Le componenti dell'osservazione



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11.12.2017
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LE COMPONENTI DELL'OSSERVAZIONE

Il comportamentismo

L'epistemologia genetica.

L'approccio psicoanalitico

Gli attori

L'osservatore

I soggetti

LE COMPONENTI DELL'OSSERVAZIONE

In questo capitolo si vuole evidenziare come il contesto dell'osservazione, il ruolo dell'osservatore e dell'osservato e il risultato dell'osservazione possono variare a seconda del modello teorico di riferimento. Abbiamo visto nel capitolo precedente, come in un processo osservativo possano essere diversi la situazione (naturale, atrificiale), le procedure di osservazione (diretta, indiretta), l'osservatore (neutrale, partecipe), i soggetti osservati (spontanei, guidati, indotti); e come la scelta delle diverse modalità venga suggerita dai modelli teorici di riferimento.Questi possono essere ampi oppure ristretti ad uno specifico aspetto di un problema. Alcuni modelli identificano l'adeguatezza dei risultati con l'utilizzo esclusivo dell'ambiente asettico ed impersonale del laboratorio, altri intendono la validità dei risultati come un portato naturale dei metodi che richiedono la partecipazione più o meno attiva da parte dell'osservatore al comportamento che si vuole analizzare soprattutto in un ambiente per quanto possibile naturale.

Oltre al modello etologico già discusso, prenderemo in considerazione il comportamentismo, la psicoanalisi e l'epistemologia genetica.
IL COMPORTAMENTISMO

Il metodo privilegiato di osservazione della teoria behaviourista è la pura sperimentazione di laboratorio (situazione artificiale), nelle condizioni più impersonali e distaccate possibili, perfettamente in linea con il paradigma S-R Skinneriamo. L'osservatore è dunque puramente registrante ed il soggetto di osservazione indotto a dare una risposta non tanto dall'osservatore quanto dallo stimolo da quest'ultimo somministrato. Le modalità di raccolta dei dati sono indirette. Un semplice tipico metodo di questa corrente è quello basato sull'uso contrapposto di due gruppi di soggetti per quanto possibili simili ad uno dei quali (gruppo sperimentale) viene somministrato, dopo un certo periodo di training in un particolare compito di cui si vuole valutare la validità operativa, un dato stimolo a cui seguirà logicamente una risposta (post-test).

All'altro gruppo (gruppo di controllo) invece viene somministrato lo stesso stimolo pur non essendo stato in precedenza sottoposto volutamente al periodo di training. C'è da aggiungere che, antecedentemente al periodo di training a cui sono stati sottoposti i soggetti del primo gruppo, entrambi i gruppi hanno di solito affrontato una fase di pre-test in modo da poter valutare la similarità delle caratteristiche possedute da tutti i soggetti (procedura controllata formale).La differenza riscontrabile nelle risposte date dai soggetti appartenenti ai due gruppi fornirà di conseguenza un'indicazione precisa sulla bontà del training ricevuto dai soggetti del primo gruppo.


L'EPISTEMOLOGIA GENETICA

Si basa prevalentemente sulla teoria piagetiana e in particolare sul metodo dell'intervista con i bambini ideato da Jean Piaget (1896-1980). Piaget, pur non usando l'osservazione diretta come avveniva per Darwin e altri, si interessò all'evoluzione del pensiero. Con Piaget possiamo ritenere che si passi ad un'osservazione di tipo indiretto dello sviluppo infantile che sarà prevalente in buona parte delle ricerche sullo sviluppo. Al pari dell'intuizione di M.Klein (1952) sull'importanza del gioco come rivelatore di particolari comportamenti nei primi anni di vita del bambino, Piaget ha abbandonato ben presto la metodologia dell'intervista per far uso sia di una quasi sperimentazione (cioè l'utilizzo di scatoline, funicelle ed altri oggetti più appropriati a far luce sulle modalità sensomotorie di conoscenza del bambino fino ai due anni di età), sia del metodo critico che indaga il pensiero logico infantile attraverso l'uso e l'organizzazione spaziale di oggetti da parte del bambino osservato.

