Le figure retoriche



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LE FIGURE RETORICHE

Il poeta vuole suscitare emozioni, ricordi, riflessioni in chi legge e ascolta servendosi delle figure retoriche.

Le figure retoriche gli consentono di giocare con i suoni, i significati e l’ordine delle parole all’interno del testo poetico.

Le figure retoriche si suddividono in:




FIGURE DI SUONO

Consentono di creare effetti sonori attraverso i suoni delle vocali e delle consonanti.

FIDURE DI ORDINE (DELLE PAROLE)

Consentono di dare risalto alle parole, ripetendole e disponendole in modo particolare all’interno dei versi.

FIGURE DI SIGNIFICATO

Consentono di suscitare emozioni e creare immagini, attribuendo alle parole un significato più profondo di quello letterale.




  1. LE PRINCIPALI FIGURE DI SUONO

I procedimenti tecnici di cui un poeta si serve per sfruttare i suoni delle parole a scopo espressivo sono detti figure retoriche di suono.


FIGURA/DEFINIZIONE

ESEMPIO

EFFETTI SUSCITATI

Allitterazione

Ripetizione di un suono o di un gruppo di suoni in parole vicine



Di me medesimo meco mi vergogno

Fresche come il fruscio che fan le foglie

Intensifica e sottolinea il significato espresso mediante il richiamo dei suoni

Dà l’equivalente fonico e musicale di un oggetto, una sensazione, uno stato d’animo



Assonanza

Si verifica un’identità di suono solo tra le vocali




Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso

Parallelismi fonici che esaltano il significato e sottolineano i rapporti fra le parole

Consonanza

Si verifica un’identità di suono solo tra le consonanti




Leggiadro vien nell’onda della sera

un solitario palpito di stèlla:

a poco a poco una nube leggera

le chiude sorridendo la pupìlla;








Onomatopea

Una parola che riproduce un suono o un rumore naturale



Sonava lontano un singulto,

chiù

Potenzia il significato dell’esposizione e produce un’armonia imitativa

Paranomasia

Accostamento di due parole che presentano suoni simili ma significato diverso.

In questo modo si mette in risalto la loro differenza di significato


arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte

Intensifica il significato


2. LE PRINCIPALI FIGURE DI ORDINE

L e figure retoriche di ordine o di costrizione o di posizione riguardano la disposizione delle parole e la loro ripetizione nel testo poetico. Il poeta ha una libertà espressiva che gli permette di non rispettare il normale ordine sintattico degli elementi di una frase: le parole, quindi, sono disposte secondo un particolare ordine, funzionale alla valorizzazione del significato del testo.




FIGURA/DEFINIZIONE

ESEMPIO

EFFETTI SUSCITATI

Anafora

Ripetizione di una o più parole all’inizio di versi successivi



Per me si va nella città dolente

Per me si va nell’etterno dolore

Per me si va tra la perduta gente

dà ritmo incalzante e martellante

ribadisce elementi o concetti

crea richiami tra versi


Anastrofe

Il normale ordine delle parole è invertito (sogg. pred. complementi)



E la lucerna i biondi capi indora (invece di la lucerna indora i biondi capi )

Conferisce risalto al termine posto per primo

Chiasmo

Si incrociano elementi corrispondenti secondo lo schema ABBA così da formare una X



Odi greggi belar, muggire armenti

greggi belar

Muggire armenti


sottolinea simmetrie di significato

evidenzia gli elementi con cui viene esposto il concetto



Climax

Le parole sono disposte a scala (climax è parola greca che significa proprio scala) in ordine d’intensità crescente ( climax ascendente) o decrescente (climax discendente)



Era miglior pensiero

Ristare, non guardare oltre, sognare

crea un effetto ritmico via via più intenso

sottolinea il concetto



Ellissi

Alcuni elementi della frase il verbo, il soggetto, vengono omessi



Ho nell'orecchio un turbinìo di squilli,
forse campani di lontana mandra;
e, tra l'azzurro penduli, gli strilli
della calandra.

