Le famiglie ritrovate …e altri eventi



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Claudio Sagliaschi

Le famiglie ritrovate....

e altri eventi



Genealogie pratesi dal 1700 al 1945




INDICE GENERALE

SEZIONE UNO
ORIGINE DEI LUOGHI

(Capitoli tratti dal volume Prato Sesia: il percorso millenario di una comunità)

Il Medioevo pag. 8

La torre medievale pag. 10

Il castello di Sopramonte pag. 11

L’Oratorio della Madonna del Castello pag. 16

La Villa de Supramontis pag. 18
PARTE PRIMA - Presentazione del territorio
Il borgo di Prato e il suo territorio dal XVI° al XIX° secolo (conferenza) pag. 20

Il Filatoio pag. 24

Il Mulino Nuovo pag. 27

La Pista da canapa pag. 29



Strutture pubbliche e vita comune a Prato dal XVI° al XIX° secolo (conferenza) pag. 44

Le strade comunali e toponimi – anno 1808 pag. 56

Strada detta dei Nosetti pag. 56

Strada detta di San Sebastiano pag. 56

Strada detta dell’Isola pag. 56

Strada detta di San Marco pag. 56

Strada detta del Colmetto pag. 57

Strada detta di Prato Vecchio e Vaglio pag. 57

Strada detta della Mercanda pag. 57

Strada detta della Morca pag. 58

Strada detta della Rudera o Carada del Castello pag. 58

Strada detta di San Rocco del Castello pag. 58

Strada detta della Guercietta pag. 58

Strada detta di Baragiotta pag. 59

Strada detta dei Ciriagli pag. 59

Strada detta della Polera pag. 59

Strada detta della Traversagna pag. 59

Strada Postale pag. 59

Vie, piazze e personaggi (conferenza) pag. 60

Via Fasola pag. 60

Via Cesare Arienta pag. 62

Piazza Placido pag. 64

Via Ottini pag. 64

Piazza Furogotti pag. 65

Via Genesi pag. 67

Largo Antonini pag. 68

Via Fra Dolcino pag. 70

PARTE SECONDA – All’interno del territorio
Abitanti del comune di Prato Sesia nel corso dei secoli pag. 73

Consortili famigliari pratesi nei secoli passati pag. 74

Il matrimonio e la donna nel passato pag. 77

L’insegnamento scolastico a Prato Sesia dagli albori a inizio Novecento pag. 83

La maestra Rosa Moretti pag. 88

L’industrializzazione pag. 91

Il Censimento Commerciale al 15 ottobre 1927 pag. 93

Emigrazione e immigrazione pag. 95

Domande di nulla osta per ottenere il passaporto per l’estero (1901 – marzo 1912) pag. 98

Elenco dei parroci pag. 116


Immagini presenti nella SEZIONE UNO
1 - La torre medievale pag. 10

2 - Il castello di Sopramonte pag. 16

3 - La chiesa del castello pag. 17

4 - Disegno di Francesco Pietrasanta 1755, particolare, in A.S.N., disegni pag. 20

5 - Disegno del mulino della Ressiga (1821) in A.S.N. Arch. Bollati pag. 21

6 - Il Motto del Sasso pag. 22

7 - Dislocazione dei 4 mulini (disegno) pag. 22

8 - Disegno del Mulino del Sasso (1821) in A.S.N., Arch. Bollati pag. 23

9 - La corte del filatoio pag. 25

10 - La ruota del filatoio (disegno di Paolo Valle – 1871) in A.S.N. disegni, Tribunale, TR V vol. 110/27.7, Mora 1871 pag. 27

11 - Disegno del Mulino Nuovo (1821) in A.S.N., Archivio Bollati pag. 28

12 - Il Mulino Nuovo (disegno di Paolo Valle – 1871) in A.S.N. disegni, Tribunale, TR V vol. 110/27.7, Mora 1871 pag. 29

13 - Mulino Nuovo e pista da canapa pag. 30

14 - Disegno della pista da canapa (1821) in A.S.N., Arch. Bollati pag. 31

15 - Disegno della pista da canapa (1807) in A.C.P. pag. 31

16 - Entrata a Prato Nuovo pag. 32

17 - Iscrizione di fondazione del Monte di Pietà pag. 34

18 - Oratorio di San Carlo di Prato Nuovo pag. 34

19 - Oratorio della Beata Vergine della Quercia di Prato Vecchio pag. 37

20 - La maestra Rosa Moretti pag. 90


SEZIONE DUE
PARTE TERZA - Elenco delle famiglie
Introduzione pag. 8

I gradi di parentela e le affinita pag. 10

Avvertenze pag. 11

Spiegazione del nucleo famigliare pag. 12

Come operare per comporre l’albero genealogico pag. 12

Esempio pratico pag. 13


Le famiglie ritrovate pag. 14
La Fabrica dal Secundin e Giorgio Angelino pag. 17

Censimento 1911 – presenze all’educandato pag. 28

Baragiotta Achille Biagio – Antimilitarista pag. 94

Bargeri Giovanni Angelo – Sindaco socialista pag. 120

Piola Emilia Carolina Lucia – Maestra pag. 122

Caporale Desillani Innocenzo pag. 265

Erbetta Raimondo Giuseppe – musicista pag. 288

Erbetta Francesco Simone – Simon Mago giornalista pag. 289

Fasola Alessandro – garibaldino pag. 293

Ferri Giovanni Battista – scultore pag. 313

Lettera dal fronte di Ferri Lorenzo Francesco pag. 317

Longo Giovanni – Sergente Maggiore Pilota pag. 402

Gaudenzio Manuelli: Un insigne prelato pag. 421

Relazione fatta alla Pretura di Romagnano pag. 631

L’incendio alle Cascine di Spagna del 29 gennaio 1842 pag. 637

Il servizio militare di Sesone Vincenzo nella Real Marina pag. 691

Giovanni Viocca e la chiesa della Madonna della Quercia pag. 739
PARTE QUARTA – Elenchi, statistiche, segnalazioni
Il dramma degli indesiderati pag. 772

Elenco esposti e illegittimi pag. 775

Elenco alfabetico dei cognomi relativi ai capi-famiglia dal 1700 al 1945 pag. 780

Nascite dall’anno 1700 compreso all’anno 1945 compreso pag. 784

Morti dall’anno 1700 compreso all’anno 1945 compreso pag. 785

Matrimoni contratti dall’anno 1700 compreso all’anno 1945 compreso pag. 786

Segnalazioni pag. 788

Cognomi, nomi e ricorrenze pag. 791

Ricorrenze storiche e geografiche, supposizioni pag. 791

Considerazioni conclusive pag. 793


PARTE QUINTA – Allegati sulla 1° e sulla 2° Guerra Mondiale
Elenco e statistiche dei pratesi chiamati e richiamati per la Grande Guerra pag. 795

Elenco cronologico dei caduti per causa della 1° Guerra Mondiale pag. 834

Elenco e statistiche dei pratesi chiamati e richiamati per la 2° Guerra Mondiale pag. 836

Elenco cronologico dei caduti per causa della 2° Guerra Mondiale pag. 888

Elenco dei militari deportati nei campi di concentramento tedeschi dopo l’8 settembre pag. 889

Elenco dei militari internati nei campi di prigionia alleati pag. 890

Militari che dopo l’8 settembre 1943 cooperarono con le forze alleate pag. 891

Pratesi che furono deportati in Germania come lavoratori civili pag. 892

Elenco dei militari che dopo l’8 settembre ’43 si unirono alle forze partigiane pag. 893