Il metodo clinico e critico di Piaget usato fin dal 1920 per studiare il pensiero infantile, è stato da lui inventato ispirandosi sia al metodo clinico usato in psichiatria, sia al metodo sperimentale, sia alla semplice osservazione o all'osservazione quasi sperimentale. Nelle sue prime ricerche compiute negli anni 1921-1932, lo scopo di Piaget è stato quello di comprendere il meccanismo psicologico del pensiero logico infantile, del ragionamento causale, nonchè di analizzare i criteri usati a varie età per valutare come buone o cattive varie azioni e l'elaborazione progressiva di nozioni concernenti la giustizia, le regole e la responsabilità. A tal fine lo studioso ha messo a punto un metodo di colloquio libero per esplorare quali siano le credenze e le idee spontanee del bambino in rapporto alle problematiche che si era proposto di esaminare. Questo tipo di colloquio, chiamato clinico da Piaget partiva da un problema determinato posto al bambino. La traccia del colloquio non era prestabilita ma si basava sulle prime risposte fornite dal bambino per orientarsi in seguito verso l'approfondimento di questo o quell'altro aspetto della risposta data. Ma il linguaggio non è adatto a rivelare le strutture del pensiero logico infantile poichè non si può col solo linguaggio comprendere le strutture di totalità peculiari alle strutture logiche senza cercarne le origini nelle operazioni concrete. Per questo Piaget introdusse una modificazione nella pratica del metodo clinico, passando da un metodo completamente verbale ad un metodo metà verbale e metà concreto, cioè manipolatorio. Questo metodo misto consiste comunque nel conversare liberamente con il soggetto, anzichè limitarsi a domande fisse, standardizzate come nei test, ma si sforza di introdurre domande e discussioni solo dopo o nel corso di manipolazioni di oggetti (perline, portauova, pupazzi, palline, e così via) atti a provocare determinate azioni da parte del soggetto.

Il bambino così anzichè riflettere in astratto, agisce prima e non parla che delle proprie azioni; si evitano così equivoci e incomprensioni da parte del bambino riguardo a richieste verbali dell'adulto.

Questo nuovo metodo è definito critico perchè chiede sempre al bambino di giustificare le sue azioni ed interpretazioni, ma in un contesto più definito e destinato a rivelare un comportamento logico preciso. Inoltre è critico perchè non ci si contenta di registrare puramente e semplicemente la risposta del bambino, ma si contesta la risposta data , si propongono punti di vista differenti e si mettono in questione le affermazioni del soggetto osservato. Così facendo si cerca di saggiare la solidità delle sue convinzioni e si tenta di cogliere la sua attvità logica profonda.

La straordinaria fecondità della ricerca e della teorizzazione di Piaget che va dal 1930 al 1965 è segnata dall'affinamento del metodo di studio e dal fatto che le ricerche sono state effettuate nel contesto di un modello logico sempre più elaborato. Da questo periodo in poi il metodo Piagetiano acquista due direzioni: da un lato sarà metodo di scoperta, dall'altro sarà strumento di diagnosi per l'esame dello sviluppo operatorio. Questo metodo ha bisogno di intervistatori esperti nella tecnica dialogica, e altrettanto esperti nell'osservaizone diretta perchè si deve conoscere come il bambino si muove nel rapporto con i coetanei e come spontaneamente organizza le sue esperienze nel mondo circostante.(Merete Amann Gainotti 1995)

L'intervistatore non deve correre il rischio di provocare le risposte infantili e deve saper comprendere quando un bambino dà una risposta purchessia perchè stanco, o quando inventa una spiegazione di cui non è realmente convinto.

L'intervista piagetiana comunque rientra tra i metodi indiretti di osservazione, avviene attraverso una procedura informale, contempla un osservatore partecipante e un soggetto da quest'ultimo guidato. Per limitare gli errori insiti nel metodo critico dell'intervista, vista l'estrema flessibilità del metodo, Matilde Panier Bagat (1995) suggerisce di far svolgere l'intervista ad un laureando ben istruito sulla teoria piagetiana e sull'osservazione, ma insieme a due altri laureandi e al docente i quali hanno il compito di assistere all'intervista per riscontrare e rilevare eventuali errori dell'intervistatore. I tre osservatori devono far credere di essere intenti in altre occupazioni e di non interessarsi assolutamente dell'intervista che si va svolgendo. In seguito si fanno notare gli errori all'intervistatore che viene aiutato dai colleghi e dal docente a correggerli; questo training viene ripetuto fino a quando non si registrano più errori nel protocollo. Solo dopo, il laureando può cominciare lo studio quasi sperimentale vero e proprio con il metodo dell'intervista critica piagetiana.


