La tentazione sempre in agguato



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24.01.2018
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GIORNALE
In questo tempo quaresimale don Giacomo Ribaudo ha voluto trattare un argomento inerente a questo periodo, affinché potessimo riflettere e meditare per prepararci ad una efficace e leale purificazione della memoria ed ad una vera conversione del cuore.

La tentazione sempre in agguato è stato il contenuto della catechesi. Ha parlato della tentazione del deserto, citando nel Vangelo di Luca ( 4,1-13) , in riferimento alle tentazioni di Gesù subito dopo il Battesimo e all’inizio della sua vita pubblica. Il demonio invita Gesù,

se veramente era Figlio di Dio a trasformare le pietre in pane; poi gli propone tutti i regni della terra e infine lo conduce a Gerusalemme e ponendolo sul pinnacolo del tempio, e suggerendogli di gettarsi giù in quanto gli angeli lo avrebbero sostenuto. Gesù non cede a queste tentazioni e con la sua grandezza e sicurezza ci fa comprendere che non si deve cedere alle seduzioni del male bensì perseguire il bene anche a costo di amarezze e umiliazioni. Cerchiamo di fare delle riflessioni, dice don Ribaudo, sulle tentazioni che Gesù ha dovuto subire dal demonio nel deserto. Partiamo della tentazione dell’immediato: trasformare le pietre in pane. É volere qualcosa subito e senza fatica: denaro, potere, godimento. Lo scambio: se io ti dò tu mi dai. L’esasperazione massima è il patto con il demonio. A volte i giovani si consacrano al malefico per avere in cambio ricchezze, lussuria, potere, commenta don Ribaudo. Cita Esaù che pur di avere subito un piatto di lenticchie, che il fratello stava consumando, dopo essere stato a caccia, rinuncia alla sua primogenitura. Il vero cristiano, prima di decidere per delle scelte, deve discernere il bene dal male e non desiderare l’immediatezza del risultato deve sapere aspettare. Esiste poi la tentazione della permanenza nel deserto, continua don Giacomo: è la tentazione di rimanere soli nella propria casa ben arredata, di godere di tutto ciò di cui si è circondati : figli, agiatezza, amici, teatro,ecc…; ciò che ci appartiene non dovrà diventare la nostra prigione, ma dobbiamo guardare il mondo e capire se ciò che possediamo può essere utile per la nostra salvezza e per la salvezza degli uomini. Gesù ci insegna l’umiltà, come riscontriamo nella lettera ai Filippesi : “Non considerò un tesoro geloso il suo essere uguale a Dio, ma prese la forma di servo e annientò se stesso” . La tentazione nel deserto è la separazione dagli altri, è l’autoesaltazione, il guardare tutto ciò che ci circonda con occhi di disprezzo, di superiorità: questa tentazione a lungo andare distrugge.



La tentazione del tutto nelle mani : chi pensa che il denaro può corrompere tutti e che con i soldi si può ottenere tutto ciò che si vuole è blasfemo. Il tutto nelle mani non si può avere mai. Purtroppo anche all’interno della chiesa i laici che prestano il loro servizio nella parrocchia se trovano ostacoli, da persone buone e servizievoli quali si mostravano diventano cattivi. La persona veramente e profondamente buona si deve rendere conto che è la più perseguitata, perché i nemici sono dentro e non fuori la chiesa.

I peggiori nemici di Gesù infatti non furono i samaritani, i pagani, i cananei, i fenici furono i re, i detentori del potere, i sommi sacerdoti, gli scribi perché avevano gestito il popolo e il potere a loro piacimento, senza interferenze da parte di nessuno. Divennero gelosi tutti quanti di Gesù perché scoprirono che insegnava alla gente a pensare con il proprio cervello, e moltissimi lo seguivano perché le sue parole colpivano i loro cuori. Gli scribi ed i farisei ebbero paura perché qualcosa stava cambiando: non potevano più plagiare il popolo, questo è l’ubriacatura del successo, dobbiamo stare attenti a questa tentazione. Don Ribaudo , continua parlandoci di un’altra tentazione: l’ebbrezza dello schermo : Gesù fu portato sul pinnacolo del tempio il demonio lo invita a buttarsi giù; se lo avesse fatto avrebbe attirato l’attenzione della gente. L’ebbrezza di apparire e non quella di essere, la preoccupazione di fare figura, la convivenza basata sul fittizio per conquistarsi la stima, la fiducia degli altri. Gesù non ascoltò il demonio.



La tentazione della montagna, della trasfigurazione ( Lc 9, 28-36), la tentazione della contemplazione del bello, di rimanere per tanto tempo estasiati di fronte al Bello . Anche la preghiera, se fatta con esaltazione è una tentazione. La preghiera non è una droga. La preghiera è un rapporto reale con Cristo in croce anche se lo contempliamo nella gloria. L’ autenticità della fede verificata attraverso la via della croce e del servizio la si nota quando nel servizio si incontrano difficoltà, critiche, ingiustizie, gelosie e si continua a lavorare senza essere tentati dall’edonismo o dal turismo spirituale. La tentazione di scaricare sugli altri la propria responsabilità ( Lc 13, 1-9) , è un fatto grave , come è grave non assumersi mai le proprie responsabilità ed attribuire agli altri le colpe di quanto accade: Al governo, o alla Gerarchia della Chiesa: vescovi, presbiteri, diaconi. Per loro si deve intensificare la preghiera e in questo periodo quaresimale fare digiuno per aiutarli con il digiuno e la preghiera a svolgere il proprio dovere con coscienza, con amore . La matrice del male ha un nome e si deve cercare sempre l’autore perché non è astratto. La tentazione del non perdono (Lc 15 ,1-3. 11-32) significa: ignorare l’esistenza di quanto accade in famiglia specialmente nei casi molto gravi: furto, droga, ecc…la correzione è obbligatoria, anzi necessaria per evitare conseguenze più gravi. Dio richiamò Adamo quando mangiò dell’albero del bene e del male e lo cacciò dal Paradiso. Dio disse a Caino: cosa hai fatto a tuo fratello? Non lasciò correre ma diede a Caino la punizione di vagare per i campi, anche se infine lo protesse . La tentazione di pensare che non si possa cambiare, che l’uomo se è cattivo rimane tale. Non è vero, commenta don Ribaudo, si convertono di più gli uomini cattivi che quelli che sembrano buoni. Si conclude la riflessione con un brano della I Lettera di S.Pietro : “Perciò siate ricolmi di gioia, anche se ora subite ogni sorta di prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro…torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate pur senza averlo visto;e ora senza vederlo credete in Lui” . Per noi tutte questo periodo quaresimale deve costituire un cammino di più intenso allenamento spirituale come sottolinea Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima. Dobbiamo altresì riflettere sulla croce : Gesù sulla croce è il libro aperto di Dio, e la fede è un dono inestimabile .

Vieni Signore Gesù ( Ap 22,20)



Febbraio 2009

FOGLIO MENSILE



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