Elenco dei partigiani pratesi (Elenco ufficiale ANPI di Prato Sesia) pag. 894



Immagini presenti nella SEZIONE DUE
1 - Giorgio Angelino pag. 18

2 - Giacomo Antonini pag. 19

3 - Monumento a Varallo di Giacomo Antonini pag. 20

4 – Sac. Arienta Carlo Giovanni Cesare pag. 28

5 - Le Sorelle della Carità pag. 29

6 – Carcano Angelina – suor Amalia pag. 30

7 - Baragiotta Achille Biagio pag. 95

8 - Bargeri Giovanni - sindaco pag. 121

9 - Lapide commemorativa ai caduti pag. 122

10 - Maestra Piola Emilia Carolina Luci pag. 123

11 – La famiglia Bargeri con amici pag. 123

12 – Bazzone Rosina pag. 126

13 - Crenna don Mario pag. 239

14 – Erbetta Raimondo - musicista pag. 289

15 - Erbetta Francesco Simone - giornalista pag. 290

16 – Erbetta Francesco Simone – giornalista pag. 291

17 – Fasola Alessandro - garibaldino pag. 295

18 – Ferri Giovanni Battista - scultore pag. 314

19 – Ferri Lorenzo Francesco pag. 318

20 - I fratelli Genesi pag. 370

21 - Ghiringhelli Filippo Salvatore pag. 373

22 - Guarneri don Antonio pag. 397

23 – Gaudenzio Manuelli - vescovo pag. 422

24 - Vicario don Giuseppe pag. 531

25 - Rolando don Giancarlo pag. 627

26 – Rolando Italo – partigiano e sindaco pag. 630

27 – Viocca Giovanni raffigurato in basso a sinistra pag. 740

28 – Arch. Parrocchia di Prato Sesia, atti di morte 1793 pag. 789


SEZIONE TRE
PARTE SESTA – Allegato A
Le Cascine del territorio pag. 8

La Cascina Rinolfi o del Tamone pag. 10

La Cascina Manuelli pag. 11

La Cascina Vallera o Valera pag. 11

La Cascina Morca pag. 12

La Cascina di Baraggia pag. 13

La Cascina del Castello pag. 15

La Cascina Piana o Turba pag. 16

Le tre Cascine del Colmetto pag. 16

La Cascina del Colmetto Inferiore o Chiaplina – Guglielmetti/De Vecchi pag. 19

La Cascina del Colmetto Inferiore o della Fornace o Chiaplina pag. 20

La Cascina del Colmetto Superiore o della Maschiotta o della Massarotta pag. 20

I cascinali di Baragiotta pag. 21

La Cascina dello Strobino pag. 23

La Cascina del Mulino pag. 23

La Cascina di San Nazaro o della Madonna della Neve pag. 24

La Cascina Galletti pag. 25

I Cascinali di Cà Spagna pag. 26

I Cascinali di Cà Bianca (D’Adda e Pernati) pag. 27

La Cascina Nuova o dello Spazzacamino pag. 29

La Cascina Granda o Lusciola o dei Tognoni pag. 30

La Cascina Massara o al Gallo o Veranza pag. 31

La Cascina Cappadino pag. 32

La Cascina Guardasole o Roccolosa pag. 33

La Cascina della Gibellina o di San Michele pag. 34

I Roccoli Caccia e Fasola pag. 35


Immagini presenti nella SEZIONE TRE
1 - La Cascina Rinolfi o del Tamone pag. 10

2 - La Cascina Manuelli pag. 11

3 - La Cascina Vallera o Valera pag. 12

4 - La Cascina Morca pag. 13

5 - La Cascina di Baraggia pag. 14

6 – La cascina di Baraggia pag. 15

7 - La Cascina del Castello pag. 16

8 - La Cascina Piana o Turba pag. 16

9 - La Cascina del Colmetto Inferiore o Chiaplina – ( Guglielmetti) pag. 19

10 - La Cascina del Colmetto Inferiore o Chiaplina – (De Vecchi) pag. 19

11 - La Cascina del Colmetto Inferiore o della Fornace o Chiaplina pag. 20

12 - La Cascina del Colmetto Superiore o della Maschiotta o della Massarotta pag. 21

13 - I cascinali di Baragiotta pag. 22

14 – I cascinali di Baragiotta pag. 22

15 - La Cascina dello Strobino pag. 23

16 - La Cascina del Mulino pag. 24

17 - La Cascina di San Nazaro o della Madonna della Neve pag. 25

18 - La Cascina Galletti pag. 26

19 - I Cascinali di Cà Spagna pag. 27

20 – Cà Bianca, Cascina D’Adda pag. 28

21 – Cà Bianca, Cascina D’Adda pag. 28

22 – Cà Bianca, Cascina Pernati pag. 29

23 – Cà Bianca, Cascina Pernati pag. 29

24 - La Cascina Nuova o dello Spazzacamino pag. 30

25 - La Cascina Granda o Lusciola o dei Tognoni pag. 31

26 - La Cascina Massara o al Gallo o Veranza pag. 32

27 - La Cascina Cappadino pag. 33

28 - La Cascina Guardasole o Roccolosa pag. 34

29 - La Cascina della Gibellina o di San Michele pag. 35

30 - I Roccoli Caccia e Fasola pag. 36


SEZIONE QUATTRO
PARTE SETTIMA – Allegato B
La Sesia e la Mora nel passato: Linea di confine e risorsa economica pag. 8
Immagini presenti nella SEZIONE QUATTRO
1 - Mappa Michele Antonio Ravizzotto – 1697 in A.S.M., MMD Piane 17 (D) pag. 9

2 - Mappa Filippo Fecia Rosa - 1666 in Archivio Storico delle acque e terre irrigue di Novara, (Est Sesia), Archivio Storico del Canale Cavour, fondo atti patrimoniali, n° 5724, Mappa di Filippo Fecia Rosa del 17/7/1666 per copia conforme del 27/2/1835. pag. 10

3 - Romagnano/Gattinara – distanza dal fiume Sesia pag. 11

4 - Muri medievali pag. 13

5 - Muri medievali – castello pag. 13

6 - Percorso della Roggia Mora segnalato a colori in copia proveniente da A.S.N., Mappa del Dipartimento dell’Agogna, disegnato da Giuseppe Boerio, Venezia, 1802 pag. 16

7 - Scaricatore dell’Incastrone di Romagnano pag. 17

8 - Il ponte di Tabia di Romagnano pag. 17

9 - Scaricatore del ponte di Tabia pag. 18

10 - Incastrone di Romagnano pag. 19

11 - Incastrone di Romagnano pag. 19

12 - Incastrone della Badia di Romagnano pag. 20

13 - Casa Tettoni di Romagnano pag. 21

14 - Mappa Carlo Cesare Osio in A.S.M., MMD arrotolate, 32,Mappa, 1667 pag. 22

15 - Mappa Michele Antonio Ravizzotto 1702 – particolare in A.S.T., Confini antichi col Stato di Milano, mazzo 3, n° 28, mappa dell’Ing. Michele Antonio Ravizzotto, 27/7/1702 pag. 23

16 - Mappa Michele Antonio Ravizzotto 1702 – particolare in A.S.T., Confini antichi col Stato di Milano, mazzo 3, n° 28, mappa dell’Ing. Michele Antonio Ravizzotto, 27/7/1702 pag. 23

17 - Mappa Michele Antonio Ravizzotto 1702 circa in A.S.T., Confini antichi col Stato di Milano, mazzo 3, n° 5, Mappa dell’ing. Michele Antonio Ravizzotto, 1702 circa, con Molinetto. pag. 24

18 - Mappa Giuseppe Castelli 1742 – particolare in Archivio Storico delle acque e terre irrigue di Novara (Est Sesia), Archivio Storico del Canale Cavour, fondo atti patrimoniali, n° 5724, Mappa dell’Ing. Giuseppe Castelli dell’11/5/1742. pag. 25

19 - Mappa Giuseppe Castelli 1742 – particolare in Archivio Storico delle acque e terre irrigue di Novara (Est Sesia), Archivio Storico del Canale Cavour, fondo atti patrimoniali, n° 5724, Mappa dell’Ing. Giuseppe Castelli dell’11/5/1742. pag. 25