L'APPROCCIO PSICOANALITICO

In questo paragrafo non si intende riportare il pensiero dell'intera teoria psicoanalitica, ma semplicemente cogliere al suo interno alcune peculiarità che sono alla base dell'osservazione diretta.



L'osservazione usata nella psicoanalisi classica nel metodo delle associazioni libere e nel transfert è di tipo diretto e non partecipante. Nel primo caso si richiede che il paziente riferisca verbalmente il suo corrente flusso di pensiero. Il paziente si rilassa di solito su un divano, in una stanza tranquilla. L'analista si siede vicino al paziente, ma fuori dalla sua vista; quindi lo istruisce a riferire ogni pensiero per quanto banale possa sembrare, senza omettere o censurare alcunché. Infatti secondo la teoria pscoanalitica, pensieri e sentimenti sono organizzati intorno a forti pulsioni o conflitti, e poichè ogni evento psicologico ha un significato, ogni frase detta dal paziente può indicare un problema inconscio. Se ad esempio, il paziente parla del proprio padre defunto, e poi improvvisamente cambia argomento e parla di un viaggio che sta pensando di fare, si può inferire che egli abbia dei problemi relativi alla morte del padre. E così, anche la distorsione di un ricordo fornisce al terapeuta delle indicazioni sulla sua personalità.(Miller P. 1987) Il terapeuta deve elicitare pensieri rimossi ed inferire correttamente le connessioni fra frasi durante le sessioni di associazioni libere. Si comprende così che, per far questo, il terapeuta non deve intervenire nel flusso verbale del paziente, ma lasciarlo parlare analizzando secondo la teoria pscoanalitica il significato delle associazioni libere. Ciò non evita comunque che si sviluppi un tipo particolare di relazione tra paziente e analista che sfocia nel transfert. Il paziente cioè può vedere nell'analista una reincarnazione di una persona importante della sua infanzia, del suo passato e trasferisce perciò su di lui sentimenti e reazioni che certamente erano destinati a quel modello. A seconda dei sentimenti nutriti verso il modello, il paziente avrà sentimenti positivi o negativi o entrambi. Il paziente si sforza di piacere all'analista, come farebbe con un genitore, ma talvolta gli si rivolge con rabbia . Il paziente agisce queste interazioni dell'infanzia invece che darne un resoconto verbale che potrebbe essere poco accurato. Sta all'analista dedurre anche da queste particolari situazioni dati utili per l'esame del paziente cercando di risolverne i sintomi nevrotici attraverso la catarsi (uscire dal proprio sistema). Anche in questo caso l'osservatore deve rimanere il più oggettivo e obiettivo possibile senza intervenire nelle reazioni del paziente. Ma come si può intuire facilmente è estremamente difficile rimanere neutrali, indifferenti quando una persona trasferisce sull'analista sentimenti forti come rancore rabbia o amore nutriti verso una persona del passato! Anzi bisogna stare attenti a che l'analista non sviluppi un transfert verso il paziente a sua volta (contro transfert). Comunque l'analista nella situazione ideale (nessun transfert dell'analista) ascolta le comunicazioni del paziente ponendosi in una condizione di attenzione liberamente fluttuante per comprendere ed interpretare la natura dei sentimenti trasferiti su di lui dal paziente.

Non mancano comunque esempi di osservazione partecipante nel campo della pscoanalisi. Ad esempio nell'ambito della psicoanalisi infantile la Malher (1975) per indagare le origini delle psicosi infantili, osservò coppie di madri con i loro bambini sia tramite l'osservazione partecipante, sia dietro specchi unidirezionali, prevedendo anche colloqui con i genitori e registrazioni filmate. In questo caso può infatti sembrare opportuno familiarizzare con la rete parentale per comprendere meglio i rapporti che intercorrono tra i membri della famiglia, e per comprendere l'evoluzione emotiva, ma ci si dovrà comunque astenere da qualsiasi consiglio o critica nei confronti di tutti i componenti della famiglia, assumendo un equilibrio tra neutralità e partecipazione. Nonostante l'osservatore si debba adeguare alle esigenze domestiche degli osservati egli deve nello stesso tempo opporsi a qualsiasi tentativo di coinvolgimento nell'organizzazione familiare. In generale comunque nella psicoanalisi infantile, le correnti che hanno influenzato la metodica osservativa sono riferibili principalmente ad Anna Freud e a Esther Bick. Secondo la Freud i dati che si acquisiscono attraverso l'osservazione possono servire come elementi di confronto ed integrazione con i dati ricavati dalla ricostruzione che avviene nel setting (contesto) analitico. L'ampliamento delle possibilità di conoscenza dello sviluppo del bambino attraverso l'osservazione, fa considerare la situazione analitica tra paziente e analista non più come esclusiva. I primi dati emersi nella relazione analitica freudiana hanno permesso di rilevare, mediante la libera associazione, l'interpretazione dei sogni e del transfert, le fasi dello sviluppo libidico e del complesso di Edipo. Ma l'area che rimane impossibile da indagare con il metodo della ricostruzione analitica riguarda lo stadio preverbale.

Infatti la psicoanalisi, basando la sua elaborazione attraverso la verbalizzaizone del paziente, non può portare in analisi dei contenuti legati alla fase preverbale. Anna Freud (1965) afferma che l'osservazione diretta fornisce all'analista materiale importante che riguarda il rapporto madre-bambino e l'influsso dei fattori ambientali nel primo anno di vita.

Un altro fattore che può essere maggiormente indagato con l'osservazione diretta piuttosto che nella situazione analitica, sono le varie forme di angoscia di separazione che si evidenziano negli istituti, negli ospedali, e negli asilo nido. La Freud infatti, ha avuto la possibilità di osservare, durante il secondo conflitto mondiale, i bambini ospedalizzati di un sobborgo di Londra. L'avvenuta separazione dalla madre e dai genitori in genere, i traumi bellici, il contatto con personale distaccato, hanno rivelato alla psicoanalista viennese i profondi effetti sulla psiche infantile delle vicende esterne traumatiche. la complementarietà dell'osservazione e del metodo analitico può essere applicata allo studio di settori dello sviluppo quali il grado di maturazione dell'Io e le sue funzioni, i meccanismi di difesa e le fasi dello sviluppo.

La seconda corrente che negli studi psicoanalitici infantili ha adottato l'osservazione diretta e quella che fa capo a Esther Bick. L'autrice in un'articolo ormai classico del 1964, teorizza la metodologia dell'osservazione infantile. La Bick riprende e valorizza la fondam,entale importanza del contesto emotivo nella situazione osservativa. In psicoanalisi l'importanza dell'osservazione diretta è strettamente collegata alla necessità di una completa partecipazione emotiva dell'osservatore. Susan Isaacs (1952) indica tre principi metodologici per collegare la tecnica psicoanalitica con l'osservazione diretta:

1) l'osservazione deve essere focalizzata verso ogni minimo particolare o dettaglio;

2) l'osservazione del comportamento deve essere effettuata nell'ambiente o contesto in cui si manifesta, comprendendo gli aspetti emotivi e sociali;

3) l'osservazione deve considerare la continuità genetica di un comportamento, ossia considerarlo parte di una serie di comportamenti in evoluzione. L'osservazione infantile secondo la Bick (1964), deve far parte integrante della formazione dello psicoterapeuta.

Le motivazioni principali si riferiscono al fatto che l'osservazione:

1) Facilita la comprensione sia dell'esperienza infantile precoce dei bambini, sia del loro comportamento non verbale e ludico.

2) Consente una migliore comprensione dei resoconti materni sulla storia del proprio figlio.

3) Consente di comprendere come nasce e si sviluppa la relazione primaria osservando dalla nascita e nella famiglia lo sviluppo infantile. Il metodo osservativo psicoanalitico rinuncia all'uso di un ambiente artificiale e standardizzato, preferendo utilizzare come setting ambienti quotidiani e naturali , come può essere per esempio, il luogo di abitazione del bambino.

