"L'Aquila d'Oro"



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ORAZIO VALENTI



L’AQUILA

D’ORO

Da Bharat ad Eugenio Siragusa

Appunti biografici di un figlio spirituale

edizione per Internet a cura di:





Ritorno alla Sorgente

Il Sole sorgeva da occidente, quando il Fiume alimentava i mari.

Poi il Fiume si rivolse a oriente, verso la nuova alba che aveva scelto la Sapienza Divina.

Mi hai concesso di servirTi, Maestro mio, fino ad ora, all'epilogo delle generazioni passate. L'estasi senza tempo è andata dove soffia il gelido vento dei bianchi orizzonti, per meglio riscaldare il fremito delle anime e correre più ansioso a ritrovare la Luce di un Tempo Lontano.

Ed è così che il Sole di un Luogo che sta a metà tra occidente e oriente dell'umanità, dove tutto è nato e ogni destino si determina, questo Sole di Sicilia profumato di zagara, di vapori dell'Etna e di salsedine, mi ha risvegliato per dare la testimonianza della Tua Divina Opera Immortale.

Illumina la mia vibrazione lungo il cammino, Aquila Giovannea del Roseto Solare, affinché io possa adempiere alla Pietà del compimento.


“L'ultimo tempo, riempirò di gloria

la via del mare, il paese che sta di là del

Giordano e la Galilea dei Gentili”.

Isaia 8/23

INTRODUZIONE

Quale è il limite tra una via e l'altra via dell'Estasi?

La Porta della sublimazione.

Come superare il velo della Natura Madre? L'Amore infinito della abitazione? Le sue bellezze indescrivibili, i sentimenti più profondi, che hanno costituito l'ispirazione di artisti, poeti, filosofi...?

Non è nel divenire coscienti a livello intellettuale, che si aprono nuove dimensioni. Lo spirito vive di altri valori eterni, oltre questo sistema di vibrazioni, dove non esistono più i sensi. Altra natura ci attende dove né la temperatura, né la luce, né il tempo e lo spazio hanno più limiti.

Quando si comincia a vivere di Eterno e di Infinito, è allora che il sorriso mesto della nostra coscienza sfiora appena le onde di questa dimensione di albe e tramonti, di angosce senza risposta, e accarezza l'anima stanca di mille vite, e la prende per mano, per condurla al Padre, al risveglio di ogni pensiero.
A cosa serve scrivere questo libro? Vi do me stesso, non l'umano.

Vi do quanto attraverso di me vien fuori per causa di una volontà di risveglio per me e per tutti voi che amate questa sintonia e mi capite.

Siate capaci di voi stessi!

Siate simili all'apertura del vostro desiderio di amare, che è attesa e compimento. Ritornate al punto infinito, generatore del vostro respiro, attraverso ogni alba che il destino conduce.


In questo lavoro, chiarisco che il Maestro mio è il Divino Spirito Giovanneo emanato dal Padre del Sistema Solare o Poimandres.

Eugenio è lo strumento sensibile di Poimandres, e ne ha riflesso un continuo insegnamento e ispirazione anche nella vita pratica quotidiana.

I passi e alcuni aspetti della mia vita accanto a lui sono senz'altro dei peggiori, ma è l'unica cornice pura e semplice con cui riesco a descrivere della sua vita. Mi perdonerà.

La mescolanza di presente e passato non ha senso storico, ma esempio di anelito in un continuo presente, per rendere testimonianza al Fuoco della Sublimazione che preme nell'animo di ogni iniziato. Non ho messo l'elenco degli scritti antichi di Eugenio sia perché già lo hanno fatto altri, sia perché non mi piacciono gli archivi quando desidero comunicare lo spirito che ne anima l'ascolto del Verbo e la lettura estatica per chi, come tanti, viene toccato dai raggi del Sole dell'Amore.

Pazienza infinita è l'amore della Coscienza.

Essere in Dio vuol dire amare come Lui ama, e amare gli altri per loro stessi.

Non è debolezza, non coinvolgimento, anzi distacco dalla catarsi momentanea della sofferenza, che offre consolazione dai piani di Giustizia che è la massima espressione dell'Amore perché è coscienza del Vero Superiore, non “lezione” o “punizione”.

Se ti amo, ti sono vicino, a spingerti verso il risveglio ad ogni passo con pazienza infinita. Se questo non ho, sono ignorante, presuntuoso e vivo anch'io nell'odio e non perseguo la Luce.

Il materialista pensa di poter approfittare di questo, ma da parte del Saggio tutti i modi sono buoni per insegnare. E quando all'aggressore si sveglia la coscienza, capisce chi era il vero ingenuo dello Spirito. L'ingenuità materiale è una forza che porto con me e mi fa vivere nell'eterna giovinezza.

Giovanni disse: “I figli del Sole non invecchiano mai”.


Ogni tanto, ho ricevuto spinte interiori, che mi indicavano dove concentrarmi, cosa ricordare dal passato e dal futuro. Una guida astrale che si è riflessa in tensioni d'animo... particolarmente attraverso sdoppiamenti in sogno:

6 '77: ...mi chiama in astrale Eugenio, mi dice seriamente di copiare i suoi scritti antichi. Gli dico che conoscevo già i discorsi sul Tutto del Pimandro.

Sorridendo mi consiglia di non parlarne, sono autorealizzazioni personali.

3 '94: ...ricevo un premio olimpionico del salto triplo, un vassoio con dentro una penna e un'altra cosa. Non do importanza al premio, ma raccolgo la penna sotto un cilindro di lava...

9 '94: ...sono con un gruppo di persone e scorgo in un angolo della marina un grosso scheletro di barca e un uomo che tira le reti.

Questa figura si illumina di colore oro e diventa una luce accecante; mi sento attratto e vado, lasciando tutto. Era Eugenio. Appena arrivato, tutto si spegne e ritorna naturale. Eugenio mi accoglie e mi parla...

8 '95: ...mi presento, chiamato, davanti ad Eugenio (come in uno sdoppiamento del '73 in cui mi aveva chiamato, dato delle istruzioni accanto al Consolatore e poi, ordinato di mettermi nella posizione faraonica, mi salutò e mi risvegliai sul letto)...

Ora mi dice di prendere un notes arancione e mi fa domande di coscienza psicologica, planetaria, universale.

Mentre rispondevo correttamente e sereno, mi sveglio...

...subito dopo riprendo il sonno e scopro un gruppo di ladri che avevano un contenitore con molti gioielli. Riconosco subito il corindone con l'aquila di Eugenio, lo prendo insieme ad un diamante.

Corro subito da Eugenio e ricordo che era la 3ª volta che gli riportavo l'anello perduto. Ero felice.

9 '96: ...eravamo in penombra e Gesù mi parlava.

Ricordo questa frase: “Il luogo della purificazione è in un certo posto del deserto dove la sabbia è bionda oro”.

Poco dopo mi appare il volto di Eugenio, illuminato, sorridente e un po' chino, e mi dice: “Scriviamo il nostro Vangelo”. Gli rispondo, mostrando la mano a tutti: “Tu sei che lo scrivi, io ci metto solo la mano e la penna”. Lui continua a sorridere.


È il mese di agosto, in Sicilia, che mi riporta la memoria dei fatti, delle realizzazioni, dei dinamismi dello spirito, del mio istruttore, il mio Padre Spirituale.

È come la brezza che ti ristora dolcemente all'ombra di un ulivo, e ti scuote l'animo riportandolo agli antichi momenti dai sereni insegnamenti, quando ritrovavi l'armonia dei gesti e la profondità delle parole, che schiarivano la volta dell'Universo visibile e invisibile, e davano tempo di concepire, nel giro di quella vita e delle future.

Una brezza che porta in altro modo gli stessi odori che vengono dall'afa dei fichi e delle cicale. E ti sembra strano che da quell'area infocata si rigeneri un venticello così fresco, col profumo intenso della Sicilia eterna.

E mentre allenti la resistenza al caldo cocente, ti siedi su un muretto di pietre laviche millenarie macchiate di licheni arancioni e, tirando un lungo sospiro, il tuo sguardo va oltre i dirupi di steli secchi a perdersi di incanto nel celeste Jonio.

Lo Jonio! Increspato di puntini bianchi, ti inonda di emozioni che nessuna salsedine ha mai potuto cancellare.

Allora i pensieri miei tremano di angoscia uscendo dal tempo e si lasciano cullare dai raggi sottili che filtrano tra le fronde, e mi rimetto a Lui, al Grande Padre che mi ha sempre spinto, sempre chiamato a svegliarmi, a sapere, a servirLo. E ritrovo me stesso e non vorrei più distogliermi da questo Sogno della Realtà.

Mi hai concesso di starti ancora una volta vicino, Aquila Giovannea, anche se non lo merito e sono indegno, e mi concedi di scrivere di te, della tua Opera Eterna, dei singhiozzi che il tuo Spirito Solitario di Viandante Cosmico ha lasciato lungo i sentieri di questa umanità terrestre, portando, nella vibrazione del tuo vivere e delle tue parole, la Coppa della Saggezza di Ermete, dolce come le ali di una Colomba di Luce, giusta come lo sguardo dell'Aquila Creante e salda come i suoi artigli invisibili, tenera d'Amore sublime come la brezza tiepida che rigenera i deserti del Nord.

Così, prostrato davanti alla sfera infinita della Luce Bianca e Nera, con severità traccerò queste pagine in cui ho dovuto più volte forzarmi a dividere qualcosa che non può essere diviso, pensando che avrei fatto meglio a riassumere tutto verso l'Uno dalle infinite manifestazioni. Lascio che questo lavoro, con logica intuibile, venga fatto personalmente dal lettore.


È sera tardi, a Valverde, sono a cena con Eugenio. Se ne sono andati gli amici diversi che ogni giorno vengono a parlare per sapere o per curiosità.

Quando si fa di nuovo silenzio, in queste stanze di operosità, di archivio, ritorna la pace da animosità indiscrete, e restano solo i pensieri e le presenze elevate.

Mentre sta pulendo un sauro nel suo piatto, Eugenio si ferma osservandolo serio, con lo sguardo però rivolto oltre il pesce, oltre l'ambiente circostante.

Cerco di percepire i suoi pensieri, mentre si gira e fa, alludendo al pesce:

“Mi ha parlato e mi ha detto: mangiami, mangiami, altrimenti come posso alimentare la mia eternità!

Non ho altra reazione che restare immobile davanti alla sintesi di una così tale concezione cosmica e, mentre continuiamo a cenare in sereno silenzio, ripenso al primo incontro quando lo avevo conosciuto.

Era l'ottobre del 1969, lavoravo come fotoreporter e un giornalista mi chiamò per andare a fare un'intervista ad un uomo che “parlava coi marziani”, a S. Maria La Stella.

Tutte le cornici dell'arrivo, del colloquio ironico del giornalista, riviste, messaggi, corrispondenza, non mi toccarono quel qualcosa che invece rimase a lavorare nella mia memoria come la semplicità della stanzetta, il profumo di operosità, l'eleganza interiore che traspariva oltre le espressioni di reazione verso lo scetticismo, il volto del Consolatore e quel richiamo che Eugenio mi trasmise senza parlarmi e senza guardarmi. Un anno dopo, agosto 1970, io tornai per non dimenticare più, morendo piano piano del mio passato, spegnendo ogni cornice e incertezza.

La prima frase che mi disse guardandomi nel petto e nell'aura superiore, fu “la verità è dentro di tè”. E il primo incontro astrale in dormiveglia che feci, riguardo alla relazione con i nostri fratelli provenienti da altri pianeti, fu il vedere due piattaforme ellissoidi accostarsi alla terrazza di Aci Castello, dove abitavo, e uscirne due di loro. Mi avvicinai pregandoli di aiutarmi: “Vorrei tanto lavorare per voi, accanto a voi”, dissi loro accorato, e mi risposero seriamente e dolcemente: “Sì, ma quando ti sarai realizzato” e partirono velocemente.
Erano meriggi assolati estivi, le prime volte che salivo da Aci Castello a S. Maria La Stella, andavo di corsa e il cuore batteva. Spesso trovavo altri, seduti a cerchio sotto il grande gelso bianco, accanto al pozzo. Allora ascoltavo e qualche volta chiedevo di prendere qualche fico dall'alberello lì sotto nel giardino.

Poche erano le volte che, invece, mi trovavo da solo, e tale era l'estasi del mio spirito compenetrato nelle profondità delle verità universali che egli riportava in superficie nella memoria dell'anima mia, che restavo come un bambino senza parole. Il mio corpo giaceva e mi era difficile tornare in quella mia dimensione umana, alle mansioni terrene!

Avevo sempre la gioia di aiutarlo, in tanti lavoretti domestici, o di archivio, o di corrispondenza.

Quando si era in gruppo, srotolava i disegni tantrici delle rivelazioni del Triangolo di Smeraldo e del Triangolo d'Oro, ma normalmente rispondeva alle tante domande.

I momenti particolari erano quando lo trovavo che stava scrivendo, e subito, con armonia trascendente leggeva, manifestando umana meraviglia di cosa aveva scritto e, nello stesso tempo, irrorando i concetti di ulteriore coscienza. E quei raggi solari che pian piano mi indicavano come scolpire la mia ciotola, diventarono abbaglianti ruscelli dalla Sorgente Infinita quando mi mise nelle mani e nel cuore i suoi scritti antichi.

Fu allora che si suggellò per sempre l'incontro della mia antica memoria iniziatica che con molta difficoltà lottò per liberarsi in questa vita, togliendo i veli con disperate lacrime e angosce.

Quasi che, per quel che avrei dovuto fare, (e non ho fatto quasi nulla di quanto so che avrei potuto e dovuto), mi avesse caricato il destino di prove e croci inimmaginabili.

Ora, dopo altri 26 anni della mia vita, passati al servizio fraterno di chi ci guida dagli spazi esterni, sento sempre più impetuosa la volontà di lasciare la mia testimonianza, la tenerezza del mio sorriso più intimo.

Lascerò ogni spiegazione razionale al ricercatore silente. Non voglio e non posso fare gli infiniti collegamenti. A nessuno di noi la conquista della coscienza è offerta sulle spalle di altre gambe. Anzi, ci viene offerto questo vassoio ermetico, questo cratere di oro fuso: a ognuno di noi tocca la volontà di entrarvi.

Nato a Catania il 25 marzo 1919, appena sposato abitò in Via Concezione n° 7 accanto a Piazza dei Martiri ove Eugenio ebbe la compenetrazione. Completò il suo primo risveglio e dette l'impulso dell'opera a S. Maria La Stella, alle spalle dell'altarino di Via S. Giovanni dove si trova la statua della Madonna della Stella, fino al 1970.

Il grosso dell'operosità divulgativa con incontri, corrispondenza e viaggi, fu dalla abitazione di Valverde, via S. Giovanni XXIII n° 3 fino al 1976. Lo sviluppo dell'opera intanto era sorto in tutto il pianeta e vari collaboratori lo ampliarono con conferenze, opuscoli, trasmissioni televisive. Dall'abitazione odierna di Nicolosi lasciò sempre più ogni operosità nelle mani del susseguirsi di collaboratori per dedicarsi alle operosità sui piani astrali.
Iniziava la seconda metà del secolo XX quando ebbe luogo il 25/3/'52 nello spirito di Eugenio, lo spostamento della personalità. Un fulmine a ciel sereno come l'abbagliante raggio che investì Paolo di Tarso. Ma Eugenio spesso raccontava, in confidenze intime, di essere stato seguito, fin da bambino, da aiuti invisibili particolari. E poi in quegli ultimi due anni prima dei 33, già si agitava nel suo spirito una serie di interrogativi e di ricerche interiori.

Soleva spiegare che in lui, la personalità X era morta ed era stata sostituita dalla personalità Y attraverso il raggio di luce controllato.

Sebbene la compenetrazione di Y iniziava repentinamente la propria realizzazione, lo strumento, cioè la componente fisica e mentale, ebbe bisogno di 11 anni di preparazione. Comunque sin dai primi istanti la Coscienza Nuova si librò sempre più nella dimensione della memoria universale sotto direttiva dello Spirito Consolatore, rivelando i più alti segreti della Coscienza Cosmica con scritti e disegni, rendendolo il nuovo personaggio che operò come Annunciatore.

Il 25 marzo per i Cristiani è il giorno dell'Annunciazione ed è anche il secondo nome di Eugenio: Nunzio.

Viaggiò continuamente in astrale andando nell'El Dorado, sul Sole Palese Cristico e sul Sole Segreto dove risiede il Padre Poimandres, concedendoci una lievissima parte di Conoscenza che riporto un po' fra le pagine di questo libro.

Pagine che sono come una favola, in cui è considerato inestimabile il valore della vita. Sembra un sogno in cui l'amore fraterno per ogni particella del creato non ha limiti né condizioni. Per chi non accetta di entrare nel castello fatato della propria essenza immortale, è meglio che rimanga spensierato.

Ma per chi ha il coraggio di amare il prossimo così come il Maestro Gesù ci ha amati e impugnare l'ardire di conoscere se stesso, è bene che dia a Dio quel che è di Dio.

CAPITOLO I

Discorsi


della Divina Sapienza

Discorsi della Divina Sapienza dal 1952


POIMANDRES AD EUGENIO

Sappi, figliuolo, che di tali insegnamenti, dettati dalla Divina Coscienza Universale, non è cosa utile crearne nuove copie sol per alimentare la curiosità umana. Tale ammaestramento non si ripete inutilmente.



Questo rifletta chi osa cercare qui un passatempo!!!

Essi, figliuolo, non sanno ancora il peso che in te gravita, né conoscono la infinita vastità dell'opera tua.

Essi cercano, con affanno, la via della maturità e vorrebbero lottare per distaccarsi dalla materia, dalle attenzioni che essa offre.

Se a costoro che si accostano al sentiero della verità UNA, è dato, per tuo consenso, spostare il centro della loro personalità dall'esterno verso l'interno, noi presenziamo tale convegno affinché avvenga la purificazione.

Eliminate tutti i pensieri e concentratevi profondamente in meditazione!”




LA VERBA SILENZIOSA DELLA DIVINA COSCIENZA UNIVERSALE

Lampeggiati discorsi

Oh, terrena opera, qual immensa ombra oscura vi è nel tuo seno denso di sottile falsità, insensato ed inutile orgoglio!

A che vale questo vostro edificio, o uomini, se esso è sterile di Luce Spirituale e di mistico Amore, se esso è amorfo di verità purissima e di sapiente senso?

A che vale, o uomini, se la più vera di tutte le felicità vi sfugge e pur vi tormenta?

Quali sono le vere ricchezze che aspirano a raggiungere le vostre anime prigioniere dell'ombra ingannatrice che avvelena di malefica arte e di acuto soffrimento la vita?

Che realtà può darvi essa se voi sfuggite le conoscenze esteriori che la rendono sacra di fronte a tutte le coscienze del creato? Qual verità volete scorgere se i vostri occhi son saturi di densa materialità?

Nulla di bene potrete mai concepire se il vostro nutrimento è vizioso di egoismo, padre di tutti i mali e opposta forza del bene.

Solo un terribile mostro prende forma con tal spregiudicata opera e mai, la vostra fronte, potrà essere illuminata dal supremo bene dello spirito e delle sue eterne verità di amore e di giustizia.

E non crediate, o uomini, che tutto abbia termine col lasciare la vita. Mai sia, per i migliori, accogliere con tal oscuro senso la nascita e la morte di tutte le creature poiché, un tale convincimento, vi porterebbe nel più tenebroso di tutti gli abissi, nel vuoto del vuoto.

Sappiate che la vita altro non è che un mezzo che concede ai mortali la possibilità di evolversi cancellando, con la visione dell'opera del bene, ogni residuo male dell'oscuro passato. Questa, miei cari, è la vita, e non è la sola verità che da essa scaturisce, poiché, in essa molti misteri si celano all'occhio del profano.

Si, profano e, perdonatemi, se uso tale termine che non meno di voi colpisce la mia atavica coscienza.

Ma il tempo migliore per le migliori conoscenze non può fermarsi così, come non si fermano i più chiari tentativi della Sapienza Celeste che, nei secoli dei secoli, ha sempre in ogni istante svelato il potere della Verità Una, cinta dall'aureola della Coscienza Universale.

Ed è utile dirvi, con lietezza, che tale tempo è preannuncio di un tempo migliore per cui si rende necessario che l'uomo cominci finalmente a comprendere che il principio del suo vero Essere non ha residenza nella densità del corpo. Se pur partecipante nell'attività interna dell'involucro materiale, esso è fuori dal corpo denso della materia e non, certamente, per suo volere poiché, anch'esso, soffre più di noi essendo il risultato migliore di noi stessi, una parte di noi nel sentiero dell'Eterna Verità della Coscienza Planetaria, legato ancora a quell'io in lotta tra il bene ed il male, tra le tenebre e la Luce.

Ma, per poter interamente comprendere il gravoso cammino che percorre la Divina Luce per il raggiungimento della mèta, occorre compenetrarvi nei seguenti discorsi.

Tale principio, che è il vero Essere, la purissima qualità dell'Eterno DIO, un tempo remotissimo conseguiva nella più assoluta immobilità la profonda visione del bene increato e del bene creato assorbendo, con il suo Divino splendore, tutte le vibrazioni che la stessa luce emetteva con le caratteristiche più sublimi di tutte le felicità. La sua natura, purissima luce di coscienza universale, per quella Altissima Legge che governa il divenire continuo della Rigenerazione, è costretta a mutare per il conseguimento dell'opera creativa.

Per tal motivo lo splendore della qualità Divina è, per coscienza, impegnato a precipitarsi nel vortice di un complesso di altrettanti splendori.

Da questo vortice viene il duro cammino di una esperienza che, se pur all'inizio, costringe lo splendore a perdere l'originale qualità di luce purissima e di immobilità assoluta conducendo un metodo di adattabilità nelle nuove qualità acquisite dalla nuova coscienza di essere. La sua luce varia di intensità, or troppo chiara or più opaca, ma non più splendente come nel suo principio.

Il cammino continua per milioni e milioni di anni con la sola speranza di toccare il fondo per poi risalire e per sempre in eterno. Così, dopo aver raggiunto la sfera della Coscienza Planetaria, lo splendore è nuovamente costretto ad attendere l'ultima prova, la più significante perché la più dura di tutte le conoscenze vissute.

L'eroico cammino porta lo splendore nella sfera delle virtù della Coscienza Planetaria ove regnano sovrani il senso Divino dell'Amore e della Giustizia aureolati da altre cinque virtù, armi di difesa per chi è destinato a raggiungere sino in fondo la speranza suprema dell'eterno ritorno. È l'ultima prova, l'ultimo volo verso la esperienza più tragica della discesa in cui il fondo appare come un tenebroso sentiero senza speranza alcuna, un abisso di oscurità vischiosissima dove si agita il primo involucro che racchiude la più densa di tutte le materie. Ed eccoci al cospetto della più pesante di tutte le esperienze vissute ove la realtà altro non è che tenebrosa gravità che assottiglia sino all'impossibile le divine qualità dello splendore Divino.

Ma la speranza si infiamma, si ingigantisce, travalica spazio e tempo, poiché le ali dell'ascesa immortale si sono aperte per sempre in eterno.

Ed ecco il mondo, il nostro mondo che più e meglio di noi sa, essendo anch'egli una creatura della Coscienza Universale di Dio: creatura della eterna Luce che opera e spera come coloro che per essa e su di essa toccarono il fondo per ritrovare la Grande Speranza. Ed è inutile che io vi dica delle tre dense vie materiali che lo splendore divino del nostro vero essere ha dovuto percorrere per acquistare l'involucro umano; poiché un Essere tre volte grande, ché or in Spirito Solare mi conforta con la Sua Divina Sapienza per Altissimo Volere del Sacro Collegio dei Sette Spiriti di Dio, meglio di me espletò con somma arte tal gravoso compito. Comunque, per maggior concessione avuta, mi limito a dirvi quanto appresso con la speranza che la vostra ragione non abbia a tradirvi.

DALLA TRASMUTAZIONE DELLA PREZIOSA MATERIA AL VEGETALE. DAL VEGETALE PER METAMORFOSI ALL'ANIMALE. ED INFINE, CON LABORIOSISSIMA ARTE COSTRUTTIVA, TUTTI E TRE NELL'INVOLUCRO UMANO”.

Non è il tempo per poter comprendere a fondo tale verità ma, nel futuro, quando l'uomo avrà raggiunto la massima dilatazione della sua coscienza individuale, ogni velo cadrà ed ogni segreto processo che racchiude il mistero del Sangue e della Carne diverrà chiara verità. Siatene certi.
Tale primo discorso vuole essere una comprensibile visione di quel Sentiero ove la Luce eterna dello Spirito muove il passo dell'opera divina ed ove gli splendori della Sua Coscienza universale concepiscono tutta la infinita armonia della Sua arte creativa attraverso le sette Sfere di tutti i Cieli del Celeste Regno dell'Intelligenza Superiore di Dio.

Ed è nel mio pensiero che tal prima visione può essere compresa poiché, in essa, vi è annidato il soffio di tutte le riflessioni che la mente dei Saggi cercatori della Verità Suprema del proprio Essere Divino deve poter scuotere nel giusto senso voluto, affinché si sveli l'Arca della Suprema Sapienza che, come brillante lacrima, racchiude la perla di tutte le verità dell'acceso amore dell'Assoluto, onnipresente in tutte le creature ed in tutte le cose visibili ed invisibili, manifestanti e non manifestanti con la Potenza e la Gloria incommensurabili delle Sue eterne Leggi Creative.


Ed or, miei cari, rimaniamo un po' in questo nostro mondo per osservare con diverso sguardo la pura realtà di questo eterno Essere, con la certezza indiscussa che un giorno non lontano anche questa corteccia, che ancora imprigiona di densità lo splendore della nostra purezza Divina, cadrà e per sempre, in eterno.

Certezza indiscussa, io dico, perché quell'atteso giorno dovrà pur venire affinché si avveri la gloria delle Anime divenute coscienti di ascendere attraverso il Sentiero dell'eterno Ritorno che conduce a Dio.

Quel giorno verrà e sul volto stanco di questa generosa Madre Terra, altro non rimarrà che la sola immagine di tutti i sorrisi e di tutti i pianti, di tutte le gioie e di tutti i dolori di tutto un tempo che ci vide lottare tenacemente con la sola ed unica speranza di muovere il cammino verso l'antica dimora del Cielo più alto dei cieli.

Qual tempo occorre perché l'uomo possa finalmente conoscere se stesso, il suo vero Essere immortale, non occorre saperlo, poiché fin dall'inizio della sua prima esperienza in questo denso mondo, egli ha sempre impresso nell'Aura dell'umana coscienza la sublime verità del suo vero Essere.


La religiosità, con cui l'interno si elevò, attraverso una continua lotta a somiglianza dell'esterno, togliendo al dominio della densa materia la viva luce della divina qualità, non poté essere, nel suo principio evolutivo, nella stessa posizione in cui oggi ci appare. La Coscienza Planetaria non sempre ebbe dinanzi a sé la medesima coscienza individuale e collettiva Umana.

In principio, nell'età atavica, il nostro divino Essere si trovò completamente nell'ombra della vischiosa materialità perdendo, nel sonno lento della sua avvolgente condensazione, la coscienza delle qualità precedenti acquisite durante la discesa che lo doveva mutare dal Divino all'umano. L'uomo, compreso nella sua vera essenza divina, non fu creato in terra, bensì in cielo dove è sempre esistito, in Luce Purissima di Coscienza Universale, in DIO.

È bene che l'uomo conosca quale è in realtà il vero valore della ultima manifestazione della Coscienza Planetaria con cui ci è stato concesso di togliere uno dei tre veli che, ancora oggi, copre di sottile ombra dogmatica la nostra ragione per colpa di coloro che hanno reso silenziosa la possente Voce di DIO.

Ma è bene che costoro abbiano a ricredersi poiché il Verbo di DIO non conosce altra mèta se non la Sua e a nessuno è concesso, per terrena arte, celare la Luce della Sua Suprema Volontà.

Chi ha sete del Suo Amore deve essere dissetato con purissima verità affinché non abbia a sentire l'immenso vuoto che sovrasta di avvilimento l'opera della terrena vita.

Tale è il grande volere del Cielo e mai un solo attimo di tempo è passato privo di questa suprema forza che illumina di splendente Luce ciò che altri oscurano di dense tenebre.

A che cosa è servito il Divino evento di Gesù?

Miei cari, ancora oggi, dopo ben 1954 anni che ci distanziano da un così regale Genio della Coscienza Universale di Dio, ancora oggi dinanzi a tanto eterno splendore che illumina il Verbo Onnipresente dell'Altissimo Padre Celeste, vi sono ciechi e sordi, incoscienti e derelitti che brancolano nel buio, nell'immensa caligine delle più fitte tenebre del male.

Ma la Coscienza Universale, un giorno non lontano, mostrerà ancora una volta, attraverso l'eterno Genio del Suo incommensurabile Amore di Giustizia, il nuovo Sentiero su cui tutte le creature cammineranno vedendo ed ascoltando, con la piena coscienza del Suo vero Essere e pieni di linfa Spirituale, il Cristo, il Principe della Divina Sapienza, il Giudizio della Coscienza Universale di DIO.

E si avvererà, come si avverò nel passato il nuovo Risveglio della Coscienza Umana, mostrando in tal modo, che l'ascesa del nostro divino Essere non può fermarsi, ma può semplicemente rallentare il passo, e ciò non per colpa della Superiore Coscienza, ma ben io dico, per colpa di coloro che mal comprendono o addirittura non comprendono ancora che DIO è in noi e che noi siamo in Dio e che al di là del tempo e dello spazio non un solo momento siamo rimasti soli in questa dura esperienza terrena.

E permettetemi che io dica a costoro: cercate, o creature, cercate con tutta la forza della vostra fede, ingigantite e dilatate nelle buone opere l'Aura della vostra coscienza, meditate con spirituale fervore ogni passo del vostro terreno cammino, svincolatevi dall'inutile ombra dell'eccessivo bene materiale che illude, tormenta e corrode il supremo Bene che è in voi; amatevi e soccorretevi con sublime slancio spirituale e vi accorgerete di non aver cercato invano.

Molti sono coloro che, avvolti e travolti dalle più effimere carezze del male, altro non fanno che rendersi privi di quella Luce che più di ogni altra carezza ci dona grande sollievo ed immense gioie.

A che vale, carissimi amici, a che vale conoscere soltanto ciò che vi concede la pesante amarezza di imprigionarvi nell'ombra ingannatrice delle più pallide illusioni? A che vale sfuggire all'eterno bene dello splendore spirituale che è il solo a potervi dare la pace e la serenità, la libertà e la gioia di una realtà purissima, di una sapiente coscienza che illumina di conforto ogni attimo di tempo che vi solleva in alto verso DIO?

Ascoltate, dico a costoro, ascoltate questo vostro umilissimo servo che sente agitare nell'interno dell'anima la silenziosa Verba dell'Altissimo, con la Suprema Coscienza della Sua infinita Sapienza, che incide con sublime arte celeste l'opera immensa del Suo eterno Pensiero e, che io, misero servo dei Suoi servi, accolgo con profonda ed inconcepibile venerazione per amarLo e servirLo.

Destatevi o mortali, poiché l'ora tanto attesa giunge, ed il Suo Regno con tutti i Suoi Eletti verrà in terra a giudicare l'opera nostra per mezzo del CRISTO, Sapiente Principe della Celeste GIUSTIZIA.
* * *
Io dico a chi mi ascolta:

Io son l'uno e l'altro e son la medesima cosa.

Sono Colui che fu, è, e sarà.

Fui BHARAT il Tre volte Grande e pur Giovanni fui.

Dico ancora:

Colui che fu col nome di Giovanni ora è tempo remoto, così come io oggi sono, non ero. Egli fu nella quinta e pur nella sesta razza madre umana e operò cose diverse in diversi tempi e in diversa persona.

Ben ricordo ciò che esprimo ed a parlar è l'Uno e pure l'Altro.

Poiché io sono e ben ricordo di essere stato adoratore dello spirito nella quinta e pur nella sesta razza madre umana, non siate presi dal dubbio e curate come le piaghe del vostro corpo l'amore dello spirito, perciocché egli è simile ai raggi del Sapiente Sole, penetra ed illumina ogni cosa creata dalla mente di DIO.

Se voi non aprite l'altra porta e vi rallegrate di tener aperta soltanto l'una porta, Egli non penetra in voi, né la Sua Luce darà ristoro alle anime vostre, né ancora illuminerà di eterna beatitudine l'un e l'altro tempo dell'eterna vita.

Non vale adorare ciò che si vede e pur si tocca, non vale dire questo è DIO se DIO non è. Or vi dico siate più svelti ad aprir l'altra porta perciocché è dall'altra porta che entra il grande bene dello spirito.

Da tale porta giova trarre utili consigli acciocché l'una porta non abbia a nuocere il bene che dall'altra entra nelle anime vostre.

Ed ancor vi dico: l'una porta non può dare ciò che l'altra porta dà. L'una porta conduce nel sentiero della materia, l'altra conduce nel sentiero dello spirito.

Nell'una porta vigila il Deformatore, nell'altra il Creatore.

Siate dunque consigliati ed attenti nell'accettar consigli e grazie dall'una porta, perciocché non dà buoni consigli, né vivifica la fiamma dell'Amore di DIO.

Il vero DIO entra solo dall'altra porta e solo dall'altra porta si ricevono le grazie che sono virtù del Regno della Luce eterna di DIO.

Sappiate ancora che io or sono simile a voi e come tutti voi io son peccatore, eppur trovo sollievo dei miei peccati, trovo buoni consigli, trovo più che mai pentimento, trovo forza e felicità, trovo il timore di DIO. Ciò ottengo per concessione di DIO perciocché dall'altra porta tal bene mi entra nell'anima e nella vita. Apritela dunque e con fede, non fate che in essa si formi caligine e polvere, non è utile tenerla chiusa, non giova né a questa, né all'altra vita. Non giova, siatene convinti.

Vi narro ciò che avvenne in me, per me è tempo remoto, in quei luoghi ove in questi tempi giace morbido e lucido come cristallo il grande mare di sabbia.

Ora son trascorsi dall'attuale tempo, dodicimila anni, ed il luogo ove io mi trovavo non era così come oggi appare ai vostri occhi.

Allora era un grande giardino odoroso ove la quinta razza umana traeva incanto e profumi, ispirazione e nutrimento per lo Spirito e per il corpo.

Là giaceva ogni cosa che sa di sogno. Là vi era canto e musica di beatitudine. La notte era simile all'arcobaleno e le stelle si specchiavano nella sua stessa luce con profonda allegrezza.

Or tutto è diverso, tutto è mutato, tutto è sommerso dal castigo di un grande vegliardo che per volontà di DIO operò morte e distruzione.

Avvenne un dì che il grande Sapiente Sole era più splendido che mai, ed aveva mosso due passi di cammino dalla culla del giorno.

Ogni anima ed ogni cosa era in letizia nel comune bene e alla opera tutti erano immersi per trarre i mezzi utili per vivificare la vita.

Io ero là immobile a contemplar tanta armonia creata e minimamente io non mossi né piede né pensiero altrove, or si verificò che il corpo mio sentì per sette volte fremito e sussulto, come se stranamente, quel che io non vedo ma penso, volesse distrarre la mia attenzione da ciò che gli occhi miei ancor desiavano vedere. Provai tanta gioia e pur tanta tristezza prima che l'Eterna voce dello Spirito cominciasse a parlare con potente voce e dicesse:

“Ascolta, luce del Cielo, ascolta! Ciò che i tuoi occhi vedono son cose che il tempo muterà. Tutto si dissolve, tutto è destinato a mutar volto. È questo il grande segreto della vita e della morte”.
Ed io ascoltavo attentamente a tale insegnamento che ancor diceva:

Dal seme il seme, dice colui che tu pensi e non vedi.



Da macigno a polvere, da polvere a macigno, così, sempre.

Guarda là, in quel punto vi è un serpente d'oro mandato dal Cielo. Egli si muove in maniera da insegnare a te tante cose che apprenderai, ed apprenderai perciocché ciò che Egli manifesta è Legge del Regno dell'Immutabile, dell'Eterno, dell'Infinito, di Colui che pensi e non vedi”.

Quelle direttive appresi e mossi cammino verso il prato indicatomi dalla Divina Verba. Giuntovi, vidi con somma verità un serpente adagiato sulla corta erba verde.

Appena giunto nelle vicinanze una potente voce si sentì per lo spazio, che diceva:

Io son servo di Colui che tu pensi e non vedi e qui son venuto nella forma che i tuoi occhi vedono per operar disegni che sono eterne leggi di Colui che tu pensi e non vedi.



Ciò Egli vuole acciocché tu abbia ad osservare tali ammaestramenti per il tempo che dovrà venire, perciocché così è scritto che sia”.

Dopo aver detto ciò, avvenne che il gran serpente dorato si mosse prendendo forma diversa da quella che aveva prima. E si verificò che, mentre egli si muoveva, una dolcissima voce parlava dentro di me come amabile ammaestratore, acciocché io apprendessi il significato delle forme che il serpente dorato prendeva nel tempo.

Vi narro ciò che appresi in quel tempo e per questo mezzo che DIO aveva disposto acciocché apprendessi i segreti delle cose create. State attenti ed ascoltate:

Di questa prima forma tu vedrai l'ASSOLUTO su cui si chiude la prima forma di ogni cosa esistente in spirito e pur in materia, e per cui ogni cosa ha il suo principio”.



Ed ancor diceva: “Su quella pietra scolpisci la prima forma perciocché da ciò e con ciò avrà inizio ogni cosa”.

Ebbi a scolpire tale forma che il serpente aveva.

E la voce del Maestro che era dentro di me diceva:

“Guarda ciò che fa luce il giorno e ciò che fa luce la notte. Guarda pur gli astri in Cielo e guarda ancor nel ventre della genitrice, allor tu vedrai e proverai convincimento che l'Assoluto, la Fine ed il Principio di ciò che prende Anima è chiuso in tale forma. Ma poiché tal forma altro non è che forma, è giusto che tale non rimanga e quindi scolpisci sulla pietra quest'altra forma”.

Ed io ebbi a scolpire quest'altra forma che era simile alla nuova forma che il serpente dorato aveva preso nel tempo.

E la voce del Maestro dei Sette Cieli così parlava dentro di me.

“Osserva e fai attento esame della nuova forma perciocché la forma di prima non è più. E per ammaestramento io dico a te: l'Assoluto non è più se non l'ESSENZA dell'Assoluto, il VOLERE, il Principio e la Fine.

Or tu sappia per migliore conoscenza di questa forma, che il Fuoco prima di essere tale è nell'Assoluto, che l'Acqua prima di essere tale è nell'Assoluto e similmente tutte le altre cose ed insieme anche gli uomini.

Tale eterna Legge regge tutte le cose che conosci, che vedi e pur che senti. La medesima Legge regge il principio della tua parola e in tutte le cose che si manifestano nel corpo dell'Uomo e delle altre creature terrene.

Per cui ciò che esiste in questa terra esiste nell'Assoluto, dunque ciò che esiste nell'Assoluto esiste in questa terra.

Guarda quell'uccello su quell'albero che affonda le sue radici sulla terra e rivolgi tale domanda:

Dimmi tu, creatura alata della terra e tu pure dimmi, albero, che più forte di me sei attaccato alla terra, che mai eravate prima che foste tali?

Loro a te risponderanno che prima di essere, erano nell'Assoluto e poi aggiungeranno che dopo essi erano nella forma dell'Assoluto, ed infine ancor ti diranno che essi non sono più né nell'Assoluto, né nella forma dell'Assoluto, ma ben ti diranno che essi sono nel PRINCIPIO del VOLERE dell'ASSOLUTO.

Or è bene che su questa pietra scolpisca quest'ultima forma”.
Ed io ebbi a scolpire l'ultima forma che era simile alla forma che il serpente dorato aveva preso nel tempo.

E la Voce del Divino Maestro così parlava dentro di me:

“Da ciò che ora incidi sulla pietra ben ricordati perciocché tal forma vuole dire che ogni cosa creata ritorna al Creatore con la conoscenza della Grande Verità e pur con lo spirito nobilitato dalle opere che maggiormente spingono verso l'alto dei Cieli nella via del ritorno.

Sappi, per meglio reggere il tuo cammino, che convien rivolgere lo sguardo in alto ed il pensiero a DIO. Là è Egli; là è l'ASSOLUTO ove tutto tende ad andare. Tale forma vuole significare ciò. E ben tu sappia che ogni cosa creata sente il medesimo desiderio e per tale motivo ogni cosa che è sulla terra o che in essa precipita si spinge prima o poi, con ogni forza verso l'alto per tentar, con le opere migliori, la via del ritorno. Or convien che tu sappia ancora molte cose, poiché sarà utile che tu le sappia per il futuro che a te si conserva nella settima generazione della sesta Razza Madre degli Uomini”.

Io ascoltavo in forte turbamento di gioia per ciò che avevo imparato e scolpito su quella pietra. Era quella la grande Verità che io ebbi a conoscere perciocché dalle forme del serpente dorato avevo ben imparato che ogni realtà altro non è che un sogno, un sogno nella quiete dell'ASSOLUTO, un risveglio nello spirito, nell'Essenza di DIO.

Mentre a tali cose io pensavo ebbi un gran smarrimento sì da condurmi ad implorare l'Eterno aiuto dei Cieli, una potente voce tuonò nuovamente nello spazio dicendo:

“Io sono il servo di DIO, uno dei Sette Giudici dei Sette Cieli, io sono il Suo Verbo, il Suo Pensiero, la Sua Eterna Legge, io sono la linfa dello spirito e la potenza di ciò che è e che ancor non è”.

Tale possente voce veniva dall'alto dei Cieli, mentre ogni cosa che a me stava intorno prendeva una luce simile a quella che sta intorno al SOLE sapiente e saggio. Il Serpente dorato non era più, né io altre volte lo vidi lungo il tempo. Ma la voce del Saggio Maestro era dentro di me ad operar discorsi nel tempo del giorno e della notte acciocché nell'anima mia penetrasse come fuoco divino l'alto insegnamento del Sapere Universale.

Ed avvenne che un dì, mi trovai nei pressi ove si verificò ciò che ho sopra narrato e mentre il cuor mio era ad operar normale attività esso si fermò di colpo, e per sette volte, per poi ricominciare normale attività. Io compresi e, senza pensiero al pensiero, rimasi nell'attesa di conoscere.

Ed avvenne che la possente voce rinnovò il suo dire, dicendo:

“Ascolta e con sapienza attendi a ciò che io vorrò dirti. Or farò molte considerazioni e darò a bere all'anima tua l'Elisir della Divina Conoscenza in tante cose che or stanno chiuse nel tempo dei tempi che è e che sarà perciocché in tal modo esso muove il passo. Or inizio a specificare ciò che è la VITA e per quale ragione viene così chiamata”.

Ed io appresi tale conoscenza in quel luogo ove il Divino Maestro usava invitare la mia persona e pur la mia anima. Ed Egli ebbe a dirmi tante cose che io qui narro.

“Ascolta, poiché ascoltare la voce dello Spirito di DIO è grande dono e virtù celesti si acquistano. Chi è mai colui o quella cosa che non segue le direttive e i consigli del Cielo? Nessuna cosa è libera per quanto sembra che sia tale.

La vita è questa, libera di scegliere il cammino da percorrere? NO! Essa è guidata anzi tempo, prima che essa vita divenisse tale. Ammaestrati dunque, e ricavane di quanto io ti dico oggi, per il tempo di domani affinché tu abbia a ricordare. Sii severo con te stesso imponendo con viva forza del volere, il dovere, perché ogni atto che la tua vita manifesta è un atto scritto dal Sacro Volere dei Sette Giudici di DIO, che è Suo stesso Volere.

Io ti dico: domanda a te stesso che cosa è mai la vita e la medesima domanda rivolga la tua parola ad ogni cosa che gli occhi tuoi incontrano. Osserverai che la vita non esiste e né la morte è vera.

Tal risposta danno ed Io ben dico a te che: né l'una, né l'altra è verità, perciocché né l'una, né l'altra rimane tale. È verità quel che Io dico, ed è vero pure che il macigno prima di divenir tale non era che polvere e la polvere prima di divenir tale non era che macigno. Né il primo, né il secondo avvenimento è Verità, e similmente è l'opera della vita e pur della morte. Io son Verità e tutte le cose che come me hanno raggiunto l'Assoluto; l'Eterno Padre dei Padri Tuoi.

“Fuori dall'Assoluto non vi è che una invisibile parte di Esso. Io dico a te: l'UNO può produrre il DUE, e ancor l'UNO può produrre il TRE, ma né il DUE, né il TRE può mai produrre l'UNO. Or sappi che per raggiungere l'Assoluto occorre fare il seguente processo: l'UNO è Principio, il DUE è Volere del Principio, il TRE è Movimento del Principio.

Dunque è da dire: ogni cosa è Causa del Principio che è Volere e Movimento in una medesima cosa. Non c'è verità dunque se il Volere dell'Assoluto non ha raggiunto il disegno che è Verità della prima causa, raggiungimento dell'anello.

Sappi ancora che, l'anello non è verità se non è anello in tutte le parti. Ricorda bene il primo disegno del serpente d'oro e guarda bene su quella pietra ove hai inciso tal forma.

La terra diverrà polvere di fiamma perciocché tale fu prima di essere terra. Eppur io dico non rimarrà, perciocché tornerà ad essere ancora terra.

L'uomo prima di essere tale è nell'Assoluto. Similmente tu fosti prima che l'anima tua prendesse corpo.

Succede che il tempo, che è Ordine dell'Onnipresente, apporta crescita e perciò, l'uomo appena nato non è simile all'uomo cresciuto, né l'uno è sulla medesima via dell'altro. Similmente accade in tutte le cose create.

È dunque vero quel che io dico, perciocché come l'uomo, tutte le cose che i tuoi occhi vedono, fanno medesimo cammino. È pur vero che il Sole, la Luna e pur le stelle son per diverse vie perciocché ognun di loro passa da luogo ove l'altro è già passato o dove l'altro deve pur passare. Cosa uguale è la tua vita e medesimo è il cammino di tutte le cose create. Sappi pure che nessuna cosa creata serve a sé stessa.

In verità ti dico che il Sole, l'Aria, l'Acqua ed il Fuoco eppur la Luce e le Tenebre e ancor quant'altro è nel creato, operano e non per sé stessi. Or io dico l'uomo non è egli simile?

Ben ricorda... Ciò che sembra spento o ciò che sembra finito per sempre, altro non è divenuto che una diversa cosa in un'opera diversa utile ad un'altra cosa che arde e che vive. Quest'altra cosa a suo tempo sembrerà spenta o finita per sempre, ed in verità farà medesimo sentiero. Così sempre, è questa la legge dell'Eterno, dell'Assoluto”.



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