(in questo caso sopprime i verbi : forse SONO campani …… SI ODONO gli strilli della calandra)



Conferisce rapidità e concisione

Accentua l’effetto evocativo delle immagini




Enumerazione

Una serie di parole collegate per polisindeto (attraverso la stessa congiunzione)



E mangia e beve e dorme e veste panni

Crea una serie continua e incalzante di immagini e di significati

Iterazione

Ripetizione di una o più parole



E dirmi sentia: vieni! vieni! E fu molta la dolcezza! molta

Ribadisce o intensifica un concetto, un’immagine.

Crea simmetrie di suoni




3. SENSO DENOTATIVO E SENSO CONNOTATIVO DELLE PAROLE

Il poeta si serve della lingua in funzione non denotativa ma connotativa.

La parola può avere due significati:

il significato denotativo che è il significato letterale di una parola (senso proprio);

il significato connotativo che è il significato aggiuntivo cioè l’insieme delle emozioni, delle immagini, degli effetti che la parola è capace di evocare (senso figurato).

La funzione connotativa attribuisce alle parole significati nuovi e ne accresce il valore suggestivo/evocativo di immagini positive o negative.

Le parole possono essere in senso proprio e in senso figurato. In quest’ultimo caso si dà alle parole un significato diverso da quello che hanno comunemente: questo fenomeno è detto trasferimento di significato, basato sempre sul significato connotativo.

Esempio


Trasferimento di significato LATTE

Significato denotativo Uso figurato Significato connotativo

Liquido nutriente prodotto dai mammiferi (le idee che associamo al latte) candore,maternità, infanzia, ecc.

La luna diffonde

Pe’ cielo suo latte:

a lei, chiuse e intatte,

sospiran le selve,

profonde.

(G. D’Annunzio)

per indicare il chiarore

della luna, il poeta usa la parola



latte non in senso proprio

ma in senso figurato, sfruttando uno

dei suoi significati connotativi: candore

Le figure di significato, quindi,


  • Si basano sullo spostamento di significato da una parola all’altra



  • Danno vita ad immagini inattese e permettono di rappresentare il mondo interiore del poeta in modo originale e inedito.

4. LE PRINCIPALI FIGURE DI SIGNIFICATO


FIGURA/DEFINIZIONE

ESEMPIO

EFFETTI SUSCITATI

Metafora

designazione di un oggetto attraversamento un altro che ha con il primo un rapporto di somiglianza (quindi uno spostamento di significato)



Il fiore degli anni= momento di maggiore vitalità della vita

Non ho voglia/di tuffarmi/in un gomitolo/di strade=rete di strade



Accresce la forza espressiva del paragone

Similitudine

Paragone tra due cose, immagini, persone introdotto da come… così; tale... quale; similmente



E caddi come corpo morto cade

Arricchisce le parole di implicazioni allusive accrescendo il valore descrittivo

Metonimia

Sostituzione di un termine con un altro che abbia con il primo rapporti di continuità logica e/o materiale



Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi/ i nostri padri antichi.( ferro la posto di armi)

Talor lasciando le sudate carte (studi impegnativi che fanno sudare sui libri)



Crea accostamenti inediti

Dà vivacità al linguaggio



Sineddoche

Si estende o si restringe il significato di una parola utilizzando:

la parte al posto del tutto e viceversa;

il singolare al posto del plurale



Vela per nave

Tetto per casa

Bocche per persone

Pupille per occhi


Crea accostamenti inediti

Dà vivacità al linguaggio



Ossimoro

Vengono accostate parole che esprimono concetti contrari




Amabile sole notturno

È stato breve il nostro lungo viaggio



Accresce il valore suggestivo

Iperbole

Esagerare un concetto o un pensiero



Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Intensifica il significato dell’espressione

Personificazione

Si danno caratteristiche umane a oggetti inanimati o animali



Laudata sii pel tuo viso di perla,/
o Sera, e pe'; tuoi grandi umidi occhi ove si tace/
l'acqua del cielo!

Gli oggetti assumono caratteri, sentimenti e gesti umani

Sinestesia

Sono poste vicine parole appartenenti a sfere sensoriali diverse (vista/udito, tatto/gusto, vista/gusto)



Qui
non si sente
altro
che il caldo buono ( tatto/gusto)

Urlo nero della madre (udito/ vista)





METAFORA

La metafora (dal greco metaphéro, "io trasporto", composto da metà = "oltre, al di là" e phéro = "porto") è una figura retorica (di contenuto) consistente nella sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito ad una trasposizione simbolica di immagini. Così, dicendo: "Tizio è un coniglio", intendiamo dire che è pavido come un coniglio. Dicendo: "L’infanzia è l’alba della vita", intendiamo dire che è l’inizio della vita, come l’alba lo è del giorno.


Differisce dalla similitudine per l’assenza di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali ("come").
Oltre che con la metafora, uno spostamento di significato si attua anche con la metonimia e la sinèddoche.
Le metafore possono essere costruite in vari modi:

  • con un sostantivo ("una montagna di compiti"; "una salute di ferro");

  • con un aggettivo ("gli anni verdi"=della giovinezza; "una bellezza sfiorita");

  • con un verbo ("il pavimento della stanza balla"; "i pensieri volano");

  • con un predicato nominale ("quella ragazza è una perla"; oppure: "sei proprio una ZUCCA!").

Con la metafora il poeta riesce a nutrire la sua poesia di allusioni e la contorna di significati emblematici che noi dobbiamo sapere interpretare.

Esempi:
"…Io non piangea, sì dentro impetrai…"
(Dante, Inferno, XXXIII, v.49)
Questa frase è pronunciata dal conte Ugolino il quale con questa espressione vuole intendere che a causa di un dolore fortissimo il suo animo non provava alcuna emozione, era diventato - cioè - "duro come una pietra".

"…ch’amor conduce a piè del duro lauro


ch’à i rami di diamante e d’or le chiome…"
(F.Petrarca, Canzoniere, XXX, vv.22-23);
Petrarca allude a Laura riferendo di una pianta di alloro con rami di diamante e chioma dorata ai piedi della quale Amore conduce chi è colpito dai suoi dardi.

"…e prego anch’io nel tuo porto quiete…"


(U. Foscolo, In morte del fratello Giovanni, v.11) porto=morte

"…Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi


in così verde etate! Ahi, per la via…"
(G. Leopardi, La sera del dì di festa, vv.23-24) verde etate=gioventù

"…tutto ei provò: la gloria


maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar…"
(A. Manzoni, Il Cinque Maggio, vv.43-48) nella polvere=in disgrazia; sull’altar=in trionfo

"…Tu fior de la mia pianta


percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,…"
(G. Carducci, Pianto antico, vv.9-12) fior=figlio; pianta=padre

"…Si devono aprire le stelle


nel cielo sì tenero e vivo…"
(G. Pascoli, La mia sera, vv.9 -10) aprire=sbocciare come i fiori

"…Anche un uomo tornava al suo nido…"


(G. Pascoli, X Agosto, v.13) nido=casa

"Non ho voglia


di tuffarmi
in un gomitolo di strade…"
(G. Ungaretti, Natale, vv.1-4) gomitolo di strade=moltissime vie che si intersecano

"Alle sponde odo l’acqua colomba,


Anapo mio; nella memoria geme
al suo cordoglio
uno stormire altissimo…"
(Salvatore Quasimodo, L’Anapo, vv.1-4) l’acqua colomba=l’acqua mormora come una colomba che tuba

"Piove senza rumore sul prato del mare…"


(C. Pavese, Tolleranza, v.1) prato del mare=la superficie del mare è liscia e verde scuro come un prato erboso.

METONIMIA

La metonimia (dal greco metá "trasferimento" e ónoma" nome" = "scambio di nome") è una figura retorica (di contenuto) che consiste, nell’espressione di un concetto per mezzo di una parola diversa da quella propria, ma ad essa legata da una relazione di contiguità o di interdipendenza logica o materiale. Si distingue dalla metafora (che è più libera e tiene conto di somiglianze anche vaghe), perché, nella metonimia, la parola sostituente appartiene allo stesso campo semantico della sostituita o le due parole hanno un rapporto di causa/effetto o un legame di reciproca dipendenza (contenente/contenuto, occupante/luogo occupato, proprietario/proprietà materiale o morale, ecc.).