Questo metodo mostra un' attenzione estrema alla possibilità di non precludersi alcunchè del comportamento del bambino evitando quindi di sottoporre quest'ultimo alla somministrazione di uno stimolo ben preciso per ottenere una risposta altrettanto precisa, a differenza della semplificazione arbitraria del mondo infantile operata dal paradigma S-R. Al contrario dell'osservazione carta-matita, l'osservazione psicoanalitica opera un divieto nel prendere appunti durante lo svolgimento della seduta. La relazione scritta deve essere, infatti, svolta successivamente e il suo contenuto viene discusso all'interno di un piccolo gruppo di colleghi.

L'osservazione della coppia madre bambino si svolge settimanalmente nel loro ambiente naturale e ogni visita alla famiglia ha la durata di un ora. Il giorno e l'ora devono essere mantenuti regolarmente per tutta la durate dell'osservaizone. L'osservatore, come nel setting analitico, deve utilizzare l'attenzione in maniera libera e fluttuante, senza operare alcun tipo di selezione o di critica del materiale che emerge. Se è necessaria una opportuna familiarizzazione con la rete parentale, si dovrà assumere un equilibrio tra neutralità e partecipazione.

L'attenzione di chi osserva infine, deve essere focalizzata non solo al materiale puro di osservazione ma anche ai propri atteggiamenti consci ed inconsci. Quest'ultima riflessione mette in risalto una differenza fondamentale che esiste con l'osservazione etologica. Infatti quest'ultima basa le sue osservazioni solo sulla registrazione di comportamenti e non sulla contemporanea rilevazione delle emozioni, siano esse consce o inconsce, provate dall'osservatore.
GLI ATTORI

Esaminate in linea generale alcune teorie di riferimento cui fanno capo i diversi tipi di ricerca utilizzati, è ora il momento di passare ad analizzare il ruolo dell'osservatore e le problematiche ad esso legate.


L'osservatore

E' necessario sottolineare subito l'importanza delle qualità minime che deve avere un buono osservatore: si evidenzia spesso che l'intelligenza è uno dei requisiti utili a capire il rapporto causa-effetto del fenomeno che viene osservato; un altro è l'intuizione, parametro che caratterizza la consapevolezza di sè, quindi la comprensione delle tendenze personali che possono inficiare il giudizio; unita a quest'ultimo è la complessità che definisce i limiti della comprensione dell'altrui personalità; l'esperienza è un requisito importante che comprende in se l'età dell'osservatore e le sue precedenti esperienze sociali. Indagando più a fondo rileviamo anche l'importanza della similarità tra osservatore ed osservati e l'intelligenza sociale, cioè l'abilità a valutare compiutamente gli altri al fine di rendere più efficace la predizione del loro comportamento. L'altra faccia della medaglia di questi due ultimi parametri è però il necessairo distacco che rende l'osservatore poco influenzabile dall'esterno.

Purtroppo anche se tutte queste qualità possono rendere adeguato il giudizio dell'osservatore, questo giudizio in certi casi può alterarsi con il passare del tempo. In particolare il fattore tempo di osservazione influenza considerevolmente il giudizio dell'osservatore; è chiaro che prolungandosi il tempo dell'osservazione, aumentano i rischi derivanti dal progressivo affaticamento, dall'alterazione della concentrazione, della memoria e della motivazione. Altro fattore è la reattività dello stesso osservatore quando è consapevole di essere osservato a sua volta. Ad esempio, quando questi sa di non essere osservato da un superiore la sua produttività tende a ridursi. E' auspicabile per l'osservatore un training di addestramento all'osservazione. Per la problematica legata alla sua reattività e per una maggiore obiettività, si rende necessaria la presenza di più osservatori (di solito 2). Esiste quindi la possibilità che il giudizio di due osservatori possa essere dissimile. Un fattore che può influire sulla correttezza dell'osservazione è dato dal fatto che c'è una tendenza intrinseca all'osservatore a veder confermata nell'osservazione le proprie aspettative spingendosi ad osservare ciò che vuole effettivamente osservare pilotando la ricerca in una direzione desiderata e forzando i dati a sua disposizione mediante commenti tesi ad evidenziare i risultati che si era prefisso di trovare all'inizio della ricerca. Ora , la differenza valutativa fra osservatori indipendenti viene valutata dalla presenza-assenza di accordi e disaccordi e la sua esplicitazione è utile a differenziare gli errori casuali da quelli sistematici. Mentre i primi possono ridurre le differenze intrinseche in ciò che vedono diversi osservatori, poichè essendo incrollabili non dipendono da loro, i secondo invece riflettono la soggettività del singolo osservatore, sia a livello di dinamiche intrapersonali che di incomprensione del compito di codificazione (Bellacicco).

La possibilità di errore rimane poichè è possibile che sbaglino contemporaneamente entrambi gli osservatori. Per ridurre al minimo ogni fonte di errore è necessario semplificare le procedure dell'osservazione. E' auspicabile che il numero dei soggetti da osservare non sia troppo elevato per l'osservatore, il quale deve tenere ben presenti le finalità dell'osservazione e deve prendere in considerazione attentamente le variazioni di comportamenti osservati; infine deve dedicare una estrema attenzione alla codifica dei dati, sia riguardo al numero delle categorie utilizzate che all'uso delle definizioni che accompagnano questa codifica. Ultimo e non meno interessante aspetto legato alla figura dell'osservatore è il fatto che la capacità di osservare con sempre maggiore esattezza il fenomeno in esame aumenta con la familiarizzazione al compito assegnatogli. Se all'inizio l'osservatore appare insicuro, titubante ed impacciato, non conoscendo tutte le implicazioni dell'osservazione, con il trascorrere del tempo esso tenderà a migliorare la sua abilità. Le prime codificazioni saranno quindi più imprecise ed approssimative mentre le ultime saranno più ricche di dettagli. La reattività dei soggetti osservati inoltre, può essere influenzata notevolmente dall'atteggiamento del soggetto osservante che, a sua volta può dimostrarsi un altro elemento di disturbo sui risultati dell'indagine.

L'osservazione sperimentale, invece, tipica delle teorie comportamentiste, lavorando nell'ambiente strutturato del laboratorio ed adottando il famoso paradigma S-R, sceglierà di osservare gruppi di soggetti omogenei, per esempio per l'età, per il sesso o per l'ambiente sociale, dando più stimoli che possono provocare comportamenti diversi. Come si evince da ciò è perciò usuale per i teorici behavioristi adottare un disegno trasversale contrapponendo prevalentemente gruppi selezionati di soggetti.

La selezione dei soggetti è soprattutto un'esigenza riscontrabile nell'osservazione sperimentale tipica del comportamentismo, per la quale non si possono mettere a confronto due gruppi di soggetti dalle caratteristiche differenti. Per evitare inconvenienti che possano inquinare i rusultati si deve fare in modo di omogenizzare i due o più gruppi da esaminare nel corso dell'osservazione, rendendoli equivalenti sotto ogni punto di vista per minimizzare così gli errori casuali. I sistemi più usati per eliminare gli errori sono la casualizzazione e l'appaiamento.

Altro fattore di cui bisogna tener conto esaminando dei soggetti sia in condizioni rigidamente controllate (sperimentazione), sia in quelle opposte (osservazione psicoanalitica e naturalistica) riguarda la reattività dei soggetti. La presenza di un osservatore può influenzare più o meno profondamente il loro comportamento. Infatti, la presenza di due o più persone crea una relazione e quest'ultima a sua volta determina il clima interattivo nel gruppo; a sua volta l'aggiunta di altre persone a questa precedente ralazione modifica il comportamento del gruppo preso nel suo insieme oppure solo quello di alcuni suoi componenti. Inoltre, tale presenza può dar luogo o a manifestazioni di rifiuto, timidizza, spavento, o al contrario, ad eccessiva familiarità ed accondiscendenza, specie se il/i soggetto/i comprendono gli obiettivi dell'osservatore.

Naturalmente la reattività dei soggetti osservati varia in funzione delle loro caratteristiche individuali (ad esempio i bambini piccoli sono di solito meno reattivi degli adolescenti o degli adulti), e in funzione delle spiegazioni fornite dall'osservatore circa la sua presenza in un particolare contesto (scuola, casa, ospedale, ecc.). In generale, quanto più le spiegazioni sono chiare e precise tanto meno i soggetti risultano reattivi; tuttavia è anche utile in alcuni casi nascondere ai soggetti (soprattutto se adulti) il reale obiettivo dell'osservazione, ad esempio, in una ricerca sull'interazione madre-bambino si può comunicare alla madre che si è interessati al comportamento del bambino mentre in realtà si registra anche il comportamento materno. In alcuni casi è utile prevedere l'utilizzo come osservatori di persone già presenti in quel particolare contesto (ad esempio insegnanti, medici) addestrandole adeguatamente (Camaioni 1990).

Una lunghezza eccessiva dell'osservazione specialmente nelle ricerche di tipo longitudinale può implicare il rischio di cambiamento dei soggetti per cause ambientali, sociali, fisiche. In tal caso è necessario che il gruppo preso in esame sia piuttosto ampio per ridurre al minimo il rischio di impossibilità di generalizzare i risultati. Inoltre, se si ha il sospetto che la storia e la maturazione abbiano influenzato i risultati bisogna utilizzare un gruppo di controllo che venga sottoposto solo alle verifiche pre-test e post-test, senza adottare procedure adatte al raggiungimento di un dato risultato. Se anche il gruppo di controllo evidenzia un cambiamento piuttosto accentuato come il gruppo sperimentale possiamo attribuire quest'ultimo proprio all'influenza delle variabili ambientali e non a quelle sperimentali messe in atto dallo sperimentatore.

Come abbiamo accennato e per concludere, l'osservatore assume un ruolo diverso a seconda della teoria di riferimento a cui fa capo: se nella metodologia comportamentista gli viene delegato il compito di registrare il più oggettivamente possibile la risposta di gruppi di soggetti ad uno stimolo più o meno complesso somministrato in laboratorio, cioè senza alcuna partecipazione alla relazione con l'osservato; nella psicoanalisi invece l'osservatore deve conservare un'attenzione fluttuante per osservare in tutti i suoi risvolti la relazione che si instaura ad esempio tra la madre ed il bambino, differenziandosi quindi dall'osservatore comportamentista per una maggiore partecipazione al fenomeno che sta osservando ed ai personaggi che stanno agendo davanti ai suoi occhi. Una cosa analoga succede nel contesto dell'osservazione in epistemologia genetica, dove il focus dell'indagine si sposta questa volta sul bambino che si sviluppa cognitivamente e l'osservatore assume anche il ruolo propositivo di colui che fornisce gli strumenti necessari (macchinine, ecc) affinchè il bambino manifesti le sue conquiste cognitive.

Nell'etologia invece la neutralità diventa lo strumento principe nelle mani dell'osservatore per esplicitare la funzionalità di un dato comportamento espresso da un soggetto nel contesto evoluzionistico e quindi adottivo della specie umana.

I soggetti

La scelta dei soggetti avviene in perfetto accordo con la teoria di riferimento; ad esempio in uno studio basato sulla teoria piagetiana che sonda i cambiamenti cognitivi che avvengono nel bambino con il trascorrere dell'età, si opterà per un'osservazione di tipo trasversale, di diversi gruppi di bambini uguali per quanto riguarda le variabili strettamente collegate all'aspetto cognitivo che si vuole studiare, ma di età diverse.

Uno studio psicoanalitico si curerà particolarmente del rapporto osservatore-soggetto; in una ricerca etologica l'osservazione sarà orientata sui soggetti nel loro ambiente naturale, in modo da rilevare, per quanto è possibile fin dai primi anni di vita, il valore adattivo di dati comportamenti in un dato contesto ambientale.

IL PRODOTTO DELL'OSSERVAZIONE

L'obiettivo naturale di tutto il processo di osservazione è la raccolta dei dati. Per far ciò è però necessario determinare in anticipo quale deve essere la categorizzazione dell'osservazione, le modalità di raccolta dei dati, i sistemi di codifica dei dati.

Bisogna dire che, anche se nell'esecuzione di una ricerca osservativa le procedure di codifica si applicano dopo le procedure di comportamento e registrazione dei dati, dal punto di vista concettuale la scelta di un sistema di codifica è il primo compito che il ricercatore deve affrontare. Le categorie o dimensioni individuate come criteriali per l'analisi del comportamento osservato rappresentano infatti le lenti attraverso cui il ricercatore vede il mondo. Comunque sia il ricercatore comincerà col porsi una o alcune domande sufficientemente specificate e articolate in relazione a ciò che si vuole indagare.

Un rischio potenzialmente presente nelle ricerche osservative è infatti quello di registrare molto o troppo del comportamento osservato, con la conseguenza di ottenere archivi di dati ampi e farroginosi, difficilmente analizzabili in forma dettagliata e completa.

Una volta formulate le domande a cui si desidera fornire una risposta, il ricercatore deve scegliere tra diversi livelli di analisi.

Una prima scelta riguarda l'ampiezza delle categorie, cui ci si riferisce di norma con la dimensione molecolare molare.

Per comportamento molare si intende un comportamento indicativo dello sviluppo o del grado di maturità del soggetto. Esempio di attività molari sono leggere un libro, intraprendere un viaggio, attività cioè che si protraggono nel tempo e che sono caratterizzate da una struttura finalistica (Camaioni 1990).

Per comportamento molecolare s'intende invece, un comportamento caratterizzato da immediatezza e quindi privo di riflessività; pochi secondi bastano perchè la sequenza si apra e si chiuda. Sono comportamenti molecolari un sorriso, un colpo di tosse, bere un bicchiere d'acqua. Si possono quindi individuare categorie ristrette e specifiche (molecolari) o piuttosto ampie e globali (molari). La scelta tra categorie molecolari e molari va fatta ovviamente in funzione del quesito teorico da cui prende le mosse la ricerca.

Le categorie basate su caratteri fisici corrispondono più frequentemente a categorie molecolari o microcategorie, mentre le categorie che descrivono contenuti psicologici o stati mentali tendono ad avere un'ampiezza molare piuttosto che molecolare. Diversi livelli di analisi e quindi differenti sistemi di codifica possono essere utilizzati all'interno della stessa ricerca opportunamente integrati e coordinati tra loro. Ad esempio , è possibile analizzare gli stati emotivi chiedendo ad osservatori addestrati di descrivere diverse emozioni e al tempo stesso chiedendo loro di annotare i movimentii facciali che caratterizzano ciascuno stato emotivo (Camaioni 1990). Il primo sistema di codifica si situa a livello molare e comporta una descrizione di tipo psicologico; il secondo sistema ha un carattere estremamente molecolare e fisico. Un'ultima scelta riguarda le caratteristiche di esaustività ed esclusività del sistema di codifica. Il sistema si considera esaustivo quando le categorie di cui è composto esauriscono le possibili manifestazioni del comportamento preso in esame, e non esastivo quando considera soltanto alcune manifestazioni di una o più dimensioni comportamentali.

Per quanto riguarda l'esclusività essa richiede che le categorie del sistema non presentino sovrapposizioni o intersezioni, di modo che sia possibile codificare ciascun comportamento sulla base di una sola categoria. Un sistema che soddisfi i requisiti di esaustività ed esclusività richiederà una previa analisi concettuale del proprio oggetto di studio; si eviterà di non trovare nessuno dei comportamenti previsti, e si eviterà di codificare lo stesso comportamento in due o più categorie diverse del sistema.



Tuttavia, se si considera che un comportamento può essere codificato diversamente poichè il suo significato può variare a seconda degli altri comportamenti che lo precedono o che lo seguono, è opportuno tener presente, nella costruzione di un sistema di codifica che si può rendere un sistema esaustivo qualora questi non lo fosse già, aggiungendo tante nuove categorie quanti sono i casi di concorrenza di categorie diverse che sono state riscontrate.

Contemporanemente allo schema di codifica con la scelta delle categorie comportamentali da tenere in considerazione prima di effettuare la ricerca si dovranno decidere le modalità di raccolta dei dati e gli intervalli di tempo dentro ai quali segnalare i comportamenti


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