20 - Briglia di presa della Mora al Sasso del Bagno pag. 26

21 - Briglia o Incile della Mora dal Ponte della Brida pag. 27

22 - Il Ponte della Brida di Prato Sesia pag. 27

23 - Il Ponte della Brida di Prato Sesia pag. 28

24 - Il Ponte della Brida – paratronchi pag. 28

25 - Sfioratore e diramazione per la roggia del mulino di Prato Sesia pag. 29

26 - Chiusa per il mulino di Prato Sesia pag. 30

27 – Stortone pag. 30

28 – Stortone pag. 31



SEZIONE UNO
ORIGINE DEI LUOGHI

(Capitoli tratti dal volume Prato Sesia: il percorso millenario di una comunità)


Il Medioevo
Se si osserva attentamente la struttura abitativa del borgo di Prato nel suo insieme, ci si accorge immediatamente di una particolarità, o meglio di un’anomalia rispetto a quasi tutti gli altri luoghi. La piazza! Prato Sesia non ha la piazza. La piazza come centro e fulcro di tutte le attività che ruotano e che fanno da contorno a un’intera comunità. La piazza dove nei secoli passati si riunivano i capi-famiglia per prendere decisioni importanti, tant’è vero che tali assemblee alcune volte si tenevano nei pressi del grande torchio della Congregazione di Carità, ma il più delle volte davanti o nei pressi della chiesa parrocchiale. Ed ecco quindi che la chiesa parrocchiale e il suo spazio esterno diventano il centro del paese sia sotto il profilo religioso sia di quello politico e amministrativo della comunità. E virtualmente la chiesa parrocchiale diventa anche la piazza perché essa è posta a egual distanza delle due frazioni principali del luogo di PRADA, cioè Prato Vecchio e Prato Nuovo.

Come si è giunti a questa situazione in cui un normale paese è sprovvisto di piazza, è ancora uno degli interrogativi cui gli storici cercano di dare una risposta. Come e quando è sorto il luogo di Prato Sesia. Qual è la frazione nata prima tra i luoghi di Prato Vecchio, Prato Nuovo, o Borghetto, e contestualmente come, quando, e da chi, è stato costruito il castello di Sopramonte. Forse trovando la risposta a un interrogativo si potrebbe automaticamente trovare la risposta degli altri, anche se non appare scontato.

Quello che è certo invece è che i primi abitatori del luogo e che sono storicamente documentati, sono stati i romani che hanno lasciato delle tracce nei pressi di un’antica cappella chiamata di San Grato.

Per nulla documentata è invece l’esistenza del grande lago Clisio o Clusio di cui accennano alcuni storici, e il Bascapè nella sua Novara Sacra del 1612 riporta solo che gli abitanti riportano per antica tradizione, cioè che ivi una volta vi fosse un lago formato dalla Sesia.

Il Dionisotti non accenna al lago, salvo che per ricordarne la leggenda scritta da Anselmo Prato nella sua Beatrice di Sopramonte.

Un po’ meno certo è anche il luogo dove si potrebbe ipotizzare il primo insediamento medievale sul territorio, mentre ne è certa la data: Karon - anno 1014. Forse Caronia o Carogna toponimo ancora usato ora limitrofo alla zona della Baragiotta, o nei pressi dell’antica cappella di San Nazaro, chiamata ora della Madonna della Neve. O forse il riferimento a Karon di quell’anno potrebbe anche riferirsi a Caronno come sostiene Giancarlo Andenna. Ma fosse anche certo il luogo riferito al nostro territorio e certa anche la data, non si potrebbe comunque dire che tale data significhi la nascita di una Villa. Della villa di Prato.

Bisogna avanzare negli anni per trovare i primi accenni di altre località presenti sul territorio.

Ancora il 6 marzo 1163 l’imperatore Federico 1° conferma ai marchesi di Romagnano i loro beni patrimoniali di cui fa parte la Villa di Caronia, ma non le altre zone abitative, per cui è probabile che tali luoghi siano sorti tra il 1163 e il 1194 salvo che – come ipotizza Marzi – tali luoghi, compreso il Castello erano rimasti sotto la giurisdizione del vescovo di Vercelli cui l’imperatore aveva donato la Curtis alla fine del IX secolo. Oppure i luoghi erano pervenuti in possesso di qualche altro Dominus locale di cui non è rimasta traccia negli archivi. Un’altra possibile opinione potrebbe essere indissolubilmente legata alla costruzione del castello di Sopramonte di cui anche in questo caso non si è a conoscenza della data, ma che dovrebbe essere molto vicina alla costruzione del castello di San Lorenzo di Gattinara avvenuta nel 1187.

I primi documenti conosciuti sull’esistenza di altri luoghi risalgono alla fine del 1100 e precisamente al 28 gennaio 1198 quando Guido da Pirovano, Podestà di Novara, sottoscrive un accordo di alleanza con il comune di Romagnano che comprende anche i villaggi de Supramontis et de Prada (Sopramonte, Prato Vecchio e Prato Nuovo). Pochi anni prima, il 5 maggio 1194 si era stipulata la Pace di Casalino che aveva posto fine alla guerra tra i vercellesi e i novaresi per il controllo valsesiano e del fiume Sesia. Prima di quel tempo i pochi documenti conosciuti non avevano mai accennato sia a Supramontis, come luogo abitativo e come castello, e non avevano mai accennato alla villa de Prada.

Quindi l’ipotesi potrebbe essere che le Ville di Supramontis et de Prada siano sorte contemporaneamente alla costruzione del castello per opera di una popolazione evacuata da altre zone e costretta al duro lavoro di recupero sassi dal fiume e portati sul monte; mentre altrettante altre persone sul colle innalzavano con fatica le spesse mura del castello.

Contemporaneamente alla conoscenza dell’esistenza delle nuove realtà abitative di Supramontis et de Prada sparisce nelle pieghe della Storia la più antica Caronia e non se ne avrà più notizie.

La villa di Supramontis era dislocata tra il castello e la torre medievale con altre diverse abitazioni sparse verso sud. Anche questa sparirà dalla Storia nei primi anni del ‘500 e non rimarrà nulla a testimonianza della sua esistenza salvo che s’intraprenda una campagna di scavi archeologici. Prada invece rimarrà con i suoi toponimi distinti di Prate Veteris e Prate Inferioris o Nove o Giovine.

Le vicende di Prato e del castello di Sopramonte s’interpongono in quei primi secoli con le stesse vicende di Romagnano e del suo Mandamento, dove prevalgono le notizie funeste delle continue guerre tra i novaresi e i vercellesi per il dominio delle acque del fiume Sesia e per l’espansione verso la Valsesia già operata prima dai Biandrate. E’ il periodo di dominio dei marchesi di Romagnano e l’alternanza sulla scena politica del tempo, di famiglie novaresi quali i De Carli, i Tornielli, i Barbavara.

I primi anni del ‘300 segnano il fugace quanto un po’ misterioso passaggio fin su in alta valle di un personaggio che le cronache lo collocano nativo del paese: l’eretico Fra Dolcino con i suoi Apostolici, che poi dopo la battaglia finale contro gli armigeri del vescovo di Vercelli finirà al rogo a Vercelli.

Le cronache successive saranno raccontate dal notaio novarese Azario e ci faranno conoscere la cruenta lotta per i soliti possessi tra i Visconti e il marchese di Monferrato che pagando la compagnia di ventura comandata da Alberto Sterz seminò fuoco, morte e distruzione ovunque, portando anche la peste. In quell’epoca il castello di Sopramonte, come quello di Santa Fede di Romagnano funzionavano come base logistica alla Compagnia Bianca di Sterz.

Non bastarono le distruzioni, i massacri e gli stupri della compagnia, ma ne seguirono altri quando questi se ne andarono in Toscana, perché la popolazione fu accusata di favoritismo da parte di Galeazzo Visconti. In più, dopo la peste del 1350 che provocò la morte di metà della popolazione, avvenne anche il flagello delle locuste che compirono l’opera distruggendo quel poco ancora rimasto.

