La società nella quale viviamo è investita da rapidi e profondi cambiamenti determinati dalla mondializzazione dell’economia e da una sempre più rapida evoluzione della tecnologia e dell’informatizzazione


Lo sviluppo del linguaggio e gli stadi del bilinguismo



Scaricare 1.35 Mb.
Pagina5/21
14.11.2018
Dimensione del file1.35 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   21

6. Lo sviluppo del linguaggio e gli stadi del bilinguismo
6.1 Il bilinguismo precoce simultaneo: dalla nascita ai tre anni
Sebbene la ricerca nel campo della percezione del linguaggio da parte dei bambini bilingui non sia che all’inizio, si può affermare già ora che l’introduzione di una seconda lingua nel sistema percettivo del bambino comporta necessariamente un ampliamento delle sue capacità percettive, giacché egli deve saper distinguere un numero maggiore di contrasti fonetici (cioè differenze tra suoni articolati). Un bambino che si evolve in un ambiente linguistico, che comprende italiano, francese, russo, croato, arabo saprà distinguere più suoni di un bambino che cresce in un ambiente monolingue italofono. Recentemente, un gruppo di ricerca spagnolo122 ha mostrato che bambini di 4 mesi, che crescono in ambiente bilingue spagnolo/catalano, riconoscono le loro due lingue materne in mezzo ad altre. Inoltre, i bambini che hanno partecipato ai test, messi a confronto con una lingua sconosciuta quale l’inglese o l’italiano, reagiscono più prontamente alle frasi in queste lingue. Gli autori hanno interpretato questo risultato come un segnale di maggiore difficoltà dei bambini, se confrontati con lingue fono logicamente vicine. Differenziare i suoni della lingua madre dai suoni di lingue mai sentite prima sembra più facile, per questi bambini, che dissociare i suoni delle due prime lingue, che si assomigliano tra di loro.

Come precedentemente osservato, lo sviluppo del primo lessico è lento nelle prime fasi di vita del bambino e solo dai 4 ai 5 mesi il bambino impara a produrre una cinquantina di parole. Si osserva anche che la prima produzione di parole riconoscibili è fortemente influenzata dalla natura della lingua che si parla attorno al bambino, il che significa che la natura delle prime parole differisce, a seconda che la lingua di prima acquisizione sia il cinese, francese, inglese o spagnolo.

Queste ultime scoperte fanno apparire sotto una luce diversa le problematiche riguardanti le disuguaglianze nel repertorio lessicale dei bambini bilingui precoce fornendo variegate risposte ai critici del bilinguismo precoce. Il bambino bilingue non possederà le stesse categorie lessicali, nello stesso momento, in ognuna delle sue lingue. Vi è un diverso schema di sviluppo del lessico per esempio, più nomi di cose in francese, più verbi in italiano: ciò significa che, ad esempio, un bambino che sviluppi il linguaggio in un contesto italo-francese non imparerà le stesse parole, nelle due lingue, allo stesso tempo. Il bambino bilingue raggiungerà lo stadio delle cinquanta parole verso i 18 mesi, proprio come un bambino monolingue ma il suo repertorio totalizzerà una cinquantina di parole in tutte e due le lingue insieme.

Di fatto, ogni test linguistico “monolingue” applicato a un bambino bilingue rivelerà un deficit di linguaggio, rispetto a un bambino monolingue. È quello che succede ai bambini bilingui, quando fanno i primi passi nella scuola dell’infanzia. È per questa ragione che è imprudente confrontare le competenze linguistiche di bambini che vivono in ambienti dove si parlano più lingue, con il rischio di diagnosticare “ritardi” nel linguaggio, laddove invece non si tratta che di uno sviluppo logico, che segue le proprietà strutturali di ciascuna lingua. La maggior parte dei bambini impara nuove parole con un effetto bilanciante: quando il lessico si arricchisce in una lingua, sembra ristagnare nell’altra. Questo ritardo, a volte, è recuperato poco più tardi, per esempio in occasione di un viaggio nel paese in cui la lingua è parlata. Parlare di quantità e qualità di linguaggio di bambini in situazione di bilinguismo è argomento molto interessante.

