L’articolazione



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03.04.2019
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L’articolazione
Definirla con una sola parola è molto facile : articolazione è informazione.

A mio parere è il parametro sonoro “temporale” maggiormente significativo in fase di riproduzione (il più importante parametro sonoro “spaziale” è invece “la focalizzazione” di cui abbiamo estesamente parlato nei numeri 3 e 4).

L’articolazione e la focalizzazione sono i due punti di riferimento principali nel fare il set-up di un sistema di riproduzione sonora in un ambiente dedicato all’ascolto : la posizione più corretta dei diffusori e del punto d’ascolto è quella in cui si ottiene la maggior focalizzazione e il più alto valore di articolazione.

Tuttavia l’articolazione è anche una proprietà di una registrazione. Infatti esistono registrazioni che avendo catturato un numero più elevato di dettagli e quindi possedendo un più elevato tasso di microcontrasto, sono capaci di una rappresentazione sonora precisa, fedele e completa.

Una foto in bianco e nero se è fatta da bianchi e da neri puri è una foto praticamente astratta, priva di informazioni all’interno delle masse bianche e nere in esso rappresentate. E’ una foto di sole forme senza struttura al suo interno. Invece una foto di Ansel Adams, esposta con sistema zonale e stampata come Dio comanda, è un’infinita scala di grigi compresi fra l’estremo bianco e l’estremo nero. Ciò permette alla foto di rivelare ogni dettaglio nelle luci e nelle ombre, di avere una trama, di essere viva, plastica e ricca.

Attenzione : nel nostro caso la parola “dettaglio” assume un significato fondamentale. Non si deve infatti intendere per “dettaglio” una parte secondaria, accessoria all’informazione che se c’è è meglio, ma se non c’è se ne può anche fare a meno. No . Nel nostro caso il “dettaglio” è la parte più piccola dell’informazione, è il granello di grana fotografico, è il pixel, è il bit. Un solo dettaglio conta poco. Ma l’insieme dei dettagli forma la struttura del contenuto. Più dettagli, più microcontrasto, più articolazione, più informazione.

L’ascoltatore che riceve un’elevata articolazione dispone di un alto numero di informazioni che si traducono non solamente in un suono più accurato, equilibrato e realistico, ma anche in un’immagine sonora più ferma e concreta, in un maggior senso di vita delle note, in una miglior rappresentazione dello spazio e in una più alta “separazione” fra le qualità timbriche delle voci e degli strumenti.

Ci sono registrazioni che possiedono notevole articolazione ed altre che ce l’hanno scadente. Tuttavia il vero collo di bottiglia dell’articolazione è il tragitto che il suono fa da quando esce dai diffusori fino ad arrivare all’ascoltatore. Ciò vuol dire che se il vostro impianto non è collocato in ambiente con sapienza e se la vostra stanza d’ascolto non possiede una buona acustica, l’articolazione del vostro miglior disco arriverà al vostro orecchio amputata di 2/3. Ciò vuol dire che un disco con un’articolazione apparentemente scadente, in realtà potrebbe aver un buon suono (non eccellente, ma buono certamente sì) se il vostro ambiente fosse in grado di restituirlo con un’articolazione superiore. Quante collezioni di dischi mediocri potrebbero riabilitarsi e rifiorire se suonate in ambienti più gratificanti ?

Ma cosa accade di così terribile fra i diffusori e l’ascoltatore ?

Risponderò fra breve.

Prima debbo informarvi sul fatto che l’articolazione può essere misurata. Esiste infatti un test (AQT=Audio Quality Test) ed un software (Sound Analyzer) con i quali si può sapere quanta articolazione viene conservata in un dato ambiente d’ascolto.

