La psiche del consumo



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3.3.1 Ego-centrismo
Noi pensiamo che sia la nostra auto-coscienza ad organizzare il senso dell’esperienza e il programma dell’azione. (vedere disegno pag. 110). Ma la ricerca psicologica ha sottolineato che stabilità, coerenza e contenuti dell’Io non sono un “dato” ma un costrutto cognitivo. La percezione ordinata della realtà è una interpretazione effettuata da processi cognitivi di cui l’Io finale non è per nulla consapevole (vedere disegno pag. 112). Il lavoro cognitivo ha una propria dinamica sinergica; svolge una funzione di “filtro” dell’Io, organizzando i dati in informazioni sulla base di assunti neurologicamente prefissati e sintonizzandosi su attese, ipotesi e abitudini. Questo lavoro appare proteso alla ricerca di due risultati: 1) cerca la regolarità per rendere prevedibile l’ambiente e di programmare l’azione in modo sicuro, per collegare effetti a segnali anticipatori (come nel riflesso condizionato). Se nel rapporto affettivo primario manca la regolarità il bambino non forma efficacemente i primi schemi e può non sviluppare correttamente i propri processi cognitivi. 2) la struttura neurologica ha anche bisogno di novità, sorpresa e esplorazione, accanto a quello di regolarità. Amiamo la novità e la variazione di uno schema noto (si vede già nei bambini).

In sostanza il filtro cognitivo cerca regolarità ma anche modificazioni, ma non stravolgenti, perché non avremmo alcune ipotesi preliminare di comprensione. Lo studio di questo filtro costituisce oggi per la psicologia cognitivista il campo centrale di indagine ed è strettamente collegato al linguaggio, in cui aspetti innati e acquisiti si fondono armoniosamente.





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