L'anima e la sua origine



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L'ANIMA E LA SUA ORIGINE


LIBRO PRIMO

A RENATO
Agostino ringrazia Renato di avergli mandato i libri di Vincenzo Vittore.

1. 1. Certamente anche prima, carissimo fratello Renato, avevamo avuto prova della tua sincerità verso di noi, della tua fraterna benevolenza e del contraccambio del tuo amore, ma adesso ci hai fornito una prova ancora più grande con la tua amichevole diligenza, mandandomi i due libri di Vincenzo Vittore (questo è infatti il nome che ho trovato scritto sopra di essi): una persona che per la verità io ignoravo assolutamente, ma che non è per questo da disprezzare. È nell'ultima estate che me li hai mandati, anche se sono stati consegnati a me alla fine dell'autunno, essendo io stato assente. Come avresti tu, carissimo a me, potuto omettere o, meglio, non sentire il dovere di portare a mia conoscenza qualsiasi scritto di qualsiasi autore capitato nelle tue mani, dove, sebbene lo scrittore si rivolgesse ad altri, tuttavia si faceva e si leggeva il mio nome e si andava contro ad affermazioni mie, pubblicate in alcuni miei libri? Hai fatto così quello che dovevi fare come mio sincerissimo e dilettissimo amico.
Giudizio su Vincenzo Vittore.

2. 2. Ma quello che mi fa sentire un po' mortificato è che finora la tua santità mi conosce meno di quanto vorrei, dal momento che hai creduto che io me la sarei presa come se tu mi avessi fatto un torto, facendomi noto ciò che ha fatto un altro. Vedi invece quanto ciò sia lontano dal mio animo: io non mi sento offeso nemmeno da costui. Trovandosi ad avere alcune opinioni diverse dalle mie, avrebbe dovuto forse starsene zitto? Proprio questo mi deve far piacere: che ci abbia dato anche la possibilità di leggere ciò che non ha taciuto. Si dirà che, parlando di me, avrebbe dovuto scrivere a me, invece che ad un altro. Ma per il fatto che non era conosciuto da me non ha osato presentarmisi nel momento di confutare le mie affermazioni. Non ha creduto nemmeno di consultarmi su problemi dove gli sembra di non dovere aver dubbi, ma d'essere in possesso d'una sentenza di sua piena conoscenza e certezza. Ha obbedito invece ad un suo amico, dal quale dice d'essere stato spinto a scrivere. E se nel corso della discussione ha detto qualcosa che ridondasse a mio disonore, sono disposto a credere che non l'abbia fatto con l'animo di chi vuol denigrare, ma per la necessità in cui si trova chi sostiene la sentenza opposta. Quando infatti mi è ignoto e incerto l'animo d'una persona verso di me, credo sia meglio pensare il meglio che incolpare senza prove. Forse, supponendo che il suo scritto poteva arrivare tra le mie mani, l'ha fatto per amore verso di me, perché vuole che io non sbagli su quei punti dove non crede d'essere piuttosto lui a sbagliare. Per questo devo aver cara la sua benevolenza, anche se sono costretto a riprovare la sua sentenza. Perciò nelle questioni dove non condivide la retta dottrina, mi sembra che sia ancora da correggere con mitezza e non da esecrare con asprezza, tanto più che, come sento dire, si è fatto cattolico da poco, e di ciò ci dobbiamo congratulare con lui. Si è liberato dallo scisma e dall'errore dei donatisti o più precisamente dei rogatisti, dov'era prima impigliato. A patto tuttavia che intenda la verità cattolica come va intesa, perché godiamo veramente della sua conversione.
Pregi e difetti nel modo di scrivere di Vincenzo Vittore.

3. 3. Ha tali risorse d'eloquio da saper esporre il proprio pensiero. Bisogna dunque trattarlo così che ritenga, come gli dobbiamo augurare, la retta dottrina, e non faccia diventare dilettevoli argomenti futili, e non gli sembri d'aver detto la verità solo perché l'ha detto con eleganza. Per quanto, anche nel suo stesso modo di scrivere c'è molto da emendare e da sfrondare da una eccessiva verbosità. E questo suo difetto è dispiaciuto anche a te, da persona grave che sei, come indicano i tuoi scritti. Ma è un difetto questo che o si corregge con facilità o, senza danno della fede, si ama da persone di carattere leggero e si tollera da persone di carattere grave. Abbiamo già infatti degli scrittori cristiani spumeggianti nello stile, ma sani nella fede 1. Non c'è dunque da disperare che anche in lui questo difetto, pur tollerabile se gli rimane, si possa tuttavia emendare e moderare, condurre o ricondurre ad una forma semplice e solida. Soprattutto perché è un giovane, si dice, e quanto manca alla sua esperienza potrà essere supplito dalla sua diligenza, e la cruda pasta che scodella la sua loquacità la porterà a cottura la maturità degli anni. Ciò che sarebbe increscioso, pericoloso o dannoso è questo: che lodando la sua eloquenza si faccia accettare la sua insipienza e in una coppa preziosa si beva un veleno mortale.
Affermazioni contraddittorie di Vincenzo Vittore sulla origine dell'anima da Dio.

4. 4. Vengo subito ad indicare i punti principali che nella sua trattazione meritano d'essere espunti. Dice che " l'anima è stata fatta da Dio e non è parte o natura di Dio " 2; e questo è completamente esatto. Ma poiché non vuol confessare che è stata fatta dal nulla, poiché non accenna a nessun'altra creatura da cui sia stata tratta, poiché le assegna come autore Dio senza credere che egli l'abbia fatta né da cose inesistenti, cioè dal nulla, né da alcunché di esistente che non sia quello che è Dio, bensì crede che l'abbia fatta dalla sua stessa divinità, non si accorge d'andare a finire così proprio nell'errore che pensava d'avere evitato: l'anima non è altro che la natura di Dio, e conseguentemente dalla natura di Dio il medesimo Dio trae una realtà della quale lui stesso che la fa è la materia da cui la fa. Ne segue ancora che è mutevole la natura di Dio, e poiché la natura di Dio stesso si è mutata in peggio, viene condannata dallo stesso Dio. Tutto ciò tu vedi con la tua intelligenza di credente come meriti di non essere accettato e di essere escluso e bandito lontano dal cuore dei cattolici. Pertanto sia che l'anima venga originata da un soffio o sia essa stessa un soffio di Dio, non emana però da Dio ma è Dio che l'ha creata dal nulla. Se l'uomo alitando non può fare dal nulla il suo alito, ma restituisce l'aria che prende dall'esterno, non per questo dobbiamo pensare che attorno a Dio circolassero già allora delle arie e che egli ne abbia aspirata una particella esigua e l'abbia poi espirata quando alitò sul volto dell'uomo e gli fece in quel modo l'anima 3. Anche se questo fosse vero, nemmeno allora ciò che Dio alitò sull'uomo poteva venire da Dio stesso, ma veniva da qualcosa di respirabile che preesisteva. Lungi però da noi che neghiamo la possibilità dell'Onnipotente di fare dal nulla l'alito della vita perché l'uomo divenisse un essere vivente, e che c'imprigioniamo in tali ristrettezze da credere o che esistesse già qualcosa di diverso da Dio con cui egli potesse fare l'alito o che abbia tratto da se stesso ciò che vediamo fatto da lui come qualcosa di mutevole. Ciò che infatti emana da Dio è necessariamente della sua stessa natura e quindi immutabile come Dio. L'anima al contrario, come tutti sanno, è mutevole. Non emana dunque da Dio, non essendo immutabile come Dio. Se poi non è stata fatta con nessun'altra cosa, è stata fatta certamente dal nulla, ma è Dio che l'ha fatta.



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