Non andò meglio il XV secolo con l’alternarsi di vari feudatari. Alla fine ritornarono i marchesi di Romagnano in cui il personaggio più in vista era il conte di Pollenzo che però essendo molto legato al duca di Savoia fece presagire altri guai, vista la continua sete di conquista dei piemontesi verso il novarese e milanese. E fu così che i castelli del feudo vennero occupati da 6.000 armigeri comandati dal signore di Torrens, Giovanni di Compeys. Contro di lui Francesco Sforza subentrato ai Visconti mandò Bartolomeo Colleoni che in un’epica battaglia nei pressi di Romagnano sconfisse il signore di Torrens.

Ritornavano così le terre di nuovo al milanese, e di nuovo altra accusa di favoritismo nei confronti della popolazione. Nuove distruzioni e deportazioni di povera gente accusata, forse, di essere rimasta ancora in vita.

Di tutta quell’epoca iniziale e fino all’anno 1.500 è poca e frammentaria la documentazione storica in possesso che faccia comprendere com’era strutturata la vita comunitaria anche nelle sue forme più semplici, tuttavia rimangono a testimonianza di quell’epoca medievale alcune strutture che furono importanti per la comunità anche nei secoli successivi. Molte abitazioni di Prato Vecchio e di Prato Nuovo provengono da quell’epoca, e ancora adesso si può osservarne la costruzione con sassi di fiume collocati a spina di pesce.

Ma più di questo, le testimonianze più importanti sono la Torre medievale, il Castello di Sopramonte con l’Oratorio annesso, e il luogo abitativo scomparso chiamato Villa de Supramontis che sebbene non ne siano visibili i paramenti murari se ne conosce l’esatta ubicazione.


La Torre medievale
Non ci sono notizie storiche relative alla torre medievale. Don Mario Crenna ha spesse volte sostenuto essere nella sua origine una torre romana. Solo un’analisi più approfondita potrebbe darne la conferma.

Tutto ciò che si sa al momento, è che si tratta di fortificazione e non di vedetta. Risalente alla prima età comunale (Sec. XI) ha un’altezza totale di 29 metri, tenendo conto però che la muratura più alta e il balconcino risalgono a metà dell’Ottocento.

La misura perimetrale dell’edificio è di circa 7 metri per 7,40, mentre il vano interno è di metri 2,20 per 2,60. La porta d’entrata della fortificazione era posta all’altezza di circa metri 8,65 dal suolo e si entrava appoggiando una scala di legno.

L’interno è corredato di scale di legno su cinque piani.

Nel 1931 sarà scelta come emblema dello stemma di Prato Sesia e nella relazione di conferma vi sono le poche notizie avute dalla commissione araldica di quel tempo sulla storia del paese: i romani stabilitisi a Romagnano dopo la vittoria di Mario contro i Cimbri avevano eretto quella torre, ottimamente conservata, che con altre serviva di segnalazione agli eserciti che salivano la valle del Sesia in marcia verso la Gallia. E più avanti: lungo la strada ancora chiamata via romana si trovano, specialmente nel comune di Prato molte tombe di soldati romani morti per via, composte da sei grandi tavole in terra cotta, contenenti urne cinerarie. i

(La scoperta avvenne in modo fortuito cedendo il pavimento della cappella di San Grato l’11 luglio 1912. Nelle due tombe si trovarono un’anfora, tre olle, una lucernetta, quattro ampolle e tre monete dell’epoca di Augusto).ii

Fu però solo il 26 settembre 1954 che venne firmato il Decreto Ufficiale di conferma per l’adozione della torre quale simbolo della comunità.

Il 23 febbraio 2000 il comune di Prato Sesia acquisterà da don Mario Crenna la torre medievale e tutta l’area circostante.


1 – La torre medievale




Il Castello di Sopramonte
Non si conosce la data di nascita del castello, né tanto meno i personaggi che ne ordinarono la costruzione, per questo motivo è difficile raccontarne la storia, salvo che questa sia inserita nel più ampio contesto politico di quell’epoca.

Nel 1204 due dei figli di Ardizzone marchese di Romagnano, proprietari della quarta parte dei castelli e dei villaggi di tutto il marchionato, vendono a due fratelli De Carli di Novara le loro quote di possesso ricevendo questi ultimi l’investitura feudale da parte del podestà novarese. Probabilmente anche il castello di Sopramonte è frazionato nella sua proprietà.

E’ verosimile che risalga a quell’epoca la vendita di tutti i beni dei marchesi di Romagnano di cui accenna poi in notaio novarese Azario sostenendo che famiglie novaresi erano subentrate nelle proprietà. Come può darsi che risalga a quell’epoca l’iniziale inserimento della famiglia dei Tornielli.

Ed è proprio dei Tornielli il documento cronologico successivo datato 17 dicembre 1283. E’ un documento in cui gli storici sono ormai certi della sua falsificazione che è servita nel Settecento a dimostrare la costruzione e la proprietà della chiesetta annessa al castello con lo scopo di mantenervi il giuspatronato e il beneficio annesso, tuttavia se ne possono ricavare anche talune informazioni storiche fondate.

Si tratta del testamento di Bartolomeo Tornielli in cui dopo la premessa sugli eredi stabilisce, che potendo essi suoi nipoti ed eredi o in guerra, o in pace recuperare le fortezze, le terre, possessioni, e sedimi stati a lui tolti ed usurpati dà Guelfi (…).

Comanda ed ordina, che subito dopo il suo ? si debba da predetti suoi eredi far erigere nel suo castello di Sopramonte, o nel castello di Santa Fede esistenti nel territorio di Romagnano una cappella sotto l’invocazione della M. Vergine per celebrarvi messe in suffragio della di lui anima (…).

Anche se il documento vero o falso che fosse, è relativo alla chiesetta del castello, rimane il dato vero che in quell’epoca il castello era di proprietà della famiglia Tornielli, e tale rimarrà per molto tempo salvo i momenti delle requisizioni operate durante le guerre.

Nel 1608 è così descritto:

Il Castello con un corpo di casa attacato alla chiesa con due finestre con le sue ferrate a cad’una, senza ante ne altro, con duoi travi al longo sostentati con gran trave per puntale nel mezzo, senz’astrigo, con travi n° 14 tra buoni et cattivi attraverso, et sopra detti travi ve ne sono altri tre che servivano per un altro astrigo; di fuori del muro vi è la loggia ma senza asse, coperto di coppi ma malissimo coperto perché strapiove.

Una camera con due fenestre senza ferri con un camerino in testa, con suo camino et cappa assai rotta, senza astrico però con tutti li suoi travi che fanno bisogno per detto senza celato però con duoi travi. Nel camerino attaccato a detta camera con suo astrico senza celato però con suo astrico coperto tutto de coppi ma male.

Dall’altra parte di detta camera vi è un luoco in volta con un fenestrolino.

Item un luoco verso mattina con una fenestra senza ante, senza astrico con suo celato debole con un superiore coperto de coppi ma male. iii

Dai Tornielli con alterne vicende lunghe a spiegarsi, la proprietà passa ai Mostini di Romagnano.

Il 25 agosto 1717 nell’intento di dirimere la questione riguardante il diritto di Juspatronato dell’oratorio, è commissionata di comune accordo, una Visita al Castello di Sopramonte per “fotografare” la situazione in quel momento.

Il documento è importante perché spiega dettagliatamente tutto ciò che è visibile sull’altura del Sopramonte in quel momento.



Principiando dalla parte verso mezzo giorno di detto castello si è veduto un portico diviso in due campi in volta di cotto, sostenuto da due collonne di vivo nel mezzo, et due pilastrate al principio di detto portico, pure di cotto con sue lezene, che sostengono le imposte di dette colonne, et pilastrate del volto.

Tal portico fu detto essere stato fabricato di nuovo sino dall’anno milleseicento quaranta per parte della medesima comunità, e resta situato d’avanti alla chiesa, o sij oratorio sudetto, al principio di detto portico verso pure mezzo giorno si sono vedute le vestiggia de fondamenti antichi di larghezza di brazza uno, oncie due novaresi che continuavano in linea al muro che sostiene dette pilastrate di detto portico, andando alle parti, tanto di mezzo giorno, quanto di levante la longhezza di detto portico sino al muro del detto oratorio è di brazza nove, oncie dieci, et la larghezza compresa la grossezza de muri, e di brazza nove, in tal portico si descende di tre gradini formati parte di vivo, et parte di cotto dalla parte di levante del medesimo portico.

Dal stesso portico sino? per uschio (uscio), o sij porta, che si chiude con due ante d’asse, con suoi serramenti, e superiormente alla qual porta cui si vede dipinta una immagine della Natività di N. S., et lateralmente a detto portico nel muro di detto oratorio vi sono due finestre con sue ferrate, che immediatamente riguardano in detto oratorio, al piede d’esse, ed al di fuori d’esso oratorio vi sono due gradini, parte di vivo, et parte di cotto per comodità di dette finestre, il muro nel quale vi restano dette aperture di porta, e finestre si è grossezza d’oncie tredici sopra terra, e contino vano alla parte di levante in linea retta per la fuga di brazza sette nella qual distanza vi si vede una porta fabricata in volto di cotto, quale si chiude con due ante d’asse e canchani infissi nel detto muro, et altri suoi serramenti di ferro, superiormente a tal porta si è veduta la vestiggia dove vi era il suo ponte levadore, et il ferlone?, o sij apertura nella quale si alzava il bolzone? Di detto ponte levadore con di più la vestiggia di due armi dipinte, una delle quali rappresenta il serpe, insegna di casa Visconti, ò come infatti, l’altra non si puol comprendere per la sua antichità. La grosezza d’esso muro ove resta formata la detta porta si è d’oncie sedeci.

Doppo tal distanza di brazza sette di detto muro formando un picciol angolo di oncie tre continua un muraglione anticho fabricato in calcina di grossezza d’oncie venticinque, in larghezza di brazza quattordici, ed oncie quattro d’indi risvolga?, e forma altro picciol angolo d’oncie dodeci, et segue nella medesima linea altro muro in longhezza di brazza sej ed in larghezza d’onice venti una, e successivamente continua sino all’angolo, che con muro chiude il corpo del castello infrascritto in longhezza di brazza dieci ed in grossezza d’oncie dieci, a tal faciata de muri di sopra descritti verso mezzo giorno si è veduto un piano deserto con diverse vestiggia de fondamenti entro d’esso in larghezza per quanto dura la detta facciata, ed in longhezza di brazza trenta sei andando verso mezzogiorno nel quale sito deserto vi si è veduto una strada, che gira a due parti all’interno del medesimo, cioè da levante a mezzogiorno, ed in fine de detti brazza trenta sej vi resta una muraglia pure anticha, e dirocata, quale principia dalla pendenza, che vi resta dalla parte di ponente ed immediatamente vi si vedono le vestiggia d’una porta anticha al presente dirocata con suo portello annesso della grossezza d’oncie venti e tal porta resta giusto in faccia ed a dirittura di tal soprascritto, e vicino oratorio.

Risulta..?..poi dal muro del castello sudetto da mezzo giorno, e tramontana e per quanto dura tutta la longhezza di detto castello, alla parte di levante continuare in giusta linea fabricata in calcina è sassi come sopra, coperto da tetto con suo piovente di longhezza di brazza sessanta quattro, e grossezza d’oncie dodeci sopra terra nel quale si vedono diversi finestruoli, ossijno balestrere antiche al presente otturate di muro, in fine del quale in angolo verso levante, e frammentaria ne resta un pezzo di muraglia che protende al di fuori, pure verso levante, al presente dirocata, e vecchia.

Ritornati poscia nel sudetto oratorio si è misurata la longhezza internamente del medesimo comprendendo anche quella del portico sodetto d’avanti à detto oratorio ed anche tutta la grossezza dè muri tanto quello in faccia a detto portico di detto oratorio, quanto quello, ove ne resta l’Altare, et porta infrascritta otturata, ci si è ritrovata esser di brazza trenta quattro, misurata puoi anche al di fuori, essere veramente la detta longhezza da detto portico fino alla linea sopradescritta è stata di brazza trenta tre, si è veduto il medesimo in larghezza di brazza nove tra un muro, e l’altro, e longhezza di brazza dieci sette, in fine della quale longhezza vi sono due pilastrate, ò sijno lesene laterali, sopra quali vi resta impresso un arco di cotto aperto, che divide detto oratorio dall’infrascritto sito, ove vi resta l’Altare, in mezzo à qual lesene vi è la sua balaustra d’asse con sue collonette pure d’asse, da detto sito, fino in fine di detto oratorio, ove ne resta l’Altare, vi è la fuga in brazza quattro, oncie dieci, l’Altare, che è giusto in faccia à detta porta d’ingresso, si vede, rispetto al maschio? tanto di cotto, e dicesi fabricato di nuovo, con sue bardelle d’asse d’avanti, et scalinata, pure di cotto, fatta à due gradini per ripostiglio de candelieri, l’Ancona superiore à detto Altare si vede dipinta nuovamente di fresco, che rinchiude l’immagine Santissima della B.V. dell’Annunciata con alla parte destra della medesima entrando per detto oratorio un fenestruolo otturato, che si chiude con suo antino d’asse e serve per riporre le Sante Reliquie.

Il suolo di detto oratorio, è di giarone ed il volto di cotto, e per dar luce al medesimo vi sono tre finestre nel muro verso ponente con sue ? e ?

Entrando poscia per la porta, ove vi restano le vestiggia del ponte levadore sodetto, e sopradescritto vi resta un andito di larghezza di brazza sei in fuga incominciando dal scosso..?. .di detta porta di brazza sei, in fine della quale vi si vede un pezzo di muraglia verso il soprascritto muro che serve di fianchi all’oratorio sodetto, qual pezzo di muro si vede protendente in tutta la grossezza del sodetto muro dell’oratorio, e resta al di fuori verso il sodetto andito per oncie sette.

Seguendo puoi per tall’andito in longhezza di brazza quattordici, in fine della medesima vi resta nel muro sodetto dell’oratorio una vestiggia di portina in volto, di larghezza d’oncie venti tre, al presente otturata di muro, in altezza dal piano di detto andito fino alla sommità del volto di brazza tre oncie quattro, et successivamente in altra longhezza d’oncie sei dietro a tal muro di detto oratorio vi resta un pezzo di muro annesso, ed appoggiato al medesimo, che si estende verso detto andito in larghezza di brazza due, e grossezza d’oncie dieci, quali vedesi che per il passato sostenesse un archo di cotto che serviva d’altra porta d’ingresso, vedendosi dirimpetto al medesimo sopra il muro infrascritto laterale à detto andito l’imposta del medesimo archo, che appoggiava à detto muro.

Lateralmente a tall’andito, dalla parte di levante del medesimo, incominciando dalla sodetta porta d’ingresso per la fuga di brazza sette, oncie sei vi continua un muraglione della grossezza d’oncie ventuna scoperto di coppi, et tutto dirrocato, in fine dè quali brazza sette oncie sei vi si vede al piede d’esso muraglione una vestiggia di fondamento anticho, che da quello, che si è puotuto comprendere resta al di fuori verso detto andito oncie tredeci, et da ivi seguendo pure per altra distanza di brazza sei oncie sei continuava il detto muraglione in detta larghezza d’oncie venti una, et da ivi avanti fino al fine di detto andito, dove si è descritta la detta vestiggia d’imposta ad archo, prosegue à linea al detto muraglione altro pure dirrocato di grossezza d’oncie undeci.

Tal muraglione anticho, si vede che formasse una gran torre, o sij maschio di castello, e come infatti è.

Entrati poi in luogho sotterraneo quale resta immediatamente al dietro del muro sodetto, dove resta l’Altare dell’oratorio sodetto, e discesi nel medesimo per una apertura d’uschio et guardante verso la corte del detto castello si è veduto in longhezza di brazza cinque dietro detto muro una apertura di porta in volto di cotto di larghezza da una pilastrata all’altra di brazza due oncie sette al presente tutta otturata di muro, quanto sij in altezza di brazza uno oncie sej, incominciando dal piano presentaneo di detto luogho sotterraneo, et da ivi fino alla sommità del detto volto di porta, murato solamente d’un muro in stibbio? Nelle quali pilastrate vi si vedono le vestiggia di molta antichità, e vecchiaia dove erano riposti li canchami contenuti sul muro vechio? Ed anticho come sopra. Come li si segnali?, o sij spigha ove si restringevano le ante per chiudere, et aprire detta porta. Per altre brazza tre, et oncie tre, fino ad un altro muro che ? detto luogho sotterraneo che si è di grossezza d’oncie quindeci, et detto muro dove vi resta il segnale di detta porta continua sino a tutta la grossezza del sodetto d’oncie quindeci, et nella camera superiore à detto luogho quasi a piombo della sodetta porta otturata si è visto una finestra, quale immediatamente riguardava nell’oratorio sodetto che di presente resta otturata di muro in stibbio essendovi dentro nel detto oratorio dipinta l’ancona di sopra all’altare, in linea a quel luogho sotterraneo andando verso tramontana vi sono diversi edifici di sala, e camere, ed altri luoghi di comodità, che formano detto castello con anche al di dentro la sua corte, e piccolo ortaglio, qual tutto resta cinto anche alla detta parte verso tramontana.

Andati poi verso ponente dell’oratorio sodetto unitamente come sopra si è visitato il muro, che va di dietro al detto oratorio, dove vi resta la vestiggia della sodetta porta murata di muro in stibbio si è veduto una linea che primeggia al piede del detto muro, e continova in qualche altezza, et da ? sino all’ ? si perde la medesima, et il muro del rimanente del castello, che segue alla parte di tramontana si vede innalzarsi sopra il medesimo dell’oratorio per la longhezza d’un brazza in circa.

Al piede di tal linea si sono veduti li fondamenti d’essi muri per quanto si è potuto comprendere essere vecchi e molto antichi. Poco distante da detta linea dietro pure a detto muro dell’oratorio, ed annesso al medesimo si è visto un grosso maschio de sassi in calcina vecchio, e dirocato con le vestiggia de fondamenti da muro, che va verso sera anche esso vecchio, et per quanto dura la medesima linea esser construtto, e fabricato di grossi midoni? di vivo, et l’altro muro, che segue verso tramontana e cinge parte del sodetto castello si vede fabricato de sassi soliti in calcina, a piombo et in linea al medesimo che va verso mezzogiorno.iv

Il proprietario Carlo Luigi Mostini subirà un tracolo finanziario e il castello verrà messo in vendita. Lo acquisterà Carlo Gerolamo Marescotti nel 1751.



Qualche anno dopo - nel 1758 - si assiste ad una curiosa quanto interessante iniziativa per opera di un predicatore interessato a stabilirsi nel castello. Dopo le necessarie visite del luogo, il Marescotti decide insieme ai due fratelli proprietari di far stilare un regolare contratto di affitto.

Primieramente saranno obligati detti SS. Fratelli Mariscotti, come si obligano entro del mese di maggio prossimo avvenire a fare lodevolmente ristaurare, e riccorere li tetti della fabrica di detto castello verso la detta terra di Prato, cioè verso sera, et dentro d’un anno prossimo avvenire far ristaurare e ricorrere li tetti di detta fabrica dalla parte verso matina, quali restaurazioni di cui sovra si dovranno fare a spese di detti signori Mariscotti per questa sol volta, indi alle manutenzioni di detti tetti sarà tenuto, ed obligato come così promette detto Reverendo Padre Orelli, perché così è.

Secondo s’intendono le parti predette, e sottoscritte che sia riservata a favore di detti signori fratelli Mariscotti la stalla col suo superiore, che resta in detto castello dalla parte verso monte, di cui se ne potranno servire a loro beneplacito, come altresì in detta locazione non intendano le medesime parti sij compreso il bosco di circa moggia quattro, che resta delle parti verso monte, e matina di detto castello con condizione però che sia lecito a deto Reverendo Padre Orelli all’interno di detto castello far piantare una doppia toppia con viti, ed anche a ridure a muglior frutto detto bosco al interno di detto castello per trabucchi due in profondo all’interno o sia sino al piede delle piante di picciole rovore ed arbore di castagnia oggi riconosenti, e li frutti de tali meglioramenti dovranno godersi da detto Molto Reverendo Padre Orelli sua vita natural durante, indi dovranno essere incorporati in deto fondo, e così di detti signori fratelli Mariscotti suoi eredi, e successori, perché così è.

Terzo sarà lecito a detto Reverendo Padre Orelli far fare qualonque fabrica, e ristaurazione in detto castello ad all’intorno del medesimo in tutto, e per tutto come al medesimo parerà, e piacerà tanto utile ed utili, quanto necessaria, e necessarie, che voluttuosa, e voluttuose, e detta fabrica, e detti meglioramenti di cui sovra, che farà fare, dovranno intendersi incorporati in detto castello a favore di detti signori fratelli Mariscotti, loro eredi, e successori, come il tutto fuosse stato fatto con proprj denari di detti signori fratelli Mariscotti, loro eredi, e successori perché così è.

Quarto non potranno detti signori fratelli Mariscotti loro eredi, e successori vendere detto castello, e quanto sopra s’è dato a detto Padre Orelli a titolo di locazione vitalizia, sino a tanto, che viverà naturalmente detto Reverendo Padre Orelli, sotto la reffazione di tutti li danni e spese, perché così è.

Quinto ritrovandosi il detto castello nel fare qualche fabrica, o ristaurazione, o scavo qualche denaro, ò altra cosa di qualunque prezzo o valore doverà il tutto essere di detti signori fratelli Mariscotti come padroni di detto castello, suoi eredi, e successori, à quali scavi sarà lecito essere presente qualonque de detti signori fratelli Mariscotti, perché così è.

Sesto saranno tenuti detti signori fratelli Mariscotti consegnare entro del mese di maggio prossimo avvenire a detto Reverendo Padre Orelli una chiave dell’uscio, che da detto castello si va nella chiesa annessa al medesimo, e potrà detto Reverendo Padre servirsi di tal chiesa, ò sij oratorio, come rappresentante altro di detti signori fratelli Mariscotti, perché così è.

Settimo non potranno detti signori fratelli Mariscotti, loro eredi, e successori pretendere verun fitto da detto Reverendo Padre Orelli, né da li lui eredi, e successori per detta locazione vitalizia, di cui sovra mà per corrispetivo di detto fitto, oltre la detta fabrica e meglioramenti in caso di cui sovra, che detto Reverendo Padre dice di volere far fare in detto castello, dovrà essere propria di detti signori fratelli Mariscotti, loro eredi, e successori, tutta la mobilia, che detto Reverendo Padre Orelli farà riporre in detto castello in qualonque tempo, quale riposta non si potrà di novo levare da detto castello, salvo che, o per rimodernarla, o per di nuovo riporla in detto castello, quale mobilia doverà restare propria di detti signori fratelli Mariscotti, loro eredi, e successori, e dovrà cedere la medesima mobilia per corrispettivo come sopra, e poiché li detti signori fratelli Mariscotti si privano dell’uso di detto castello, come sopra, e dell’affezione al medesimo, ed anche per le spese che entro d’un anno prossimo avvenire sono tenuti fare detti signori fratelli Mariscotti per li coperti dei tetti di detta fabrica, come sopra, quali ristauramenti detti signori fratelli Mariscotti, non intendevano fare per varj anni avvenire, e perché così resta espresamente fra le dette parti convenuto, con condizione però, che sia lecito a detto Reverendo Padre Orelli disporre a suo piacere dell’argento e biancaria, che si ritroverà in detto castello al tempo della di lui morte, e non altrimenti perché così è.

Ottavo sarà lecito a detti signori fratelli Mariscotti il tratenere la chiave della porta di detto castello per servirsi della sudetta stalla, e superiore, e potranno altresì tenere una chiave d’una delle sale civili di detta abbitazione in tempo però d’absenza di detto Reverendo Padre Orelli, non tanto da detto castello, ma ancora da detto borgo, e le altre chiave di detto castello potrà detto Reverendo Padre Orelli consegnarle a chi al medesimo parerà, e piacerà con condizione, che qualonque persona, che avrà dette chiavi non possa in verun tempo trasportare ne far trasportare veruna, benchè minima mobilia, perché così anche resta espresamente convenuto, perché così è.v

Il documento è importante anche sotto l’aspetto del restauro fatto fare da padre Orelli che dovrebbe essere l’ultimo effettuato in ordine di tempo prima del suo completo degrado.

Nel 1801 morì Carlo Gerolamo Marescotti lasciando l’eredità ai tre figli che il 31 agosto di quell’anno divisero tutti i loro beni in tre parti. vi

In quegli anni il castello, seppur in non buone condizioni era ancora abitato nella parte confinante con l’Oratorio, e risultava anche completo nella sua struttura.

Nel 1836 i tre fratelli Marescotti sono ancora proprietari però di lì a poco uno dei fratelli – il notaio Dionigi – vende la sua parte al conte Caccia di Romentino mentre gli altri fratelli mantengono ancora le loro quote.

Nel 1856 Bartolomeo Galletti in uno scritto concernente i ripari effettuati al fiume Sesia scriveva che una parte dell’alto muro del feudale castello, guernito di obligue feritoie, e di arti belliche ora sconosciute era stata abbattuta, ed i sassi utilizzati per il riparo del fiume. vii

Al mattino del 2 dicembre 1860 accadde un crollo di macigni che si abbatterono sulla casa sottostante uccidendo il proprietario. La perizia ordinata successivamente ci fa conoscere lo stato del castello:

il muro di sera… trovansi per l’altezza di due piani superiori affatto disgiunto dal resto del fabricato, in cui vi esistono diverse frane, e buchi e del solo spessore di centimetri quarantacinque, doversi atterrare onde evitare nella sua rovina dei danni a passaggeri sottostanti; non così però del restante fabricato, quale lo riconosce abbastanza solido, e durevole, quantunque in un muro intermedio vi si vegga una screpolatura dall’alto al basso, seguita al certo allo atterramento, e sconquassamento del tetto seguito ed accaduto pochi anni or sono. viii

Dopo queste ultime segnalazioni si può quindi affermare che intorno alla metà dell’Ottocento si verificarono una serie di avvenimenti che compromisero definitivamente l’assetto del castello. Forse dapprima lo sconquassamento del tetto di cui parla la perizia; in seguito l’atterramento di buona parte della muraglia posta a nord di cui accenna il Galletti. E infine il probabile abbattimento della restante opera muraria di nord-ovest al fine di garantire la sicurezza dopo la tragedia accaduta.

Il 23 dicembre 1908 l’ultimo degli eredi Marescotti vende i suoi due/terzi di proprietà agli industriali fratelli Angelino, Giorgio, Mario e Quinto che a sua volta li rivendono il 13 febbraio 1922 a Massarotti Pietro per la somma di lire 1.500. Il comune di Prato acquisterà quelle due quote il 17 aprile 1996.

La restante quota di cui fa parte anche il torrione passerà dal conte Caccia a Giovanni Bionda, poi a Giuseppe Francione, e infine ad Antonio Brugo in comproprietà con Maria Teresa Masera che la detengono tuttora.
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2 – Il castello di Sopramonte


L’Oratorio della Madonna del Castello
Le origini dell’Oratorio ancorché sconosciute come data di costruzione ci rimanda a un periodo successivo alla costruzione del castello di Sopramonte, e come già accennato in occasione del castello, il punto di riferimento rimane il testamento di Bartolomeo Tornielli del 12 dicembre 1283, non tanto come data di fondazione – come riferisce Giancarlo Andenna – ma di ricostruzione di un edificio di culto preesistente. Edificio di culto non certamente simile all’attuale, ma ben più piccolo e a uso specifico dei proprietari del castello.

All’interno alcuni affreschi che testimoniano l’antichità del luogo e raffiguranti San Sebastiano e un non meglio specificato Santo Vescovo. Forse San Gaudenzio, oppure San Fabiano, o San Grato. Affreschi attribuiti da Giovanni Romano a Johannes de Campo nella prima metà del Quattrocento. Altri affreschi Secenteschi raffiguranti Santa Apollonia, Santa Lucia e Sant’Agata completano la parete.

Sopra l’altare in una nicchia è riposta una piccola statua lignea raffigurante la Vergine con il figlio in braccio, e già segnalata nella visita pastorale del vescovo Taverna nel 1617: Una statua lignea della Vergine col figlio in braccio fatta d’intaglio di legno adorata et dipinta posta sopra l’altare con cassa dipinta con quattro santi sopra li doi saralii della cassa dipinti et la Madonna ha un velo tanete che la copre di brazza circa quattro. ix

E’ giusto segnalare il passo di una lettera scritta dal cav. Porinelli al Podestà di Prato nel 1931 dove parla del bel tempietto quattrocentesco ora poi che contiene una delle tre Madonne scolpite da San Luca portate da Gerusalemme da San Eusebio. x

La relazione del 28 maggio 1763 precisa:

L’Oratorio detto della B.V. del Castello posto nella terra di Prato su la cima d’una collina al quale fa coerenza il medesimo castello di raggione al presente dè sigg. Marascotti del Borgo di Romagnano murato e coperto a coppi coll sofitto a volto di longezza di passi n° 13 e largezza passi n° 7 cò suoi ornamenti all’intorno con fenestre n° 3 grandi verso sera, ed altre due basse con ferrate lateralmente, alla porta per comodo di quelli che essendo chiusa la detta porta vogliono fare le sue divozioni essendo questa fatta di noce intagliato a due ante con il portichetto davanti sopra due colonne di sarizzo e due pilastri con sue chiavi di ferro fatto fare dalla comunità l’anno 1640, con il campanile su cui vi è una campana con la quale fra li altri usi si suona o sij si fa suonare dalla detta comunità l’Ave Maria alla matina, e alla sera….

Sopra detto altare vi è un quadro con sua cornice sulla quale è dipinta la B. Vergine quando venne anonciata dall’Arcangelo Gabrielo atorniato con architetura. Lateralmente a detta ancona a mano dritta vi è dipinta S. Apolonia, alla sinistra S. Antonio, sotto a detto santo vi è un armadio posto nel muro foderato di rosso con sua chiave e anta di legno colorito di fuori entro il quale si conservano due depositi contenenti le seguenti reliquie cioè San Silvano martire, San Giulio martire, Sant’Anselmo martire, San Fabio martire, S. Rosina vergine, San Desiderio martire, San Vittore martire, Santa Crispina vergine e martire, Santa Illaria vergine e martire. Santa Dorotea vergine e martire col suo instrumento di ricognizione quale conservasi nell’archivio parrocchiale.

Dentro a detto armadio vi sono due altri reliquiari con dentro moltissime reliquie senza più le rispettive autentiche.

Lateralmente a detto altare nell presbiterio vi sono n° 5 gradini construtti con calce e pietre cotte e sopra di queste vedesi un uscio a due ante di ragione dè signori Marescotti di Romagnano….

Avanti a detto altare sta appesa una lampada d’ottone; a mano sinistra entrando vi sono dipinte sul muro diverse effigie rappresentanti s. Aghata, S. Lucia, San Sebastiano, dall’altra un Crocefisso, e S. Cristoforo.

Sopra la porta al di fuori vedesi pure dipinta S. Anna rappresentante la nascita della V. M.

Precisa inoltre che le opere di riparazione e manutenzione, ove manchino le limosine, si aspettano alla comunità. Nel detto oratorio dal rispettivo signor rettore si cantano messe né seguenti giorni cioè di Santa Lucia, S. Aghata, Santa Apollonia, S. Antonio da Padova, S. Silvano, S. Anna, S. Rocco, e nascita della Vergine Santissima. xi

L’8 settembre 1864, al posto della vecchia ancona dell’Annunciazione, sarà messo un dipinto della Natività della Vergine, opera del pittore di Craveggia Antonio Maria Borgnis.
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2 – La chiesa del castello



La Villa de Supramontis

I primi riferimenti al luogo si hanno da alcune pergamene concernenti concessioni feudatarie, con i relativi giuramenti effettuati dagli abitanti del luogo. Niente di più.

Anche per il periodo successivo la documentazione rimane vaga salvo alcune lettere presenti nell’Archivio di Stato di Milano, dove tra l’altro testimoniano il disagio degli abitanti di Sopramonte in un momento storico segnato da guerre, pestilenze e carestie di grande drammaticità.

Intorno alla metà del Quattrocento la grande peste colpisce Romagnano e i suoi dintorni tanto che il podestà di Romagnano scrive al duca di Milano che se non fosse per l’importante mercato che si svolge settimanalmente a Romagnano la terra saria in tuto desfata e abbandonata.

E’ il periodo della guerra tra i Savoia e il Ducato di Milano. Romagnano e Sopramonte sono quasi distrutte e gli abitanti maltrattati come dimostrano alcune lettere che testimoniano che i soldati del capitano novarese Capello: si sono cazati in una villa che se domanda Prasopramonte et hano robato e batuto li homeni di quello locho e fato strucion asay che diseno far per sale frosata.

Il 21 ottobre 1467 Romagnano, Sopramonte, Cavallirio e Boca erano di nuovo occupate dai Savoia mentre gli sforzeschi distruggevano Serravalle e Bornate. Ma poi di nuovo la rioccupazione dei novaresi che erigono altre fortificazioni su ordine degli Sforza a difesa delle loro conquiste compresa la Roggia Mora, che oltre ad essere punto di demarcazione nel territorio, diventa preziosa infrastruttura di sviluppo economico. Una lettera di Filippo Maria Visconti del 10 ottobre 1470 al commissario ducale ci informa sulla difficile situazione che stavano vivendo gli abitanti di Sopramonte: subito come Philippo monsignor di Savoia hebbe presa la terra di Romagnano mandò una trombetta al luocho di Sopramonte che disse ali homini se non se rendeano al dicto Philippo che sua signoria verrebe lì con l’exercito et li meterebbe a fuocho et fiama. Essi homini spauriti per le minacce, avendo prima mandato esploratori a Romagnano, intendendo l’exercito grosso havere et essere in pronto con le squadre per venire lì, parendoli non potere resistere ale forze d’esso Philippo monsignore, come era vero, però che quello luocho non era ne è forte de muri o palenchato perché potessero sostenere unhora tanta forza, essendo comune (?) et vicinanza con Romagnano et appresso gli parse più salubre cosa conseniarsi aresi (?) al discto Philippo che aspetare la furia et lasciarsi pigliare per forza et afuochare et subito facto questo, mandarono da me a Novara Gabriele Carlo a significare ogni cosa et domandare aiuto dicendomi lui che Philippo monsignore gli aveva datto Betino dal Meno, il quale era fedelissimo servitore dil nostro illustrissimo signore et aveva giurato in mano desso Gabriele et de Jacomino Carlo d’essere bon duchescho, et tener quello luocho ad nome (?) dil nostro illustrissimo Signore et io mandai insieme con esso Gabriele lo mio camerario dal nostro illustrissimo Signore che ritrovarno sua excelentia quella sera propria giunse a Geme, parlò con sua celsitudine, che perdonò liberamente a Betino et a quelli homini, et questa è la propria verità.xii

Si parlerà ancora raramente della Villa de Supramontis in quegli ultimi decenni del 1400 e fino a pochi anni dall’inizio del ‘500 e solo in brevi appunti notarili, e poi più nulla. Sopramonte scompare improvvisamente nelle pieghe della Storia senza farci comprendere pienamente il motivo dell’abbandono, la quantità dei Focholari presenti, il nome dei propri abitanti salvo alcuni di essi inseriti negli elenchi dei capifamiglia obbligati a prestare giuramento al potente di turno.

La conferma dell’abbandono è data anche dal vescovo Bascapè quando il 23 luglio 1594 fa la visita pastorale nell’Oratorio di S. Maria: Si batte il grano dentro alla chiesa; mentre nel luogo di Sopramonte nessuno vi abita.

Ed è infine in questi ultimi anni che avviene la scoperta di un importante documento che chiarisce definitivamente l’ubicazione del piccolo paese. Il documento stilato dal notaio Ragni testimonia la visita fatta sul Sopramonte di Prato nel 1717 nell’ambito della discussione, sorta tra i proprietari del Castello e la Comunità di Prato circa i diritti di possesso sull’oratorio. Nella parte iniziale del documento in un passo si legge: (…) al principio di detto portico verso pure mezzo giorno si sono vedute le vestiggia de fondamenti antichi di larghezza di brazza uno, oncie due novaresi che continuavano in linea al muro che sostiene dette pilastrate di detto portico. Si tratta del portico antistante alla chiesetta.

In seguito nella parte finale del documento, dopo la spiegazione del castello si legge: (…) si vede un chiesiolo detto Santo Rocho con suo portichetto davanti, che dicesi fabricato dalla detta comunità di Prato, dove vi restano dipinte le immagini della B.V.M. con Santo Rocho alla destra, ed alla sinistra Santo Bernardo, detto chiesiolo compreso detto portichetto è di longhezza di brazza dodeci, et larghezza brazza sey, e dicesi ristaurato di frescho, da detto chiesiolo si va per detta strada per passi andanti numero venti verso detto castello, ed infine dè medesimi alla destra parte verso levante sul promontorio di detto monte si vede una torre fabricata di muro in calcina all’intorno, ed al presente per la maggior parte dirrocata all’interno della quale per qualche distanza et anche sino detta prima porta d’ingresso in detto luogho deserto vi si vedono diverse vestiggia dè fondamenti antichi dè muri incrociati tanto al longho, quanto al traverso che denotano vi fossero edifici di casamenti, et altro. Qual sito ora si vede tutto spianato, e ridotto a vigna sino a detta prima porta d’ingresso.



Come anche dirimpetto all’edificio di detto chiesiolo alla parte pure verso levante, e mezzogiorno vi si trovano di quanto in quanto diverse altre vestiggia di fondamenti antichi, che pure denotano edifici de casamenti come sopra. xiii

Il documento è importante perché per la prima volta si ha la conferma ufficiale della dislocazione della Villa che si estende ben oltre la zona compresa tra il castello e la torre, ma copre le vicine collinette in special modo quella ora occupata dalla Cascina del Castello che forse in origine era abitazione.

Rimangono alcuni interrogativi che ci si augura siano soddisfatti con future ricerche anche di carattere archeologico. Per quale motivo il borgo fu abbandonato? Quante e com’erano fatte tali abitazioni? Dovevano essere un buon numero se il luogo era considerato come villa con tanto di console rappresentativo della comunità. Forse venti, trenta, o più nuclei famigliari. Erano probabilmente costruite con sassi di fiume come il castello, con la copertura però in paglia. Tali sassi furono poi in seguito rimossi dopo l’abbandono forse per risanare le varie strade e i muretti di sostegno delle rive. Tutta la zona intorno era certamente coltivata da quella comunità con vigneti e vari tipi di granaglie.

La riserva d’acqua era assicurata da un fontanile poco distante che doveva essere in quei tempi di buona portata. Tuttora presente ma quasi scomparso, e ancor oggi chiamato funtanin dal Roclu.






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