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, Acquisizione e apprendimento linguistico: dalla L1 alla L2, in Modulo di formazione, a cura di D. Bertocchi, M. C. Castellani, MILIA Multimedia, Sagep, Genova, 2000.

201 M. G. Lo Duca, op. cit., p. 232.

202 G. Pallotti, La seconda lingua, Bompiani, Milano, 1998, p. 25.

203 M. Chini, Genere grammaticale e acquisizione. Aspetti della morfologia nominale in italiano L2, FrancoAngeli, Milano, 2000, p. 58.

204 Favaro, op. cit., p. 92.

205 Ibidem, p. 93.

206 Ibidem, p. 76.

207 Favaro, op. cit., p. 77.

208 Ibidem, p. 78.

209 I. Longo, Natural Approach, in C’era una volta il metodo. Tendenze attuali nella didattica della lingua straniera, a cura di C. Serra Borneto, Carocci, Roma, 2008, pp. 253-264

210 P. Mazzotta , op. cit., p. 73.

211 Benvenuto, Lo Priore, op. cit., p. 34.

212 G. Lo Duca, op. cit., p. 245.

213 Favaro, op. cit., pp. 84-86.

214 Le lingue pidgin sono lingue seconde dominanti (per esempio, il francese nelle isole Mauritius; il portoghese a Capoverde) di cui il gruppo di parlanti di un’altra lingua madre si impadronisce per dare risposta a bisogni e scopi comunicativi limitati e che presentano un struttura semplificata e un lessico ridotto in G. Favaro, op. cit., p. 83.

215 G. Petracchi definisce la “motivazione estrinseca” come reazione o risposte agli stimoli dell’ambiente, risposte condizionate dalla matrice culturale e sociale nella quale il soggetto nasce, per poter perseguire fini e obiettivi per esempio: per lavorare bisogna acquisire un titolo di studio; la “motivazione intrinseca” come manifestazione endogena scaturente dal bisogno di conoscere e capire, di possedere conoscenze ed elaborarle, di formulare e risolvere problemi, che avvengono spontaneamente per esplorare un ambiente in G. Petracchi, La scuola ambiente di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1990, p. 51. Per la motivazione linguistica R. Titone definisce la “motivazione estrinseca” come quella che dipende da fattori condizionanti esterni all’individuo per esempio successo lavorativo; la “motivazione intrinseca” come quella che nasce dall’esigenza di fare uso del linguaggio in base a determinazioni essenziali dello stesso strumento linguistico quali: bisogno esistenziale di significazione, bisogno bio-sociale di comunicazione in R. Titone, La lingua straniera nella scuola elementare. Guida didattica, Armando, Roma, 1990, p. 56. Ausubel definisce la “motivazione intrinseca” come “matrice cognitiva” cioè ‘quel interesse per la novità che deriva in senso molto lato probabilmente dalla curiosità e dalle connesse predisposizioni a esplorare, manipolare, capire e fronteggiare l’ambiente’ in D. P. Ausubel, Educazione e processi cognitivi. Guida psicologica per gli insegnanti, FrancoAngeli, Milano, 1978, p. 483.

216 Gotti, op. cit., p. 47.

217 Gotti, op. cit., pp. 78-84

218 Favaro, op. cit., pp. 123-124

219 P. Visciola, Total Physical Response , in C’era una volta il metodo. Tendenze attuali nella didattica della lingua straniera, a cura di Serra Borneto, Carocci, Roma, 2008, pp. 65-69.

220 Fantauzzo, Roccella, op. cit., p. 72.

221 A. Pontesilli, Il silent Way, in C’era una volta il metodo. Tendenze attuali nella didattica della lingua straniera, a cura di c. Serra Borneto, Carocci, Roma, 2008, pp. 109-114.

222 Favaro, op. cit., p. 125.

223 J. P. Chic, M. Jacquet, N. Meriaux, M. Verneyre, Pratique Pédagogique de la Gestion Mentale, Edition Retz, Parigi,1991; tr. it. C. Franchini, La pratica pedagogica della Gestione Mentale, Edizioni Del Cerro, Tirrenia, 1996, pp. 127-128.

224 Chic, Jacquet, Meriaux, Verneyre, op. cit., pp. 44-56.

225 C. Bianchi, P. G. Corasanti, N. Panzarasa, L’inglese nella scuola primaria, Carocci, Roma, 2004, p. 26.

226 A. Amitrano SAvarese, Multiculturalità a Palermo, un’integrazione impossibile?, in Cultura, culture, dinamiche sociali, educazione interculturale, Atti del Convegno, Palermo, 4-5-6 ottobre 1995, Edizioni Fondazione Nazionale “Vito Fazio-Allmayer”, Palermo, 1995,p. 144.

227 Europa e Istruzione, Quaderni degli Annali dell’Istruzione n. 102, Le Monnier, Roma, 2003, p. 106.

228 E. Giambalvo, La scuola elementare nell’odierna società complessa, in La scuola elementare tra riforma e nuovi saperi, cit., p. 17.

229 Frabboni, Pinto Minerva, op. cit., p. 337.

230 Miller, op. cit., p. 242.

231 Frabboni, Pinto Minerva, op. cit., p. 441.

232 M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967, p. 29.

233 Frabboni, Pinto Minerva, op. cit., p. 37.

234 Fantauzzo, Roccella, op. cit., p. 93.

235 Legge n. 53/ 2003, p. 19.

236 D. Demetrio,G. Favaro, Didattica interculturale. Nuovi sguardi, competenze, percorsi, FrancoAngeli, Milano, 2004, p. 74.

237 M. Giusti, L’educazione interculturale nella scuola di base, La Nuova Italia, Firenze, 1995, p. 50.

238 Petracchi, op. cit., p. 100.

239 Demetrio, Favaro, op. cit., p. 87.

240 D. Francescato, A. Putton, S. Cudini, Star bene insieme a Scuola, La Nuova Italia, Urbino, 1986, p. 32.

241 F. Anello, Didattica e promozione dell’espressione orale. Quando i bambini prendono la parola, Palumbo, Palermo, 2001, p. 17.

242 R. G. Romano, Il gioco come tecnica pedagogica e di animazione, Pensa, Lecce, 2000, p. 61.

243 F. De Bartolomeis, La pratica del lavoro di gruppo, Loescher, Torino, 1981, p. 54.

244 Petracchi, op. cit., p. 100.

245 Ausubel definisce la ‘motivazione intrinseca’ come ‘matrice cognitiva’ cioè ‘quel interesse per la novità che deriva in senso molto lato probabilmente dalla curiosità e dalle connesse predisposizioni a esplorare, manipolare, capire e fronteggiare l’ambiente’, in D. P. Ausubel, op. cit., p. 483.

246 Romano, op. cit., p. 143.

247 M.I.U.R., L. n. 53/ 2003, Raccomandazioni per l’attuazione delle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria , p.18

248 A. Doff , Teach English, The British Council, Cambridge, 1998, p. 120.

249 L’errore di interlingua si ha quando l’apprendimento della lingua straniera avviene utilizzando le strutture e nozioni della lingua madre in G. Quagliato Berto, Proposte di educazione interculturale, in L’educazione interculturale , a cura di F. Poletti, La Nuova Italia, Firenze, 1994, p. 160.

250 M.I.U.R, L. n. 53, 2003.

251 F. Frabboni, Il Laboratorio, Laterza, Roma 2004, p. 99.

252 Frabboni, op. cit, p. 73.

253 M. P. Bucchioni, Riforma che fare?, Giunti, Firenze, 2004, p. 14.

254 J. S. Bruner, Dopo Dewey, il processo di apprendimento nelle due culture, Armando, Roma, 1970, pp. 11-29.

255 M.I.U.R., Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria, p. 38.

256 Frabboni, op. cit., p. 83.

257 I. Gamelli, Pedagogia ed educazione motoria, in Pedagogia ed Educazione motoria, cit., p. 98.


258 R. Raffigno, L. Occhini, Il corpo e l’altro, Guerini e Associati, Milano, 2000, p. 32.

259 A. Fonzi, Manuale di psicologia dello sviluppo, Giunti, Firenze, 2006, p. 149.

260 Fonzi, op. cit., pp. 153-154.

261 L’atelier va inteso come il luogo mentale e/o spaziale dove, attraverso l’attività ludico-formativa si attivano nell’alunno e nel gruppo “apprendimenti integrati”.

262 Gamelli, Pedagogia ed Educazione motoria, cit., p. 101.

263 Ibidem, p. 102.

264 Ibidem, p. 103.

265 Ibidem, p. 104.

266 P. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, FrancoAngeli, Milano, 1973.

267 P. Manuzzi, Pedagogia del gioco e dell’animazione, Guerini e Associati, Milano 2002, p. 69.

268 J. De Ajuriaguerra, Manuel de psichiatrie de l’enfant, cit., pp. 346-354.

269 C. Ambrosini, Breve storia della psicomotricità, in La psicomotricità. Corporeità e azione nella costruzione dell’identità, a cura di C. Ambrosini, C. De Panfilis, A.M. Wille, Xenia, Milano, 1999, p. 25.

