La società attuale rivolge sempre maggiore attenzione al corpo, alla sua immagine e alle diverse rappresentazioni della corporeità



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29.12.2017
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Antropologia del corpo e modernità

Come viene percepito il corpo oggi?

La società attuale rivolge sempre maggiore attenzione al corpo, alla sua immagine e alle diverse rappresentazioni della corporeità. La realtà mediatica e dell'immagine, nella quale siamo immersi, contribuisce ad enfatizzare tale fenomeno fino a rendere il corpo un'icona prevalente che si impone, in maniera assolutamente preponderante, su tutte le altre caratteristiche psicologiche e di personalità del soggetto a cui tale immagine viene fatta riferire.  

 Il problema dell’identità di un soggetto da sempre si è fatta riferire alla sua immagine, alla corporeità che la proietta, in ultima analisi alla sua fisicità evidente. E qui si pone un interrogativo di non facile soluzione nella lettura del rapporto corpo-identità.

   Altro problema connesso al rapporto corpo-identità si sviluppa proprio in rapporto alle nuove tecnologie; all'interno di ambienti virtuali, infatti, nei quali l’identità si è sganciata dalla corporeità e si è andati verso “un’identità virtuale e simbolica” priva di agganci fisici, qualsiasi riduzionismo identitario, ancorato ad un genere dichiarato, appare privo di senso. Si pensi, ad esempio, alla comunicazione in rete dove le persone vivono rapporti interpersonali in assenza del corpo e in mancanza di un riconoscimento attraverso identità visibili.

Le relazioni mediate dalla dimensione del virtuale possono creare un rapporto instabile tra corpo, identità, consapevolezza del sé e autostima. La questione dell'autostima appare, infatti, un altro passaggio essenziale nella faticosa costruzione identitaria, basti pensare che proprio in adolescenza, epoca in cui il processo identitario si definisce in maniera più stabile, le crisi di immagine del se, fondate sulla scarsa autostima, prendono considerevolmente forma. L'adolescenza rappresenta infatti quella fase della vita tipicamente soggetta al dinamismo ormonale in cui la topografia fisica e somatica muta profondamente; dinamismo che finisce per riflettersi irrimediabilmente anche nei rapporti sociali e nelle relazioni interpersonali rispetto ai quali l'autostima riveste un ruolo preponderante.

Senza il corpo a donargli un volto,l’individuo non esisterebbe;l’esistenza dell’individuo è corporea. Le nostre concezioni odierne del corpo sono legate allo sviluppo dell’individualismo. Infatti nella civiltà medievale e rinascimentale l’uomo è mischiato alla folla dei suoi simili,solo con lo sviluppo dell’individualismo il corpo sarà una proprietà dell’uomo.

L’uomo della società non è discernibile dal suo corpo così come il mondo non è discernibile dall’uomo;con la nascita dell’individualismo occidentale è possibile scindere in modo dualista l’uomo dal suo corpo. Il mercante è il prototipo dell’individuo moderno,l’uomo le cui ambizioni oltrepassano i quadri stabiliti,l’uomo cosmopolita per eccellenza,che fa del suo interesse personale l’impulso delle sue azioni,anche se a discapito del “bene generale”. L’uomo moderno non è più retto dalla preoccupazione della comunità e dal rispetto delle tradizioni,soprattutto nella città. Già nel Rinascimento prova il sentimento nuovo dell’appartenenza ad un mondo più ampio rispetto alla sola comunità di origine.

Conseguenza dell’evento dell’individualismo è l’emancipazione dal religioso che porta alla coscienza della responsabilità personale. Inizia dunque il processo di secolarizzazione ( così definito da Weber,massimo esponente dell’individualismo e studioso della società moderna ) : non sono più le voci oscure della Provvidenza che possono decidere della vita dell’uomo universale o di quella della sua società,ma è lui stesso che crea il suo destino. La religione quindi non è più la base costitutiva della società. Nel XV secolo ,il ritratto individuale,separato da ogni riferimento religioso,prende slancio nella pittura. Il ritratto stesso diventa anche supporto di una memoria.

Il corpo della modernità cessa di privilegiare la bocca (aperta,golosa,luogo delle grida della piazza pubblica,organo del contatto con gli altri attraverso la parola);tutto l’interesse del volto si concentra sugli occhi (si vedrà di seguito l’importanza dello sguardo dell’altro durante il periodo della vecchiaia). Il volto è la parte del corpo più individualizzata,il codice della persona.

