La psiche del consumo


Per una psicologia del desiderio



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3.5 Per una psicologia del desiderio
Oggi siamo ancora disarmati nella comprensione del desiderio, che nasce dalla mancanza, o meglio dallo spazio tra la meta rappresentata (o ricordata) e l’esperienza della frustrazione (mancanza attuale della meta). Gli istinti (pulsioni) umani consentono lo spostamento della meta originaria a mete diverse: questo dipende dall’ampiezza e dalla versatilità dell’apprendimento umano, che avviene nella fase di sviluppo in cui l’Io ancora non è maturo e operante (bambino), e gode di una pressoché indefinita gamma di possibilità di scomposizione e ricomposizione della pulsione naturale. Il desiderio è parte dell’area ludica in quanto sfrutta la possibilità di confondere e mixare realtà e fantasia. Il desiderare implica la presenza di una aspettativa, quindi di uno schema anticipatorio che guida a scrutare il reale in attesa di segnali anticipatori dell’apparire reale della meta. Nella fantasticheria (condizione naturale del desiderio), la possibilità di appagamento non è condizionata dalla realtà. Gli oggetti di consumo hanno tre valenze di meta: 1) degli affetti primari (irrazionale inconscia); 2) di autorappresentazione e di rappresentazione della nostra identità; 3) di estensione del proprio Sé attraverso l’incorporazione di protesi che ampliano le possibilità fisiche, psichiche ed emotive.



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