La trasposizione del lessico atomico greco



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LA TRASPOSIZIONE DEL LESSICO ATOMICO GRECO Nel De Rerum Natura di Lucrezio: paralleli con le fonti greche e con gli scritti filosofici di Cicerone.


  1. PREMESSE.

Si cercherà di seguito di mettere a confronto le strategie linguistiche adottate da Lucrezio e Cicerone nel tentare di trasporre in latino il lessico settoriale della filosofia atomistica, partendo dal confronto con le fonti greche e focalizzando l’attenzione sulla resa di “atomo”. Essendo i due i primi a volgarizzare la filosofia greca in latino ed essendo tra loro contemporanei, non poterono poggiare su una tradizione precedente né sul lavoro dell’altro come modello1.



  1. IL REPERTORIO LESSICALE DI EPICURO.

Come dimostrato puntualmente da Sedley, le fonti filosofiche principali cui attinse Lucrezio furono i due scritti di Epicuro Sulla Natura e Lettera a Meneceo. Prima di passare all’autore latino sarà bene, allora, presentare una panoramica dei termini tecnici impiegati dal suo modello greco nell’esposizione della teoria atomistica.

Epicuro2 ricorre:



  • In primo luogo ad ἄτομος, come termine specifico per indicare le parti costitutive della materia, in qualunque contesto: in modo assoluto o con aggettivi che ne specifichino le qualità. L’uso in tal senso era già attestato nei presocratici Democrito e Leucippo, per la trasparenza di significato:

  • ἄτομος < *α-τέμνω3 = alfa privativo+ radice del verbo “tagliare”: letteralmente “ciò che non si può tagliare”; dal senso generale passa a significare ciò che non è altrimenti riducibile, nell’ambito di filosofie pluraliste che teorizzavano il continuo combinarsi e disgregarsi di elementi minimi costituenti il reale. L’ATTENZIONE è sull’INDIVISIBILITÁ dell’atomo.

  • Al secondo posto per frequenza, σώματα , il cui uso (pur generale come per il precedente) si trova di preferenza impiegato in contesti in cui degli atomi si sottolinea la “sostanza”, “volume”, in contrapposizione al vuoto che li separa e porta alla disgregazione dei corpi. Il singolare σώμα viene impiegato, in greco, anche per corpi umani e di animali (etimologia oscura, come avverte lo Chantraine; diversa dal lat. Corpus < skr. Kŗp-).

  • A σπέρματα, con uso tecnico di un termine altrimenti del greco comune: “semi, radici, elementi generatori”; cfr. Lucrezio.

  • Forse a γκος, ma l’uso del termine appare ambiguo. Alcuni commentatori moderni ritengono possa valere per “atomo”, ma altri lo considerano un sinonimo di εἴδωλα “parte visibile della materia”, con il senso di “parte visibile dell’atomo”> molecola: è sempre accompagnato da aggettivi o dal genitivo di specificazione. Allo stesso modo, forse, viene impiegato στερέμνια = “corpi fenomenici da cui vengono gli εἴδωλα”.

  • Ad ρχαί, ma avvertendo la necessità di disambiguare il termine e quindi sempre specificandone il contesto d’uso: esso infatti aveva largo impiego nelle teorie filosofiche presocratiche, dove stava ad indicare le “radici prime” (monismo o pluralismo ridotto) del mondo. Rappresentazione del mondo opposta a quella che si proponeva di presentare Epicuro. Stesse problematiche presentava il ricorso a στοιχεῖον: impiegato da Platone per indicare le parti originarie della materia; alcuni non lo ritengono impiegato per “atomo”, dal momento che non ricorre mai da solo con quel senso.




  1. L’ADATTAMENTO DI LUCREZIO.

Lucrezio, che pure nella struttura del poema e nell’esposizione della materia si mantiene solitamente fedele a Epicuro, sceglie nel caso del lessico atomico di innovare. Anziché traslitterare o fare un calco del termine greco (cfr. Cicerone), ricorre a termini e sintagmi portatori di una semantica diversa, focalizzata più sull’“irriducibilità tassonomica” che sull’indivisibilità (fisica) degli atomi.

    • Primordia (72 volte): è il termine specifico adottato da Lucrezio per indicare l’atomo: il senso fisico viene dato per scontato e si può desumere dal contesto (viene impiegato con la stessa flessibilità dell’epicureo ἄτομος). La focalizzazione è sull’atomo come “origine” e “mattone” delle cose, come rende ancora più leggibile l’occorrenza della parola in tmesi (ordia prima): la derivazione dalla stessa radice di ordo e ordior “ordine, iniziare” (Walde-Hoffmann: paralleli con ant. Ir. Rann e il lit. rinda) risulta evidente.

    • Principia (82 volte): è la variante per primordia che Lucrezio adotta nei casi obliqui per esigenze metriche. Quest’uso selettivo dimostra la riluttanza di Lucrezio a farvi ricorso, imputabile all’ambiguità semantica di cui era portatore: al singolare si riferisce ai principii primi di altre teorie filosofiche (cfr. ρχαί di cui è un calco).

    • Corpora (35 volte) e Corpuscula (5 volte, raro, da considerarsi un semplice diminutivo del precedente): corrisponde come uso e significato, ed è un calco, del greco σώματα. Nel senso più specifico di “atomo” ricorre sempre accompagnato da aggettivi che ne chiariscano la diversa accezione (certa, genitalia, prima).

    • Semina (65 volte): ha una corrispondenza perfetta con σπέρματα, e lo stesso significato di “elementi costituenti” la materia. Atomo in senso traslato.

    • Elementa: Lucrezio è il primo ad utilizzare in questo senso elementa, altrimenti “origini, lettere dell’alfabeto”. Per metafora: come si combinano le lettere, così gli atomi. Parallelo a στοιχεῖα.

    • Materies/a: Lucrezio vi attribuisce il significato di “elemento generatore” (< mater) e quindi “atomo”; l’uso che ne fa trova un parallelo nell’epicureo (dubbio) ὓλη e attinge ad un significato secondario del termine (cfr. Thesaurus III e IV; altrimenti legno, legna, materiali in legno).

    • Figurae e Particula: ricorrono solo molto raramente, il primo in relazione alle immagini “liberate” dagli atomi (simulacra), il secondo per enfatizzare la piccolezza degli atomi (pars+ diminutivo).




  1. CONFRONTO CON CICERONE.

Le scelte linguistiche compiute da Cicerone sono molto diverse da quelle operate dal contemporaneo Lucrezio, sebbene i problemi da affrontare e i materiali di base dovessero essere gli stessi. I termini impiegati per indicare gli atomi, infatti, sono:

    • Atomus (28 volte nei vari casi; max. De Fato, De Finibus e De Natura Deorum): l’autore opera una semplice traslitterazione del termine greco; l’adattamento grammaticale è minimo se si considera che la desinenza –us < -os; corrisponde perfettamente al modello greco (Epicuro) anche nell’uso generalizzato.

    • Individua ( volte): il termine viene coniato dall’autore stesso e si trova sia sostantivato che, più spesso, come aggettivo associato a corpora (cfr. oltre): Cicerone disponeva già di atomus e ricorre a individua come variatio. È un calco semantico dal greco α-τομος = in-dividuum “non divisibile”. Ancora l’attenzione è rivolta alle qualità fisiche dell’atomo, piuttosto che alla sua funzione, in questo rispettando la prospettiva epicurea.

    • Corpuscula (2 volte: Tusculanae D. e Academica) e corpora (17 volte, max Tusculanae D. e De Finibus): entrambi i termini ricorrono raramente. Corpora si qualifica come sinonimo di atomus solo quando accompagnato dall’aggettivo individua, altrimenti (al singolare) va inteso come “materia organizzata”. Si oppone a materies/a (68 volte), che egli intende come “materia non organizzata”.




  1. CONCLUSIONI.

Il repertorio terminologico greco preso a modello dai due autori latini (Epicuro) si può distinguere in:

-termini specifici per “atomo”- ἄτομος, σώματα, σπέρματα.

-termini di senso generico che necessitano di ulteriori specificazioni-ρχαί, στοιχεῖα.

Il loro trattamento del materiale di base, pur partendo da una fonte comune, si rivela molto diverso:

-Lucrezio non usa mai atomus/individuum e la sua serie terminologica (primordia, principia) dimostra di focalizzare l’attenzione sulla funzione generatrice e di origine prima degli atomi, mentre la loro indivisibilità viene data solo postulata. In generale si dimostra innovativo rispetto al modello greco, spostando l’area semantica dei termini e traducendoli in modo interpretativo. La varietà lessicale è forse dovuta ad esigenze poetiche.

-Cicerone aderisce maggiormente al modello greco e ne rispetta la semantica, cercando di riprodurre nei termini latini anche la trasparenza etimologica di quelli greci (atomi, individua). Il più ridotto repertorio terminologico si deve probabilmente attribuire alla volontà di un uso tecnico/specializzato dei termini e al venir meno delle esigenze metriche.

L’opera di Lucrezio ebbe poco fortuna in Roma, se dobbiamo giudicare dal numero di mss. pervenutici e dalle scarse menzioni che ne fanno gli antichi, e quindi anche le sue scelte terminologiche non trovarono continuazione. Fu attraverso gli scritti di Cicerone e il largo uso come fonti che se ne fece durante la tarda latinità e l’Umanesimo che la terminologia atomica giunse alla scienza moderna: si usa ancora atomo. Da notare che il termine era stato in un primo momento adottato proprio in virtù del suo significato originario (cfr. 2) di “parte minima, indivisibile”, in quanto non si riteneva potesse esserci nulla di più piccolo. Dopo la scoperta di elettroni, protoni etc. (forse anche di elementi più piccoli: quark), sue componenti, si è coniata l’espressione particelle atomiche, in un certo senso una contraddizione in termini, e “atomo” ha subito uno slittamento e un restringimento di significato: si è specializzato in senso chimico (vs. fisico), “più piccola parte di un elemento che conserva le proprietà chimiche dell’elemento stesso”.


  1. BIBLIOGRAFIA.

AA. VV., La nuova enciclopedia delle scienze, Milano 1988.

M. Brecor, A. Bailly, Dictionnaire étymologique Latin, Paris 1906.

P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, Paris 1968.

H. Frisk, Griechisches Etymologisches Wörterbuch, I-II, Heidelberg 1960-1973.



www.intratext.com , sito di concordanze e frequenze per molti testi latini.

J. Pokorny, The Indogermanisches etymologisches Wörterbuch, Barn1959.

K.C. Reiley, Studies in the Philosophical Terminology of Lucretius and Cicero, New York 1909.

D. Sedley, Lucretius and the Transformation of greek Wisdom, Cambridge 1998.

Thesaurus Linguae Latinae, on-line (TLL).

A. Walde, Hoffmann, Lateinisches Etymologisches Wörterbuch, Heidelberg 1910.





1 Sebbene Cicerone componga le sue opere filosofiche circa 10 anni dopo e venga indicato dalle fonti come l’editore del De Rerum Natura, non dimostra di esserne influenzato.

2 Le osservazioni seguenti vengono prese da Sedley e vanno intese in modo comunque relativo, vista la frammentarietà dell’opera di Epicuro.

3 La radice si trova attestata anche in irl. Tamnaid (*na/nə) e russ. Tĭnu, tnu; forse da una radice *tom- nō (Chantraine e Pokorny).



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