L’AQT è un treno di toni che vanno da 20 Hz a 2000 Hz. Ogni tono è seguito da silenzio a cui segue un altro tono di frequenza maggiore e così via. Importante: ogni tono possiede 20 dB di dinamica. Il Sound Analyzer è un programma che fa diventare il computer un registratore grafico che compie operazioni tali da mostrare a video l’andamento del bilanciamento tonale e dell’articolazione e da fornire cifre circa il valore dell’articolazione media generale e/o divisa per le singole aree di frequenza indagate dall’ AQT.

Attraverso un CD che lo contiene, si fa “suonare” l’AQT dal sistema di riproduzione, disponendo un microfono al punto d’ascolto dopo averlo collegato alla scheda audio di un computer su cui è stato installato il Sound Analyzer. La traccia dura un minuto e 40 sec. I toni dell’AQT escono dai diffusori per essere registrati al punto d’ascolto. Alla fine, sul computer compare un grafico e delle cifre che indicano lo stato dell’articolazione in quella stanza. Modificando la posizione dei diffusori e/o del punto d’ascolto i dati forniti dal Sound Analyzer mutano, peggiorando o migliorando.

Rispondo ora alla domanda che avevo formulato precedentemente.

In un ambiente d’ascolto privo di qualsiasi accorgimento acustico, succede che il suono, fra diffusori e ascoltatore, perde gran parte della sua articolazione. Infatti se eseguo un AQT registrandolo a 20 cm. dal diffusore posso notare che la perdita di articolazione rispetto ai 20 dB originari è molto limitata e praticamente assai poco significativa. Ma se mi sposto di due, tre metri e effettuo un’altra registrazione posso notare che l’articolazione media ora non supera i 6-8 dB. Circa 12 dB di articolazione sono andati perduti !

A questa grave sottrazione, mascheramento e distorsione di informazioni musicali, concorrono molti fatti di natura acustica : la posizione dei diffusori e del punto d’ascolto ; l’intensità delle riflessioni precoci ; la presenza di lunghi tempi di decadimento sonoro. E’ possibile porvi rimedio attraverso un corretto intervento di correzione acustica nell’ambiente d’ascolto che deve essere mirato alla salvaguardia del suono “buono” (il suono diretto e quello che arriva all’ascoltatore con un ritardo compreso fra i 50 e i 100 millisec.) e alla riduzione dell’energia del suono cattivo (quello risuonante e quello delle riflessioni precoci).

E’ stato calcolato che un ambiente è adeguato alla riproduzione sonora di alto livello quando possiede almeno 12 dB di articolazione media. Ad iniziare da questi valori infatti la restituzione del suono di un disco è essere assai fedele, accurata, discretamente dettagliata.

Tuttavia la carenza di articolazione provoca differenti effetti a seconda delle aree di frequenza dove si applica. Una sua mancanza alle basse frequenze è causa di un suono gonfio e magmatico, dove distinguere i pizzicati di contrabbasso o le note più profonde dell’organo fra di loro diviene assai problematico. L’articolazione alle frequenze più basse inoltre è importante per ottenere precise sensazioni circa lo spazio sonoro dove è avvenuta la registrazione. Molti sono convinti di avere delle cattive basse frequenze nel proprio ambiente d’ascolto solamente a causa di squilibri tonali. Ciò non è esatto. Pur ammettendo che l’energia in alcune, ristrette aree nelle basse frequenze è superiore rispetto a quella di zone limitrofe, il decadimento della qualità musicale percepito dall’ascoltatore è imputabile non ai problemi di bilanciamento tonale, ma piuttosto al fatto che queste aree di frequenza sono afflitte da gravi compressioni dell’articolazione. L’inserimento negli angoli dell’ambiente d’ascolto di trappole per i bassi è la cosa che è necessario fare per ottenere la necessaria articolazione delle basse frequenze.

I problemi di articolazione nel campo delle frequenze medie si manifestano invece sotto forma di suono nasale, intubato, pesante, dotato di scarsa trasparenza .

La pesantezza e la durezza sono il sintomo di scarsa articolazione anche a livello delle alte frequenze.

Un buon disco da usare per una valutazione ad orecchio dell’articolazione che il nostro sistema diffusori-ambiente d’ascolto è in grado di restituire, è lo Sheffield Drum Record. Si tratta di una registrazione per sola batteria ricchissima di dinamica e di focalizzazione e di una straordinariamente equilibrata articolazione a tutte le frequenze. La naturalezza è la sua dote principe. Il suono deve raggiungere l’ascoltatore talmente rotondo, completo e vivo da non sottintendere alcuna artificiosità tipica del suono riprodotto. Nessuna cortina, nessun tramezzo deve separare l’ascoltatore dalla rappresentazione spaziale della batteria. L’insieme dei dettagli raggiunge l’ascoltatore in modo così completo e rilassato da non apparire forzosamente iper-articolato. L’articolazione è informazione e quindi naturalezza : se la riproduzione di un suono è iper-analitica vuol dire che è carente di informazione e di equilibrio in qualche area di frequenze. Tipicamente un suono iper-dettagliato è povero di articolazione nella zona delle frequenze medie centrali e carente di energia nella zona del calore. Lo Sheffield Drum Record possiede invece basse frequenze profonde e articolate che consentono di “leggere” perfettamente le variazioni sonore della gran-cassa ; di capire facilmente le discrepanze soniche prodotte dalla diversa tensione della pelle dei vari tamburi della batteria e di apprezzarne le variazioni a seconda se vengono percosse in centro o di lato, con un bastone o con una mazza coperta di feltro ; di apprezzare la leggerezza, la trasparenza e gli infiniti colori del suono dei piatti o dei tamburi quando vengono accarezzati dalle spazzole.

Nell’ambito delle frequenze medie, una registrazione ricchissima di articolazione è il vecchio “ Jazz at the Pawnshop” dell’etichetta norvegese Proprius. Questo disco, cavallo di battaglia di almeno due generazioni di audiofili, non ha grandi bassi e possiede un’immagine sonora non priva di difetti. Ma dalla zona del calore fino alle alte frequenze possiede una trasparenza, un senso di introspezione veramente rimarchevoli. La straordinaria articolazione di queste aree di frequenze è stata la sola e vera causa del grande successo di questa registrazione non solo dal punto di vista tecnico, ma anche a livello di impatto emotivo.

Un altro disco straordinariamente rivelatore della capacità di articolazione di un sistema di riproduzione è l’ultimo di Ray Cooder “Buena Vista Social Club”. Su questa registrazione, assai in voga in questo periodo, non è necessario spendere troppe parole : a mio parere è il miglior disco di musica leggera degli anni ’90. Si insedia ai vertici della mia personale hit-parade assieme a “Belafonte at the Carnegie Hall” e a “Weavers 1963...”. Si tratta di un lavoro superbo la cui elevatissima qualità sonora è perfettamente adeguata alle necessità dell’evento artistico. L’articolazione è di prim’ordine a tutte le frequenze e concorre a dar vita ad un suono vivido e presente, liquido e rilassato al contempo. Il soundstage, la focalizzazione e la dinamica sono di livello top. Ma l’intera registrazione può rivelarsi in modo così coinvolgente soprattutto grazie ad un tasso di articolazione super, che fa sembrare tutto semplice e completo. Possiedo l’edizione in vinile (doppio LP edizione Nonesuch-Classic Records) : quando l’ascolto ricevo una tale sensazione di naturalezza che non smetterei più e mi dimentico del modo come è stata fatta, dei parametri d’ascolto e di tutto ciò che fa parte del mondo dei mezzi per ascoltare musica riprodotta.

Poiché articolazione è informazione e informazione è naturalezza, quando disco e sistema di riproduzione riescono a restituirla in modo adeguato, il suono riprodotto diviene massimamente somigliante, anche sotto il profilo del coinvolgimento emozionale, alla musica non riprodotta.



E’ questo è il vero motivo per il quale ottenere l’articolazione massima dal vostro sistema di riproduzione è sempre un buon investimento.

Italo Adami


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