La vita spirituale



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LA VITA SPIRITUALE

C’è una grande ignoranza a proposito della vita spirituale o interiore.

Fin da piccoli ci insegnano a leggere e a scrivere, oggi anche ad usare il computer e navigare in internet. Esistono corsi di nuoto, di musica, di danza, di lingue, ma nessuno ci ha mai iniziati alla vita interiore. Nessuno ci ha insegnato a stare in silenzio, nessuno ci ha avviati alla preghiera o alla meditazione della Parola di Dio. Non l’hanno fatto i nostri genitori ma neppure il prete, il catechista o l’insegnante di religione.

Questo analfabetismo spirituale rappresenta uno dei problemi cruciali del cristianesimo occidentale dei nostri tempi.

Perché?

Il cristianesimo non è una filosofia: un modo di intendere la vita.



Il cristianesimo non è una ideologia politica: un modo per risolvere i problemi della società.

Il cristianesimo non è una morale: una legge che guidi il comportamento.

Il cristianesimo non è una psicologia: una via verso il proprio benessere interiore.

Il cristianesimo è anzitutto l’incontro con una persona, che è Cristo.

Tutto il resto è solamente una conseguenza di questo incontro. È nel dialogo con Cristo che conoscerò il senso dell’esistenza, capirò cosa devo fare, imparerò a distinguere il bene dal male, scoprirò la via della felicità.

La vita spirituale è proprio il risultato della mia relazione con Dio. Nella vita interiore si stabilisce una comunicazione profonda tra il cristiano ed il Cristo. Una relazione personale che conduce a scoprire la presenza di Dio nel mondo come nella propria storia.

Ora si può capire quanto sia importante conoscere i dinamismi della vita interiore. Non essere educati a questo significa non poter accedere al cuore della fede, al mistero del Dio personale, presente e provvidente nell’esistenza di ogni uomo.


Alla ricerca della relazione perduta


Da sempre Dio cerca la relazione con l’uomo. Cerca anche te!

La Bibbia è il racconto di questa passione. Ogni sua pagina narra la pazienza e la tenacia di Dio per entrare in comunione con noi.

In verità, al principio la relazione c’era! C’era intimità tra Dio e l’uomo.

Nell’antico linguaggio della Genesi si racconta che Dio, alla brezza del mattino, amava passeggiare nel giardino con l’uomo (Gn 3,8). Ma quest’ultimo, col peccato, rompe l’amicizia. Devasta la trasparenza e l’armonia di quel rapporto.

Da allora ecco gli infiniti tentativi di Dio per riconquistare il nostro cuore.

È la volta della storia d’Israele, il popolo prescelto per riallacciare il dialogo. Dio manda numerosi suoi servi, patriarchi e profeti, ma il popolo li fa tutti fuori.

«Alla fine mandò suo figlio, pensando: avranno rispetto di mio figlio!» (Mt 21,37). Così colui che era la «Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

In Gesù, Dio si fa l’Emmanuele il «Dio con noi» (cf Mt 1,23-25): scende sulle nostre strade per trovarci (cf Mt 20,1-8), cammina accanto a noi (Lc 24,15), ci chiede di potersi fermare a casa nostra (cf Lc 19,5).

Ma ancora una volta l’uomo respinge l’amicizia offertagli (cf Gv 15,15), assassinando lo stesso autore della vita (cf At 3,15). Così all’apice del rifiuto, quando tutto sembra essere perso, l’Amore crocefisso «rese lo Spirito» (Gv 19,30) distruggendo in se stesso l’inimicizia (cf Ef 2,16). Qui sta il culmine della storia. Come scrive il teologo Moltmann, «se vogliamo sapere chi è Dio dobbiamo inginocchiarci ai piedi della croce!».

In questo istante «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Da allora ogni persona è abitata dallo Spirito Santo (1 Cor 3,16) e con lui dal Padre e dal Figlio. Che lo vogliamo o no, siamo immersi in questa presenza.

È una presenza reale ma discreta. Bussa alla nostra porta e lascia a noi decidere se aprirgli o no (cf Ap 3,20).

Lungo la storia della salvezza Dio invece di interrompere il dialogo con noi, per sua bontà lo ha reso sempre più profondo ed intimo sino ad abitare il nostro stesso cuore.

L’uomo da parte sua porta dentro di sé una profonda nostalgia della relazione perduta, dell’amicizia con Dio. Agostino scrive: «Il nostro cuore è inquieto, fino a che non trova la sua quiete in te». Così l’uomo consapevolmente o no cerca Dio in mille modi diversi. Un cammino non poche volte fatto a tentoni, per sentieri tortuosi, ma sempre animato dallo stesso desiderio.

Già nella ricerca c’è il germe della vita spirituale. Essa però sboccia e fiorisce quando finalmente l’individuo prende coscienza di essere cercato ed amato da Dio.

Curare la propria vita spirituale è anzitutto rendersi conto della presenza di Dio in noi. È aprirsi allo Spirito, principio di vita nuova (cf Rm 8,2), e lasciarsi da lui gradualmente cambiare perché il Cristo, che ha saputo fare della Volontà del Padre lo scopo della sua vita, possa sempre più esprimersi attraverso di noi (cf Gal 2,20).

Il segno di autenticità della vita interiore è l’amore verso il prossimo nel quale Dio ama nascondersi.

Tre sono dunque le direzioni dell’interiorità: verso se stessi, verso gli altri e verso Dio. Come scrive Nouwen «La vita spirituale è estendersi fino al nostro io più riposto, fino ai nostri fratelli umani, fino a Dio» (1983, 8). Tre vie che convergono e non si escludono perché quel Dio che cerchi è in te come nei tuoi fratelli.

Cosa occorre per vivere bene la propria vita interiore?


La vita spirituale è identificabile con una vita autenticamente ispirata al Vangelo. Non è facile sintetizzare in poche righe cosa occorra per viverla bene. Per questo indicheremo solo tre atteggiamenti che sono indispensabili per una sua corretta impostazione.

Un cristiano che voglia vivere bene la propria fede deve ordinare la sua vita secondo una scala di priorità, deve riservarsi alcuni tempi di interiorità e avere l’umiltà di lasciarsi accompagnare da una persona più esperta.




  1. Mettere ordine

La vita spirituale procede solo se è ordinata. Come quella biologica ha dei ritmi (mangiare, dormire, muoversi ecc.) che devono essere rispettati se non ci si vuole ammalare o morire, così quella spirituale necessita di cure e di disciplina.

Occorre non solo definire gli obiettivi, ma anche prevedere i mezzi e i tempi per poter raggiungere gli stessi. A questo proposito sono consigliati due strumenti: una regola di vita e il quaderno di vita spirituale.




  • Una regola di vita

Per poter ordinare la tua esperienza interiore prova a scrivere la tua regola di vita, ossia le linee essenziali del tuo personale cammino.

Dalle tematiche presentate in questo itinerario, anche sulla traccia degli impegni già indicati, di volta in volta scegli dei compiti adatti alla tua situazione che possano orientare la tua crescita. Per esempio per quanto riguarda la preghiera, organizza il tuo spazio di dialogo con Dio secondo le modalità e i tempi a te più congeniali; per quanto concerne il tema della povertà, individua quali propositi possono essere per te più significativi, per ciò che interessa l’argomento del servizio scegli qual è il tuo «prossimo» da servire o i piccoli gesti di generosità che vuoi realizzare. La parte più delicata di questo lavoro sarà quella di stabilire degli impegni che siano raggiungibili. La naturale carica di idealità che porti dentro di te, infatti, potrebbe esserti fatale se non bilanciata da una buona dose di realismo ed umiltà. Per questo è consigliabile la tecnica dei piccoli passi. Nel rispetto della gradualità di ogni crescita scegli pochi obiettivi, facili e concreti:

• pochi ma ben scelti, che centrino bene il problema, che siano, quindi, qualitativamente significativi;

• facili perché rispondenti alle tue capacità e possibilità, passi brevi ma sicuri;

• concreti perché non astratti o generali, perché verificabili.

Se saprai seguire la tua regola di vita senza rigidità, questa orienterà il tuo cammino spirituale e sarà un importante punto di riferimento a cui mantenerti ancorato nei momenti di crisi. Come consiglia Frère Roger di Taizé, «bisogna aggrapparsi alla regola nelle ore dell’aridità spirituale ancor più fedelmente che non nei giorni in cui la fede conduce spontaneamente la preghiera ed il raccoglimento» (1967, 42).

La regola di vita serve anche per ripartire dopo un tempo di completo distacco. Sarà più facile, infatti, riprendere il cammino partendo da ciò che hai già sperimentato come positivo. «Nei giorni della stanchezza - prosegue Frère Roger - importa conservare la disciplina impostaci, addolorandoci di compierla senza gioia e senza amore, se però non fosse assolutamente possibile viverla, non rimane allora che abbandonarsi al Cristo. Quando la fiamma interiore sembra spenta, è ancora possibile attendere in silenzio, ricordando che “sul suolo indurito è fiorita una rosa”» (1967, 44).

Non ci si deve scandalizzare se ci si accorge che la vita cristiana a volte è un continuo ricominciare. Bisogna lasciarsi rialzare umilmente dalla misericordia del Padre (Lc 15,1-7.11-31).




  • Il quaderno di vita spirituale

Scrivi la tua regola nel quaderno spirituale. Uno strumento che ti potrà servire anche per appuntare le tue riflessioni, i tuoi impegni, i consigli della tua guida ecc. È un altro accorgimento che ti aiuterà a tenere ordine nella tua vita spirituale.


  1. Tempi di interiorità

Corriamo affannosamente dietro tante cose. In questo affannarci non poche volte perdiamo l’orientamento. Per questo abbiamo bisogno di spazi di interiorità per tornare all’essenziale e riacquistare profondità. Se vuoi reggerti in piedi avrai bisogno ogni giorno di uno spazio di silenzio. Dovrai ritagliarti un giorno al mese da consacrare all’incontro con Dio.

Oltre a questi appuntamenti occorre dedicarsi quattro o cinque giornate all’anno per fare una sosta più prolungata di interiorità: magari col tuo gruppo o partecipando ad una delle iniziative già organizzate dai vari Centri di Spiritualità presenti in Italia. Per esempio andando ad un ritiro sulla parola di Dio o sulla preghiera ecc.




  1. Farsi consigliare

Un’ultima necessità per crescere nella vita spirituale è quella di affrontare la stessa con un atteggiamento di umiltà, senza la pretesa di fare da soli. Il tuo cammino sarà più sicuro e fruttuoso se oltre a trovarti dei compagni di viaggio ti sceglierai anche una guida spirituale. Una persona che ti possa facilitare nella conoscenza di te stesso, che ti aiuti a guardare in faccia le tue difficoltà, ti sostenga nei momenti difficili e ti sproni ad essere coerente.


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