La storia concettuale della schizofrenia risale alla fine del XIX secolo, alla descrizione della “dementia precox” da parte di Kraepelin



Scaricare 445 b.
23.05.2018
Dimensione del file445 b.



la storia concettuale della schizofrenia risale alla fine del XIX secolo, alla descrizione della “dementia precox” da parte di Kraepelin.

  • la storia concettuale della schizofrenia risale alla fine del XIX secolo, alla descrizione della “dementia precox” da parte di Kraepelin.

  • i sintomi caratteristici includevano le allucinazioni, le esperienze di influenzamento, i disturbi dell’attenzione, della comprensione e del flusso del pensiero, l’appiattimento affettivo e i sintomi catatonici

  • l’eziologia era endogena, vale a dire il disturbo originava da cause interiori

  • la “dementia praecox” fu distinta dal disturbo maniaco-depressivo e dalla paranoia in base ai sintomi e al decorso

  • Kraepelin prese in considerazione la possibilità che la multiformità psicopatologica con cui si presentavano all’osservazione clinica fosse in realtà non sostanziale, dato che comunque tutte queste forme progressivamente si avviavano a una particolare qualità di indebolimento psichico.



“Chiamo schizofrenia la dementia praecox perché una delle sue caratteristiche più importanti è la scissione delle diverse funzioni psichiche. Solo per comodità utilizzo la parola al singolare anche se è probabile che il gruppo comprenda diverse malattie”

  • “Chiamo schizofrenia la dementia praecox perché una delle sue caratteristiche più importanti è la scissione delle diverse funzioni psichiche. Solo per comodità utilizzo la parola al singolare anche se è probabile che il gruppo comprenda diverse malattie”

  • E.



Bleuler propose che la “demenza” di Kraepelin non fosse in realtà un vero decadimento intellettivo, come nell’anziano demente, ma una sorta di sconnessione fra le varie funzioni psichiche, così da risultarne una perdita dell’unità della struttura personologica, una “disgregazione della personalità”.

  • Bleuler propose che la “demenza” di Kraepelin non fosse in realtà un vero decadimento intellettivo, come nell’anziano demente, ma una sorta di sconnessione fra le varie funzioni psichiche, così da risultarne una perdita dell’unità della struttura personologica, una “disgregazione della personalità”.

  • Questa prospettiva permise a Bleuler di prendere le distanze dal termine “demenza” e di optare per una definizione che facesse riferimento al modo abnorme ed insieme specifico con cui si presentava l’alterato funzionamento psichico degli “Schizofrenici”.

  • Bleuler conservò la separazione effettuata da Kraepelin del disturbo dalla malattia maniaco-depressiva e diede al disturbo il suo nome attuale di schizofrenia

  • Per Bleuler la schizofrenia è una “malattia cerebrale”; condizioni e circostanze esterne possono tuttavia contribuire ad aggravarla e a precipitarla. Egli distinse i sintomi oltre che in fondamentali (essenziali per la diagnosi e l’inquadramento nosografico) e accessori, anche in primari e secondari, in base alla derivabilità psicologica.



Bleuler distinse i sintomi fondamentali (specifici e permanenti, connessi alla dissociazione) da quelli accessori (presenti ma non determinanti per la caratterizzazione del disturbo)

  • Bleuler distinse i sintomi fondamentali (specifici e permanenti, connessi alla dissociazione) da quelli accessori (presenti ma non determinanti per la caratterizzazione del disturbo)

  • - Sintomi fondamentali:

  • associazione compromessa,

  • affettività inadeguata

  • ambivalenza

  • autismo

  • - Sintomi accessori:

  • Disturbi dispercettivi

  • Idee deliranti

  • Dismnesie

  • Disturbi del linguaggio

  • Sintomi catatonici



Schneider distingue la sintomatologia schizofrenica in

  • Schneider distingue la sintomatologia schizofrenica in

  • sintomi di primo rango e di secondo rango; tale distinzione non è sovrapponibile a quella proposta da Bleuler e ha un significato diverso



  • I sintomi di primo rango non sono specifici della schizofrenia (come lo sono invece i fondamentali di Bleuler), ma sono di grande significato ai fini diagnostici e sono rappresentati da:

  • eco del pensiero

  • udire voci sotto forma di discorsi e repliche, udire voci che accompagnano le proprie azioni

  • esperienze di influenzamento somatico

  • furto del pensiero, diffusione del pensiero

  • percezione delirante



  • I sintomi di secondo rango hanno un significato diagnostico minore, pur essendo di frequente riscontro nella schizofrenia e includono:

  • disturbi psicosensoriali

  • intuizioni deliranti

  • perplessità

  • ottusità affettiva

  • disturbi depressivi o euforici dell’umore

























































SCHIZOFRENIA

  • SCHIZOFRENIA

  • DISTURBO SCHIZOFRENIFORME

  • DISTURBO SCHIZOAFFETTIVO

  • DISTURBO DELIRANTE



Si caratterizza prevalentemente per la presenza della dimensione sintomatologica disorganizzata che domina il quadro clinico

  • Si caratterizza prevalentemente per la presenza della dimensione sintomatologica disorganizzata che domina il quadro clinico

  • Esordisce in età giovanile, nella maggior parte dei casi sotto i 20 anni, e con una familiarità per il disturbo più elevata rispetto alla popolazione totale degli schizofrenici

  • Nella sua forma più caratteristica tale patologia si stabilisce in modo lento e progressivo, pertanto l’esordio è subdolo e insidioso

  • Il decorso è cronico con periodiche poussées di riacutizzazione che lasciano ogni volta, dopo la remissione, delle sequele che peggiorano ulteriormente il quadro clinico di base

  • Nei primi anni di disturbo le fasi di riacutizzazione sono più frequenti e di intensità maggiore, tendono invece a rarefarsi e a presentarsi in forma più lieve con il progredire della malattia, con il trascorrere del tempo è soprattutto la condizione psicopatologica di base che diviene importante e grave



In questa forma di schizofrenia è la dimensione sintomatologica positiva che prevale e caratterizza il quadro clinico

  • In questa forma di schizofrenia è la dimensione sintomatologica positiva che prevale e caratterizza il quadro clinico

  • Esordisce più tardivamente rispetto alle forme ebefreniche, la maggior parte dei casi inizia a manifestarsi tra i 20 e i 35 anni

  • L’esordio può essere acuto oppure subdolo e insidioso, in continuità con le disposizioni patologiche di personalità che gradualmente si strutturano in veri e propri sintomi (ad es. dalla sospettosità al delirio persecutorio, dalla grandiosità ai deliri di onnipotenza)

  • Il decorso è cronico fluttuante con periodiche poussées di riacutizzazione, durante le quali dominano sintomi positivi floridi, vissuti con grande partecipazione emotiva ed è in genere presente uno stato di agitazione psicomotoria



Nei periodi di remissione parziale il paziente presenta una sintomatologia positiva lieve, vissuta con scarsa partecipazione emotiva.

  • Nei periodi di remissione parziale il paziente presenta una sintomatologia positiva lieve, vissuta con scarsa partecipazione emotiva.

  • I deliri dello schizofrenico paranoide si presentano sul piano formale come idee ben strutturate, le allucinazioni sono vivide, ricche di particolari

  • I sintomi disorganizzati possono accompagnare i sintomi positivi soprattutto nelle fasi più floride del disturbo.

  • L’evoluzione naturale non è quella di un progressivo impoverimento affettivo e intellettivo

  • Il rischio suicidario è da tener presente soprattutto nelle fasi iniziali del disturbo e nei periodi di recupero dopo una esacerbazione acuta.



La manifestazione essenziale è un notevole disturbo psicomotorio che può comportare

  • La manifestazione essenziale è un notevole disturbo psicomotorio che può comportare

  • arresto motorio (catalessia o stupor)

  • eccessiva attività motoria

  • estremo negativismo (mantenimento di una postura rigida contro i tentativi di mobilizzazione o resistenza a tutti i comandi)

  • mutacismo

  • ecolalia o ecoprassia



Esordio in adolescenza o in età giovanile in modo lento subdolo e insidioso

  • Esordio in adolescenza o in età giovanile in modo lento subdolo e insidioso

  • Spesso in continuità con personalità schizoide

  • Progressivo svanire dell’iniziativa e dell’interesse per le abituali attività

  • Affievolimento e coartazione delle attività cognitive, volitive ed affettive

  • Spesso esita in vagabondaggio, barbonaggio, tossicomania



Si caratterizza prevalentemente per la presenza della dimensione sintomatologica negativa che domina il quadro clinico

    • Si caratterizza prevalentemente per la presenza della dimensione sintomatologica negativa che domina il quadro clinico
    • Esordisce più frequentemente in età giovanile e con una distribuzione tra i sessi a favore dei soggetti di sesso maschile
    • Sono molto spesso presenti dei fattori premorbosi del disturbo: appiattimento affettivo, difficoltà nel rendimento scolastico, ritiro sociale
    • L’esordio della malattia è quasi sempre lento e in continuità con questi elementi preclinici
    • Il decorso è cronico con rare poussées di scompenso acuto, in cui compaiono sintomi positivi o grossolani comportamenti disorganizzati
    • Il quadro sintomatologico preponderante è quello cronicizzante in cui il paziente appare chiuso in se stesso, parla poco, ha una scarsa reattività emotiva
    • Il paziente è scarsamente interessato alle relazioni sociali e ai rapporti affettivi o sessuali.
    • L’evoluzione è quella di un progressivo impoverimento affettivo e intellettivo.










ALTERAZIONI GENETICHE

  • ALTERAZIONI GENETICHE

    • Cromosoma 13 sembra essere maggiormente interessato
    • Familiarità per lo stesso tipo di lieve deficit neurocognitivo
    • Familiarità per alterazioni morfofunzionali
      • Dilatazione ventricolare
      • Segni neurologici sottili (soft neurological signs)
      • Alterazioni nei potenziali evocati (P300)
      • Alterazioni dei movimenti oculari lenti
  • FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI

    • Complicanze ostetriche ( ipossia - ischemia )
    • Deficit Nutrizionali
    • Infezioni
    • Fattori tossici
  • ALTERAZIONI NEUROBIOLOGICHE

    • Iperattività del sistema dopaminergico D1 - D2 (Carlson 1988; Davis 1991)
  • ALTERAZIONI MORFOFUNZIONALI

    • Alterazioni della citoarchitettura cerebrale






















©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale