La Scienza della Logica



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LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

Prima figura: la certezza sensibile

La fenomenologia è la descrizione scientifica del sapere apparente. Nel senso che è il sapere che lo spirito crede di possedere prima di giungere al sapere assoluto e viene via via superato sino ad arrivare al sapere effettivo. Il punto di partenza della fenomenologia è la coscienza.

1° figura della coscienza che noi incontriamo è la certezza sensibile. Nella certezza sensibile la verità sta nell’assoluta immediatezza, invece per H. la verità sta nell’assoluta mediazione, cioè si riconosce solo quando io delineo le relazioni che lega la parte al tutto(più io individuo questi collegamenti più io mi avvicino alla verità)). Questa figura della certezza sensibile (1° della fenomenologia) appare all’inizio come la conoscenza più ricca e determinante ma si rivela ben presto come la più povera ed indeterminata, infatti nella sua immediatezza la certezza sensibile non può definire il proprio oggetto perché altrimenti dovrebbe ricorrere a concetti che sono già frutto di riflessioni e quindi non sono propri della certezza sensibile. A rigore la certezza sensibile non può nemmeno parlare poiché ogni termine del linguaggio , anche in un semplice aggettivo, implica la differenza, i rapporti e le classificazioni che contrastano con la natura immediata della certezza sensibile. Quindi la certezza sensibile fa sì che il suo oggetto possa essere indicato con un qui ed un ora , hic ed nunc, . La certezza sensibile è il fatto che ho di fronte una cosa ed all’inizio ho l’impressione che non ci sia nulla di più vero di questa, però è ingannatore questa posizione. Quindi nella certezza sensibile il questo (cioè il suo contenuto), si identifica con un hinc ed nunc, con quello che è in questo momento; tuttavia il vuoto questo, viene riempito dall’intuizione sensibile, quindi non posso parlare di vuoto questo ma dovrò parlare di una intuizione specifica che può essere ad esempio un albero, una casa. Inoltre l’ hinc et nunc, il qui ed ora, un istante è una cosa ed un istante dopo è un’altra e quindi va anche lui a definirsi. Questo significa che anche quando noi pretendiamo , come nella certezza sensibile, di avere a che fare con espressioni indeterminate in realtà ci sono già delle categorie dei contenitori universali, delle astrazioni universali, quindi il preteso sapere immediato della certezza sensibile vede dileguare la sua supposta concretezza, che appare ingenua. Quindi la figura della certezza sensibile appare contraddittoria e si risolve nella percezione che è la figura successiva.

La percezione si distingue dalla certezza sensibile perché implica la coscienza di una attività da parte dell’io nel percepire. In altri termini la certezza sensibile ,che appare una verità indubitabile e si esprime attraverso il particolare, appare pura verità contraddittoria e si capisce che per comprendere il particolare bisogna appunto passare all’universale, cioè alla percezione. Hegel nelle figure della fenomenologia individua delle precise posizioni filosofiche. In questo caso è chiaro che la certezza sensibile rimanda alle teorie empiristiche della conoscenza, secondo cui il pensiero trova la sua realtà immediata nella certezza sensibile. Qui Hegel evidenzia i limiti di queste posizione, cioè le posizioni semplicisticamente empiristiche della conoscenza non reggono. La conoscenza non può partire dal dato immediato, implica sempre comunque una concettualizzazione, una universalità.

La seconda figura: la percezione

La coscienza crede di aver raggiunto una posizione stabile con la percezione, più stabile sicuramente di quella precedente. Nella percezione si ha l’attribuzione di proprietà diverse ad una cosa. La percezione è sempre per Hegel la conoscenza dell’universale cioè in un oggetto preso nella sua globalità. Ma anche questa figura si dimostra contraddittoria. L’oggetto comincia a vacillare a causa della contraddizione tra l’unità e la molteplicità (esempio del cristallo di sale: è bianco unico e salato). Questa stabilità ed unità vacilla quando io considero da una parte l’unità dell’oggetto con la percezione. In altri termini, rispetto alla coscienza sensibile la percezione consiste nel fatto che io categorizzo la cosa che vedo (non è semplicemente un dato indeterminato). Ciò pero’ ha in sé una contraddizione tra l’oggetto inteso come un tutt’uno e le molteplici qualità. L’unità viene collocata nell’oggetto in sé , mentre l’origine delle molteplici qualità è attribuita alla soggettività umana, della coscienza. Un’altra volta invece l’unificazione è considerata opera della coscienza (vedi Kant), mentre l’oggetto si risolve nella molteplicità delle proprietà, diverse.

