La storia della filosofia moderna comincia con Cartesio e IL movimento del razionalismo



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INTRODUZIONE
La storia della filosofia moderna comincia con Cartesio e il movimento del RAZIONALISMO.

Con Cartesio il problema si sposta sulla conoscenza: si parla del dubbio metodico.

Ci si chiede qual è la validità della conoscenza.

Posso dubitare su tutto, tranne che sulla mia esistenza.

Cartesio conclude che l’uomo è un essere pensante RAZIONALISMO (1600)

Descartes

Spinoza

Leibnitz


Io sono ragione: res cogitans.

Il mondo è estensione: res extensa (è la seconda certezza).

Sono certo di queste due cose perché Dio garantisce, di tutte le altre cose non posso essere sicuro.

Spinoza dice che esiste un’unica essenza, sostanza: Dio (una sorta di monismo).


Opposta al razionalismo è la corrente dell’EMPIRISMO (1600): tutte le conoscenze vengono dall’esperienza, a posteriori. Nella mia mente ho una tabula rasa.

Hobbes


Locke

Hume
Razionalismo ed Empirismo sono due tronconi di pensiero sul problema della conoscenza.

Razionalismo: Platone

Empirismo: Aristotele e Tommaso


Kant dice che la conoscenza avviene attraverso giudizi sintetici a priori: in tal modo si ha vera conoscenza. Non possiamo andare oltre l’esperienza.

Kant arriva a negare la metafisica: non possiamo affermare l’esistenza dell’anima e di Dio.


Kant dà inizio all’IDEALISMO post-kantiano (1800): l’intelletto umano può andare oltre, può conoscere tutto, non c’è niente che è al di fuori (questo è stato dimenticato da Kant).

Fichte


Schelling

Hegel


L’idealismo afferma che tutto ciò che è razionale è reale (reale in quanto razionale): la ragione crea la realtà.
Successivamente si ha reazione all’idealismo metafisico: bisogna tornare alla realtà. Il problema non è più la conoscenza, ma la realtà.


  • Primi opponenti all’idealismo: Fries (+ 1843), Herbart (+ 1841), Beneke (+ 1854), Bolzano (+1848)

  • Reazione destra hegeliana

  • Reazione sinistra hegeliana: Strauss, Bauer, Stirner, Ruge

  • Grandi contestatori della sinistra hegeliana: Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche

Il più grande contestatore è Karl MARX (con Engels) e il MARXISMO.

Il marxismo è un grande movimento su cui si è scritto molto: non basta conoscere, dobbiamo cambiare. Per il marxismo, quindi, non basta la teoria, ma la prassi.
Tutti i movimenti contestatori all’idealismo sono in Germania.

In contemporanea nel mondo britannico c’è una continuazione dell’empirismo con vari movimenti.



Utilitarismo: Bentham, J. Mill, John Stuart Mill

Positivismo: Darwin, Huxely, Comte.

In Inghilterra c’è pure un certo movimento idealista con Sorley che, però, non ha seguito.

In America troviamo sia una continuazione dell’idealismo con Royce sia la corrente del pragmatismo con Peice e James.

In Italia troviamo Antonio Rosmini (il Kant italiano), Vincenzo Gioberti, Benedetto Croce, Giovanni Gentile.

In Francia troviamo Comte per il positivismo e il movimento della filosofia dell’esistenza.

In Spagna e Portogallo troviamo Unamuno e Ortes.

In Germania nasce la filosofia della vita (Weber), la filosofia dell’essenza (fenomenologia di Husserl), la filosofia dell’esistenza (Heidegger, Jaspers, Marcel, Sartre, Camus), il circolo di Vienna (Wittgenstein), la scuola di Francoforte (Marcuse, Hauerwas).
Dove nasce la storia della filosofia contemporanea?

A questa domanda ci sono tante possibili risposte.




  1. Qualcuno dice che Kant ha piantato l’ultimo chiodo della bara della metafisica: le verità della metafisica sono solo postulati. Con Kant, quindi, finisce la metafisica come scienza e inizia la filosofia contemporanea.




  1. Un’altra opinione è che la filosofia contemporanea comincia dopo l’idealismo trascendentale, dopo Hegel. La metafisica è una creazione, uno sviluppo dell’IO Assoluto (filosofo o Dio). Per l’idealismo è la ragione che crea la realtà: quello che è razionale è reale.

Per l’idealismo l’unica realtà è la ragione concepita come io individuo oppure come io Assoluto. Non c’è niente al di fuori della conoscenza.

L’Assoluto realizza se stesso tramite la storia umana.

L’unica realtà è l’io Assoluto, Dio, per Hegel, che pone il non assoluto, tutto il creato.

Se io non sono conscio dell’Assoluto questo non esiste per me: in un certo senso l’Assoluto diventa una mia creazione.

La metafisica è sviluppo logico dell’io Assoluto, concepito sia come individuo (filosofo che pensa) sia come Dio.

La metafisica è chiusa nell’individuo. Questa metafisica può essere ridotta a teologia: tutto è a servizio dell’io Assoluto. Tutto viene riassunto nell’Assoluto.

La filosofia contemporanea reagisce all’idealismo trascendentale perché dalla ragione passa alla realtà.


  1. Una terza opinione dà una valenza cronologica alla filosofia contemporanea.

Alcuni affermano che la filosofia contemporanea inizia col XX secolo.

Altri dicono che parte dalla prima guerra mondiale.

Altri ancora affermano che parte della seconda guerra mondiale.

Noi non accettiamo le opinioni cronologiche perché il pensiero fugge spazio e tempo (per esempio sia Schopenhauer che Nietzsche hanno avuto influsso postumo alla filosofia e da vivi sono stati considerati poco).




  1. Un’altra opinione è che la filosofia contemporanea è quella odierna. Ma i filosofi sono figli della storia, influenzati dalla storia previa a loro. Il pensiero odierno può essere capito solo considerando la storia precedente.

Dal punto di vista pratico e didattico noi seguiamo la seconda opinione: per noi la filosofia contemporanea comincia con il dopo-Hegel.


Alcune caratteristiche generali della filosofia contemporanea

Nell’800 la filosofia era una disciplina d’insegnamento nelle università.

Nel Medioevo si parla di Scolastica non solo per il linguaggio, ma per il contenuto: la filosofia fu prevalentemente ecclesiastica.

Nella filosofia moderna i protagonisti, invece, non furono più docenti universitari: la filosofia non è più nelle mani di ecclesiastici.

Dopo Kant la filosofia torna ecclesiastica.

Nel XX secolo la filosofia diventa scienza sulle nostre piazze: tutti possono fare filosofia, ecclesiastici e laici, credenti e non credenti. Il linguaggio usato, però, è un linguaggio politico difficile da comprendere.

La filosofia contemporanea ha alcune caratteristiche peculiari:


  • non c’è centralità del mondo universitario ed ecclesiastico, la filosofia non è monopolio di università e Chiesa, ma è patrimonio di tutti;

  • i temi trattati non sono più quelli tradizionali, ma concreti, quotidiani, immediati; la filosofia è entrata nel quotidiano;

  • sotto il nome di filosofia si celano ricerche disparate (analisi del linguaggio, logica formale, psicologia, istanze teologiche);

  • la filosofia non è più sistematica, non esiste più un’unità di sapere, tutto è frammentato (il mondo è pieno di specialisti!);

  • la filosofia non offre una dottrina completa (uomo, mondo, Dio), ma evidenzia problemi particolari, soprattutto riguardanti l’uomo; c’è quindi la necessità di un’interdisciplinarietà (la filosofia collabora con altre discipline).

Non si può terminare l’introduzione senza un accenno al ruolo dei media che generano una direzione del pensiero, ma sono monopolio di ‘chi ha soldi’. I ricchi indirizzano il pensiero. I media possono controllare il nostro pensiero e possono creare delle verità e delle non-verità.


REAZIONI ALL’IDEALISMO TRASCENDENTALE

Il primo oppositore è Jacob F. Fries che ebbe il coraggio di andare contro i grandi filosofi idealisti. La sua proposta è quella di ritornare a Kant: la filosofia non deve fare un sistema metafisico, ma una critica della conoscenza umana. Altre reazioni le abbiamo da parte di:



  • Rudolf Otto, autore de “Il sacro”, grande libro sull’esperienza religiosa (è l’opera classica al riguardo);

  • Johann Friedrich Herbart secondo cui bisogna tornare a Kant, anche se lui si spinge oltre Kant come chiarificazione dei concetti che abbiamo; Herbart è un anticipatore della filosofia del linguaggio;

  • Bernhard Bolzano, anti-idealista e anti-kantiano che vede la filosofia come mestiere: analizzare i concetti con una logica il più rigorosa possibile.





Vita e opere

Arthur Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788 da un ricco commerciante e da una scrittrice di romanzi. Quando Danzica cessa di essere “città libera” e viene inglobata nella Prussia trasferisce la famiglia ad Amburgo. Dopo la morte del padre, suicida nel 1805, gli succede per breve tempo nell’attività commerciale, ma poi decide di dedicarsi agli studi. La madre, intanto, trasferitasi a Weimar, apre un salotto letterario, frequentato anche da Goethe, con cui il giovane Arthur avrà qualche incontro. Nel 1809 comincia l’università di Gottinga (inizia con medicina, poi passa a filosofia), dove Jacobi lo introduce alla lettura di Platone e di Kant, che costituiscono le due fonti filosofiche più influenti sulla sua formazione, almeno per quanto riguarda il pensiero occidentale. Rilevantissima fu, infatti, l’ influenza esercitata su Schopenhauer dalla lettura delle Upanishad, i testi sacri della sapienza indiana.

Durante un nuovo soggiorno a Weimar, scrive “La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente” (1813)

Dal 1814 al 1818 vive a Dresda dove compone “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Frattanto, ottenuta la libera docenza, si trasferisce a Berlino, dove tiene lezioni all’università nelle stesse ore di quelle di Hegel, per fargli concorrenza: il risultato é che si trova senza allievi. Nel frattempo arrivano le prime, poco favorevoli, recensioni del Mondo , mentre le copie dell’opera, rimaste invendute, vanno al macero.

Nel 1831 Schopenhauer si trasferisce a Francoforte per sfuggire all’epidemia di colera che travaglia Berlino (e che costerà la vita ad Hegel) e legge moltissima letteratura europea per legittimare le sue idee. Un decennio dopo la morte di Hegel, quando l’hegelismo accusa i primi scossoni, Schopenhauer comincia a ottenere qualche consenso e a guadagnare qualche discepolo.

1836: “La volontà della natura”

1839: l’articolo “Sulla libertà della volontà umana”

1841: due articoli “I due problemi fondamentali dell’etica”

1844: seconda edizione de “Il mondo come volontà e rappresentazione” con l’aggiunta di 50 capitoli e una prefazione contro gli idealisti.

Ma la grande fama gli arriverà soltanto nel 1851 con i Parerga e paralipomena, in due volumi, che raccolgono vari saggi, tra cui i famosi Aforismi sulla saggezza della vita e La filosofia delle università, aspra requisitoria contro gli ambienti filosofici accademici della Germania. Ora Schopenhauer riesce a vendere bene anche il Mondo e ne ottiene una terza edizione (1859). Nel 1860 Schopenhauer muore di polmonite.

Schopenhauer aveva un carattere arrogante, criticava duramente e in pubblico i suoi colleghi idealisti.

La sua filosofia insiste sull’esistenza del male nel mondo ma anche sulla possibilità di qualche risposta o via d’uscita. Grazie a questo divenne famosissimo negli ultimi anni della sua vita.

Fu un egoista, dotato di “humor”, misogeno, molto sensibile verso le sofferenze.
LA QUADRUPLICE RADICE DEL PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE

La sua tesi di dottorato “La quadruplice radice del principio di ragion sufficiente” è influenzata da Kant (“sorprendente”) e Platone (“divino”).

Il mondo della nostra esperienza è il mondo dei fenomeni e solo quello possiamo conoscere. Tutto il mondo è rappresentazione del soggetto conoscente. Non si può conoscere la realtà come realmente è. Si conoscono solo le rappresentazioni che noi ne facciamo. Nessuna rappresentazione è isolata, ma sempre collegata con altre rappresentazioni.

La conoscenza dei collegamenti tra le rappresentazioni dà origine alla scienza

Il principio generale che governa la conoscenza è il principio di ragion sufficiente.

Poiché ci sono 4 tipi di rappresentazioni (classi di oggetti) e 4 tipi di relazioni; di conseguenza ci saranno 4 ragioni sufficienti che regolano le 4 rappresentazioni.




  1. Rappresentazioni intuitive o empiriche degli oggetti del mondo.

Sono relazionate tra loro con tempo e spazio: scienze naturali fisiche, chimiche, etc.

Spazio e tempo sono a priori (come per Kant), forme a priori della sensibilità.

La nostra conoscenza di queste rappresentazioni è guidata dal principio di ragion sufficiente del divenire.

Le cose materiali sono estese (non ne dubita neanche Cartesio). L’estensione richiede spazio.

Le sensazioni non ci danno una conoscenza chiara della realtà materiale.

La materia, in quanto è estesa, è una realtà materiale. Ogni essere materiale è in atto e in potenza.

Lo spazio è legato alla materia, all’estensione.

Il tempo è legato al movimento: senza movimento non c’è tempo. Anche il movimento appartiene al mondo materiale.




  1. Concetti astratti

La relazione fra concetti astratti è data dal giudizio. Il giudizio è guidato dal principio di ragion sufficiente per conoscere.


  1. A priori: spazio e tempo

Sono forme della sensibilità. La legge secondo quale spazio e tempo si determinano fra loro è il principio di ragion sufficiente dell’essere.


  1. Soggetto come volontà

Il soggetto è considerato come oggetto per il soggetto conoscente. L’oggetto è l’ego, l’io.

Il principio che guida la conoscenza è il principio di ragion sufficiente per agire.


Il principio della ragion sufficiente - di ascendenza leibniziano-wolfiana - consiste nello spiegare il perchè delle cose, più esattamente, “perchè una cosa sia piuttosto che non sia”: a tale scopo occorre instaurare un rapporto necessario tra la cosa da spiegare e quella che la spiega. A seconda delle forme assunte da questo rapporto il princìpio di ragion sufficiente può presentarsi in quattro configurazioni (“radici”) diverse, mostrando di discendere da una “quadruplice radice”: 1) la prima “radice” spiega la dimensione del divenire dei corpi naturali ( principium rationis sufficientis fiendi ) attraverso la connessione tra la causa e l’ effetto fisici (necessità fisica); in altri termini, la prima manifestazione del principio di ragion sufficiente è la causalità, per cui, dato un evento, so con certezza che esso deve avere una causa e per questo è detto “del divenire”. 2) La seconda spiega il conoscere razionale dell’ uomo ( principium rationis sufficientis cognoscendi ) per mezzo della relazione tra antecedente e conseguente (necessità logica): se nella 1° radice si trattava della causalità fisica, ora la causalità in gioco è quella logica. Nel ragionamento concepiamo, cioè, il rapporto tra premessa e conseguenza come nel mondo fisico concepiamo quello tra causa ed effetto. 3) La terza giustifica l’ essere ( principium rationissufficientis essendi ) come definito dai rapporti dello spazio e del tempo, determinando così la concatenazione degli enti aritmetici e geometrici (necessità matematica). Con la terza radice, Schopenhauer interpreta kantianamente lo stesso principio di causa/effetto nella sfera matematica, poichè l’essere è ciò che si definisce nello spazio e nel tempo, i quali, a loro volta, sono i fondamenti della geometria. Tra l’espressione algebrica a sinistra dell’uguale e quella a destra (oppure tra il triangolo e i teoremi che da esso derivano), vige un rapporto analogo a quello causa/effetto del mondo fisico. 4) La quarta, infine, sta alla base dell’agire ( principium rationis sufficientis agendi ), in quanto stabilisce la connessione causale tra l’azione che si compie e i motivi per cui è compiuta (necessità morale). Il rapporto che si instaura tra il motivo di un’azione e la sua conseguenza è analogo a quello che intercorre tra la causa e l’effetto nel mondo fisico, sicché non esistono azioni umane prive di motivi. Il principio di ragion sufficiente riconduce pertanto ogni forma di connessione tra le rappresentazioni a espressioni di causalità (in senso fisico, o logico, o matematico, o morale) e, insieme, mostra la convergenza tra la causalità, da un lato, e lo spazio e il tempo, dall’ altro.

Alcune conclusioni:



  • il mondo è fenomeno;

  • il principio di ragion sufficiente si applica solo al fenomeno;

  • si regolano solo fenomeni, non la totalità del mondo; come Kant non possiamo affermare l’esistenza di Dio, perché tramite i sensi non ne abbiamo esperienza.


IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE

È l’opera principale di Schopenhauer in cui afferma “il mondo è una mia rappresentazione”.

Tutto il mondo visibile è oggetto per un soggetto (Berkeley: esse est percipi).

Per Schopenhauer la verità più lampante è che il mondo è ciò che è percepito da me, il mondo è la mia rappresentazione.


intuitive

RAPPRESENTAZIONI

astratte
Solo gli uomini hanno concetti astratti, mentre le rappresentazioni intuitive (quelle dei 5 sensi) sono comuni all’uomo e all’animale (che, anzi, in alcuni casi le hanno anche più sviluppate).

Il mondo come fenomeno è qualcosa di comune all’uomo e all’animale che ha anche le forme a priori di spazio e tempo.

La ragione è solo dell’uomo, ma perché noi formuliamo concetti astratti? La loro funzione è primariamente pratica, non teoretica. I concetti sono utili alla vita pratica e servono anche per comunicare.

Per Schopenhauer la ragione è la serva della volontà: questo è un cambio radicale di posizione rispetto all’idealismo. La volontà diventa il principio sotto la quale la conoscenza agisce.

La funzione primaria della ragione è biologica, pratica.

La natura viene vista come strumento per soddisfare i bisogni biologici dell’organismo umano: nutrizione e propagazione della specie.

La ragione è sotto la volontà: l’uomo è capace di andare oltre la realtà fenomenica?

La risposta è che l’intelletto è capace di arrivare all’oggettività, anche se deve sottostare alla volontà.

La ragione, con un surplus di energia, può andare oltre la volontà.

L’intelletto è capace di contemplazione.


È possibile la metafisica?

Qualche volta l’intelletto è capace di oltrepassare la volontà e, quindi, è possibile la metafisica; l’uomo può così giungere alla cosa in sé, al fondamento noumenico che sta alla base di ogni manifestazione fenomenica della realtà, precedentemente e indipendentemente da ogni rappresentazione secondo le forme a priori della conoscenza.


Il mondo come manifestazione della volontà (di vivere)

Il mondo come rappresentazione non è la cosa in sé, è fenomeno, «è un oggetto per il soggetto». Ma Schopenhauer non parla, al pari di Kant, del fenomeno come di una rappresentazione che non può cogliere il noumeno, cioè la cosa in sé.

La realtà è unica ed il mondo è manifestazione di quest’unica realtà. Tutte le cose che esistono sono manifestazioni di quest’unica realtà.

La conoscenza vera è esperienziale, pratica.

Le manifestazioni non sono realtà, ma maya, illusioni, velo che copre il volto delle cose. Posso dire che queste manifestazioni sono maya solo quando conosco la realtà.

L’essenza del nostro essere è volontà: l’immersione nel profondo di noi stessi ci fa scoprire che noi siamo volontà e tale immersione squarcia il velo di maya e ci fa ritrovare come parti di quell’unica volontà, di quel “cieco ed irresistibile impeto” che pervade tutto l’universo.

La volontà si presenta soprattutto come volontà di vivere: qualsiasi cosa si forza a vivere, a sopravvivere.

La volontà di vivere si presenta anche nel mondo materiale, della gravitazione, del campo magnetico.

La volontà di vivere è la manifestazione principale della volontà.

La volontà è la realtà ultima ed è un impulso cieco, un divenire eternamente, uno sforzo senza fine, un anelarsi senza limite, uno sforzarsi continuamente senza arrivare mai.


Il pessimismo metafisico

La concezione della cosa in sé come volontà porta Schopenhauer ad un radicale pessimismo.

Dal momento che la volontà è irrazionale, ciò che noi consideriamo nel mondo ordine e armonia è soltanto illusione.

La soddisfazione è solo una cessazione temporanea del desiderio. Ogni felicità è temporanea, negativa. La felicità diventa noia. La noia ci porta a cercare la compagnia di un altro.

Così l’esistenza è una penosa altalena tra due mali, la privazione e la noia.

Tutto il mondo è un campo di battaglia, di conflitto continuo a causa della volontà che è cieca e non sotto la ragione.

L’uomo è causa dei mali dell’uomo: ogni uomo è un lupo per gli altri.

L’uomo mi riduce a un oggetto (come lo sguardo sartriano).

L’ordine della società civile e politica non è che il fragile rivestimento di un’accozzaglia di pulsioni ed egoismi, che non tardano a manifestarsi con effetti prorompenti appena venga meno la forza coercitiva che li trattiene. Si giustifica la necessità dello stato politico per frenare l’egoismo assoluto. L’uomo non è una manifestazione divina e neanche lo stato politico. Il ruolo del filosofo è far prendere consapevolezza delle cose.
C’è possibilità di uscire dalla rete della volontà?

La risposta è la contemplazione estetica e la via dell’ascetismo.

La contemplazione estetica è una fuga temporanea dalla schiavitù della volontà.

La via dell’ascetismo è una via più duratura.

La contemplazione estetica dà origine al genio e all’arte. Il genio è colui che è capace di contemplare.

Ci sono diversi gradi di arti:



  • architettura (è alla base della scala delle arti);

  • orticultura;

  • dipinti storici e sculture;

  • poesia;

  • tragedia (è l’arte suprema della poesia);

  • musica (è l’arte suprema).

Nell’esperienza artistica il soggetto riesce a svincolare l’oggetto dalle condizioni spaziali, temporali e causali che lo individualizzano e riesce a contemplarlo come una specie universale, come un’essenza, come l’immediata oggettività della volontà. L’artista appare, così, quale soggetto assoluto di una conoscenza pura, precedente al processo di fenomenizzazione.
L’ascetismo è rinunciare alla volontà di vivere: è la via più duratura. A questo scopo è infatti finalizzata l’ ascesi , intesa come sistematica mortificazione dei bisogni della vita sensibile in modo da ridurre il più possibile non solo il nostro consapevole consenso alla volontà, ma la stessa oggettivazione della volontà noumenica nel mondo fenomenico.

Una più duratura liberazione dai mali della volontà può derivare dalla morale , la quale rappresenta la naturale continuazione dell’attività artistica. La virtù , infatti, nasce sempre da una forma di conoscenza. Attraverso la virtù, però, la conoscenza va al di là delle manifestazioni fenomeniche della volontà, che costituiscono l’esperienza ordinaria, e attinge la vera natura della volontà stessa, rendendo l’uomo consapevole delle dolorose conseguenze cui essa conduce. La conoscenza cessa così di acconsentire all’impulso vitale fondamentale e di fungere da ‘motivo’ (inteso come ‘ciò che muove’) dell’azione umana, ma diventa piuttosto un quietivo della volontà : essa si traduce in un atteggiamento di negazione del volere, in modo da sortire immediatamente anche un effetto sulla vita pratica dell’uomo. Per far questo, bisogna estendere dal piano conoscitivo a quello pratico quella sospensione del ‘principio di individuazione’ che è già stata realizzata dalla contemplazione artistica. In questo modo, l’uomo non considererà più se stesso come un individuo contrapposto ad altri individui, cioè come espressione di bisogni e interessi che lo portano necessariamente al conflitto con il suo vicino. Al contrario, egli opererà in modo da far convergere in un’unica realtà il proprio io e quello degli altri, eliminando ogni conflittualità tra gli individui.

Per far questo bisogna praticare la virtù. Non è giustificato il suicidio perché questo significa arrendersi alla volontà.

L’egoismo è la causa del male. Il mondo possiede un significato morale e in esso c’è una certa giustizia che prevale. Il mondo è la corte della giustizia sul mondo: tutte le cose che hanno vita muoiono.

Una virtù proposta è quella della giustizia: è la virtù base.

Gli altri sono come me: questa è la giustizia.

Dalla simpatia nasce l’amore disinteressato. L’amore è agape (o charitas): non bisogna rimanere al livello dell’eros. Il vero amore è simpatia.

Il buddhismo è la religione della compassione. La compassione supera l’egoismo. Il termine compassione è un termine migliore per esprimere l’amore.

L’ascetismo è autorinuncia alla volontà.

Schopenhauer loda la castità, la povertà e la mortificazione personale. Alla fine della vita virtuosa c’è la morte che è estinzione totale.

Di fronte a noi c’è solo il niente, non c’è immortalità personale. C’è un senso di immortalità nell’essere assorbito in un’unica volontà, ma noi non conosciamo tutti gli attributi di questa volontà.
Alcune note finali:


  • Questa filosofia è una reazione all’idealismo metafisico.

  • La volontà di Schopenhauer sostituisce l’ego di Fichte.

  • La distinzione tra fenomeno e noumeno è kantiana.

  • È un’”idealismo” in cui si esalta la volontà anziché la ragione. Per Schopenhauer la realtà è irrazionale: tutto è manifestazione della volontà.

  • La metafisica di Schopenhauer è pessimistica. L’idealismo, invece, è ottimista.

  • Schopenhauer ha influito nei suoi successori: Julius Frauenstädt (+ 1879), Paul Daussen (+ 1919), Edward von Hartmann (+ 1906), il musicista Richard Wagner.







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