L'ado (Area Discipline Orientali) raccoglie in sè attività che vanno dalle Arti Marziali allo Yoga, allo Shiatsu, alle più recenti Discipline Bio Naturali



Scaricare 0.71 Mb.
Pagina1/5
14.11.2018
Dimensione del file0.71 Mb.
  1   2   3   4   5


INTRODUZIONE
L'ADO (Area Discipline Orientali) raccoglie in sè attività che vanno dalle Arti Marziali allo Yoga, allo Shiatsu, alle più recenti Discipline Bio Naturali.

Nella costruzione dell'Area Psicopedagogica si è tenuto conto di questa eterogeneità, cercando di tracciare linee guida di lavoro e identificando argomenti che possano essere utili e comuni a tutti.

Prima di chiamarsi Ado si chiamava Lega Arti Marziali, poichè nella Uisp l'interesse iniziale per le Discipline Orientali si era focalizzato su questo, successivamente, da qualche anno a questa parte molte altre pratiche hanno preso campo, ed è stato di conseguenza deciso di introdurle in quest'area, avendo in comune con le Arti Marziali la provenienza orientale.
Le Discipline Orientali peraltro nei loro aspetti filosofici, storici e pedagogici hanno molti punti in comune, in quanto esse sono perlopiù connotate come Vie, stili di vita, percorsi esistenziali, come pratiche, Arti che possono influenzare la vita dell'individuo e del gruppo in maniera fondamentale. Il fatto che coinvolgano corpo, mente e cuore (quest'ultima parola spesso viene associata allo "spirito"), che cioè intervengano sul piano fisico, sul piano mentale e su quello spirituale, inteso come "ciò che non si vede, che esula dalla materialità", sul piano intellettuale, culturale, dell'intuizione, dell'etica e dell'estetica, ci porta necessariamente a considerarle discipline oltre che sport, oltre che pratiche, oltre che attività ludico-motorie.

Di questa importante eredità dobbiamo tenere conto, poichè non solo definisce e permea anche al giorno d'oggi la pratica e l'insegnamento, ma soprattutto è evidente che le Discipline Orientali hanno già in sè motivi pedagogici forti e di origine lontana.


Il nostro contributo, ovvero la creazione di un'Area Psicopedagogica non intende mettere in discussione queste tradizioni (in quanto ancora generatrici di contenuti e di valori), ma vuole semmai creare una linea temporale con l'oggi, con un momento storico cioè molto diverso rispetto a quello durante il quale queste discipline sono nate e si sono sviluppate.

Se un tempo lo Yoga era considerata una disciplina iniziatica, e le Arti Marziali di appannaggio guerriero, o comunque scuole di vita e di pensiero riferibili ad una scuola o ad un Maestro verso il quale si nutriva la più profonda deferenza e al quale si dedicava una completa adesione, oggi coinvolgono spesso contesti oltre che educativi addirittura terapeutici, che non di rado si manifestano in un invio da parte del professionista di turno: i bambini con bisogni speciali verso le Arti Marziali, la persona che soffre d'insonnia o stressata, o con problemi all'apparato osteo-articolare verso lo Yoga, lo Shiatsu, eccetera.

Non di rado dunque l'adesione a queste discipline avviene grazie agli invii dei professionisti, molte altre volte avviene spontaneamente, cioè è lo stesso utente che, non soddisfatto dalle passate esperienze, decide autonomamente di iscriversi ai nostri corsi.

Senza voler dimenticare il contesto sportivo, presente soprattutto nelle Arti Marziali (contesto che resta comunque educativo e foriero di princìpi quali il coraggio, la lealtà, l'etica e l'estetica), si può dunque affermare che le Discipline Orientali hanno raccolto un'eredità particolare, e cioè quella della cura della persona e dell'approccio ad essa nella sua interezza ed unicità, grazie alla loro particolare versatilità.


La peculiarità educativa dei nostri Insegnanti pone in essere una rete di relazioni intra-associazione ed extra-associazione nalla quale l'Insegnante si muoverà, dovendo ad esempio interfacciarsi, oltre che con l'Associazione ospitante, con i genitori dei giovani allievi, con gli allievi stessi, con i colleghi, con le Istituzioni di competenza territoriale, tra cui le Scuole, e con contesti politico-amministrativi quali Comuni, Province eccetera.

Occorre perciò acquisire, sempre che non lo si abbia già fatto, modalità comunicative e relazionali che facilitino in questo compito non sempre semplice, e questo implica l'adattarsi continuamente a situazioni variegate ed eterogenee, nelle quali l'Insegnante non è più da considerarsi quello al quale dobbiamo un'ubbidienza cieca e incondizionata, al quale aderire totalmente e senza riserve, quanto un Istruttore-Educatore che presta un servizio e ovviamente le proprie competenze, ma che agisce anche in ambiti certamente più complessi e periferici rispetto al mero luogo di pratica.

Ciò lo porterà, oltre che a svolgere il proprio ruolo di Istruttore-Tecnico-Educatore, anche ad acquisire competenze relative all'organizzative, all'animazione, alla coordinazione di tutta una serie di aspetti che ruotano intorno al suo ruolo ma che al tempo stesso esulano da questo ruolo in senso stretto, e vanno oltre.
Dunque il sapere (le conoscenze), il saper fare (le competenze), il saper essere (come esprimiamo il sapere e il saper fare), ma in un contesto sociale espanso rispetto alla disciplina di riferimento.

La Formazione relativa a questa area ha perciò il compito di favorire negli Istruttori-educatori l'acquisizione di mezzi adeguati tali da poter vivere bene nel mondo, e fare fronte alle molte situazioni, anche complesse, dove, oltre alle conoscenze specifiche, la qualità del relazionarsi e del comunicare potrà fare la differenza.



PREMESSA

Alla fine di ogni capitolo trattato seguirà un breve riassunto corredato da alcune domande che saranno quelle poste più frequentemente in sede d'esame.
INSEGNAMENTO E APPRENDIMENTO
Quando si trattano argomenti quali Insegnamento e Apprendimento si aprono molti temi collegati ad essi, quali ad esempio la Pedagogia, la Psicopedagogia, la Formazione, la Didattica e la Metodologia.

Per capire come, quando e perchè muoversi in tali ambiti (cosa che normalmente facciamo con più o meno consapevolezza) è opportuno avere chiaro a cosa ci riferiamo esattamente, per riconoscere, saper adoperare, affinare sempre più efficacemente i mezzi e gli strumenti a nostra disposizione. Segue dunque una descrizione sintetica di queste materie.


1) PEDAGOGIA, FORMAZIONE, EDUCAZIONE, PSICOPEDAGOGIA, DIDATTICA, METODOLOGIA
La Pedagogia si occupa dell'educazione e della formazione dell'essere umano. Vista la sua etimologia, che deriva dal greco pais (fanciullo) e agogòs (custode), si pensa erroneamente che sia indirizzabile solamente verso i bambini, ma in realtà la Pedagogia, fondandosi sul concetto di educabilità dell'individuo oramai in ogni fase della vita, si occupa di indagare sui metodi educativi e formativi in ambiti diversi, suggerendone i vari aspetti e orientamenti. Anche gli adulti, gli anziani e i disabili sono dunque oggetto di ampi studi pedagogici.

Quando l'essere umano si relaziona con altro da sé si parla di educazione, quando si relaziona con se stesso al fine di apprendere qualcosa, di formazione.



Il termine "formazione" è peraltro stato recentemente riformulato in modo tale da includere sia l'educazione in quanto percorso di formazione della personalità, sia l'istruzione, comprendendo con ciò sia la trasmissione dei saperi che i processi di apprendimento e di ricezione di essi.

Si parla dunque di educazione al sapere (cioè alle conoscenze), di educazione al saper fare (cioè alle competenze), di educazione al saper essere (cioè al modo in cui si estrinsecano e si applicano il sapere e il saper fare, a come, dunque, ci relazioniamo con gli altri).



Kant definiva la pedagogia come "il sapere unitario intorno all'educazione".
PSICOPEDAGOGIA
La Psicopedagogia è quella parte della psicologia che si occupa di studiare i risvolti psicologici riferibili ai processi educativi, dunque nel nostro caso è intimamente legata all'apprendimento.

Anche conosciuta come Psicologia dell'Educazione, la Psicopedagogia studia le possibilità e le modalità di miglioramento rispetto alle condizioni di apprendimento degli allievi, adattandole ai loro bisogni, formulando la messa a punto di metodi di insegnamento e di apprendimento adeguati alle situazioni, e dunque in questo senso più efficaci.



DIDATTICA
Intimamente connessa con la Pedagogia, l'Educazione e la Metodologia, la Didattica ha a cuore il rapporto tra Maestro e Allievo. Anch'essa derivante dal greco didàsko (insegno), rappresenta la teoria e la pratica dell'insegnare, indagando sul modo in cui si debba insegnare, conferendo così uno scopo educativo all'insegnamento. Alcuni definiscono la Didattica come scienza della comunicazione e della relazione educativa.

I suoi scopi principali sono migliorare l'azione del docente ma anche quella di colui che apprende.

Beneficiando dei contributi delle scienze educative, supera il concetto asettico di relazione meramente orientata sull'apprendimento di una materia, basandosi sul fatto che insegnante e allievo sono due persone, e in quanto tali insegnano e imparano entrambi contemporaneamente.

La Didattica può essere concepita come un progetto educativo mirato agli strumenti più idonei da usare, a seconda dell'età del discente, del contesto sociale entro cui si opera, della psicologia dell'allievo, della preparazione del docente, delle problematiche legate alla motivazione all'apprendimento e ai risultati di questo.
METODOLOGIA
Si parla di Metodologia quando si ha a che fare con un metodo specifico tale da poter consentire il conseguimento e lo sviluppo delle conoscenze di una disciplina. La Metodologia ha (dovrebbe avere) caratteristiche di scientificità tali da renderla verificabile in questo senso. Se per arrivare da A a B sono previsti tutta una serie di esercizi specifici, possiamo verificare, alla fine del percorso, i risultati ottenuti.

Si parla generalmente di Metodologia riferendoci all'allenamento, e a tutta una serie di esercitazioni tali da incrementare, sviluppare soprattutto le capacità condizionali di un individuo, cioè forza, velocità, resistenza. Tali esercizi generici potranno poi abbracciare anche i vari aspetti tecnici legati alla disciplina specifica, per esempio, potranno essere applicati aspetti legati più allo svilippo della forza, o più allo sviluppo della resistenza o della velocità anche alle ripetizioni che normalmente si praticano in tutte le discipline sportive.

Ci possono essere ripetizioni atte a sviluppare maggiormente la forza, altre la resistenza o la velocità, si parla sempre di Metodologia in quanto maniera di esercitarsi al fine di ottenere determinati risultati con la possibilità di verifica.
Peraltro, da qualche tempo a questa parte si parla di Metodologia non solo dell'allenamento ma anche dell'insegnamento. In questo ambito vengono affrontati temi riferibili alla Pedagogia, alla Psicologia, alla Didattica, alla Psicopedagogia, nel tentativo di riunire e strutturare efficacemente questo genere di contenuti.

Tenendo conto della psicologia, nonchè dello sviluppo neurofisiologico del discente, la Metodologia dell'insegnamento si interessa inoltre alle ricadute dell'attività sportiva sulla personalità, oltre che sul contesto sociale del quale l'allievo fa parte, occupandosi degli stili educativi, della motivazione, degli stili di apprendimento, della leadership, della gestione dell'ansia e dello stress, del conflitto, della relazione tra insegnanti e genitori, e di altro ancora. A questo proposito si segnala l'ottimo lavoro svolto dal Prof. Giorgio Visintin, rintracciabile sul DVD fatto dalla Commissione Attività Giovanile per il settore Judo.