La terza figura: l’intelletto

Quindi questo modo contraddittorio di concepire la percezione per cui l’unità è attribuita o all’oggetto o al soggetto porta ad un superamento di questa figura per arrivare alla figura dell’intelletto. Come si arriva alla figura dell’intelletto (la quale ci fa superare le altre due figure della coscienza e ci fa arrivare alla autocoscienza, cioè quando la coscienza prende coscienza di sé e quindi inizia un nuovo itinerario)? Attraverso i concetti di forza, cioè del nesso causale e di legge, la coscienza intesa come intelletto riesce ad instaurare una relazione tra l’interno sovrasensibile delle cose e la molteplicità dei fenomeni in cui esso si manifesta. L’oggetto viene colto come fenomeno (Kant), cioè una forza che agisce secondo una legge determinata ma al fenomeno è contrapposta l’essenza vera dell’oggetto che è ultrasensibile cioè è cosa in sé. Questa contraddizione con cui si cerca di superare le contraddizioni della percezione porta a capire che il fenomeno è coscienza, cioè è un principio ordinatore. Questo consente di superare il realismo ingenuo ma in questo modo la coscienza ha risolto in sé completamente l’oggetto e diventa autocoscienza. La conclusione è che la verità della coscienza è l’autocoscienza.

Riassunto della COSCIENZA

. Noi partiamo da una posizione empiristica nella conoscenza che è la certezza sensibile poi però ci accorgiamo che è ingenua e cerchiamo di articolarla nella percezione che implica già una categorizzazione di una universalità. Però scopriamo anche che la percezione è contradditoria perché essa a volte è attribuita al soggetto a volte all’oggetto. Questa contraddizione dell’unificazione viene superata da Kant in qualche modo con l’intelletto in cui si estrinseca l’attività dell’Io penso. ma anche nella filosofia kantiana ci troviamo di fronte ad una contraddizione, quella della cosa in sé. L’oggetto viene colto come fenomeno però nello stesso tempo al fenomeno viene contrapposta l’essenza, cioè la cosa in sé. A questo punto il tutto viene superato perché si prende coscienza che il fenomeno sta nella coscienza ed è quindi la coscienza che in fondo crea la conoscenza e quindi si passa alla autocoscienza.



L’AUTOCOSCIENZA

Nella coscienza noi avevamo la coscienza che si contrapponeva all’oggetto, alterità rispetto all’oggetto.La autocoscienza è invece un ritornare a sé dell’essere altro del mondo per mantenere, per conquistare l’io e l’identità dell’io con sé stesso. Quindi l’ autocoscienza deve continuamente togliere l’opposizione dell’oggetto. E l’incessante movimento dell’alterità a cui la autocoscienza si dedica implica in qualche modo un momento teoretico ed un momento pratico e quindi crea una dimensione nuova. La coscienza è un ritornare a sé di un essere altro del mondo, per conservare ciò l’autocoscienza deve cogliere incessantemente la opposizione del soggetto, ciò implica non solo il momento teoretico ma anche uno pratico, quindi la autocoscienza si manifesta come in primo luogo come appetito, il mondo sensibile per lei è qualcosa da consumare, da togliere.

Il movimento dell’appetito e dell’appagamento non è per Hegel una vera dialettica e la semplice ripetizione di un ciclo biologico, il ciclo del soddisfacimento del bisogno cui seguono sempre nuovi bisogni. Quindi l’alterità sotto questo punto di vista si presenta come una infinità che non si unisce mai al soggetto. L’autocoscienza che però è privilegio esclusivo dell’uomo supera la contraddizione dell’appetito animale scoprendo che il vero oggetto del proprio desiderio n on è la cosa, cioè ciò che vi sta fuori, ma è un semplice mezzo per affermare se stesso, cioè il vero oggetto appetito dall’autocoscienza è in fondo un’altra coscienza, per affermare se stessa. Per vedere il proprio io la coscienza deve primo trovarlo in un altro. E’ qui che nasce la cosiddetta lotta per il riconoscimento, una delle nuove figure introdotte da Hegel. La coscienza per sentirsi libera ha bisogno di essere conosciuta come coscienza e questo può avvenire solo da un altro soggetto non da da un oggetto ( >Fichte).

La dialettica servo padrone

La lotta per il riconoscimento da luogo alla dialettica servo-padrone. Nella lotta per il riconoscimento che è vitale per la autocoscienza, perché solo in questo modo essa coglie se stessa chi non teme di perdere la vita in questa lotta diventa padrone , chi invece teme di perdere la vita diventa servo. E’ chiaro che nella figura del servo padrone Hegel in qualche modo rappresenta le condizioni del mondo antico dominato dalla schiavitù. L’autocoscienza postula l’esistenza di altre autocoscienze, infatti solo da altre autocoscienza può acquisire la certezza di essere tale cioè può acquisire il suo riconoscimento. Questo riconoscimento non avviene come nelle opere giovanili attraverso l’amore ma attraverso il conflitto, la lotta (piena valorizzazione del conflitto, della lotta). La lotta delle coscienze non si conclude con la morte ma con la subordinazione: chi ha rischiato la vita e non ha temuto di perderla è diventato il signore, e quindi acquisisce piena autoscienza di sé, di esser libero, chi ha temuto di perdere la vita diventa il servo ed è quindi subordinato. Il signore ha affermato la propria indipendenza, il servo invece la propria dipendenza. E qui scatta la dialettica servo - padrone che serve a superare questo rapporto ed a farlo rovesciare. Il signore diventa servo del servo perché diventa da lui dipendente nella misura in cui si limita a godere passivamente del lavoro del servo, il servo invece diventa signore del signore in quanto ha trasformati le cose di cui il signore si sostenta e diventa indipendente. Hegel ha analizzato le fasi attraverso cui il servo diventa indipendente, tre momenti:

La paura della morte: il servo all’inizio ha tremato dinanzi alla morte, la paura di perdere il proprio essere ed è in qualche modo un riconoscimento del proprio essere, perché in questa esperienza l’essere gli appare indipendente dalle cose ed è quindi un primo atto della coscienza di sé.

Il servizio: durante questa fase la coscienza si disciplina ed impara ad amministrare gli impulsi e quindi in qualche modo impara a riconoscere sé stessa come dominatrice del mondo sottostante

Il lavoro: una delle scoperte di Hegel. Nel lavoro perché il servo trattenendo l’appetito e non usufruendo immediatamente dell’oggetto, imprime alle cose una opera che rimane indipendente e diventa un riflesso di sé nelle cose e quindi l’espressione di una raggiunta autonomia, per cui egli prende coscienza attraverso un rapporto col padrone di subordinazione di sé stesso e quindi diventa a sua volta autocoscienza.

 

Le interpretazioni della dialettica servo - padrone

Questa dialettica è stata ripresa da molti filosofi successivi con diverse interpretazioni, diverse chiavi di lettura. Vi sono 3 grandi interpretazioni:

La più famosa è quella Marxista in cui si riconosce che Hegel ha valorizzato il lavoro come elemento fondamentale nell’esperienza di liberazione dell’uomo e quindi ha anticipato l’azione della dialettica che secondo ill marxismo porta a rovesciare i rapporti di dipendenza che vi sono nella storia e quindi all’emancipazione; il lavoro è la chiave attraverso cui l’uomo prende coscienza della sua appartenenza ad una classe sfruttata ed attraverso questa coscienza iniziano quelle azioni di trasformazione della storia che sfociano nella rivoluzione ,nell’abbattimento dei vecchi rapporti di produzione. Hegel non ha sviluppato-però- la dialettica in senso rivoluzionario, sarà il marxismo che poi considererà il lavoro come chiave di lettura della trasformazione rivoluzionaria.

Interpretazione esistenzialistica. (Heidegger, Sartre). Viene evidenziato un aspetto della dialettica del servo padrone ,cioè il raggiungimento della coscienza di sé attraverso l’angoscia della morte ,che è una esperienza privilegiata in cui l’uomo prende coscienza della propria esistenza dell’essere gettato nel mondo. Sartre ha valorizzato il rapporto conflittuale come rapporto che lega le coscienze tra di loro e le porta a riconoscersi.

Interpretazione psicologica. Il rapporto di dipendenza del servo rispetto al padrone deriva dal fatto che il servo, cioè l’autocoscienza servile, si può rispecchiare solo nella coscienza del padrone. Quindi l’autocoscienza servile è quella del soggetto umano che non ha altre immagini di sé stesso se non quelle di un altro soggetto, cioè come quando  il bambino prende coscienza di sé stesso attraverso i genitori,  in un rapporto di dipendenza psicologica,.

Per concludere il servo non può ottenere la condizione della liberazione perché il padrone dipende dal servo. Il padrone ha bisogno che il servo componga una certa immagine che ha di lui in modo che possa crearsi una certa immagine di sé, sono indissolubilmente legati. La figura del servo padrone è contraddittoria perché mentre agisci in conformità degli ordini del padrone ricava una immagine di sé riflessa nelle sue opere che prescinde da quella del padrone e quindi rompe questa servilità. La coscienza servile ritrova sé medesima e si avvia a trovare il significato proprio. La contraddittorietà della coscienza servile porta ad un superamento in una nuova figura, nella figura dello stoicismo a cui poi segue lo scetticismo e la coscienza infelice, attraverso queste ultime 3 figure noi usciamo dalla autocoscienza e giungiamo alla ragione.

Lo stoicismo

L’autocoscienza servile attraverso il lavoro prende coscienza di sé e quindi realizza la propria libertà, una libertà puramente interiore, che si manifesta nella figura dello stoicismo. C’è uno spazio in cui si autovalorizza, in cui riesce a prendere coscienza di sé, questo spazio è il lavoro. Questa libertà è per Hegel una libertà puramente interiore. Come signoria e servitù rappresentava la dipendenza , lo stoicismo rappresenta il momento di parziale superamento della schiavitù. Hegel in presenta queste figure in modo sfumato e vi si possono vedere più cose. Lo stoicismo è una nuova figura della autocoscienza e naturalmente con questo termine non si vuole indicare un movimento filosofico dell’antichità ma ogni filosofia che avverte che la libertà della autocoscienza si realizza nello spazio del pensiero (p.es anche la morale di Kant, che si realizza nel mondo del pensiero separato dalla vita). Secondo Hegel ciò accade nell’epoca in cui la libertà è ritrovata nel pensiero universale astratto perché domina la servitù politica, quindi in qualche modo ci si rifugia in una libertà interiore. Quindi la libertà dello stoicismo rappresenta la libertà della coscienza che conoscendosi come pensiero si pone al di sopra della signoria e della servitù, in altre parole lo stoico tende a svicolare l’autocoscienza e quindi la propria libertà dal condizionamento della realtà (è libero sul trono in catene). E’ una libertà astratta , interiore allora scatta la figura dello scetticismo, strettamente legata ad esso.

Lo scetticismo

Lo scetticismo tende a negare i condizionamenti della realtà. Lo stoico si rifugiava mettendo da parte il condizionamento della realtà, invece lo scettico reagisce e cerca di eliminare la realtà e cerca di trasformare il distacco del mondo nella negazione del mondo, ma anche la figura dello scetticismo per Hegel è contraddittoria perché negando tutto ciò che la coscienza prendeva per certa finisce per svuotarla. In altri termini Hegel recupera la critica originale allo scetticismo, lo scetticismo viene definito auto contraddittorio perché da una parte afferma che non è possibile raggiungere la verità (tutto è vago) nello stesso tempo vuole affermare una propria verità ed entra in contraddizione. Inoltre Hegel vede la contraddittorietà dello stoicismo perché la coscienza dello scettico è una coscienza singola che si contrappone alle altre, perché ciascuno è in contraddizione con sé e proietta questa auto contraddizione in contraddizione con gli altri. Lo scettico svuotando l’autocoscienza, la porta alla auto-contraddizione ,alla scissione di sé con sé. Perché essa nega ciò che è costretta a fare e viceversa. Lo scetticismo quindi provoca una scissione tra una coscienza immutabile ed una coscienza mutevole, tra una verità dello scetticismo ed una sua negazione. Questa contraddizione che c’è nello scetticismo si manifesta nell’ultima figura cioè la coscienza infelice. L’autocoscienza scettica dichiara che tutto è tramutabile, cioè privo di valore, dall’altra dichiara una propria intramontabilità una propria verità. Tuttavia questa contraddizione è una esigenza inconscia dello scetticismo, cioè non si manifesta in sé. Invece quando si manifesta porta alla scissione dell’autocoscienza nella coscienza infelice

 

 

La coscienza infelice



Contrapposizione tra una realtà tramutabile ed una intramutabile è una esigenza inconscia dello scetticismo. Quando si manifesta porta la scissione.

Essa esprime la condizione della filosofia del medioevo. La coscienza infelice si differenzia dalla coscienza scettica poiché essa è cosciente della propria scissione tra una verità immutabile ed una che viene negata ,esaurita nello scetticismo. Questa contraddizione viene accettata nella coscienza infelice , che afferma esserci una verità , ma essa viene posta in una realta irragiungibile , trascendente : Dio . L’esigenza di intramutabilità la coscienza infelice la proietta in un essere trascendente cioè Dio: da qui la coscienza scissa. La coscienza infelice insiste nella ricerca di Dio per realizzarsi. Ci sono vari momenti di questa coscienza infelice:

Nell’ebraismo in cui Dio viene visto come padrone e ciò corrisponde in chiave religiosa al rapporto servo padrone

Il cristianesimo in cui Dio si incarna ma Cristo è introvabile alla coscienza ed è il dramma del cristianesimo medievale che procede alla ricerca di Cristo nella crociata ,che porta alla scoperta. Nella devozione si cerca Dio, nel fare e nell’operare , nell’ascetismo si ha la svalutazione di sé. Proprio nel culmine del cristianesimo medievale l’autocoscienza , raggiunto ilculmine della proria svalutazione , si rovescia nel suo opposto, scopre che essa si identifica con la realtà , che le sue leggi sono le leggi della realtà . E’ la svolta che si realizza nel Rinascimento .

 

 

La ragione osservativa



L’ultima figura dell’autocoscienza era quella della coscienza infelice. La certezza ( >Cartesio )per diventare verità deve giustificarsi. Da qui il cercare ,che si rivolge innanzitutto al mondo della natura. Quindi la prima figura della ragione sarà la ragione osservativa in cui Hegel rappresenta il naturalismo rinascimentale e l’empirismo, le origini della filosofia moderna. In questa fase la coscienza cerca l’essenza delle cose, ma in realtà cerca se stessa, in questa figura Hegel esamina la scienza sperimentale galileiana e qui rileva come sia evidente che il presunto ordine che si crede riscoprire nelle cose in realtà è un ordine umano immesso in essa (>celebre osservazione di Kant nella rivoluzione copernicana), l’esperimento non serve a immergere una legge scientifica nell’esperienza ma, al contrario, a depurare la regge dal suo contenuto empirico (p.es l’esperimento serve per sottrarre elettricità al vetro e dalla resina nel caso della forza elettrostatica per ridurli a concetti creati dal pensiero). La ragione osservativa ricerca attraverso le osservazioni le leggi passando dal mondo inorganico al mondo organico sino alla psicologia e qui Hegel vuole esaminare il punto di approdo fino al settecento della ragione osservative ,dove la ragione osservativa dimostra la propria limitazione e contraddittorietà e viene superata, esamina due ultime sedicenti scienze , che ebbero il loro momento di gloria nella fine del settecento (anche se oggi non si possono considerare scienze), esse sono: la fisiognomica, la scienza che identifica l’aspetto delle persone con le tipologie dell’aspetto animale per determinarne il comportamento. Questa scienza era rappresentata da Lavater. La frenologia, presentata da uno scienziato chiamata Gall che visse nella seconda metà del settecento. Gall riteneva di riconoscere il carattere tipico di una persona dalla conformazione delle ossa craniche. (mappe con protuberanze della testa). Hegel osserva che proprio la frenologia, che sostiene l’essere dello spirito in un osso, evidenzia come la ragione osservativa vada in crisi perché deve riconoscersi di nuovo come qualcosa separato da se cioè deve riconoscere l’essenza dello spirito in un osso. In altri termini l’esteriorità della coscienza, cui la frenologia crede di trovare la spiegazione di se stessa, non è il corpo ma il comportamento, per cui la ragione osservativa si rovescia nella ragione attiva, in cui l’autocoscienza non vuole trovarsi ma prodursi da sé attraverso l’azione.

Fallito il tentativo di trovarsi perché cade di nuovo nell’esteriorità, si passa dialetticamente alla ragione attiva. In questa figurasi prende coscienza che l’unità dell’io e del mondo non è qualcosa di dato, di contemplabile, ma deve essere realizzato. Ma finché questo processo è introdotto in una singola coscienza è destinata a fallire Ciò viene evidenziato dalle tre figure della ragione attiva:

 

Il piacere e la necessità

Le leggi del cuore ed il delirio della presunzione

La virtù ed il corso del mondo

 

 



Il piacere e la necessità

E’ dominato dalla figura di Faust di Goethe. (Famosa leggenda di Faust che fece un patto col demonio per ottenere in cambio della propria anima la conoscenza ed in particolare la capacità di rimanere sempre giovane.)

Il piacere e la necessità rappresenta la figura faustiana dell’individuo che deluso dalla ricerca scientifica naturalistica e scientifica come appunto Faust di Goethe si getta nella vita alla ricerca del godimento e dell’edonismo. L’edonismo di questa figura è il tentativo di trasformare la realtà della base secondo il proprio piacere secondo una immagine estetizzante della vita. Ma nella ricerca del piacere l’autocoscienza incontra il destino che incurante la travolge evidenziando i limiti e la finitezza dell’individuo per cui l’uomo non può sostanzialmente creare la propria vita non può dare la forma che lui vorrebbe. Si passa quindi alla figura successiva che ne è un po’ l’antitesi

 

 



Le leggi del cuore ed il delirio della presunzione

In questa figura qualcuno ha visto la figura di Karl Moor, il protagonista dei masnadieri di Schiller .Karl Moore lotta contro il fratello ingannatore traditore. che geloso di lui lo mette praticamente in una condizione in cui lui sideve dichiararsi fuori legge ,però il fratello inganna anche la fidanzata ed alla fine lui fa giustizia. Questa figura rappresenta un po’ l’eroe romantico che si sente da solo contro il mondo. La coscienza cerca di reagire al destino richiamandosi alla legge dell’uomo . Vi è chiaramente un richiamo a Rousseau ed al romanticismo. L’individuo cerca di individuare ed abbattere i responsabili del male nel mondo, i despoti. Ma entra in contrasto con altri portatori di progetti i trasformazione, altri leggi del cuore, e questo dimostra la contraddittorietà di questa figura. Mentre nella precedente figura l’uomo cercava di plasmare la propria figura secondo un modello estetico ed il destino lo travolge, questa figura cerca di dominare il destino contrapponendo al destino, a ciò che ci sovrasta ,la legge del cuore ,cioè una propria visione del mondo per cambiarlo ;però nel tentativo di abbattere il destino identificandolo appunto con delle figure che ti impediscono di attuare quello chesi vuole ,ci si scontra con altri leggi del cuore, con cui ci scontriamo e si passa alla terza figura.

 

 

La virtù ed il corso del mondo



In essa si pensa che si possa identificare la figura Robespierre durante la rivoluzione francese. Questa figura si differenzia rispetto alla precedente, che si collca nell’immediatezza del sentimento, che cerca di superare realizzando una armonia inter - soggettiva ed universale attraverso il rigorismo della virtù. Ecco quindi il cavaliere della virtù (Robespierre) che cerca di sconfiggere il corso del mondo in modo da rendere effettivo l’assoluto, cioè la virtù tra gli uomini. Ma il cavaliere della virtù è destinato alla sconfitta perché per combattere sul serio il corso del mondo senza contraddire la sua virtù dovrebbe ledere le doti e le facoltà di chi lo difende mentre la virtù consiste proprio nel riconoscere l’universale espressione delle doti delle facoltà individuali. Qui vi è il dramma del giacobinismo e del rivoluzionario. Il rivoluzionario ritiene che si possa provare a realizzare nel mondo la giustizia, cioè si possa trovare un criterio inter - soggettivo in cui tutti si riconoscono, però nel tentativo di realizzare la virtù (l’obbiettivo di ogni rivoluzione è quello di raggiungere l’uguaglianza, una condizione in cui non esistono più contrasti tra gli uomini) ma in realtà il rivoluzionario entra in contrasto con se stesso, perché per fare quello che vuole raggiungere deve negare nel frattempo proprio quello che voleva raggiungere, poiché deve combattere quelli che vogliono diversamente da lui, quindi nel tentativo di affermare l’universalità la nega. Questa è la grave difficoltà in cui tutti i tentativi rivoluzionari incorrono. Qui è evidente la critica di Hegel alla nozione illuministica di virtù intesa come bene supremo dell’umanità ,che è libera espressione dell’individuo. Si passa quindi all’individualità reale.

L’individualità reale

Emerge dalla contraddizione delle precedenti figure ,le quali evidenziano una nozione di virtù ome pura astrazione ed una volta che si è evidenziata la contraddizione di ciò ci si sbarazza di questa idea di virtù come pura astrazione ed allora non resta che l'individualità, interamente immersa nell’effettivo corso del mondo e perciò la sola individualità appare essere la coscienza reale. Essa si manifesta per prima nella figura del regno animale dello spirito.

Figura del regno animale e dello spirito

Viene chiamato regno reale perché lo spirito viene risolto completamente nella cura degli affari personali. Nel regno animale dello spirito Hegel analizza la società borghese dominata dall’individuo e dalla ricerca del proprio utile, un richiamo a Smith alla teorizzazione dell’economia borghese e capitalistica. Secondo Hegel il regno animale dello spirito in realtà è un inganno perché l’individuo tende a spacciare la propria opera come un dovere morale mentre è solo il suo interesse quindi il buon borghese che accumula giustifica la sua attività di accumulo ,che non gli consente nessuna pietà ,dicendodi essere chiamato ad un dovere superiore. Quindi Hegel critica l’individualismo capitalistico che sta alla base della società borghese; egli non è un liberale. L’autocoscienza rendendosi conto dell’inganno, che l’interesse particolare viene spacciato per il bene comune cerca in se stessa le leggi che valgano per tutti ed allora diventa ragione legislatrice.

La ragione legislatrice

In essa possiamo sommariamente vedere l’etica di Kant che cercava di trovare un criterio universale all’interno del quale tutti si potessero riconoscere, ma anche queste leggi universali proprio perché di origine individuale si rivelano contraddittorie. Per esempio, la massima, ognuno deve dire la verità, non tiene conto del fatto che la verità cambia da individuo ad individuo verità. L’universalità presunta di questa legge si traduce nella più completa accidentalità (critica all’imperativo kantiano). L’autocoscienza è indotta ora a farsi esaminatrice delle leggi per eliminare la contraddizione che ha evidenziato nella ragione legislatrice. Diventa dunque ragione esaminatrice delle leggi.

 

La ragione esaminatrice delle leggi



In questo modo la ragione si colloca sopra le leggi e ne limita la validità, condizionandone una terza. Ma attraverso quest’opera viene fuori che finché si rimane dal punto di vista dell’individuo, non si può raggiungere una vera universalità che viene raggiunta solo nello spirito che è appunto ragione che si è realizzata nelle istituzioni storico politiche di un popolo e quindi nello stato che è la massima espressione di questo spirito, Tutte le presunte leggi etiche risulteranno astratte se non vi è lo stato che ne determini la base. Noi ora siamo arrivati alla seconda parte della fenomenologia dello spirito.

 

La seconda parte della fenomenologia

Che cosa differenzia la prima parte dalla seconda ? Lo spirito è la prima sezione della seconda parte della Fenomenologia. Questa parte è stata molto ben sviluppata nel Sistema di Hegel. La novità è che non si tratta più di figure della conoscenza individuale ,ma di figure di un mondo, orizzonti storico –spirituali che caratterizzano intere epoche di una civiltà. Quindi abbiamo che il percorso ricomincia ma ad un livello diverso in cui non è più la coscienza singola ,ma sono le grandi figure culturali prodotte dall’umanità durante la presa di coscienza di se stesse. Questa parte si articola in tre sezioni:

lo spirito, la religione, il sapere assoluto.

Lo spirito

Per Hegel se noi consideriamo l’individuo da cui siamo partiti nei suoi rapporti con la parte sociale abbiamo tre momenti: lo spirito vero o eticità, lo spirito che si è reso estraneo a sé, la cultura, lo spirito certo di sé stesso che è la moralità.

 

La Scienza della Logica

Hegel, quando era a Jena e quindi e stava in qualche modo gettando le basi del proprio sistema, aveva attribuito alla logica una funzione introduttiva al sistema e l’aveva definito - però -come un momento puramente negativo perché distingueva la logica dalla metafisica. La logica rappresentava il sistema della riflessione, la metafisica il sistema della ragione ,quindi la logica era un momento preliminare che doveva essere superato per arrivare poi alla metafisica. Con la fenomenologia Hegel sceglie la via di un’altra introduzione al sistema (descrizione scientifica del percorso della coscienza che all’inizio è sapere apparente per diventare sapere assoluto). La fenomenologia contiene già la filosofia di Hegel solo che la coglie da una angolatura particolare :nel Sistema l’angolatura è quella dell’Assoluto ,mentre nella fenomenologia è quella della coscienza individuale che si identifica con l’assoluto. Il sistema è un processo , nel senso che è una successione necessaria di momenti che non sono più della coscienza e non sono più figure come nella fenomenologia bensì sono momenti di sapere quindi sono concatenazioni di concetti ,cioè automovimento del concetto. Allora non è più necessaria nessuna logica come sistema della riflessione che deve essere distrutta, ma appunto si inizia direttamente dalla metafisica. L’inizio del sistema è dato dalla logica. La logica all’interno del sistema rappresenta la scienza dell’idea pura, dell’idea in sé. L’Assoluto si identifica con l’Idea. Cosa significa che è la scienza dell’idea pura ? Significa che è lo studio dell’idea considerata nel suo essere implicito, cioè dell’assoluto che inizia ad esplicarsi nella realtà, cioè prima di diventare natura, cioè altro da se.Quindi la logica considera i concetti o categorie che formano il programma ,cioè l’impalcatura originaria del mondo. La filosofia della natura sarà l’idea fuori di sé e lo spirito sarà l’idea in sé per sé che completa e conclude il processo.

Quando noi parliamo di logica in Hegel bisogna fare delle distinzioni. La logica di Hegel si distingue sia dalla logica formale sia dal significato che a questo termine attribuiva Kant nella logica trascendentale. Perché si distingue dalla logica formale, cioè dalla logica come era intesa nella filosofia moderna ? Perché non espone una forma vuota ma la vera realtà quindi i suoi concetti o categorie non sono pensieri soggettivi a cui la realtà risulta contrapposta (logica: le leggi del pensiero) ma i suoi concetti sono pensieri oggettivi, esprimono delle realtà nella loro essenza. D’altra parte la logica di Hegel si distingue dalla logica trascendentale di Kant perché non ha una funzione critica negativa quindi produce conoscenza non garantita , ma è scienza.

L’altro aspetto importante della logica di Hegel è che la logica coincide con la metafisica (rielaborazione di Hegel dell’essere= pensare di Parmenide). La logica coincide con la metafisica intesa sia come ontologia sia come teologia (ontologia: scienza dell’essere nella sua totalità, teologia: essere di cui tratta è l’Assoluto, il Divino). Diversamente però la logica metafisica di Hegel non tratta alcun assoluto che trascende da una realtà ma è l’unica realtà. La logica è quindi l’esposizione di Dio come è nella sua essenza. Nella logica di Hegel confluiscono non solo la logica greca e moderna ma anche l’ontologia e la teologia. (Il Dio della logica di Hegel non coincide con il motore immobile di Aristotele perché l’idea non è ancora il massimo della realtà, che si raggiungerà solo nel processo).Hegel diversamente da Kant da un significato positivo alla metafisica (un popolo senza metafisica è un tempio senza altare).

Hegel ha trattato la logica nall'Enciclopedia  piccola logica), e nella scienza della logica (testo molto complesso uscito in 3 volumi  la grande logica).

Hegel nell'introduzione distingue 3 posizione: a)la posizione della vecchia metafisica pre - kantiana (Wolff) per la quale da una parte c’è il pensiero, dall’altra le cose. Il pensiero può conoscere le cose come sono attraverso la riflessione. Questa posizione ha il merito di affermare la capacità del pensiero di conoscere l’assoluto.b)La seconda posizione che è successiva (espressione più elevata), per cui il contenuto della percezione diventa rappresentazione e l’oggetto diventa cosa in sè irriducibile al pensiero. Kant aveva fatto un passo in là ponendo l’Io penso come legislatore e di mostrando l’inevitabile contraddizioni della ragione ,ma Kant avuto il torto di attribuire queste contraddizioni alla ragione e non alla realtà stessa. C)Poi vi è una terza posizione che è quella del sapere immediato a cui è riconducibile Jacobi (filosofia della fede), che ha il merito di saltare dal pensiero (dalla rappresentazione) alla realtà e quindi di aver posto il problema della conoscibilità dell’assoluto ma di aver posto questo problema solo come immediato e quindi ha reso questa conoscenza -secondo Hegel- soggettiva non fondata, non necessaria, invece Hegel ritiene che l’assoluto sia conoscibile però la sua conoscenza può venire nella forma del concetto cioè nella forma di un processo di una dimostrazione e non nell’immediatezza. Per cui ogni forma di conoscenza razionale si articola secondo la modalità dialettica (tesi, antitesi, sintesi). La Tesi è il momento della terminazione astratta, in cui l’intelletto isola determinate realtà, l’antitesi è la negazione di questa determinazione ed è il momento propriamente dialettico , la sintesi unità delle determinazioni opposte, momento speculativo razionale, quello autentico. La sintesi quindi diventa una nuova tesi. La logica è divisa in logica dell’essere, dell’essenza e del concetto.



 

La logica dell’essere

Essa rappresenta la tesi. La prima parte della logica ha come oggetto l’essere ,cioè l’intera realtà concepita come un tutt’uno. Il primo problema che si pone è : da quale concetto iniziare, da quale concetto fare iniziare la scienza ? Bisogna cominciare dal concetto più immediato, quello che non presuppone altri concetti prima di sé. Questo concetto che non ne presuppone uno anteriore è l’essere ,che è il concetto più indeterminato perché se avesse una qualche determinazione allora comporterebbe una differenza da altri e quindi presupporrebbe altri concetti. Quindi il punto di partenza è l’essere più indeterminato. Ma proprio perché indeterminato il concetto di essere non contiene nulla di più del concetto di nulla. Quindi esso si identifica nel concetto di nulla, quindi abbiamo tesi = essere, nulla = antitesi, essere e nulla sono dunque identici (cosa che non aveva capito Parmenide) . Però l’identità tra essere e nulla non cancella la loro opposizione, perché comunque ciascuno è la negazione dell’altro. Il concetto che cancella l’opposizione e l’identità tra essere e nulla è il concetto di divenire. Hegel sostiene che il primo ad aver capito ciò era stato Eraclito, l’inventore della dialettica. Cioè Eraclito ha capito l’unità dei contrari come base del divenire universali. I primi 3 concetti si rivelano un movimento dialettico, essere, nulla, divenire.

Tesi  qualità

Tesi  Essere, essere, nulla, divenire

Antitesi  Essere determinato

Sintesi  Essere per sè

Antitesi  quantità

Tesi  Quantità

Antitesi  Quanto

Sintesi  Rapporto quantitativo

Sintesi  misura

Tesi  Quantità specifica

Antitesi  Misura reale

Sintesi  Genesi dell’essenza

Essere  nulla  divenire. A sua volta il divenire inteso come superamento dell’essere del nulla si caratterizza come essere determinato e quindi diventa l’antitesi di questa triade dialettica e così via.

Hegel nella trattazione dell’essere determinato affronta quesiti importanti e complessi come il rapporto tra finito ed infinito, prendendo le distanze dal cattivo infinito di Fichte che ha concepito il rapporto finito infinito come un rapporto lineare ,mentre Hegel lo concepiva come circolare e come un processo. E quindi questo gli consente anche di qualificare l’idealismo. Giunti alla misura si passa alla logica dell’essenza



La logica dell’essenza

Che differenza c’è tra la logica dell’essere e la logica dell’essenza ? La logica dell’essere è l’esposizione delle strutture dell’essere immediato, cioè che non ancora si è fatto oggetto di riflessione cioè non è ancora pensato nella sua essenza. Invece le categorie nella logica dell’essenza esprimono questa riflessione e cercano di scavare nelle radici dell’essere. Quindi abbiamo che logica dell’essenza si articola in



Essenza E’ l’essere stesso che coincide col pensiero che si ripiega su di sé per pensare se stesso e che quindi si coglie in profondità.

Apparenza

Realtà in atto

 

La logica del concetto

L’articolazione tra essenza ed apparenza e realtà in atto consente ad Hegel di arrivare alla logica del concetto. La realtà in atto è sintesi infatti tra essenza ed apparenza. Ciò significa che la realtà in atto è la realizzazione piena dell’assoluto il suo dispiegarsi nei suoi modi. L’essere quindi determinato ed arricchito nella sua riflessione diventa concetto ,ma non è poi il concetto dell’intelletto opposto e diverso da quello della realtà ma è il concetto della ragione, cioè spirito vivente della realtà. Il concetto è universalità, particolarità ed infine sintesi di entrambi nell’individualità.



Concetto soggettivo o soggettività:

Concetto


Giudizio

Sillogismo



Oggetto , oggettività, Questo schema lo ritroveremo nella filosofia della natura per indicare che la logica è la struttura della realtà quindi è lo schema che poi si traduce nei successivi passaggi.

Meccanismo

Chimismo

Teleologia



Idea, la sintesi di oggettività e soggettività, la realtà intelligibile nella sua totalità. L’idea è il logos cioè Dio prima della creazione del mondo, l’Assoluto che è ancora in sé, l’insieme di tutti i concetti che costituiscono l’intelligibilità del reale che però non è una unità statica ma un processo dinamico. L’idea poi diventerà altro da sé nella filosofia della natura.

La vita


L’idea del conoscere

L’idea assoluta

Importanti punti da ricordare sono dunque:

La caratteristica della logica di Hegel, l’identità quindi tra logica e metafisica

Il carattere dialettico della logica di Hegel

Le differenze rispetto alla logica tradizionale e alla logica trascendentale di Kant





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