L’alchimia della felicità



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29.07.2019
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L’alchimia della felicità

Oggigiorno confondiamo spesso la felicità con il piacere; ma il piacere non è altro che un’illusione, l’ombra della felicità; e l’uomo può passare tutta la sua vita con questa illusione, corteggiando il piacere e mai tro­vando la soddisfazione. Si dice, in un detto indostano, che l’uomo cerca il piacere e trova il dolore. Nella sua apparenza esteriore ogni piacere somi­glia alla felicità, promette felicità, perché è l’ombra della felicità, ma pro­prio come l’ombra di una persona non è la persona benché ne rappresenti la forma, così il piacere rappresenta la felicità ma in realtà non lo è.

Secondo questa idea, raramente si trovano in questo mondo delle anime che sanno cosa sia la felicità; sono costantemente deluse in una cosa dopo l’altra. Questa è la natura della vita nel mondo; è talmente ingannevole che, anche se l’uomo fosse deluso mille volte, prenderebbe comunque la stessa strada, poiché non ne conosce altre. Più studiamo la vita, più realizziamo quanto sia raro che un’anima possa dire one­stamente: «Sono felice». Quasi ogni anima, qualunque sia la sua posizione nella vita, dirà di essere infelice in un modo o in un altro; e quando le si chiede il perché, ci dirà che forse è perché non può ottenere la posizione, la potenza, la proprietà, i beni o il rango per i quali ha lavorato per anni. Forse desidera ardentemente soldi e non realizza che i beni non danno soddisfazione; forse dice di avere dei nemici, o che coloro che ama non lo amano; la mente ragionante creerà mille scuse per le sue infelicità.

Ma è mai una di queste scuse completamente corretta? Pensate che se questa gente soddisfacesse i propri desideri sarebbe felice? Se possedesse tutto, sarebbe sufficiente? No, troverebbe ancora qualche scusa per essere infelice; tutte queste scuse sono come un velo davanti agli occhi del­l’uomo, poiché nell’interiore profondo si trova il desiderio per la vera felicità che nessuna di queste cose può dare.

Colui che è veramente felice, è felice ovunque, in un palazzo o in una piccola casa, in ricchezza o in povertà, poiché ha scoperto la sorgente della felicità che si trova nel proprio cuore; finché una persona non ha trovato questa sorgente, nulla le darà la vera felicità.

L’uomo che non conosce il segreto della felicità sviluppa spesso l’avarizia. Desidera milioni, e quando li ottiene non gli danno soddisfazione e vuole dei miliardi, e ancora non è soddisfatto; vuole sempre di più. Se gli dai la tua simpatia e il tuo favore egli è ancora infelice; neanche tutto quello che possiedi è sufficiente, neppure il tuo amore lo aiuta, perché egli cerca nella direzione sbagliata e la vita stessa diventa una tragedia.

La felicità non può essere comperata o venduta, né la puoi dare a una persona che non la possiede. La felicità è il tuo proprio essere, il tuo proprio io, quell’io che è la cosa più preziosa nella vita. Tutte le religioni, tutti i sistemi filosofici, hanno insegnato all’uomo, in forme diverse, come trovarla tramite la via religiosa o la strada mistica; e tutti i saggi hanno dato un metodo, in una forma o in un’altra, tramite il quale l’individuo può trovare quella felicità che l’anima brama.

I saggi ed i mistici hanno chiamato questo processo l’alchimia. I rac­conti delle Mille e una notte, che simbolizzano le idee mistiche, sono pieni dell’idea che esiste una pietra filosofale che cambia, tramite un processo chimico, i metalli in oro. Indubbiamente questa idea simbolica ha ingan­nato gli uomini sia in Oriente che in Occidente; molti hanno pensato che esistesse un processo con il quale l’oro potrebbe essere prodotto. Ma questo non è il concetto del saggio; la ricerca dell’oro è per coloro che sono ancora soltanto dei bambini. Per coloro che hanno la consapevo­lezza della realtà, l’oro rappresenta la luce dell’ispirazione spirituale. L’oro rappresenta il colore della luce e, per questa ragione, una inconscia ricerca della luce fece sì che l’uomo cercasse l’oro. Ma esiste una grande differenza tra l’oro reale e quello falso. E la brama per l’oro vero che fa sì che l’uomo accumuli l’imitazione dell’oro, ignorante del fatto che l’oro reale si trova all’interno di sé. In questo modo soddisfa il desiderio della sua anima, come una bambina si soddisfa giocando con le bambole.

