La struttura narrativa dei gt corrisponde a quella ad anello: alla fine di ognuna delle quattro parti, la narrazione torna al punto di partenza e non c’è lo sviluppo di una trama dall’inizio alla fine del libro



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03.06.2018
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LEZIONE 21

  • La struttura narrativa dei GT corrisponde a quella ad anello: alla fine di ognuna delle quattro parti, la narrazione torna al punto di partenza e non c’è lo sviluppo di una trama dall’inizio alla fine del libro. Ma la terza parte ha una struttura analoga anche al suo interno. Gulliver arriva a Laputa (capp.1-3); da lì scende a Balnibarbi (capp.3-6); poi va a visitare Glubbdubdrib, in attesa della partenza di una nave per l’Europa (capp.7-8); da lì va a Luggnagg (capp.9-10); e infine in Giappone (cap. 11), da dove torna a casa.

  • Dei quattro libri dei GT, il terzo è quello meno apprezzato dalla critica, che ritiene manchi di una struttura coerente. In effetti mentre ognuna delle altre tre parti ruota intorno a un’idea centrale e unificante, nella terza parte questa idea manca.

  • Potremmo parlare di fiato corto della narrazione. Come già ho spiegato nella lezione precedente, il genere dell’utopia soffre generalmente di una struttura narrativa debole, poco coinvolgente: un racconto utopico manca di trama e per molti versi altro non è che un saggio mascherato. Ho anche già spiegato che lo scrittore utopico cerca di ovviare a questo inconveniente introducendo una storia d’amore: una trama secondaria, che nei fatti sorregge quella (assente) principale.

  • Ma Swift non ricorre a questo stratagemma quanto all’invenzione di situazioni irreali la cui novità di per sé per un certo tempo “regge” la narrazione. Così nel primo e nel secondo libro, quando l’eroe è fuori misura rispetto agli esseri che incontra; così anche nel quarto libro, quando incontra gli yahoo e i cavalli. L’abilità di Swift come scrittore utopico sta nel proporre un’invenzione brillante al lettore e nel costruire intorno ad essa una narrazione di lunghezza limitata (70-80 pagine).

  • Nel terzo libro, questa invenzione corrisponde all’isola di Laputa, sospesa sopra quella di Balnibarbi, ma è un’invenzione più debole, che genera una situazione la quale non dà adito a quasi nessuno sviluppo. Dopo tre capitoli, Gulliver scende a terra e se vogliamo esiste ancora (per altri tre capitoli) un filo conduttore che lega questa parte ai primi tre capitoli della terza parte – dato dalla critica della scienza, anche se a ben vedere il punto di vista di Swift quando racconta di Laputa e quando racconta dell’accademia di Lagado non è del tutto omogeneo: nel primo caso, la sua critica si rivolge soprattutto alla teoria scientifica astratta; nel secondo, si introduce anche una interessante critica al progresso generato dalla scienza.

  • Dopodiché i successivi cinque capitoli del terzo libro hanno poco a che vedere con i primi sei, tranne in parte il cap. 8, che un po’ ripropone il confronto tra “antichi” e “moderni”, di cui Swift aveva parlato nel Battle of the Books, e che rinvia alla critica baconiana all’autorità degli antichi quando non suffragata da verifiche concrete.

  • Nei primi sei capitoli, Swift muove una critica feroce alla scienza, ma è interessante che a livello stilistico si conforma ai dettami fissati sessanta anni prima dalla Royal Society. I GT sono da questo punto di vista una conferma preziosa dell’avvenuta prenetazione di quel modo di scrivere anche nel mondo letterario “alto”. E’ noto, peraltro, che Swift leggeva sempre i propri scritti ai domestici di casa prima di pubblicarli per essere sicuro che li capissero. Si tratta, ovviamente, di una semplicità ingannevole, ancor di più nel caso di Swift perché la narrazione di Gulliver comunica sempre un senso di energia, di vitalità che non ci aspettiamo in questo modo di scrivere.

  • Abbiamo detto che GT appartiene anche alla “travel literature”. Dobbiamo aggiungere che di questo genere ne è volutamente una presa in giro non del tutto infondata. Molti racconti di viaggio erano infatti inventati e c’era ad es. la tendenza a scoprire isole chiamandole con il nome di qualche persona potente per poi cercare di ottenere in cambio dei soldi: vedi ad. es. la storia della Pepys’s Island.

  • Oltre a questo, il primo capitolo è una palese parodia del Robinson Crusoe che Defoe aveva pubblicato pochi anni prima (nel 1719). Gulliver approda, solo, in un’isola deserta, dove si nutre di uova. Come già nella Tempesta, e anche nel Robinson Crusoe, l’approdo all’isola indica da un punto di vista narrativo l’allontanarsi dalla realtà quotidiana, che non consentirebbe uno straniamento dell’esperienza. Alla fine del primo capitolo, gli abitanti dell’isola sospesa di Laputa vengono in suo soccorso e lo tirano su. Gli abitanti di Laputa sono dediti interamente alla speculazione matematica e. di riflesso, alla musica e all’astronomia. La prima immagine che ne abbiamo è quella di esseri deformi: “Their Heads were all reclined either to the Right, or the Left; one of their Eyes turned inward, and the other directly up to the Zenith.” Una deformità, però, che contrariamente a quella che troveremo ripetutamente nel romanzo inglese del Sette-Ottocento, non è sinonimo di delinquenza. In un primo momento sembra che essa sia in contrasto con le vesti di queste persone, che erano “adorned with the Figures of Suns, Moons, and Stars, interwoven with those of Fiddles, Flutes, Harps, Trumpets, Guittars, Harpsichords, and many ore Instruments of Musick, unknown to us in Europe”. In realtà, le figure disegnate sulle loro vesti, che poi ritroveremo anche nella forma delle pietanze portate a tavola, non f ache rafforzare l’idea dell’astrattezza fondamentale di queste persone.

  • Ad ognuna di esse di accompagna un servitore con in mano un flapper, ossia un bastoncino con in cima una vescica piena di sassolini o fagioli secchi che di tanto in tanto sbate davanti alla bocca o alle orecchie del “padrone” per riportarlo brevemente alla realtà. Si potrebbe sostenere che in queste pagine la critica mossa da Bacon e poi dagli scienziati della Royal Society alla scienza astratta, finisce per ritorcersi contro di loro. Swift propone implicitamente un contrasto tra scienza pura e scienza applicata, se vogliamo tra “intellettuale” e “artigiano”, non dissimile da quello a suo tempo proposto da Bacon, che poi diede origine al Gresham College (vedi lezione su scienza a Londra).

  • Swift torna su questo stesso punto innumerevoli volte. Viene portato a cospetto del Re che descrive “seated on his Throne, attended on each Side by Persons of prime Quality. Before the Throne was a large Table filled with Globes and Spheres, and Mathematical Instruments of all Kinds”. Il Re non si accorge del suo arrivo, impegnato come era a risolvere un problema matematico. Più tardi servono a Gulliver da mangiare; “We had two Courses, of three Dishes each. In the first Course, there was a Shoulder of Mutton cut into an Equilateral Triangle; a Piece of Beef into a Rhomboides; and a Pudding into a Cycloid. The second Course was two Ducks, trussed up into the Form of Fiddles; Sausages and Puddings resembling Flutes and Haut-boys, and a Breast of Veal in the Shape of a Harp. The Servants cut our Bread into Cones, Cylinders, Parallelograms, and several other Mathematical Figures”. Ancora, quando si tratta di farsi fare un vestito leggiamo che “first he took my altitude by a quadrant, and then with rule and compasses” ma alla fine “my clothes were very ill made and quite out of shape”.

  • Un altro aspetto importante riguarda il rapporto tra scienza e potere, o meglio tra scienza e guerra/repressione. Il Re di Lagado governa sul territorio sottostante grazie all’assenza di contatto fisico: è questa assenza, o in altre parole l’impossibilità di essere colpito, che gli garantisce una posizione di superiorità. La sua isola sospesa in aria fa pensare al ruolo degli aerei nelle moderne guerre cosiddette “chirurgiche”, dove in teoria ma non in pratica l’esercito che attacca ha scarsissime perdite e ne provoca scarsissime anche tra la popolazione attaccata.





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