L’individuo della società moderna non è più membro inseparabile della comunità, ma diventa un corpo a se stante.

Koyrè definisce il passaggio “dal mondo dell’incirca all’universo della precisione”. “Gli uomini del Rinascimento vivono tranquillamente in un mondo singolare in cui i fenomeni non sono esattamente identificati,in cui il tempo non mette,tra gli avvenimenti e le esistenze, un ordine rigoroso di successione,in cui chi ha cessato d’essere può ancora esistere,in cui la morte non impedisce ad un essere d’esistere ancora e di ritirarsi in altri esseri, purché abbia con questo alcune somiglianze…questi uomini che non hanno sempre e ovunque la nostra certezza istintiva che è data dalle leggi”. Nel Seicento con Galilei la formula del mondo è data dai matematici. Non si tratta più, dunque, di meravigliarsi dell’ingegnosità del Creatore in ogni sua opera,ma d’impiegare un’energia umana per trasformare la natura o per conoscere l’interno invisibile del corpo. Sotto la guida matematica bisogna stabilire le cause che presiedono alla ricorrenza dei fenomeni. Il mondo perde la funzione di “universo di valori” diventando un “universo di fatti”;la prospettiva teologica scompare,la macchina definisce questo nuovo sistema. Cartesio scrive infatti: “ L’universo è una macchina in cui non c’è nient’altro da considerare che le figure e i movimenti delle sue parti”. Mette a punto così il suo meccanicismo,riguardante anche l’uomo. Nel ‘600 arriva il momento razionale,e così, nel pensiero del XVII secolo,il corpo appare come la parte meno umana dell’uomo, il carattere ambulante in cui l’uomo non saprebbe riconoscersi.



  • Che ne è delle rappresentazioni attuali del corpo nelle società occidentali?

Il sapere biomedico è la rappresentazione ufficiale del corpo umano oggi;nelle società occidentali,ogni attore vive con una conoscenza piuttosto imprecisa del proprio corpo,basata sulle illustrazioni del dizionario,dal contatto con l’istituzione medica,l’influenza dei media. Quest’ultimo aspetto fornisce una visione del corpo che provoca la nascita, soprattutto tra gli adolescenti ma non solo, di episodi quali l’anoressia. Il corpo infatti, ha un significato relazionale,sociale,sentimentale; in adolescenza occupa una posizione centrale perché l’adolescente vive il corpo come una potenza straniera oppure come passaporto dell’identità. L’adolescente si sente immortale perché il corpo è pieno di vita, dall’altra però lo rifiuta; alcuni adolescenti vedono il loro corpo come un nemico, come “altro da sé”. Un caso di non accettazione di sé è, come citato sopra, l’anoressia dove, non riuscendo a controllare il cambiamento del proprio corpo si cerca di tenere sotto controllo il peso digiunando. L’anoressia adolescenziale può essere in parte però “sollecitata” dalla società, la quale promuove modelli, soprattutto alla televisione, sui giornali, di donne belle perché magre. Un altro caso di non accettazione di sé è la bulimia dove il giovane, un po’ depresso in quanto non riesce ad adattarsi al corpo che cambia, si consola mangiando, ricorrendo quindi a una delle prime forme di gratificazione, quella orale.

I saperi sul corpo reperibili nelle tradizioni popolari sono molteplici e si fondano principalmente sul saper-fare e sul saper-essere. Il corpo non viene considerato come distinto dall’uomo,come nel sapere biomedico. Nella stregoneria popolare, il corpo non è rinchiuso nei suoi soli limiti della pelle,si estende a tutto ciò che compone l’identità sociale dell’uomo: beni, famigliari ecc… Per questo infatti la donna durante le mestruazioni, non scende mai nella cantina in cui sono conservate le riserve alimentari della famiglia per evitare di far andare a male i cibi toccati; per lo stesso motivo, il maiale non è mai ucciso nei periodi in cui la donna è mestruata. Il corpo incarna la condizione dell’uomo.

Simmel: “ I rapporti degli uomini nelle grandi città, se paragonati a quelli delle piccole città, sono caratterizzati da una preponderanza marcata dell’attività della vista su quella dell’udito. E questo non soltanto perché, nelle piccole città, gli incontri fatti per strada sono il più delle volte con conoscenze con le quali si scambiano due parole e il cui aspetto ci riproduce tutta la personalità, ma soprattutto a causa dei mezzi di trasporto pubblici.” Lo sguardo è diventato il senso egemonico della modernità; vediamo sempre più il mondo attraverso degli schermi: televisione, video, schermo del computer. Si può introdurre a questo proposito il concetto di “ villaggio globale” definito in questi termini da Mech Luhan. Il “ villaggio globale” consiste nella capacità di riprendere le forme di comunicazione faccia a faccia tipiche delle interazioni di villaggio e estenderle grazie alla tecnologia a livello globale disconnettendo il luogo fisico della comunicazione dal luogo sociale dell’interazione. In altre parole indica la possibilità da parte dell’individuo moderno di rimanere in contatto con il resto del mondo (proprio grazie alle tecnologie sono diminuite le distanze) stando all’interno della propria stanza, possibilmente davanti allo schermo del computer.

La vita quotidiana è anche cosparsa di suoni; il silenzio oggi è una sensazione rara. Siamo circondati infatti da una serie di rumori, dalla radio alla televisione, dalle suonerie dei telefoni alle automobili e dalle voci e dai movimenti dei famigliari. Questo aspetto però comporta un fattore negativo: più i bambini sono esposti al rumore, meno hanno facilità ad imparare e leggere. La presenza di alto volume sonoro impedisce di decifrare i segni e di associarli a un senso preciso. Il rumore, nella società moderna, viene inoltre considerato come la presenza indesiderabile dell’altro; a questo punto subentra allora l’uso delle cuffie, che consente di creare delle mura sonore, permette di isolarsi dal mondo, di non venire in contatto con gli altri.

IL CORPO ESPOSTO

La pubblicità riguarda temi corporei che toccano la vita privata e talvolta sono associati alla vergogna e li espone attraverso l’umorismo. L’umorismo, nella pubblicità e nella vita, rende accettabili immagini o espressioni sottratte all’intimo che contrarierebbero se formulati in altro modo. Il corpo liberato della pubblicità è pulito, liscio, netto, giovane, seducente, sano, sportivo. Non è il corpo della vita quotidiana. I valori cardine della modernità, quelli veicolati dalla pubblicità, sono la salute, la giovinezza, la seduzione, la leggerezza, l’igiene. Questo porta a sottolineare l’importanza, all’interno della modernità, dell’apparire; così si spiega l’attuale successo delle pratiche che plasmano il corpo ( jogging, centri benessere…), il successo della chirurgia estetica, quello delle cure dimagranti.

IL CORPO NASCOSTO

Emerge il malessere quando i punti di riferimento per l’identificazione somatica con l’altro si perdono. Il corpo strano si fa corpo estraneo. L’impossibilità nel potersi identificare a lui, per colpa della sua infermità o vecchiaia, è all’origine di ogni pregiudizio che un attore sociale può subire.

LA VECCHIAIA E LA RAPPRESENTAZIONE SOCIALE DELLA PERSONA ANZIANA

Il vecchio è nella percezione comune, ridotto al solo suo corpo, soprattutto nelle istituzioni. Sebag-Lanoe sostiene: “Corpi relegati, nascosti, poi dimenticati, i “vecchietti” dell’ospizio erano vecchi corpi diventati inutili che avevano servito e che non potevano più servire, dei corpi di cui non si sapeva più che fare che si mettevano là in attesa che morissero”. Il vecchio non è più la sua storia, non è soggetto, è un corpo sfatto di cui bisogna curare l’igiene e la sopravvivenza, è oggetto del suo corpo e non più interamente soggetto. L’invecchiamento in termini occidentali segna la progressiva riduzione al corpo, una sorta di asservimento a una dualità che oppone il soggetto al suo corpo e lo rende dipendente da quest’ultimo. La malattia, il dolore, sono esempi temporanei della dualità insita nella condizione dell’uomo, ma il dualismo è in questo caso associato a una dualità definitiva. Se un tempo gli uomini invecchiavano con l’impressione di seguire un cammino naturale che li portava ad un riconoscimento sociale accresciuto, l’uomo della modernità combatte continuamente tutte le tracce della sua età e impara a invecchiare nella paura di perdere la propria posizione nel campo della comunicazione. Si può verificare anche una sorta di morte simbolica che l’anziano interiorizza poco a poco a causa della dipendenza crescente dal personale curante. Anche nella vecchiaia l’immagine del corpo costituisce la rappresentazione che il soggetto fa del proprio corpo.

Pankow attraverso una riflessione clinica psichiatrica, distingue due assi il cui intreccio struttura l’immagine del corpo nella sua essenza. Questo si organizza intorno a una forma (sentimento dell’unità delle diverse parti del corpo) e di un contenuto (immagine del corpo come universo coerente e famigliare nel quale si inscrivono sensazioni prevedibili e riconoscibili). Ora, la vecchiaia è marchiata da un segno negativo. A questo livello, nell’immagine che il soggetto ha del proprio corpo, s’insinua poco a poco il sentimento di una svalorizzazione personale.

La vecchiaia può essere vissuta anche come una decadenza, un disgusto di sé, secondo la traiettoria personale dell’anziano, secondo i suoi valori, secondo il significato che attribuisce ai suoi atti, la qualità della presenza dei suoi famigliari. La vecchiaia inoltre segna in modo ineguale la donna e l’uomo: l’anziana perde una seduzione che derivava dalla sua freschezza, vitalità, giovinezza; l’uomo col tempo può invece guadagnare una forza di seduzione maggiore, perché in lui si valorizzano l’energia, l’esperienza, la maturità. Il sentimento astratto dell’invecchiare nasce nello sguardo dell’altro, viene sempre da altrove, è il segno in sé dell’interiorizzazione dello sguardo altrui.

Durante l’età senile è importante mantenere la mente e il corpo in esercizio, quindi mantenere vivo uno o più interessi o hobby che tengano occupati, stimolino la mente mantengano in esercizio la memoria.
Il corpo, infine, secondo Durkheim, funziona come un limite di frontiera, un ”fattore di individualizzazione”. Il corpo è ciò che resta quando si sono perduti gli altri, è la traccia più tangibile del soggetto, a partire da quando si distende la trama simbolica e si stringono i legami che lo mettono in rapporto agli altri membri della comunità.
In conclusione possiamo trattare del corpo in relazione alla medicina, legame possibile nella società contemporanea. L’individuo non è la somma dei suoi organi, il corpo è materia d’identità; per le società occidentali, il volto cristallizza il sentimento di identità. Ogni alterazione del volto fa vacillare la personalità stessa del soggetto. Con la medicina attuale si è giunti al trapianto di organi, ma dalla lettura del libro emerge una possibilità di trapianto della faccia, di ricostruzione del volto. Questa è una prima chirurgia del senso che mira a restaurare il gusto di vivere di un paziente amputato di una parte essenziale di ciò che fonda il suo rapporto col mondo e che soffre di non poter guardarsi in faccia e di non poter riconoscersi in questa faccia da spavento. L’intervento, dunque, assomiglia ad una simbolica riconsegna al mondo.
Dopo la lettura del libro, ho voluto verificare la percezione del corpo nella nostra società, intervistando persone di età diverse per comprendere e capire meglio la diversa percezione che si può avere del proprio corpo in vita. La domanda che mi è sorta è la seguente: “ COME PERCEPESCI IL TUO CORPO? COS’E’ IL CORPO NELLA SOCIETA’ ATTUALE? ”

Ecco le risposte:




  • Simone ( 13 anni) vede il corpo come qualcosa che viene comandato dal cervello;

  • Andrea ( 25 anni) considera il corpo come un mezzo per rappresentare quello che una persona è, un mezzo per mettersi in mostra, per apparire ( sia per nascondere alcuni difetti, sia per mostrarsi così come si è nella realtà), un mezzo per relazionarsi con gli altri perché, attraverso il corpo, esprimiamo anche sentimenti e stati d’animo;

  • Le risposte di due persone adulte, mettono in evidenza due diverse percezioni del corpo. In una delle risposte, il corpo è visto come la casa dell’anima, l’altra è una risposta più complessa: ci sono diversi modi per descrivere il corpo, dice Giovanna, perché il proprio corpo cambia; a volte guardandosi allo specchio si approva quel che si vede, altre volte no. A volte il corpo diventa principalmente un fattore psicologico, quando con la mente ci si stacca dalla materialità. Il corpo, infine, comunica;

  • In ultima analisi, ho rivolto la stessa domanda ad una nonna. Dalla risposta è emerso che il corpo, durante l’anzianità, non conta nulla. Non si vive nel presente, il corpo assume una valenza psicologica. Crescono le preoccupazioni e si continua a vivere in un “mondo altro”, un mondo costruito sul ricordo di esperienze passate.

Bibliografia :



  • Antropologia del corpo e modernità di David Le Breton;

  • Wikipedia: il corpo oggi;

  • Collegamenti con argomenti studiati e ripresi dal libro di testo: Psicologia, i motivi del comportamento umano.





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