L'amministratore di sostegno


E’ significativo, infatti, il cambiamento della rubrica del Titolo XII del Codice Civile, che prima recitava "



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28.03.2019
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E’ significativo, infatti, il cambiamento della rubrica del Titolo XII del Codice Civile, che prima recitava "Dell'infermità di mente dell'interdizione e dell'inabilitazione". Adesso la nuova rubrica si intitola "Delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia". Ciò dà il segno di quanto sia cambiata l'immagine sociale e quindi giuridica delle persone con disabilità, a seguito degli ultimi trent'anni di integrazione scolastica e sociale, che in Italia ha raggiunto aspetti del tutto generalizzati e significativi, malgrado permangano ancora pressanti esigenze di miglioramento e il bisogno di resistere a tendenze involutive. E di questi cambiamenti dà testualmente atto la finalità della legge, che è quella espressa di ridurre al minimo i casi di ricorso all'interdizione e all'inabilitazione, che curano solo gli interessi astratti di conservazione dei patrimoni.

Gli inconvenienti della previdente disciplina - imperniata sulle figure dell’interdizione e dell’inabilitazione, vecchia ormai di due secoli - sono stati e sono in effetti molteplici: costosità del processo, eccesso di pubblicità (le sentenze vengono annotate nel registro di stato civile), difficoltà per l’interessato di difendersi. Soprattutto pesantezza delle conseguenze tecniche: all’interdetto viene impedito di fare ogni cosa; non può sposarsi, né fare testamento, né regalare un oggetto a un amico, né riconoscere un proprio figlio naturale, né ottenere un impiego pubblico. Qualunque contratto da lui stipulato è annullabile, anche il più modesto, solo che al tutore così piaccia. E all’inabilitato non va molto meglio.

Misure “totalizzanti” insomma, quasi sempre sproporzionate alle necessità di protezione del soggetto. Etichette odiose, che le famiglie sono le prime a temere per i propri cari.

Oltre tutto misure spesso inapplicabili. E’ quanto emerge dall’art. 414 c.c.: per essere interdetti occorre versare “in condizioni di abituale infermità di mente”, e tale stato deve rendere la persona “incapace di provvedere ai propri interessi”. Ebbene, fra i disabili psichici o affetti da deficit mentali (come lo sono le persone Down) solo una piccola parte sta effettivamente così male per essere interdetti; gli altri non sono colpiti fino a quel punto, comunque non sempre, non continuativamente. E per soccorrerli legalmente , oggi esiste nell’ordinamento giuridico la figura dell’Amministratore di sostegno li potrebbe a svolgere quanto loro necessario come ad esempio: investire una piccola liquidazione, quali clausole introdurre in un vitalizio, a chi vendere i mobili di casa, quanto farsi dare per la cessione delle quote in un’azienda, a quale appaltatore affidare un restauro, a quanto affittare quel magazzino, come attuare una divisione ereditaria? Il disabile psichico (se non ha una famiglia, o se questa non lo ama) resta abbandonato a se stesso: facile preda per chiunque.

Con la figura introdotta dell’Amministratore di sostegno si può ritenere essere stata introdotta una “filosofia” opposta a quella dell’interdizione, come si vede. Sul piano dei principi in primo luogo: l’incapacitazione non è più a 360°, ma riguarda solo gli atti specificamente menzionati (magari uno soltanto); per tutto il resto il beneficiario conserva intatta la propria sovranità, i suoi diritti. Sul piano della direzione della tutela, poi: le misure tradizionali, non è chiaro se siano qualcosa che va a pro' dell’infermo, o non piuttosto della società (emarginare dal traffico i diversi) o magari della famiglia (bloccare qualcuno che potrebbe dilapidare il patrimonio); il nuovo provvedimento dovrà essere assunto, invece, tenendo “conto, compatibilmente con gli interessi della persona, dei bisogni e delle richieste di questa”.

Sul piano delle garanzie, poi: l’infermo può attivare lui stesso la procedura, nominare un proprio consulente, esigere un rendiconto periodico, pretendere in ogni momento la modifica o la revoca del provvedimento. Sul piano della snellezza procedurale, ancora; ogni passaggio del rito si svolge in modo informale, gli avvocati non servono, tutto è tendenzialmente gratuito. Sul piano dei doveri dell’amministratore, infine: costui - scelto “con esclusivo riguardo agli interessi e alla cura della persona del beneficiario” – dovrà operare per la miglior felicità del paziente, agendo “con la diligenza del buon padre di famiglia”; e se non si comporta bene potrà venir sospeso, rimosso, eventualmente condannato a risarcire di danni.





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