In generale, nel caso di bilinguismo precoce, una delle lingue è forte, o dominante, poiché uno dei genitori è più presente presso il bambino. È importante sapere “quanto” input linguistico (ascolto) è necessario nella seconda lingua, perché il bambino possa produrre degli enunciati (espressioni, frasi) in quella lingua. Sembra che, durante i primi anni di acquisizione, la quantità di enunciati che un bambino ascolta pronunciare in una lingua si correli con la produzione che il bambino farà in quella lingua. Un bambino che senta il doppio (di spagnolo) da sua madre, rispetto a ciò che in (inglese) sente da suo padre, produrrà più enunciati in spagnolo che in inglese. È il risultato cui è giunta un’équipe americana123 che ha condotto più di uno studio su bambini dagli 8 ai 30 mesi, cresciuti in famiglie ispano-americane.

Con il bilinguismo equilibrato si intende una educazione bilingue che si fonda su un equilibrio delle parole apprese in cui il genitore presenta ogni parola traducendola in entrambe le due lingue creando un vocabolario bilingue. L’educazione bilingue è una sfida lanciata al genitore che parla la lingua minoritaria o debole e si tratta di gestire il suo impiego del tempo e la sua presenza attiva accanto al bambino. Un bilinguismo equilibrato è compromesso in numerose famiglie in cui il genitore minoritario ha pochi contatti con il bambino. Il bilinguismo attecchisce meglio nelle famiglie in cui anche l’altro genitore apprende la lingua minoritaria, la valorizza e la parla alla presenza del bambino o con lui.

Altra problematica questionata dai critici del bilinguismo precoce è: in che modo avviene la gestione delle due lingue da parte del bambino, costruzione o confusione? Secondo tali studiosi i bambini piccoli presenterebbero “miscugli” nel vocabolario linguistico e ciò sarebbe la prova che i bambini non sono in grado di tenere separati i due sistemi linguistici. La questione centrale, di interesse per gli specialisti, è sapere su quali basi i bambini decidano che tale o altra parola, appartengano a una lingua e non altra.

Nel 1978 Volterra e Taecshener124 hanno ipotizzato che, prima dei 2 anni, i bambini non sarebbero in grado di distinguere tra i due sistemi linguistici, a livello mentale. All’inizio non esisterebbe che un solo lessico, da cui il bambino può attingere le sue parole. È solo verso i 2 anni che i bambini inizierebbero, secondo le due ricercatrici, a separare i due lessici, in altre parole a chiamare lo stesso oggetto con due diversi nomi, nelle due diverse lingue. Soltanto verso i 3 anni, i bambini comincerebbero a prendere coscienza dell’esistenza di due sistemi linguistici, e del fatto che le due lingue sono completamente separate, a livello lessicale e grammaticale. Questa interpretazione sulla mescolanza dei lessici va a vantaggio della teoria della confusione tra le lingue. Tale ricerca è stata ripresa da altri vari studi, trovando vari supporti scientifici che proverebbero che i bambini piccoli sono bene in grado di separare i due sistemi linguistici. Prova ne sarebbe l’uso delle due parole (una in ciascuna lingua) per un solo significato, già a partire dall’inizio dell’acquisizione del linguaggio.

La mescolanza lessicale cioè attinente al vocabolario linguistico non ha luogo a caso, ma ha sempre una funzione diversa secondo l’età dei bambini, nelle fasi iniziali dell’acquisizione è quella della preponderanza di una delle lingue, nell’ambiente in cui il bambino cresce. È durante le attività ritualizzate (bagnetto, gioco, pappa) che il bambino acquisisce parole nuove. Se gli stessi rituali hanno luogo ogni giorno con le stesse persone e nella stessa lingua, il bambino non avrà occasione di acquisire il vocabolario legato a quella situazione nell’altra lingua. È dunque la presenza dell’una o dell’altra lingua in un preciso contesto, nell’ambiente del bambino, che determinerà il numero di parole acquisite in ciascuna di esse. Ciò comporta automaticamente delle lacune nell’altra lingua. Questa mancanza è colmata prendendo in prestito il termine appropriato dall’altra lingua: una scelta pragmatica per riuscire nella comunicazione. Piuttosto che vedere nel passaggio da una lingua all’altra una confusione mentale, bisogna considerare la lingua sotto l’aspetto della competenza comunicativa. Numerose testimonianze provano che i bambini sono capaci assai presto di scegliere la lingua più adatta al loro interlocutore.

