La relazione tra dolo e condizione e la natura della qualità che può perturbare gravemente IL consorzio di vita coniugale



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La relazione tra dolo e condizione e la natura della qualità che può perturbare gravemente il consorzio di vita coniugale

Héctor Franceschi

1. Premessa


In questo commento giurisprudenziale analizzeremo le due decisioni che pubblichiamo in questo volume, una sentenza c. Pica del Tribunale Regionale Pugliese, del 20 marzo 2014, nella quale si dichiara la nullità di un matrimonio per condizione futura nell’attore e per dolo incusso dalla convenuta; e il decreto di conferma della Rota Romana, c. Pinto, del 28 maggio 2015, nel quale si conferma la decisione di prima istanza ma solo per il capo del dolo ex can. 1098.

Dato che il decreto rotale ha confermato solo il capo del dolo, in questo commento centrerò l’attenzione su questo capo, benché prima, per ragioni di completezza, dirò qualcosa sulla condizione futura e i suoi requisiti, poiché è proprio la mancanza di uno dei requisiti che la giurisprudenza rotale considera fondamentali nella fattispecie della condizione — l’esistenza del dubbio — quello che spinse i giudici rotali a limitarsi al solo capo del dolo.

Molto si è scritto sul dolo come capo di nullità del matrimonio1. Una questione che, però, ritengo fondamentale, è quella della relazione oggettiva tra azione dolosa, conseguenze del dolo e natura della relazione coniugale. Questo fatto, poi, si rende più evidente analizzando il canone 1098, nel quale si fa un riferimento esplicito al “consortium vitae coniugalis”, senza che ci sia nella dottrina e nella giurisprudenza un chiaro accordo sul significato del termine “consortium” utilizzato in questo canone, tanto che il termine viene tradotto in modi diversi nelle lingue moderne: consorzio, comunità, vita coniugale2.

La causa è molto interessante sia dal punto di vista in iure che in facto, perché tanto i giudici di prima istanza quanto il turno rotale non si limitano a verificare se ci sia stato o meno il dolo ma, a mio avviso, tentano di spiegare il fondamento stesso della fattispecie del dolo, mettendo al centro uno degli aspetti che spesso sono oggetto di contrasto nella dottrina e nella giurisprudenza su questa fattispecie, che è la definizione stessa di “qualità dell’altro contraente” e quale è il modo di discernere che una qualità “può perturbare gravemente il consorzio di vita coniugale”.

Le due decisioni che pubblichiamo presentano degli spunti interessanti riguardo al significato ed il contenuto dell’espressione normativa del canone 1098: «circa aliquam alterius partis qualitatem, quae suapte natura consortium vitae coniugalis graviter perturbare potest». Cosa significa l’espressione “qualità”? Quali sono i criteri per determinare che una qualità può perturbare gravemente il consorzio di vita coniugale? Si può affermare che una circostanza rientra nella nozione di “qualità dell’altro contraente”? Sono queste le domande che si pongono i giudici, e alle quali tentano di dare risposta nelle decisioni, tema che analizzerò dopo una breve presentazione del caso oggetto delle due decisioni.




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