L’amministrazione europea e le sue regole capitolo I: le competenze dell’amministrazione europea


Forza derogatoria degli atti delegati e degli atti di esecuzione



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Forza derogatoria degli atti delegati e degli atti di esecuzione

Se fino a che punto, il 290 ed il 291, hanno stabilito una vera e propria gerarchia tra norme?



Per Gerarchia tra norme si intende la strutturazione a vari livelli di un ordinamento giuridico che risulta dalla diversa forza derogatrice dei suoi atti giuridici. Mentre gli atti posti allo stesso livello nella piramide del diritto possono derogarsi a vicenda, un atto posto a un livello più basso non può derogare a quelli posti ai livelli più alti. Tale relazione solitamente è dovuta al fatto che l’atto inferiore è derivato da quello superiore, a meno che l’ordinamento non stabilisca regole sulla forza derogatoria degli atti fondate su criteri diversi. Chiedersi quale sia la collocazione degli atti delegati e degli atti di esecuzione all’interno ella piramide del diritto UE solleva due tipi di questione. La prima riguarda la capacità degli atti delegati o di esecuzione di derogare a rispettivi atti di base. Guardando semplicemente alle condizioni costitutive si deduce una chiara supremazia dell’atto di base poiché, per definizione esso fornisce le fondamenta giuridiche per gli atti delegati e d’esecuzione. Ma il testo dell’art 290 par 1 offre il punto di partenza per una prospettiva leggermente diversa sulla gerarchia del diritto dell’us secondo la forza erogatrice dei vari atti. Il fatto che un atto delegato possa modificare certi elementi del proprio atto di base sempre porre entrambi gli atti allo stesso livello nella gerarchia delle norme. Tuttavia, alla luce delle disposizioni dell’art 290 par 1 che richiedono di specificare il contenuto e l’ambito di delega, tale forza erogatrice rispetto all’atto di base deve in ogni caso essere specificata dall’atto di base stesso. La capacità di derogare all’atto di base dipende quindi da un permesso previsto da quest’ultimo, piuttosto che da qualche caratteristica intrinseca degli atti delegati. Pertanto, l’art 290 istituisce una distinzione gerarchica tra l’atto legislativo di base e l’atto delegato. Come può essere interpretato il silenzio dell’art 291 in merito alla forza derogatoria degli atti di esecuzione? Da un lato, la possibilità di modificare l’atto di base, assicurata in generale dal 290 agli atti delegati, fa sorgere un argomento sistematico a contrario, secondo il quale non sarebbe possibile per gli atti di esecuzione modificare il proprio atto di base. Dall’altro lato, il testo del 291, in generale, si occupa poco del rapporto tra l’atto di base e l’atto di esecuzione. Anche da un punto di vista sistematico, sarebbe difficile sostenere che i requisiti stabiliti dal 290 non operino anche ai sensi del 291. Questo argomento farebbe propendere per la tesi che anche gli atti di esecuzione possono modificare l’atto di base se questo lo prevede. Analogamente le istituzioni legislative non sembrano condividere la tesi per cui la possibilità di modificare l’atto di base sarebbe una prerogativa esclusiva degli atti delegati. Sotto vigenza della vecchia decisione comitologia, vari atti di base poteri di esecuzione permettevano alla comm di modificare i rispettivi atti di base. Per via dell’allineamento automatico al regolamento comitologia, queste disposizioni sono ancora operative nel nuovo regime. La maggior parte dei poteri di esecuzione di quel tipo sono stati assegnati alla PRAC e sono quindi destinati a passare alla disciplina degli atti delegati. Tuttavia, alcuni poteri di esecuzione di quel tipo non soddisfano i requisiti del 290 e pertanto rimarranno entro l’ambito del 291. La nozione di esecuzione di cui al 291 include la possibilità di apportare modifiche a profili non essenziali dell’atto di base.

Seconda questione: possibilità di individuare una gerarchia tra atti delegati e atti di esecuzione. In mancanza di regole di diritto positivo sul punto, distinzioni materiali non si traducono automaticamente in una gerarchia tra norme propriamente detta. La questione di una presunta gerarchia tra atti delegati e atti di esecuzione può essere affrontata a partire dalla constatazione che si ha una vera e propria gerarchia tra i due quando l’atto delegato ha fornito la base giuridica per l’atto di esecuzione. Tale sottodelega sarebbe legittimata dal testo del 291. Nella maggior parte dei casi, le condizioni costitutive di entrambi gli atti saranno determinate in atti di base direttamente fondati sul Trattato, o forse anche in varie previsioni di uno stesso atto legislativo. In questa ipotesi, le condizioni costitutive non stabiliscono una gerarchia chiara tra atto delegato e atto di esecuzione. Per superare la presunzione che tali atti siano reciprocamente derogabili, sarebbe necessaria una norma espressa del diritto UE che stabilisse una precisa gerarchia fra i due. In definitiva, il Trattato non prevede una distinzione gerarchica tra i due tipi di atto. Si tratta quindi di due tipi di atto regolamentare (non legislativo) nel senso teorico-giuridico del termine. Tra di loro scorre quindi una linea di demarcazione orizzontale, anziché verticale, allo stesso livello della piramide del diritto UE. Per riassumere, il Trattato prevede una sostanziale sovrapposizione tra due definizioni funzionali per quanto riguarda il campo di applicazione degli atti delegati e degli atti di esecuzione. Mentre gli atti di esecuzione servono ad assicurare condizioni uniformi per l’esecuzione del diritto UE, gli atti delegati servono a completare o modificare l’atto legislativo delegante. Nei casi in cui il trasferimento di determinati poteri alla Commissione risulta conforme a entrambe le disposizioni, spetta all’Unione decidere quale tipo di atto risulti più idoneo. Il Trattato di Lisbona non ha stabilito una gerarchia trilivello tra atti legislativi, atti delegati e atti di esecuzione. Le ultime due categorie costituiscono una distinzione orizzontale, piuttosto che verticale, allo stesso livello della piramide delle fonti di diritto UE. In assenza di una norma di diritto positivo sul punto, il diverso grado di controllo parlamentare esercitato su tali atti non ne determina un diverso posizionamento all’interno della gerarchia delle norme.




Servizi amministrativi
Capitolo 3: tipologie di atti dell’amministrazione europea.
Delimitazione del rispettivo campo di applicazione:
Capitolo 5: le amministrazioni europee. piani d’azione e regime dell’attivita’.
Procedimenti finali:
Procedimenti compositi:
Atti e contratti nella cura delle funzioni.
Efficacia e invalidità dell’atto europeo.
Partecipazione e trasparenza.
Accountability e responsabilità.
Capitolo 6: amministrazioni nazionali ed esecuzione del diritto europeo
Fondi strutturali e politica agricola comune.
Attuazione della normativa doganale.
Commercializzazione di acque minerali
Misure temporanee a tutela dei diritti di proprietà intellettuale.
Attività amministrative degli stati membri conformate dal diritto europeo.
Funzioni e procedimento.
Profili organizzativi
Regime dei provvedimenti.
Doveri di cooperazione con le istituzioni europee e gli altri stati membri.
Tutela nei confronti dell’attività amministrativa nazionale in funzione comunitaria.
Capitolo 7: strumenti di cooperazione per l’esecuzione del diritto europeo
Esecuzione indiretta.
Esecuzione coordinata.
Gestione e utilizzo di banche dati transnazionali.
Concetto e profili strutturali.
Profili funzionali.
Capitolo 8: sistema integrato di tutela
Organi giudiziari dell’unione.
Azione di annullamento.
Limitata impugnabilità dei regolamenti: requisiti del 263.
Sindacabilità degli atti individuali.
Sindacato di legittimità sugli atti degli organi e organismi dell’unione tra giudice comunitario e ricorsi amministrativi.
Azione di annullamento delle decisioni rese in procedimenti congiunti: ricerca del giudice competente.
Azione in carenza ed eccezione di illegittimità.
Azione di responsabilità e suo rapporto con azione di annullamento.
Sindacato sulla discrezionalità.


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