La Rosa Canina dei Baskerville



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03.04.2019
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La Rosa Canina dei Baskerville

di Philip Weller




Parte I - Holmesiani e Sherlockiani ovvero Doyleani ed Ecofili



Il nome della rosa (ROSA) è stato pubblicato da Umberto Eco (ECO) nel 1980 ed è stato subitamente e giustamente riconosciuto come uno dei migliori libri del ventesimo secolo. Si tratta di un volume eruditissimo, capace di suscitare profonde discussioni su vari argomenti in molti campi di studio accademico, costruito in modo attraente attorno a quella che pare essere una semplice detective story. Ma l’apparenza, lo si sa, inganna, e ciò gioca un ruolo cruciale in tutta la questione. Qui non discuteremo solamente su due differenti approcci allo studio del Canone holmesiano, ma su due differenti, anzi concomitanti, approcci a ROSA.
Molto di quello che è stato scritto su ROSA ed Holmes è Sherlockiano – e cioè statunitense - piuttosto che Holmesiano – ossia Europeo. Del resto non si può non lamentare un’assenza di approfondimento storico e letterario in un paese la cui unica cultura generalizzata è quella pop. Ed anche nella cerchia di studiosi del Sacro Canone l’anti-intellettualismo americano ha prodotto un basso livello di scholarship rispetto a quanto è stato prodotto in Europa. Ciò non significa che negli Stati Uniti non ci siano stati seri studi sui collegamenti tra ACD ed ECO, ma piuttosto che essi sono stati svolti nei più specifici dipartimenti di letteratura di alcune università. E questo a maggior gloria dei Doyleani e degli Ecofili, più avvezzi al metodo europeo di studio ed approfondimento. Ad onor del vero, però, va notato che anche in Europa, segnatamente in Francia, ci sono species del genus Sherlockiano. Questa apparentemente futile distinzione tra Sherlockiani ed Holmesiani ci tornerà particolarmente utile quando, in seguito, considereremo le differenze che esistono tra Guglielmo ed Holmes. Uno dei tanti contributi di ECO allo studio della letteratura è lo sviluppo di una metodo in grado di distinguere tra valide ed invalide forme di interpretazione del testo: in particolare quello che egli chiama interpretazione e sovrainterpretazione.
Il Grande Gioco Holmesiano, nel quale Holmes e Watson vengono considerati realmente esistiti, ed ACD vien visto come l’agente letterario del Dottor Watson, pare essere un esempio perfetto di sovrainterpretazione. In verità qui verranno presentati esempi di estrapolazioni ed interpolazione dal Canone holmesiano. Quando il gioco è giocato accuratamente, questi sviluppi rimangono relegati nelle costrizioni storiche, geografiche e letterarie del materiale presente nel Canone, e quindi possono essere visti come valide forme di interpretazione. Il Mediocre Gioco Holmesiano invece non considera tali limitazioni ed è per questo che spesso produce risultati inaccettabili. Anche noi incorriamo, è vero, in anacronismi, teorie contraddittorie e fraintendimenti tra testo e contesto del Canone ed è ad essi che penso quando mi riferisco alle forme non valide di interpretazione. La distinzione di ECO sopra accennata, tra valida ed invalida interpretazione, comunque, è stata sviluppata in risposta al modo con cui molte forme di critica letteraria post-moderna tendono a rifiutare il ruolo centrale dell’autore in comparazione a quello del lettore del testo. Ferma restando la primaria importanza del lettore, ECO estende la divisione post-moderna tra intenzione dell’autore (intentio auctoris) e quella del lettore (intentio lectoris) aggiungendo un terzo punto di vista: l’intenzione dell’opera in sé stessa (intentio operas). Ciò per focalizzare non solo sui limiti dell’interpretazione che esistono nel testo, ma anche sul modo in cui il testo stesso incoraggia il lettore a raggiungere valide interpretazioni allo scopo, insomma, di creare quello che ECO chiama Il Lettore Modello, colui il quale tende ad interpretare il testo nel modo inteso dall’autore. Questa considerazione è di primario interesse per i Doyleani e gli Ecofili, come del resto vedremo più oltre, mentre ora esamineremo alcune comparazioni tra ROSA ed il resto del Canone Holmesiano già individuate dagli Sherlockiani.
Anzitutto va notato un difetto in molte dissertazioni Sherlockiane e su ROSA, e ciò in quanto molti Sherlockiani non seguono alla lettera neppure le regole del loro Gioco Mediocre. Essi infatti accettano prontamente che ACD operò da agente letterario nel pubblicare i resoconti delle avventure di Holmes scritti da Watson. Ma a causa del loro provincialismo essi non colgono correttamente la dimensione storica e non considerano che ECO, a sua volta, ha agito da agente letterario di Adso nel pubblicarne i resoconti delle avventure con Frate Guglielmo. Così essi accusano ECO di aver mutuato molti spunti del Canone dalle pubblicazioni di ACD. Nel far questo essi , a ben vedere, non applicano per ECO le stesse regole del Gioco che applicano ad ACD. Dobbiamo inoltre notare che mentre i resoconti di Watson erano relativi ad eventi che sono accaduti tra il 1874 ed il 1914, quelli di Adso sono relativi ad eventi che accaddero nel 1327. Se qualche mutuo c’è stato, dunque, esso deve essere intercorso da Adso a Watson. Un altro punto da tener bene a mente, comunque, è che né ACD né ECO erano agenti letterari passivi. Elementi dello stile di ACD e di ECO, rintracciabili in scritti non-watsoniani e non-adsiani, sono presenti nel Canone ed in ROSA e ci forniscono preziosi spunti interpretativi. Dato che ECO ha pubblicato il resoconto di Adso molto tempo dopo ACD si può ragionevolmente pensare che sia stato il lavoro del primo ad essere influenzato dal secondo. Si vedrà, comunque, che l’influenza di ACD su ECO non è limitata al semplice utilizzo di concetti e frasi come molti Sherlockiani immaginano. Si vedrà, inoltre, che l’intenzione del lavoro di ECO era assolutamente diversa da quella di ACD.
Ma torniamo al più puro mondo dei Doyleani e degli Ecofili e rintracciamo gli errori a cui accennavamo. E’ evidente la fallacia della tesi secondo la quale ROSA è un pastiche Holmesiano: anzitutto molti Sherlockiani non intendono correttamente il significato della parola “pastiche”. Essi, ritenendo che ogni storia nella quale compare un personaggio alla Holmes sia un pastiche, ignorano che un elemento fondamentale del pastiche è l’imitazione dell’originale e finiscono per tralasciare i più profondi aspetti di ROSA che non attengono al genere della fictional detection. ECO, nel tentativo di creare il suo Lettore Modello, si sofferma sul modo in cui gli scrittori utilizzano i vari generi letterari per incoraggiare il lettore ad una data interpretazione del loro testo. Ciò non significa che ECO etichetta come non vera ogni interpretazione difforme da quella dello scrittore – ed anzi egli accetta espressamente tali interpretazioni del proprio lavoro – ma ciò fintantoché dette interpretazioni rimangono entro i confini tracciati dal testo originale. ECO usa deliberatamente questo processo in ROSA proprio allo scopo di sviare il lettore e così fargli raggiungere giuste conclusioni attraverso percorsi sbagliati, ad esempio facendo credere che tutto il testo non sia altro che una detective novel. Questo trucco funziona assai bene proprio perché il lettore moderno è perfettamente a suo agio con il genere letterario della detective fiction. Il lettore quindi è quasi automaticamente portato a guardare gli eventi e le narrazioni come indizi per risolvere il delitto su cui si basa la storia. Il Lettore Modello è ben al corrente di argomenti quali movente, modus operandi, procedure forensi, false piste, serial killer ed altri strumenti del giallo classico. E’ quindi questo specifico genere letterario il vero spunto che ECO ha preso da ACD, in quanto esso non esisteva al tempo in cui Adso ha scritto i resoconti delle avventure di Frate Guglielmo. Molte convenzioni tipiche della letteratura gialla non erano infatti formalmente stabilite sino a che Watson non ha narrato le avventure di Mr. Holmes.
Ci sono altre e più importanti differenze tra ROSA ed il Canone Holmesiano. Tra le prime c’è lo scopo della storia e le sue cronologie interne. ACD descriveva un’Inghilterra a lettori che avevano perso fede nel ruolo della Chiesa e dello Stato. Va ricordato che le storie di Holmes iniziarono in un periodo in cui molti inglesi, come ACD, persero la loro fede religiosa. Era anche un’epoca in cui il crimine era in rapida ascesa, particolarmente a Londra, dove la polizia era stata recentemente accusata di corruzione ed inefficienza. Nell’aria, tra l’altro, si respirava un forte odore di rivoluzione da quando la Regina Vittoria si era ritirata a vita privata a seguito della morte del marito. ACD usò abilmente tutte queste tensioni sociali per introdurre un personaggio in grado di rimediare alle mancanza della polizia ufficiale, un personaggio in grado di provvedere alla giustizia naturale quando quella legale falliva. La chiave usata da Holmes in tutti questi problemi era una cieca fede nel ragionamento razionale e scientifico. Anche ECO scriveva di una comunità in preda a vari terrori: di un tempo in cui i monaci dell’Abbazia si svegliavano ogni mattina temendo di vedere l’inizio dell’Apocalisse. Anche all’epoca c’era una profonda incertezza su quale fosse il modo corretto per affrontare tale evento, con numerose divisioni già all’interno della Chiesa stessa. ECO usa questi elementi di tensione per creare una serie di tracce che sono interpretate dai monaci come annunci dell’imminente arrivo dell’Apocalisse, a difesa della quale l’unica speranza risiede nella cieca fede religiosa. Ma al contempo egli usa il genere letterario giallo per permettere a Guglielmo di esaminare quelle stesse tracce in una prospettiva del tutto diversa. E così il lettore moderno, che abbiamo visto assai avvezzo al giallo, è portato a schierarsi dalla parte di Guglielmo, a ritenere più corrette le sue analisi rispetto a quelle dei monaci. Ma il punto cruciale è che alla fine di ROSA lo stesso Guglielmo riconosce come false le proprie conclusioni, e falsificando la sua stessa tesi dell’esistenza di un omicida seriale getta in dubbio tutto il ragionamento razionale sino ad allora sviluppato.
Un’altra importante differenza tra le due storie può vedersi nel grado di influenza che ACD ed ECO possono aver avuto nel modificare i resoconti originali di Watson ed Adso. ACD era quasi contemporaneo di Holmes e quindi non poteva avere un’ampia prospettiva su quanto gli era presentato da Watson. ECO, invece, lavora sul testo di Adso a distanza di quasi sei secoli da quando gli eventi occorsero e quindi aveva una visione ben più ampia per osservare le avventure di Guglielmo. In termini di Grande Gioco, quindi, possiamo ritenere che ECO abbia aggiunto al resoconto di Adso molto più di quanto abbia potuto fare ACD con Watson. Adso poteva giustamente aspettarsi dai suoi contemporanei una pronta comprensione dei sottili aspetti religiosi da lui sollevati, non fosse altro perché nel 1327 la lettura era una attitudine quasi esclusiva dei membri della Chiesa. Quando le prime storie di Holmes furono pubblicate, invece, i lettori in grado di cogliere le citazioni bibliche presenti nel testo non erano tanti quanti potevano esserlo al tempo di Adso. Ed ancor meno i lettori odierni di Adso o di Watson. Ben pochi inglesi sotto i cinquanta anni sono in grado oggi di cogliere nella citazione di “David” fatta dalla Signora Barclay in “The Adventure of the Crooked Man” una citazione a Re David d’Israele il quale aveva – secondo la Bibbia – sedotto la moglie di Uria, Betsabea, dopo aver mandato il marito in guerra.
Parallelamente Adso non poteva aspettarsi dai suoi lettori la conoscenza del genere giallo che ECO dà per scontati nel suo Lettore Modello. Watson, invece, poteva aspettarsi una qualche conoscenza della detective fiction da parte dei suoi lettori, se non altro tratti da Edgar Alla Poe, Emile Gaboriau e Wilkie Collins. E’quindi ragionevole ritenere che ACD fece propri elementi di quegli scrittori quando, nei panni dell’agente letterario, diede alle stampe i resoconti di Watson. Mentre ECO poteva esser certo che i suoi lettori fossero a conoscenza sia del Canone Holmesiano che di tutta la letteratura gialla da allora pubblicata. ECO, comunque, introduce nella propria versione altri elementi che gli derivano dai suoi studi di semiotica: basti pensare alla figura di Guglielmo ed alla sua capacità – assai maggiore di quella di Holmes – di raggiungere conclusioni logiche. Holmes, viene sempre descritto come maestro della deduzione, talvolta anche dell’induzione, ma a ben vedere è solo Guglielmo ad usare ed essere pienamente consapevole della vera tecnica usata da Holmes, quella dell’abduzione.
Ma a questo punto ci meritiamo una pausa prima di affrontare i veri aspetti Sherlockiani ed Holmesiani di ROSA.


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