270 G. Nicolodi, Maestra, guardami, CSIFRA, Bologna, 2000, pp. 15-16.

271 Per un confronto sui differenti modelli epistemologici in Pedagogia, si rinvia alla parte introduttiva di M. Tarozzi al volume Pedagogia ed Educazione motoria, cit., p. 34.

272 Gamelli, Pedagogia ed educazione motoria, cit., pp. 106-107.

273 Ibidem.

274 F. Cartacci, Bambini che chiedono aiuto. L’ascolto e la cura nella terapia dell’esperienza, UNICOPLI, Milano, 2002, p. 33.

275 C. R. Rogers, Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications and Theory Houghton Mifflin, Boston, 1951, tr. it., Terapia centrata sul cliente, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze), 1951, p. 225.

276 Ambrosini , Breve storia della psicomotricità, cit., pp. 23-30.

277 L. Trisciuzzi, T. Zappaterra, La psicomotricità tra biologia e didattica. Edizioni ETS, Pisa, 2004, p. 11.

278 Gamelli, Pedagogia ed educazione motoria, cit., pp. 100-101.

279 Ambrosini , Breve storia della psicomotricità, cit., p. 31.

280 Ambrosini, Breve storia della psicomotricità, cit., p. 27

281 H. Wallon, Les origines du caractère chez l’enfant, Presses Universitaires de France, Paris, 1934; tr. it. L’origine del carattere del bambino, Boringhieri, Torino, 1952, p. 219.

282 Wallon colloca nel movimento la nascita della comunicazione con l’ambiente esterno. Afferma il concetto di “unità funzionale”, nel quale psichismo e motricità non sono più due mondi giustapposti, ma l’espressione dei rapporti dell’essere, in quanto soggetto totale, con il suo ambiente. Secondo Wallon l’integrazione delle funzioni sensoriali è la base su cui si fonda la comunicazione tonico-emozionale del bambino con l’ambiente. Vedi Nicolodi, op. cit., p. 16.

283 V. Gulì, L’approccio psicomotorio come modalità educativa comune agli insegnamenti nella scuola di base, Documenta Edizioni, Comiso, 2002, p. 37.

284 Gulì, op. cit., pp. 38-39.

285 Si vedano L. Picq, P. Vayer, Educazione psicomotoria e ritardo mentale, Armando, Roma, 1971; P. Vayer, Educazione psicomotoria nell’età prescolastica, Armando, Roma, 1973; A. Lapierre, L’educazione psicomotoria nella scuola materna, La Scuola, Brescia, 1978; J.Piaget, La nascita dell’intelligenza nel bambino, La Nuova Italia, Firenze, 1968; H.Wallon, L’evolution psychologique de l’enfant, A. Colin, Paris, 1942; tr. it. L’evoluzione psicologica del bambino, Boringhieri, Torino, 1952.

286 A. Lapierre, B. Aucouturier, Le manque au corp. Les fantasme corporales en éducation et en thérapie, 1980, tr. it., Il corpo e l’incoscio in educazione e terapia, Armando, Roma, 1996.

287 A. Lapierre, B. Aucouturier, La simbologia del movimento, Edipsicologiche, Cremona, 1983, p. 54.

288 Si veda B. Aucouturier, Il metodo Aucouturier – Fantasmi d’azione e Pratica Psicomotoria, FrancoAngeli, Milano, 2005.

289 Per quanto riguarda un approfondimento del pensiero di Lapierre si rinvia alla lettura del testo A. Lapierre, Dalla Psicomotricità relazionale all’analisi corporea della relazione, Armando, Roma, 2001.

290 Ibidem.

291 Si veda J. Le Boulch, Educare con il movimento, Armando, Roma, 1979.

292 Bibliografia di riferimento: J. Le Boulch, Sport educativo. Psicocinetica e apprendimento motorio, Armando, Roma, 1991; Id., L’educazione del corpo nella scuola del domani, Magi, Firenze, 2000

293 Ibidem.

294 P. Vayer, op. cit.,, pp. 14-32.

295 L. Carli, A. Quadrio (a cura di), Clinica della psicomotricità, Feltrinelli, Milano, 1981.

296 A. M. Wille, La psicomotricità in Italia, in La psicomotricità. Corporeità e azione nella costruzione dell’identità, a cura di C. Ambrosini, C. De Panfilis, A.M. Wille, Xenia, Milano, 1999, pp. 39-42.

297 Ibidem.

298 Un’ulteriore suddivisione è quella tra psicomotricisti che operano prevalentemente in ambito sanitario e si muovono secondo una visione clinica, e psicomotricisti che rivolgono la loro attenzione alle istituzioni educative e scolastiche e privilegiano la visione di un bambino in cui corpo e motricità sono veicoli di informazioni sul suo stato di malessere e di benessere nella sua relazione con l’adulto.

299 Trisciuzzi, Zappaterra, op. cit., pp. 93-98.

300 M. Roccella, Principali tappe dello sviluppo psicomotorio, in Roccella, Neuropsichiatria infantile, cit., pp. 5-14

301 Si distinguono capacità propriocettive ed esterocettive. Le capacità esterocettive, che comunemente indichiamo come i cinque sensi, sono: la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’odorato. Gli stimoli interni sono percepiti grazie alla capacità propriocettiva detta “cinestesica somatognosica”, che ci consente di leggere i messaggi che vengono da “dentro” e di rispondere in relazione alla posizione del corpo nello spazio, al rapporto dei diversi segmenti corporei anche se non sotto il diretto controllo visivo, etc. La capacità propriocettiva è diversamente collocata all’interno del corpo, i segnali ci provengono dai muscoli, dalle articolazioni, dalla zona labirintico-vestibolare (equilibrio). Questa capacità si sviluppa fin dai primi mesi di vita e trova una fase molto importante di sviluppo nel gioco senso-motorio.

302 Sono chiamati di base perché appaiono per primi nello sviluppo dell’individuo e diventano patrimonio originario dell’adulto. I principali schemi motori di base sono: camminare, correre, saltare, rotolare, strisciare, arrampicarsi, lanciare, afferrare;

303 J. C. Coste, Les 50 mots-clés de la psychomotricité, Private Editeur, Toulouse, tr. it., a cura di L. Adler, Psicomotricità le 50 parole-chiave, La Scuola, Brescia, 1978, pp. 131-132.

304 C. Piccin, Appunti di psicomotricità, Nuova Libreria, Padova, 1996, p. 33.

305 Ibidem, pp. 33-34.


306 Coste, op. cit., pp. 83-131.

307 R. Eynard, La lettura nella scuola dell’obbligo, Giunti e Liscani, Teramo, 1985, p. 43.

308 Ibidem, p. 91.

309 Trisciuzzi, Zappaterra, op. cit., p. 56.

310 G. Siri, Genesi del sé e psicologia evolutiva, La Scuola, Brescia, 1996, p. 141.

311 Ibidem, p. 142.

312 Siri, op. cit., p. 144.

313 La gnoseologia è la parte della filosofia che indaga sul valore oggettivo della conoscenza umana di cui approfondisce la natura e i limiti.

314 Gulì, op. cit., p. 67.

315 Gulì, op. cit., p. 43.

316 Ibidem, pp. 43-44.

317 Fonzi, op. cit., p. 240.

318 Trisciuzzi, Zappaterra, op. cit., p. 96.

319 Ibidem, pp. 130-131.

320 Nicolodi, op. cit., pp. 55-57.

321 J. Piaget, B. Inhelder, La psychologie de l’enfant, cit., pp. 22-23.

322 Nicolodi, op. cit., p. 57.

323 Gamelli, op. cit., pp. 111-112.

324 Ibidem.

325 Gamelli, op. cit. p. 115.

326 Wille, I campi di applicazione della terapia psicomotoria, cit., pp. 48-50.

327 C. Ambrosini, Lo sviluppo psicomotorio del bambino, cit., p. 15.

328 A.M. Wille, Il corpo musicale. Riflessioni sulla musica e sul movimento, Armando, Roma, 2005, pp. 18-23


329 L. Trisciuzzi, L’attività formativa nella scuola dell’infanzia, Giunti e Lisciani, Teramo, 1996, p. 77.

330 M. Valeri, Letteratura giovanile ed educazione,La Nuova Italia, Firenze, 1981, p. 106.

331 R. Agazzi, Guida per l’educatrice dell’infanzia, La Scuola, Brescia, 1985, p. 33.

332 G. Lombardo Radice, Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale, Sandron, Firenze, 1946, p. 46.

333 Si veda J. Dewey, Democracy and Education, The Macmillan Company, New York, 1916, tr. it., Democrazia e Educazione, a cura di E. E. Agnoletti, P. Paduano, La Nuova Italia, Firenze, 1970.

334 Piaget, Inhelder, op. cit. pp. 56-57.

335 D. W. Winnicot, Playing and reality, Basic Books, New York, 1971, tr.it. Gioco e realtà, Armando, Milano, 1974, p. 20.

336 J. Huizinga, Homo ludens, tr. it., Einaudi, Torino, 1973, p. 12.
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