Dalla descrizione seppur succinta degli ambiti scientifici fin qui trattati si può comprendere come l'insegnamento di una disciplina e dei suoi contenuti sia mediato non solo dalle competenze tecniche dell'insegnante, ma anche dal suo livello di conoscenza nei suddetti ambiti, cioè didattici, psicopedagogici, pedagogici, metodologici. Ma le conoscenze sono a loro volta mediate e trasmesse attraverso la soggettività, la sensibilità, la personalità dell'insegnante, il quale può centrare il suo lavoro essenzialmente su uno di questi aspetti, su alcuni di loro, o se è molto accurato, su tutti quanti.

Questo punto è di grande importanza, poichè come dice Marshall McLuhan, famoso sociologo canadese che si è occupato della comunicazione, "il mezzo è il messaggio", evidenziando con questa altrettanto famosa citazione come i mezzi che noi usiamo per comunicare abbiano peraltro valore di messaggio e di contenuto in sé, che va aldilà dei contenuti tecnici, cognitivi, oggettivi dell'argomento trattato.

Lo scopo dei contributi legati all'Area Psicopedagogica è quello di dare ad ognuno la possibilità di conoscere questi ambiti e di sensibilizzarsi alla formazione in tal senso. La formazione, o meglio, l'opportunità di formarsi, come ben sappiamo, non finisce mai.
RIASSUNTO:
Tra Psicopedagogia, Pedagogia, Didattica e Metodologia corrono alcune differenze sostanziali, le quali, per operare con gli allievi in maniera completa e integrata, devono essere conosciute nelle loro specificità.

La Pedagogia collega l'idea di formazione all'educazione dell'essere umano indagando i metodi educativi e formativi.

La Psicopedagogia studia i risvolti psicologici dell'apprendimento orientandosi verso i metodi più consoni finalizzati ad aiutare l'allievo nel suo compito.

La Didattita è un processo educativo incentrato sul rapporto tra Insegnante e Allievo, entrando nel merito della teoria e della pratica dell'insegnamento.

La Metodologia si occupa di modelli scientifici di insegnamento e allenamento attraverso i quali è possibile verificare costantemente i risultati del lavoro svolto. Generalmente riguarda i metodi di allenamento.

Da evidenziare che ognuna di queste materie è intimamente collegata alle altre. Il "mediatore" è sempre l'Insegnante, che agirà in questi ambiti secondo la propria cultura, sensibilità e umanità.
DOMANDE:
Descrivi brevemente ognuno di questi argomenti tracciandone le caratteristiche principali.

2) L'INSEGNANTE E L'EMPATIA

..."Vedere sè nell'altro edifica mondi".

Rudolf Steiner


EMPATIA è la capacità di decifrare i segnali emozionali dell’altro, comprenderne gli stati d’animo e i pensieri sottesi, immedesimarsi nell’altro senza perdere la percezione di sé, assumerne la prospettiva e condividerne i sentimenti.
La Francia, come sappiamo, è ed è stata un'immensa fucina di grandi pedagogisti, ed è presumibilmente il luogo dove le teorie pedagogiche sull'insegnamento si sono sviluppate maggiormente.

In questo paese alcuni gruppi di ricerca a livello universitario stanno da tempo cercando di tracciare il profilo dell'insegnante ideale, o che comunque abbia requisiti tali da poterlo diventare. Questa ricerca franco-algerina, che è stata esposta anche in ambito Uisp dal Prof. Gilles Bui Xuan, verte perlopiù sulla possibilità di valutare il livello di empatia di coloro che si apprestano all'insegnamento.



L'empatia secondo i francesi e la psicopedagogia in generale, è ritenuta dunque, al pari delle competenze tecniche e della capacità di trasmetterle, un requisito dal quale non si può prescindere se vogliamo intraprendere questo percorso rivolto a formare allievi, in qualsiasi materia.

In questa ricerca, quando si chiedeva agli allievi cosa ricordavano principalmente di un buon insegnante, questi rispondevano che, al pari della conoscenza della materia e dell'abilità di trasmetterla, erano stati colpiti da quegli aspetti quali l'equità, la non discriminazione, la cura verso i più deboli, insomma la disponibilità umana e le capacità relazionali. La stessa domanda posta in contesti diversi, anche di adulti, genera perlopiù la stessa risposta.



Si può concludere dicendo che gli insegnanti che avevano lasciato il segno erano stati proprio coloro che avevano mostrato capacità di immedesimarsi nell’altro senza perdere la percezione del proprio autorevole ruolo, che si erano dimostrati disponibili ad integrare prospettive diverse dalla propria e condividere sentimenti; in sostanza, coloro che aveva dimostrato un atteggiamento empatico.
Come sappiamo, l'empatia (dal greco"εμπαθεία" (empatéia, a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento") è quella capacità innata, biologica, che ci permette di sentire in noi quello che sente l'altro, di immedesimarsi, di comprendere chi abbiamo di fronte, grazie a meccanismi che hanno alla loro base fisiologica i neuroni specchio.
Oltre ad essere un "marchio di fabbrica biologico", l'empatia può inoltre essere sentita come un valore esistenziale: la persona incapace di "mettersi nei panni dell'altro" è generalmente percepita come insensibile, superficiale, poco profonda. L'estremo limite di ciò, la mancanza totale di empatia connota molto spesso coloro che si sono macchiati di crimini verso l'umanità. Nelle persone con disturbi dello spettro autistico o con Sindrome di Asperger, ad esempio, si rilevano importanti problematiche legate al rispecchiamento, cioè all' empatia.

E dunque, benchè ognuno di noi sia dotato di tutte quelle componenti biologiche che ci portano ad essere empatici, cioè a capire gli altri e ad avere così la possibilità di comunicare e stare insieme agli altri, la possibilità di essere più o meno empatici dipende anche da fattori culturali, sociali, educativi, dal fatto di essere stati sostenuti o meno in quanto esseri umani "aperti, attenti all'altro da sé ".



Dunque, se si è intenzionati a diventare docenti , possiamo formarci sullo scibile in tal senso, magari servendoci di una comunicazione appropriata e dotandoci di tutte quelle conoscenze pedagogiche che ci occorrono, certo è che se sottovaluteremo questo aspetto legato all'empatia, cioè alla possibilità di "sentire, percepire, comprendere intimamente il nostro prossimo al nostro interno", sarà complicato stabilire delle relazioni basate sul veridico, autentiche, originali, significative. Quelle che ti orientano verso il "saper essere".
Ma se per un Insegnante può essere semplice entrare in empatia con un allievo, come può viceversa risuonare nell'allievo la modalità di comunicazione, di insegnamento, di comportamento del suo Insegnante ?
L'empatia è diversa dall'imitazione, dall'identificazione, dal contagio emotivo e dall'inferenza per analogia.

I bambini e i ragazzi apprendono inconsciamente dai loro genitori o dal loro ambiente quotidiano maniere di pensare e di porsi con il mondo circostante in modo automatico, senza rendersene conto,

attraverso l'imitazione (nel fare) e di identificazione (nell'essere).

Si parla in questo caso di inferenze inconsce, per cui facciamo nostre modalità di comportamento ambientali in assenza di consapevolezza, di un filtro critico.

Ciò porta ad accettare e giustificare regole, comportamenti, atteggiamenti che nel peggiore dei casi potrebbero essere non sempre e non solo distintivi di correttezza, equilibrio, giustezza, specialmente per quanto riguarda appunto i bambini, che sono completamente dipendenti dalle figure di accudimento, in particolare dai genitori ma anche da persone di riferimento quali Insegnanti, Maestri, Allenatori, da quei ruoli cioè che per molto tempo avranno un forte potere sulla formazione della loro personalità.
Dagli studi provenienti dalla neuropsichiatria infantile, dall'etologia, dalla psicologia, pedagogia e non ultime le neuroscienze con la recente scoperta dei neuroni specchio, è oramai evidente che il presupposto per la sopravvivenza in un determinato ambiente sociale, a partire dalla famiglia, è determinato dall'adattamento ai contesti significativi entro i quali il bambino nasce, cresce e si sviluppa . L'adattamento, che ha come spinta biologica appunto la sopravvivenza, avviene attraverso meccanismi di identificazione con l'ambiente circostante. L'identificazione, secondo le neuroscienze, avviene attraverso meccanismi pre-riflessivi di rispecchiamento, e dunque di imitazione (ma già Bandura negli anni '40 parlava di "modeling", apprendimento del comportamento), mentre secondo la Psicologia, che si è avvalsa di importanti studi sull'etologia e che ha tirato le sue conclusioni ancor prima della scoperta dei neuroni specchio, l'adattamento all'ambiente circostante, in primis quello familiare, avviene sempre per ragioni biologiche e psicologiche (che vanno aldilà della semplice imitazione) tali da consentire la sopravvivenza in quell'ambiente, per cui i dettami culturali, il modello educativo familiare a un certo livello sono in un certo senso indiscutibili per un bambino. Con il risultato che i modelli di comportamento familiare sono "idealizzati" dal bambino, il quale li assume come i più adatti a vivere nel contesto sociale nel quale si trova, in quanto risultanti da forze biologiche "selezionate" durante il percorso evolutivo. Alcuni pedagogisti famosi hanno definito questo atteggiamento dei bambini verso i genitori come "fiducia primaria".
E questa non è ancora empatia.

Infatti, perchè si possa parlare di esperienza di empatia, è necessario che avvenga un processo di elaborazione cosciente di questa attivazione, immediata e involontaria. La scelta di quanto trasformare la risonanza in esperienza personale, presuppone un dialogo interiore, una valutazione della funzionalità dell'eco emotiva nel proprio campo d'azione.

L'esperienza empatica non esclude infatti la possibilità di silenziare questa spinta interiore e scegliere una strada in rapporto alla funzionalità appresa dalla propria esperienza. Ad esempio, è naturale che il personale medico elabori una soglia in cui la propria empatia resti funzionale alla sua capacità di intervenire con un calcolo di successo, secondo un algoritmo statistico, e non certo dettato del dolore percepito: prescivere una chemioterapia a una persona sofferente, sarebbe altrimenti intollerabile.
E' evidente che tra l'Insegnante e l'allievo il rapporto è asimmetrico, come lo è tra il bambino e tutte le figure adulte che si prenderanno cura di lui e della sua formazione. L'adulto può essere empatico in quanto consapevole del limite di demarcazione tra lui e l'allievo (che è un presupposto dell'empatia, sento ciò che sente l'altro ma rimango me stesso e sono libero nel gestirmi questa distanza), il bambino può assorbire in maniera acritica e inconsapevole dettami e convinzioni dell'adulto, compresa l'immagine che l'adulto si fa di lui e che, ovviamente, gli rimanda.
Una volta messo in luce il meccanismo, è importante comprenderne l'aspetto funzionale nell'insegnamento efficace: posto che possono sentire tutti, ascoltare è una scelta da compiere con sapienza e rispondere in maniera da facilitare l'apprendimento è un'arte, che, in quanto tale, ha una componente di tecnica (saper fare) e una di soggettività (saper essere).

*nota a fine capitolo

Nel nostro tipo di insegnamento, abbiamo dalla nostra l'uso del corpo, la motricità, elementi dei quali non dispone ad esempio la scuola, perlomeno così com'è connotata la nostra scuola statale, nella quale la fisicità, ma si può dire il corpo in senso lato, è relegato ad ambiti alquanto ristretti. L'esperienza del corpo e del movimento assumono un'importanza fondamentale nello sviluppo neurofisiologico del bambino, in quanto attraverso il corpo si esperisce il sé. Il corpo, come dice il prof. Serafino Rossini, noto Formatore e Pedagogista, è la materializzazione del sé, quindi l'esperienza del corpo diventa esperienza del sé, della personalità, esperienza sociale, affettiva, emotiva, cognitiva, che può essere positiva o negativa, che può portare a vissuti di adeguatezza o inadeguatezza, che può far sentire o meno il valore di sé.





Condividi con i tuoi amici:
  1   2   3   4   5


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale