La teologia dal punto di vista del bambino



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09.01.2018
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LA TEOLOGIA DAL PUNTO DI VISTA DEL BAMBINO

In quanto insegnanti di religione ci poniamo l’obiettivo di far conoscere ai bambini – in modo adeguato alla loro età- i contenuti fondamentali della religione cristiano cattolica. Per questo motivo nella nostra programmazione sono presenti temi come Dio creatore e padre, Gesù la sua vita e il suo messaggio, la resurrezione, il dono dello Spirito, la Chiesa, i sacramenti, cioè in sintesi quei temi fondamentali che ritroviamo nel Credo. Tutto questo naturalmente secondo “le finalità della scuola” e in rapporto con le esperienze di vita del bambino.

Ma come recepisce l’interessato – cioè l’alunno di scuola materna o della scuola primaria - questi contenuti? Quali immagini associa alle parole Dio, Gesù, resurrezione ecc? Secondo quali leggi del pensiero elabora le sue rappresentazioni religiose e, soprattutto, queste conoscenze aiutano il bambino a dare senso ai vissuti o restano semplici nozioni come ad esempio la storia di Romolo e Remo o i fiumi più importanti d’Europa?

Quest’anno ci proponiamo di esplorare il mondo misterioso e affascinante rappresentato dal pensiero religioso del bambino e lo faremo partendo dalle stesse parole dei bambini che spiegano a loro modo i contenuti centrali della fede cristiana. Riporteremo brevi conversazioni intorno agli articoli principali del Credo, condotte da un gruppo o da una classe. Da esse prenderemo spunto per tracciare le linee di una vera e propria teologia dei bambini che si articoli secondo tre direzioni:



  • la teologia dei bambini;

  • la teologia con i bambini

  • la teologia per i bambini.

Teologia dei bambini perché prenderemo seriamente le loro intuizioni su i contenuti religioso-cristiani e le utilizzeremo come guida per la nostra riflessione.

Teologia con i bambini perché il nostro intento è quello di programmare lezioni di IRC durante le quali fare teologia insieme ai bambini, non solo attraverso il dialogo, ma anche con le modalità più adatte all’apprendimento dei nostri alunni: il disegno, il canto, il gioco.

All’interno di questi percorsi e come prodotto di essi cercheremo di definire le caratteristiche di una teologia per i bambini che tenga conto cioè dei loro ritmi di apprendimento e soprattutto risponda al loro bisogno di significato.

I BAMBINI A CONFRONTO CON IL CREDO

Io credo in Dio, Padre onnipotente

Così inizia la professione di fede dei cristiani sia nella formulazione del Credo Apostolico che di quello niceno-costantinopolitano. A volte ci sfugge, però, che all’inizio non troviamo un contenuto, ma una scelta, un’adesione : io credo, cioè io oriento la mia vita, affido la mia vita a Dio, Padre onnipotente.

C’è dunque un soggetto, una comunità che trova il senso della sua esistenza in Dio.

Anche quando parliamo agli alunni di Dio non ne parliamo mai in modo astratto e neutrale, ma li invitiamo ad ascoltare una narrazione – tante narrazioni – che testimoniano l’incontro di uomini e donne con Dio. Se vogliamo innescare un vero processo educativo e non solo trasmettere dei contenuti, dobbiamo, anche con il bambino, entrare in questa prospettiva: tanti uomini nel mondo, i cristiani tra questi, credono in Dio, cioè lo chiamano, lo pregano, raccontano di lui, gli affidano la propria vita.

Questo fatto ci interpella, ci pone delle domande, ci chiama in gioco personalmente, non nell’adesione di fede che non è obiettivo dell’IRC, ma nel confronto motivato e critico con le ragioni di una concezione di vita che ha influito e continua ad influire sulla nostra cultura.

Se dunque il Credo è la narrazione sintetizzata delle esperienze di fede che la comunità cristiana ha fatto nella sua storia, anche il criterio metodologico-didattico che seguiremo per esplorare con gli alunni i contenuti del Credo sarà quello della narrazione.

Generalmente partiremo, perciò, da una piccola storia di contesto o problematizzante. Essa stimolerà esperienze, idee, immagini che potranno essere condivise, dibattute, tradotte in testi o disegni.

UNA MATTINA A SCUOLA

Una mattina nella scuola dell’Infanzia del mio quartiere. Sono d’accordo con le maestre per proporre al gruppo dei “grandi” (5 anni) una conversazione sulla loro idea di Dio.

Inizio con una piccola storia.



CHI E’ DIO?

C’era una volta un piccolo pesce che nuotava nel mare insieme alla mamma.

Un giorno le chiese: - Mamma, che cos’è quell’acqua di cui ho sentito tanto parlare?

La mamma gli rispose: - Sciocchino di un pesciolino! L’acqua è intorno a te e dentro di te e ti dona la vita.

C’era una volta un piccolo orso che chiese alla mamma: - Mammina, che cos’è quell’aria di cui sento tanto parlare?

La mamma gli rispose: - Piccolo orsetto scioccherello! L’aria ti circonda, è dentro di te e ti dona la vita.

C’era una volta un bambino che chiese alla mamma: - Mamma, chi è Dio di cui ho sentito tanto parlare?

Che cosa risponderà la mamma?

Dopo aver lasciato spazio alle loro risposte spontanee, li invito a disegnare Dio così come lo immaginano.

Pronti al via con grandi fogli e tanti colori, mi guardano curiosi e sorridenti.

Li invito a chiudere gli occhi per “vedere” quali immagini vengono loro in mente, quando sentono la parola “Dio”.

Poi qualcuno comincia a tracciare una forma, altri aspettano esitanti. Mi avvicino e iniziamo un dialogo.

Luca traccia un cerchio rosa con due grandi occhi azzurri. E’ la testa di un omino dal corpo a colonna, con una larga bocca sorridente : “Vedi? Dio ha costruito tutte le persone. Ha piantato tutti i fiori.”mi dice.

Dal disegno traspare allegria

Il suo compagno, Gabriele, ha disegnato una figura un po’ simile a E.T. “Dio è il figlio della madonna!” mi confida. Andrej, un bambino rumeno, disegna un omino dalle lunghe gambe, a braccia spalancate con le mani “piene di dita”(6-7 per mano). Anche lui cerca di districarsi tra i legami di “parentela” e Dio diventa “l’amico di Gesù”!

Che cosa penso quando dico “Dio”?

Cosa accade nella testa di un bambino che ascolta la parola “Dio”? Quali immagini vi associa?



Nell’uno e nell’altro caso il suo disegno è il risultato di processi molto complessi sia cognitivi che affettivi. Ciò che appare sul foglio è il prodotto delle immagini interiori del bambino, delle sue esperienze emotive tradotte in un linguaggio simbolico, così come dell’elaborazione di conoscenze e informazioni recepite dall’ambiente e “accomodate” perché siano compatibili con ciò che già conosce e ha assimilato. Negli esempi citati, Dio è disegnato come un uomo grande, al centro del foglio. Attraverso la figura dell’omino, tipica di quest’età i bambini manifestano la loro rappresentazione di Dio che è un uomo come il papà, ma con qualcosa in più: grande sorriso, grandi occhi, grandi mani. La trascendenza di Dio è espressa antropomorficamente attraverso un iperdimensionamento delle caratteristiche umane.

Il dato ormai condiviso che la prima immagine di Dio che si forma nel bambino sia quella della mamma e del papà ci porta a riconoscere nei disegni dei bambini su Dio i tratti della figura paterna e materna. In alcuni casi in cui si è chiesto ai bambini di disegnare Dio e, dopo alcuni giorni, di disegnare la loro famiglia, si sono notate forti rassomiglianze tra l’immagine dei genitori e quella di Dio. La dove il bambino fa esperienze positive di accudimento e di fiducia, Dio e il genitore vengono rappresentati grandi, forti, ma anche sorridenti e con atteggiamento protettivo. Così come il bambino esprime il rapporto con i suoi genitori raffigurandoli mentre compiono qualcosa per lui (cucinare, pulire, riparare la bicicletta ecc), anche Dio viene rappresentato mentre fa qualcosa per noi: Egli costruisce il mondo, fa spuntare i fiori ecc.


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