Le figure retoriche sono accorgimenti stilistici e linguistici utilizzati dai poeti per rendere più viva ed efficace una descr



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09.12.2017
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Le figure retoriche


Le figure retoriche sono accorgimenti stilistici e linguistici utilizzati dai poeti per rendere più viva ed efficace una descrizione, un’immagine, una sensazione, una emozione, ecc.
Vi sono varie specie di figure retoriche: figure di contenuto o traslati, figure di parola e di pensiero, figure di sentimento.

 

Figure di contenuto o traslati

Servono ad esprimere in modo più calzante e suggestivo un’idea, utilizzando un’immagine che ha con essa una relazione di somiglianza. Tra le più usate dai poeti troviamo: allegoria, antonomasia, catacresi, iperbole, metafora, metonimia, perifrasi,   personificazione, prosopopea, similitudine, sineddoche, sinestesia.



ALLEGORIA

Consiste nel nascondere, dietro il senso letterale delle parole, un contenuto diverso, per lo più di carattere astratto e ideale.  

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripingeva là, dove il sol tace. Selva oscura
(Dante, Inferno, I, 58-60)
 
Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe La vecchiaia
calar le vele e raccoglier le sarte,
ciò che pria mi piacea allor m'increbbe:
e pentuto e confesso mi rendei.
(Dante, Inferno, XXVI, 79-83)
 
Passa la nave mia colma d'oblio L’anima del poeta
per aspro mare, a mezzanotte il verno,
enfra Scilla et Caribdi; et al governo
siede 'l signore, anzi 'l nimico mio. L’amore
(F. Petrarca, Canzoniere, CLXXXIX, 1-4)

E come potevamo noi cantare


con il piede straniero sopra il cuore, Occupazione straniera
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
(S. Quasimodo, Alle fronde dei salici)

IPERBOLE
Consiste nell'esagerare o ridurre, oltre i limiti normali, la qualità di una persona, animale, cosa o un'idea.

- O frati, - dissi, - che per centomila


perigli siete giunti all'occidente;
a questa tanto picciola vigilia
de' nostri sensi ch'è del rimanente,
non vogliate negar l'esperienza,
diretro al sol, del mondo sanza gente... -
(Dante, Inferno, C. XXVI, 112-117)

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi


che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;...
(F. Petrarca, Canzoniere, XC, 1-4)

Ma sedendo e mirando, interminati


spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo;...
(G. Leopardi, L'infinito, 4-7)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale


e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
(E. Montale, Xenia II, 5, 1-2)

Come sei più lontana della luna,


ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!
(S. Quasimodo, Ora che sale il giorno, 10-12)

METAFORA
Consiste nel trasferire a un termine il significato di un altro termine con cui ha un rapporto di somiglianza. In breve, è una similitudine senza il termine di paragone: tu sei (simile a) un dio.  

 
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi


in così verde etate! Ahi, per la via…  gioventù
(G. Leopardi, La sera del dì di festa, 23-24)

 
…tutto ei provò: la gloria


maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,    in disgrazia
due volte sull’altar.     In trionfo
(A. Manzoni, Il Cinque Maggio, 43-48)

 

Si devono aprire le stelle                                                 sbocciare come fiori


nel cielo sì tenero e vivo.
(G. Pascoli, La mia sera, 9 -10)

 
Non ho voglia


di tuffarmi
in un gomitolo di strade moltissime vie che s’intersecano
(G. Ungaretti, Natale, 1-4)
 

 
Piove senza rumore sul prato del mare.   La superficie del mare è verde e liscia come un prato


(C. Pavese, Tolleranza, 1)
 

Sono i tuoi puri occhi


due miracolose corolle gli occhi si aprono come due corolle      
sbocciate a lavarmi lo sguardo.
(Antonia Pozzi, Notturno invernale, 29 - 31)

PERIFRASI

Consiste nell'indicare una persona o una cosa con un giro di parole.  

...
in corso velocissimo se 'n vanno


là 've Cristo soffrì mortale affanno.        Gerusalemme
(T. Tasso, Gerusalemme liberata, C. I, 106-107)

Ma lasciamolo andar dove lo manda


il nudo arcier che l'ha nel cor ferito.      L’amore
(L. Ariosto, Orlando furioso, CIX, 739-740)

Tu pria che l'erbe inaridisse il verno   L’autunno


(G. Leopardi, A Silvia, 40)
Giova guarire? Giova che si viva?
O meglio giova l'Ospite furtiva        
che ci affranca dal Tempo e dallo Spazio? La morte
(G. Gozzano, La signorina Felicita, VII, 40-43)

Questo che a notte balugina


nella calotta del mio pensiero...   La testa
(E. Montale, Piccolo testamento, 1-2)


PERSONIFICAZIONE


 

Consiste nell’attribuire a cose e ad animali azioni o sentimenti umani.

D’Achille i cavalli intanto, veduto


il loro auriga dalla lancia di Ettore
nella polvere abbattuto, lontano
dalla battaglia erano là piangenti.
(Omero, Iliade, Libro XVII, 540-543; trad. Lorenzo De Ninis)

 
 


Oh quei fanali come s’inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ‘l fango!
(G. Carducci, Alla stazione in una mattina d’autunno, 3-4)

 
 


Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
(G. Pascoli, Il gelsomino notturno, 5-6)

 
Febbraio è sbarazzino.