Questa realizzazione non è un fatto d’età. Un uomo può essere arri­vato ad un’età avanzata e stare ancora giocando con le bambole, la sua anima può essere occupata nella ricerca di quest’imitazione dell’oro; mentre un altro può aver iniziato in gioventù a vedere la vita nel suo aspetto reale. Se si studiasse la natura transitoria della vita nel mondo e come essa è mutabile, ed il costante desiderio ardente di tutti per la felicità, ci si sforzerebbe certamente a tutti i costi di trovare qualche cosa su cui si possa dipendere. L’uomo situato in mezzo a questo mondo, che cambia continuamente, apprezza e cerca da qualche parte una certa co­stanza. Non sa che deve sviluppare la natura della costanza dentro di sé; è la natura dell’anima a valutare ciò che è affidabile.

Ma esiste qualche cosa nel mondo su cui si possa fare affidamento, che sia al di sopra del cambiamento e della distruzione? Tutto ciò che è nato, tutto ciò che è fatto, dovrà un giorno affrontare la distruzione; tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine; ma se esistesse qualcosa su cui poter fare affidamento questa sarebbe nascosta nel cuore dell’uomo, ed è la scintilla divina, la vera pietra filosofale, l’oro reale, che è l’essenza più intima dell’uomo.

Una persona può seguire una religione e tuttavia non arrivare alla realizzazione della verità; ma di che utilità gli è la religione se non è felice? La religione non significa depressione o tristezza. Lo spirito della religione dovrebbe dare la felicità. Dio è felice. Egli è la perfezione dell’a­more, delFarmonia e della bellezza. Una persona religiosa dovrebbe es­sere più felice di colui che non è religioso. Quando una persona che professa una religione è sempre malinconica, la sua religione viene diso­norata; la forma è stata mantenuta, ma lo spirito si è perso. Se Io studio della religione e del misticismo non conducesse alla gioia reale ed alla felicità, potrebbe anche non esistere, in quanto non aiuterebbe a realiz­zare lo scopo della vita. Il mondo d’oggi è triste e soffre come risultato di terribili guerre; la religione che risponde alla domanda della vita di oggi è quella che rinforza e dà vita alle anime, che illumina il cuore dell’uomo con la luce divina che si trova già là; non necessariamente con una forma esteriore, benché per alcuni una forma possa essere di aiuto, ma mo­strando quella felicità che è il desiderio di ogni anima.

Questo può essere considerato un processo alchemico; e gli alchimisti lo spiegarono in modo simbolico. Dissero che l’oro è fatto di mercurio; è nella natura del mercurio di essere in movimento perpetuo, ma tramite un processo particolare il mercurio viene prima reso inerte, e una volta quieto diventa argento, poi l’argento deve essere sciolto, e il succo di un’erba viene riversato sull’argento sciolto, che così tramuta in oro. Questo dà naturalmente soltanto un’idea, ma si possono trovare delle spiegazioni dettagliate di tutto il processo. Tante anime infantili hanno cercato di produrre dell’oro rendendo inerte il mercurio e sciogliendo l’argento, e hanno cercato di trovare l’erba; ma sono state deluse, e sa­rebbe stato meglio se avessero lavorato e guadagnato dei soldi. L’inter­pretazione reale di questo processo è che il mercurio rappresenta la na­tura della mente sempre inquieta. Specialmente quando una persona cerca di concentrarsi realizza che la mente è sempre inquieta. La mente è come un cavallo recalcitrante: quando lo si cavalca è più recalcitrante di quando si trova nella stalla. Così è la natura della mente: diventa più irrequieta quando desideriamo controllarla; è come il mercurio, costante- mente in movimento.

Quando, tramite un metodo di concentrazione, si è dominata la mente, si è fatto il primo passo nello svolgere un compito sacro. Pregare è concentrazione, leggere è concentrazione, rimanere seduto e rilassarsi e pensare ad un solo soggetto è tutta concentrazione. Tutti gli artisti, pensa­tori ed inventori hanno praticato la concentrazione in una forma o in un’altra; hanno rivolto la mente verso una cosa sola e focalizzandosi su un soggetto hanno sviluppato la facoltà di concentrazione; ma per acquietare la mente occorre un metodo speciale che viene insegnato dal mistico, così come il maestro insegna al cantante a sviluppare la voce.

Il segreto di ciò deve essere imparato nella scienza del respiro. Il respiro è l’essenza della vita, il centro della vita, e la mente può essere controllata tramite la conoscenza del giusto metodo di respirare. Per questo l’insegnamento di un maestro e necessario, giacché dal momento che il culto mistico è diventato conosciuto nell’Occidente, dei libri sono stati pubblicati e gli insegnamenti che erano stati mantenuti sacri come una religione sono stati discussi a parole; ma quelle non potranno mai spiegare veramente il mistero di ciò che è il centro del vero essere del­l’uomo. La gente legge questi libri e comincia a giocare con il respiro, e spesso invece di avere un beneficio danneggia sia la mente che il corpo; ci sono anche coloro che fanno affari insegnando esercizi di respirazione per denaro, degradando così una cosa sacra. La scienza del respiro è il più grande mistero esistente, e per migliaia di anni è stata custodita come una cosa sacra nelle scuole dei mistici.

Quando la mente è perfettamente sotto controllo e non più inquieta, volendo, si può mantenere un pensiero per tutto il tempo che si desidera. Questo è l’inizio del fenomeno. Alcuni abusano di questi privilegi e dis­sipando il potere ottenuto in questo modo distruggono l’argento prima di cambiarlo in oro. L’argento deve essere scaldato prima che si possa scio­gliere, e con cosa? Con questo calore che è l’essenza divina nel cuore dell’uomo, che viene fuori come amore, tolleranza, simpatia, servizio, umiltà, altruismo, in una corrente che si rialza e ricade in mille gocce, ognuna delle quali potrebbe essere chiamata una virtù, poiché tutte deri­vano da quell’unica corrente nascosta nel cuore dell’uomo: l’elemento dell’amore; e quando questo risplende nel cuore, allora le azioni, i movi­menti, il timbro della voce, l’espressione, tutto dimostra che il cuore è caldo. Nel momento in cui questo succede l’uomo vive veramente; egli ha tolto i sigilli alla fonte della felicità che vince tutto ciò che è stonato e disarmonico, e la fonte si è stabilita come una corrente divina.

Dopo che il cuore è stato scaldato dall’elemento divino, che è l’amore,



il prossimo stadio è l’erba, che è l’amore di Dio. Ma l’amore di Dio da solo non basta; anche la conoscenza di Dio è necessaria. E l’assenza della conoscenza di Dio che fa sì che l’uomo perda la sua religione, perché c’è un limite alla pazienza dell’uomo. La conoscenza di Dio rinforza nel­l’uomo la fede in Dio, dà luce all’individuo e alla vita. Le cose diventano chiare, ogni foglia di un albero diventa come una pagina di un libro sacro per colui i cui occhi sono aperti alla conoscenza di Dio. Quando il succo dell’erba, dell’amore divino, viene riversato nel cuore, scaldato daH’amore per il suo prossimo, allora questo cuore diventa un cuore d’oro, il cuore che esprime ciò che Dio vorrebbe esprimere. L’uomo non ha visto Dio, ma l’uomo ha allora visto Dio nell’uomo e, quando questo succede, ogni cosa che proviene da un tale uomo viene in verità da Dio stesso.

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