La teoria delle intelligenze multiple



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Università degli studi di Genova

Facoltà di scienze della formazione


CATTEDRA DI

DIDATTICA GENERALE



Corso di Laurea Scienze della Formazione Primaria

I anno

MODULO DI INSEGNAMENTO N. 3





Dispense a cura della
Dott.ssa Anna Maria Repetto



a.a.2002/2003

La teoria delle intelligenze: la rivoluzione di Gardner

Howard Gardner, psicologo presso l’Harward University propone un superamento della concezione unitaria dell’intelligenza, traendo giustificazione da un modello teorico caratterizzato dal duplice sforzo di fornire una spiegazione supportata da indagini neurologiche (sono numerosi gli studi riportati sulla mente animale ed umana), nonché da una marcata attenzione alla questione antropologica, sulla natura delle forme di cultura i cui vincoli e prospettive sarebbero state in grado nel corso della storia, oltre che geograficamente, di connotare i processi di conoscenza umani, i modelli di interpretazione della realtà.

Questa disamina approfondita dell’AUTORE, ha consentito il pervenire alla formalizzazione di un modello scientifico che ipotizza e in ultima analisi attesta, la ripartizione del concetto di intelligenza in sette unità privilegiate aventi una genesi, una localizzazione ed un profilo altamente differenziato, dosate in misura diversa in ogni individuo.

Le intelligenze, corrisponderebbero per Gardner a sette modalità cognitive utili ad affrontare la realtà, per procedere a modi di comprendere esaustivi ed efficaci.

Egli mette in discussione l’approccio monistico che sta dietro ai test di intelligenza tipici della tradizione statunitense, la cui presunzione è quella di definire uno standard intellettivo misurando, di fatto, solo uno o al massimo due tipologie di pensiero: quella logica e quella linguistica.

Ironicamente, Gardner definisce quella categoria di studiosi dell’intelligenza unitaria “ricci”. I “ricci”, “ (…) non solo credono in una capacità singola ed inviolabile, che è la specialità degli esseri umani”, quello che è definibile il fattore generale di intelligenza. Essi considerano altresì che una determinata quantità di intelligenza sia data dalla nascita e che quindi sia invariabilmente possibile registrare le capacità cognitive di un individuo una volta per tutte, collocandolo in una sequenza gerarchica, a partire dai risultati conseguiti nei test carta e matita.

Come già accennato, la strutturazione di tali test, in realtà, prevedrebbe la considerazione di un ristretto numero di facoltà intellettive, al massimo due: quella linguistica e quella logica, escludendo una gamma differenziata ed altrettanto consistente di modalità di accesso alla conoscenza.

Contrapposti ai “ricci”, prenderebbero posizione le “ volpi”, che invece affermano con determinazione la concezione per cui la mente umana si costituirebbe di diverse facoltà specifiche ed autonome, la cui composizione, variabile in ciascun essere umano, definirebbe profili psicologici altamente differenziati.

Howard Gardner tenta di elaborare una teoria com’egli stesso definisce VITALE.

Che si definiscano “competenze intellettuali”, “processi di pensiero”, “capacità cognitive ”o “abilità cognitive”, le INTELLIGENZE riguardano campi particolari di competenze intellettuali che sono possedute in potenza dal soggetto umano e che possono evolvere e svilupparsi nella misura in cui vengano favorite da fattori di stimolo adeguati.

Questi fattori capaci di promuovere lo sviluppo delle abilità cognitive, sono gli oggetti e i materiali resi significativi dall’ambiente in cui si agisce, ma anche l’assenza di circostanze sfavorevoli al loro emergere nonché l’affrontare esperienze appropriate e la giusta motivazione a perseguire una comprensione del mondo corretta ed efficace. Per comprensione corretta ed efficace, G. parla di CONOSCENZA INTELLIGENTE: la conoscenza intelligente è quella che promuove l’attivazione dei meccanismi di codifica delle informazione nel sistema nervoso, favorendo l’utilizzo reiterato dei dispositivi di elaborazione e la loro continua integrazione.

Gli elementi implicati nell’approccio alle intelligenze multiple, sarebbero, allora la trasmissione ereditaria di determinate capacità intellettive, l’effetto di un tipo di educazione adeguatamente attenta a stimolare più ambiti intellettivi, fornendo chiavi di accesso alla conoscenza diversificati, nonché l’interazione costante tra questi fattori.

Ma ora addentriamoci nella articolata teoria delle Intelligenze multiple.

La teoria delle intelligenze multiple: i concetti chiave


I concetti cardine che fanno da sfondo alla teoria delle IM, sono quelli che ne danno una giustificazione dal punto di vista delle strutture neurologiche, in particolare nell’ambito di una prospettiva ontogenetica, dello sviluppo delle organizzazioni della mente dalla primissima infanzia fino alle forme mature di elaborazione cognitiva.

In tal senso, è opportuno fare riferimento al concetto di flessibilità o plasticità: questo rappresenterebbe la misura in cui i potenziali o capacità intellettuali di un individuo possano essere alterati da vari interventi esterni. La plasticità consiste ne:



  1. L’assoluta criticità di alcuni periodi di sviluppo, in cui l’influenza ambientale può o meno generare delle conseguenze. A seguito, per esempio di lesioni fisiche di talune parti del cervello, è possibile verificare un recupero quasi totale se il periodo nel quale è avvenuta la lesione non presenta particolari controindicazioni(primissima infanzia); talvolta, invece, danni conseguiti in periodi particolarmente critici, determinano gravi menomazioni irreparabili.

  2. I limiti alla plasticità, per cui ogni specie presenta predisposizioni specifiche ad apprendere certi tipi di informazione (predisposizioni selettive).


I principi della flessibilità, sono così riassumibili:

  1. Una flessibilità massima nella prima parte della vita

  2. Periodi critici: di particolare sensibilità, se violati da ingerenze ambientali determinano danni irreparabili

  3. Il grado di flessibilità dipende dalla localizzazione delle zone cerebrali.

  4. I fattori che modulano lo sviluppo devono essere somministrati in tempi e modi adeguati: se viene a mancare una stimolazione appropriata o se è somministrata una stimolazione inadeguata, gli obiettivi di sviluppo verranno meno.

  5. Gli effetti delle lesioni possono essere immediati o tardivi (ad esempio, lesioni del cervello avvenute nei primi periodi di vita possono portare a ridefinizioni anatomiche, CONTROPRODUCENTI per lo sviluppo futuro, ANCHE SE utili nell’immediato.

In conclusione, la flessibilità o plasticità, allora, definisce la possibilità di adattamento a circostanze mutevoli, fra cui ambienti anomali o lesioni cerebrali nella prima parte della vita.

Il secondo concetto cruciale nella teoria che andiamo descrivendo, è quello di canalizzazione. Per canalizzazione si intende la tendenza di ogni sistema organico a seguire certe vie di sviluppo, preferenziali rispetto ad altre. Nel sistema nervoso esiste, infatti un forte controllo dei processi biochimici, delle sequenze epigenetiche, programmati e deputati alla differenziazione delle aree cerebrali. In effetti, anche se si tentasse dall’esterno di alterare i ritmi di sviluppo neurale, l’organismo tenterebbe ugualmente a ristabilire automaticamente un suo equilibrio.

Allora, la canalizzazione o determinazione, rappresenta una garanzia a che gli organismi siano in grado di giungere alla maturazione corretta delle funzioni proprie della specie di appartenenza.




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