Questo mese è un ragazzo
fastidioso, irritante,
che mette a soqquadro la casa,…
(V. Cardarelli, Febbraio, 1; 8-11)

Vanno a sera a dormire dietro i monti


le nuvolette stanche.
(U. Saba, Favoletta, 6-7)
 

I monti a cupo sonno


supini giacciono affranti.
(Salvatore Quasimodo, Apòllion, 1 - 2)

 
Dalla finestra aperta


entran le voci calme
del fiume,…
(A. Bertolucci, Mattino, 1-3)


SIMILITUDINE 
Consiste nel paragonare persone, animali, cose, sentimenti per associazione di idee; è introdotta da come, sembra,
pare, è simile, somiglia, ecc…
 
Nella destra scotea la spaventosa
peliaca trave; come viva fiamma,
o come disco di nascente Sole
balenava il suo scudo…
(Omero, Iliade, Libro XXII, 171-174; traduzione di V. Monti)
 
Gli venne dunque incontro
con la nutrice che aveva in braccio il bambino,
il figlio amato di Ettore, simile a chiara stella.
(Omero, Iliade, Libro VI, 343-345; S. Quasimodo)
 
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. E’ come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
(C. Pavese, Incontro, 14-18)
 
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma…
(U. Saba, Ritratto della mia bambina, 5-8)
 
Un tappeto di smeraldo
sotto al cielo il monte par.
(G. Carducci, In Carnia, 3-4)

 PROSOPOPEA  


Affine alla personificazione consiste nell’attribuire prerogative umane a cose o a concetti inanimati o astratti, facendoli parlare o rivolgendo loro la parola.

Forse perché della fatal quiete


tu sei l’immago a me sì cara vieni
o Sera!…
(U. Foscolo, Alla sera, 1-3)

 
Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea


tornare ancor per uso a contemplarvi…
(G. Leopardi, Le ricordanze, 1-2)

   
 

Non temere, o uomo dagli occhi
glauchi! Erompo dalla corteccia
fragile io ninfa boschereccia
Versilia, perché tu mi tocchi.
(G. D'Annunzio, Versilia, Alcyone, 1-4)

 
Upupa, ilare uccello calunniato


dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;…
(E. Montale, Upupa, ilare uccello calunniato, 1-4)

SINESTESIA 
Consiste nel creare un’immagine associando termini che appartengono a sfere sensoriali diverse.    

Ma per le vie del borgo


dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini      sfera gustativa (aspro) + sfera olfattiva (odore)
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

 
Dormi! bisbigliano, Dormi!


là, voci di tenebra azzurra…   sfera uditiva (voci) + sfera visiva (tenebra azzurra)
(G. Pascoli, La mia sera, 35-36)

 

Per la fresca finestra


scorre amaro un sentore di foglie.     sfera gustativa (amaro) + sfera uditiva (sentore)
(C. Pavese, Ulisse, 14-15)

 
Sepolto nella bruma il mare odora.   sfera visiva (bruma) + sfera olfattiva (odora)


(V. Cardarelli, Sera di Liguria, 7)

 


 
Naviga in un tepor di sole occiduo    sfera tattile (tepore) + sfera visiva (ridente)
ridente a le cerulee solitudini:…
(G. Carducci, Fantasia, 5-6)
   


ANTONOMASIA 
Consiste nell'adoperare un nome comune o una perifrasi invece di un nome proprio e viceversa. (Zingarelli)  

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,     San Giovanni Evangelista


quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;
(Dante, Inferno, XIX, 106-108)

 
 

Quel che 'l Maestro suo per trenta nummi     
diede a' Iudei, non nocque a Ianni o a Piero;
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, XXII, II, 5-6)

Odi come consiglia! odi il pudico


Senocrate d'amor come ragiona!      
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, XVI, LVIII, 5-6)

E quando Furio e l'arator d'Arpino,        


imperador plebeo, tornava a te,
(Giosuè Carducci, Agli amici della Valle Tiberina, 49-50)

Come uno straccio lurido, gettata


questa terra di Fucci e di Bonturi,           
(Giosuè Carducci, Heu pudor!, 13-14)

METONIMIA
Consiste nella sostituzione di un termine con un altro, con cui è in rapporto: la causa per l’effetto, l’effetto per la causa, la materia per l’oggetto, il contenente per il contenuto, lo strumento al posto della persona, l’astratto per il concreto, il concreto per l’astratto, il simbolo per la cosa simbolizzata.  

 … s’accendon le finestre ad una ad una  Le finestre sono illuminate (la causa x l’effetto)


come tanti teatri.
(V. Cardarelli, Sera di Liguria, 5-6)

ma per le vie del borgo


dal ribollir de’ tini    Il mosto che ribolle nei tini (contenente x il contenuto)
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

Lingua mortal non dice  Un uomo ( lo strumento al posto della persona)


quel ch’io sentiva in seno.
(G. Leopardi, A Silvia, 26-27)

… porgea gli orecchi al suon della tua voce,


ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela. Faticosa tela (il concreto x l’astratto)
(G. Leopardi, A Silvia, 20-22)




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