L’adattamento del discorso al proprio interlocutore è una delle caratteristiche di tutte le interazioni tra le persone. Tale adattamento è osservabile in tutti i tipi di interazione, a tutti i livelli linguistici. Per un bambino bilingue, l’incomprensione del suo interlocutore è dovuta innanzitutto all’uso della lingua inappropriata.

Differenziare le lingue in funzione delle persone, ovvero scoprire che bisogna esprimersi diversamente con il papà e con la mamma, conduce progressivamente verso la presa di coscienza che si possiedono due lingue diverse. Durante il processo di differenziazione dei due sistemi, alcuni bambini associano la lingua, spesso in modo rigido, a una persona, o a un contesto, o a un luogo geografico. Spesso i genitori raccontano che i loro bambini considerano la lingua una particolarità della persona, come il colore della pelle o dei capelli.

Ricorrendo alla lingua che si adatta all’interlocutore, il bambino manifesta la sua coscienza nel contesto sociale, attuando una differenziazione pragmatica. L’alternanza dei codici è uno stile di comunicazione frequente tra persone che padroneggiano le stesse lingue. In genere ciascuno introduce nel suo discorso qualche parola nella lingua dominante. È importante che il bambino per sviluppare ciascuna lingua separatamente in modo da ottenere un bilinguismo equilibrato frequenti persone quali: la nonna, la zia, la cugina. Il contatto frequente con persone realmente monolingui, lo aiuteranno a sviluppare le sue capacità d’espressione nella lingua minoritaria e a distinguere i due sistemi linguistici in suo possesso.

I bambini riproducono l’alternanza dei codici dei genitori e, quindi, l’esempio dell’adulto che è responsabile di una gran parte delle mescolanze all’inizio dell’acquisizione linguistica. È importante per rassicurare il bambino di non correggere la produzione mescolante del bambino ma di riprendere la frase proponendone un modello coerente e di sottoporlo agli stessi stimoli per l’apprendimento di entrambe le lingue.

Per concludere, si insiste sul fatto che il linguaggio non è che uno degli elementi di sviluppo del bambino nel corso dei primi anni, che non va isolato da altre acquisizioni. Il processo di acquisizione del linguaggio può risultare rallentato o inibito per molte ragioni: per manchevolezze nelle funzioni uditive, fonatorie, cognitive ve ne sono altre di ordine affettivo e psicologico. Diverse ragioni in questa età possono portare a un ritardo linguistico, in rapporto con l’acquisizione del linguaggio e non di una specifica lingua: spesso questi due aspetti (linguaggio e lingua) sono confusi, anche dai professionisti, quando si hanno di fronte dei bambini bilingui.
6.2 Il bilinguismo precoce consecutivo: dai 3 ai 6 anni
Se la lingua materna rappresenta la cellula familiare, la seconda lingua simbolizza l’apertura alla società, il primo passo verso il gruppo allargato. I bambini nati in Italia, in Francia e in Spagna da genitori già stanziatisi nel paese accogliente conoscono la lingua come mezzo di comunicazione. Il loro ingresso nella scuola dell’infanzia segna l’inizio dell’acquisizione attiva dell’italiano come lingua seconda (L2) o del francese o dello spagnolo. Coloro che sono appena arrivati si avventurano per un terreno a loro sconosciuto, essi hanno davanti a sé un muro di suoni, voci, tonalità incomprensibili. L’acquisizione di questa nuova lingua è condizionata dall’interazione con i membri della società di accoglienza. Se egli troverà motivazione e il bisogno di contatto con le persone che incontrerà al di fuori del nucleo familiare quali amici, compagni di scuola o insegnanti, allora la lingua potrà svilupparsi correttamente. Se, invece, il contatto con il mondo esterno prende una brutta piega allora la seconda lingua non potrà svilupparsi in maniera stabile.

L’arrivo nella scuola dell’infanzia è uno shock emozionale per il bambino e successivamente ognuno adotta delle strategie sociali e cognitive corrispondenti alla propria personalità, per gestire la situazione. I primi mesi sono un periodo sensibile, perché si tratta della fase dell’accoglienza. È importante accordare un periodo di silenzio al bambino senza lanciarsi in interpretazioni fallaci del tipo “ritardo linguistico” o “rifiuto di parlare”, ma lasciare “un tempo” per dare fiducia al bambino e avere fiducia che piano piano acquisirà la L2.

La tappa di ingresso nella scuola dell’infanzia è decisiva per molti aspetti. Il bambino abbandona l’ambiente rassicurante della famiglia per entrare in un nuovo spazio, dove per prima cosa deve trovare riparo e protezione; egli vive un disagio emozionale dovuto al passaggio dal proprio nucleo familiare luogo di appartenenza e della cultura antropologico-familiare alla scuola dell’infanzia luogo di prima socializzazione e alfabetizzazione culturale.125 Il bambino si trova di fronte a nuovi bambini e adulti con cui dovrà trascorrere lunghe ore e in questo nuovo ambiente dovrà ricorrere a diverse strategie per adattarsi: imparare ad affrontare il proprio stress, la propria angoscia, la propria curiosità. Una volta superate le prime paure, dovrà concentrarsi sulla sua integrazione in questo piccolo mondo.

Egli dovrà crearsi uno spazio nel gruppo, trovare una posizione in relazione agli altri. L’apprendimento della vita di gruppo e la prima socializzazione, è identica per tutti i bambini che conoscano o meno la lingua con cui si comunica. Il piccolo “non italofono”, se è nato in Italia, ha tuttavia un vantaggio su i suoi pari italofoni. Avrà già capito che diversi modi di parlare possono coesistere: accompagnando sua madre dal panettiere, avrà appreso molto presto che la formula per chiedere del pane è diversa da quella che utilizza normalmente a casa.

La psicolinguista americana Lily Wong Fillmore126 è tra i pochi specialisti che sottolineano l’importanza del contesto sociale nell’acquisizione della seconda lingua. Secondo la studiosa, il primo compito del bambino è stabilire relazioni sociali con i suoi interlocutori, ciò non vuol dire che sarà consapevole di possedere un’altra lingua, ma il suo interesse si rivolgerà verso gli altri bambini e la sua preoccupazione sarà di farsi accettare da loro. L’autrice ha osservato, per molti mesi il comportamento di cinque bambini ispanofoni di età compresa tra i 4 e i 5 anni, subito dopo il loro arrivo nella scuola dell’infanzia californiana. Nel suo libro127 descrive le strategie sociali che i bambini utilizzano per potersi integrare nel gruppo, e partecipare alle attività. I bambini, malgrado non comprendano ancora bene l’inglese, si uniscono al gruppo facendo finta di capire ciò che è detto, utilizzano espressioni fisse come “dai”, “è mio” suscitando l’impressione di capire.

Le formule fisse, usate di proposito, sono la chiave per farsi accettare dagli altri. Avranno l’effetto di ottenere le repliche dai pari innescando risposte e nuove espressioni potranno essere apprese. Si attua così una maggiore sicurezza che permetterà il bambino di progredire nella seconda lingua. La personalità del bambino e lo stile di acquisizione e apprendimento giocano un ruolo fondamentale nell’avvicinamento a un nuovo ambiente, a una nuova lingua e ne determina la rapidità della progressione.

Alcuni ricercatori statunitensi128 hanno dimostrato l’esistenza di differenze “stilistiche” nell’acquisizione delle prime cinquanta parole. Secondo questo studio, alcuni bambini, darebbero prova di uno “stile referenziale” e altri di uno “stile espressivo”. I primi sembrano privilegiare la funzione referenziale del linguaggio e tendono ad acquisire soprattutto nomi comuni per designare oggetti; gli altri sono più interessati alla funzione sociale del linguaggio, utilizzando più formule, elementi espressivi, vocabolari più vari.

Gli stili descritti per l’acquisizione del primo lessico sono l’equivalente di quello che altri ricercatori hanno chiamato lo stile “olistico” (espressivo) e “analitico” (referenziale). I bambini olistici privilegiano la comunicazione, senza attribuire troppa importanza all’esattezza dell’enunciato. Si interessano alle persone, conoscono espressioni complesse, ripetono frasi intere ed espressioni complicate. I bambini analitici sono più interessati alle cose e ai contenuti dell’apprendimento; questi soggetti utilizzano un maggior numero di parole, conoscono più sostantivi, usano aggettivi, si interessano alla costruzione del linguaggio, alle regole soggiacenti. Essi sono più consapevoli della lingua come oggetto e la utilizzano solo nel momento in cui si sentiranno sicuri di usarla bene. Si nota che i bambini olistici cominciano a parlare prima e facciano progressi più rapidi nel parlare la seconda lingua. Viceversa, i bambini analitici avanzeranno più rapidamente nell’acquisizione del vocabolario e della grammatica.

Studi recenti nel campo neurofisiologico hanno evidenziato una relativa specializzazione funzionale degli emisferi celebrali che sembrano svolgere operazioni distinte e tuttavia complementari, poiché gli emisferi sono collegati da numerosi neuroni d’associazione. L’emisfero sinistro è consacrato al pensiero logico e analitico; è la sede del pensiero verbale; l’emisfero destro è dedito all’intuito e alla comprensione olistica degli schemi, con la possibilità di cogliere direttamente le relazioni esistenti tra le diverse parti di una totalità. Il primo opera linguisticamente con sequenze razionali di deduzione e induzione, il secondo giustappone intuitivamente immagini e simboli, li integra e li sintetizza più che analizza.
Modalità di trattamento delle informazioni dei due emisferi celebrali

Modalità psichiche dell’emisfero sinistro

Modalità psichiche dell’emisfero destro

Elaborazione del linguaggio inteso in senso stretto come codice fonetico, sintattico e semanticamente denotativo

Elaborazione del linguaggio figurato e del significato connotativo

Elaborazione della memoria verbale

Elaborazione della memoria spaziale

Controllo delle relazioni sequenziali

Controllo delle relazioni visive

Elaborazione del pensiero logico e analitico

Elaborazione del pensiero intuitivo e sintetico

Controllo dell’astrazione

Controllo dell’associazione

Elaborazione di sequenze di segni sottoposti a regole combinatorie (analisi-successione)

Percezione globale (Sintesi-simultaneità)


Gli stili di apprendimento condizionano in parte l’atteggiamento del bambino che arrivi in un luogo in cui non comprende la lingua. Si possono distinguere quattro tappe: 129

  • la “fase saliente” indica il primo momento in cui il bambino scopre che gli altri usano una lingua diversa da quella che si parla a casa.

  • Appena si accorge di non essere compreso, attraversa una “fase di mutismo”, non usa più la lingua per comunicare ma la mimica, i gesti, o segue senza parlare l’invito a un gioco. Durante questa fase il bambino dà l’impressione di essere passivo, invece analizza la nuova lingua: i suoni, la melodia, cerca di frammentare il flusso per scoprire nuove formule, delle espressioni da usare.

  • La “fase del linguaggio telegrafico definisce lo stile telegrafico fatto di formule che il bambino capta così come sono, e usa per poter entrare in contatto con gli altri bambini.

  • L’ultima fase è quella della “produzione di frasi corrette”, gli errori sono ancora frequenti, tuttavia normali nel processo di acquisizione della seconda lingua.

L’altra questione essenziale che si pone quando ci si interessa all’acquisizione precoce di una seconda lingua è se questa acquisizione segua gli stessi stadi di sviluppo della lingua materna o si sviluppi in modo diverso. È importante tener conto di due aspetti; da una parte, l’acquisizione della seconda lingua avviene quando lo sviluppo intellettuale ha raggiunto uno stadio più elevato di quello raggiunto in occasione dello sviluppo della lingua materna; dall’altra parte, nel momento in cui prende contatto con la seconda lingua, il bambino possiede già un bagaglio linguistico, quello della sua lingua materna.

All’età di 3 anni, quando il bambino entra nella scuola dell’infanzia, l’acquisizione del linguaggio è ben lontana da essere terminata, il bambino ha già acquisito un lessico importante e ha cominciato ad elaborare la frase ‘sintattica’, quella in cui impara le regole che presiedono alla formazione degli enunciati della lingua. Quasi tutti i bambini hanno appreso gli elementi basilari per la comunicazione dei bisogni primari: sanno domandare, indicare, esprimere un rifiuto, un dispiacere, un desiderio. L’uso di formule fisse, di “frasi prefabbricate”,130 è il tratto maggiormente distintivo del comportamento linguistico di un bambino, durante le prime settimane all’ingresso della scuola dell’infanzia.

La progressione delle formule fisse verso le frasi ben formate si sviluppa per tre tappe distinte: all’inizio il bambino coglie un’espressione ricorrente (per esempio “è mio”), che usa nelle interazioni sociali ogni volta che gli sembra opportuno. In una seconda tappa, frazionerà l’espressione per estrarne delle regole linguistiche. Questa fase gli permetterà di sostituire una parola con un’altra o di aggiungerne una (“è mio camion”), per arrivare finalmente a creare frasi corrette (“è mio il camion”). Le formule fisse, le frasi prefabbricate, hanno una doppia utilità: da una parte il bambino entra in contatto con i pari grazie a queste formule, in seguito, analizzando progressivamente le espressioni, impara a costruire, da solo, alcune frasi nella seconda lingua.

Si è visto come il bambino costruisca la sua nuova lingua grazie a strategie sociali e cognitive. Questo permette di capire quanto sia importante l’interazione con persone adulte e con pari che parlino nella loro lingua madre. Il bambino elabora la maggior parte del nuovo codice nel corso dell’interazione con altri bambini e non in attività linguistiche formali con un adulto. Il desiderio di educare il proprio bambino in modo che parli due lingue induce alcuni genitori ad inventare strategie quali l’alternanza delle lingue secondo la situazione (l’inglese durante i pasti, il francese per i weekend), oppure secondo i giorni della settimana. In altri casi si attua una rigida separazione fra le due lingue. Non esistono studi che validino l’uno o l’altro metodo, tuttavia è importante che ogni famiglia trovi il suo equilibrio evitando di fare del bilinguismo un postulato rigido che possa intralciare le relazioni tra genitori e bambini.

Esiti sociologici e sociolinguistici
Le teorie sull’apprendimento linguistico della l2
Didattica della l2 in un contesto plurilingue e pluridisciplinare
Capitolo iii motricità e lingua nella scuola dell’infanzia multiculturale
Attività 1 obiettivi specifici:

: retrieve -> handle -> 10447
10447 -> Degli studi di palermo scuola di dottorato in diritto sovranazionale e diritto interno dottorato di ricerca in diritto comparato ius
10447 -> Il lavoro culturale a scuola
10447 -> In tal senso vedremo in che modo I testi di Camilleri subiscono un effetto di rifrazione
10447 -> Prefazione
10447 -> Questo lavoro nasce con l’intenzione di comprendere in che modo si costruisce IL significato all’interno di una struttura predicativa
10447 -> Il diritto della navigazione nasce nel 1942 e fu opera della commissione Scialoja (politico ed economista) che diede vita al R. D. n. 327 del 30 marzo di quell’anno
10447 -> La nullita’ delle societa’ per azioni ex art. 2332 del codice civile
10447 -> Capitolo I
10447 -> M-fil/05 L’oggettività del giudizio morale. Un’interpretazione retorica
10447 -> Alle origini delle consuetudini marittime mediterranee


1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   21


©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale