La psiche del consumo


L’oggetto della psicologia dei consumi nella cultura postmoderna



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L’oggetto della psicologia dei consumi nella cultura postmoderna

La psicologia dei consumi non ha ancora né un metodo né un oggetto “dominanti”. Come oggetto, possiamo dire che questo sia il consumo, un fenomeno che acquista senso e spessore all’interno della società postmoderna, dove il venir meno del presupposto della universalità della ragione e della possibilità della consapevolezza autocosciente lascia il posto ad una visione frammentata, fluida e contestuale della ragione e della costruzione di senso. Arriviamo al postmoderno attraverso varie tappe: si parte dalla “fausse conscience” di Marx, Nietsche e Freud, quindi si passa per il trionfo della tecnologia definito da Galimberti, e infine si approda all’accelerazione della comunicazione e della globalizzazione. Ora consumare significa non solo acquistare, ma commodificare (cioè modificare la qualità della vita) la nostra vita con beni acquistabili simbolicamente, cioè attraverso la moneta, che sostituisce oggetti e prestazioni sganciando il consumatore dalla concretezza dello scambio materiale di “fatiche produttive”. Si passa dalla dimensione della “carenza” (si scambia perché non si ha qualcosa) a quella della espansione narcisista. Il consumo nella realtà contemporanea è più sintono ad un Sé che non è più l’Io razionale universale autocosciente, ma il Self emotivo, espressivo, interattivo, fluido e relazionale. La razionalità di scelta non sta nel processo di calcolo di convenienza, sta nella confusione che questo acquisto offre tra realtà e potenzialità, tra identicità attuale e identità potenziale.








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