La metonimia arricchisce il senso delle parole proprio perché instaura collegamenti con ciò che non è enunciato e che risulta evidente attraverso la metonimia. La metonimia può essere realizzata anche sostituendo una parola con più parole di uno stesso campo semantico:droga = polvere bianca; petrolio = oro nero.
Quando la connessione tra le due parole è di tipo quantitativo, ad esempio la parte per il tutto, la metonimia prende il nome di sineddoche.

Esempi:
Si hanno vari casi di sostituzioni metonimiche, tra le più frequenti il principio di relazione può essere in base a:

  • causa/effetto:

    • ascolto Mozart = la musica di Mozart;

    • ho comprato un Raffaello = un quadro di raffaello.

    • ha una bella mano = una bella scrittura;

    • sentire le campane = i rintocchi delle campane;

    • avere le guance rigate di pianto = di lacrime;

    • "…s’accendon le finestre (le finestre sono illuminate) ad una ad una come tanti teatri…" (V. Cardarelli, Sera di Liguria, 5-6);

  • effetto/causa:

    • guadagnare da vivere con il sudore della fronte = con un lavoro pesante, che fa sudare;

    • questa vita è una valle di lacrime = un luogo di sofferenza;

    • "…assursero in fretta dai blandi riposi, chiamati repente da squillo (tromba) guerrier…" (A. Manzoni, Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti, Adelchi, 35-36);

    • "…Talor lasciando le sudate carte…" (tralascia gli studi [carte] che costano fatica, sudore [sudate]; il sudore costituisce l'effetto) (G. Leopardi, A Silvia, v.16);

  • materia/oggetto:

    • possedere molti ori = monili d’oro;

    • lucidare gli ottoni = gli oggetti di ottone;

    • "…mentre Rinaldo così parla, fende con tanta fretta il suttil legno (barca) l’onde…" (L. Ariosto, Orlando furioso, Canto XLIII, LXIII);

  • contenente/contenuto:

    • bere un bicchiere = il contenuto del bicchiere;

    • ho mangiato un piatto squisito = il cibo contenuto nel piatto;

    • "…ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini (dal mosto che bolle nei tini) l’anime a rallegrar…" (G. Carducci, San Martino, vv. 5-8);

  • astratto/concreto:

    • confidare nell’amicizia = negli amici;

    • la giovinezza è spensierata = i giovani;

    • le prepotenze della nobiltà = dei nobili;

    • "…Tutta vestita a festa la gioventù (i giovani) del loco lascia le case, e per le vie si spande…" (G. Leopardi, Il passero solitario, vv. 32-34);

  • concreto/astratto:

    • avere del fegato = del coraggio;

    • è un uomo di buon cuore = di buoni sentimenti;

    • "…porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela (faticoso lavoro)…" (G. Leopardi, A Silvia, vv. 20-22);

  • simbolo/cosa simbolizzata:

    • "…e intanto vola il caro tempo giovanil; più caro che la fama e l’allor (gloria poetica),…" (G. Leopardi, Le ricordanze, vv. 43-45);

  • strumento/persona:

    • è il primo flauto dell’orchestra = musicista che suona il flauto;

    • "…Lingua mortal (un uomo) non dice quel ch’io sentiva in seno…" (G. Leopardi, A Silvia, vv. 26-27).



ONOMATOPEA

L’onomatopea (dal greco ónoma, "nome" e poiéin, "fare" = "formazione di parole") è una figura retorica (di parola) che consiste nel riprodurre suoni naturali attraverso espressioni verbali che acusticamente suggeriscono i suoni stessi.


Si usa distinguere le onomatopee primarie, o vere e proprie, che sono per l’appunto parole che hanno l’unica capacità di evocare l’impressione di un suono e non portatrici di un proprio significato; sono così onomatopee del genere quelle imitano il verso di un animale, come bau o miao, oppure particolari suoni umani come brr o ecciù, ma anche rumori tipici di oggetti o di azioni, come il perepepé o il bum della deflagrazione.
Derivano poi solitamente da queste, o indirettamente attraverso un processo onomatopeico, le onomatopee secondarie, o artificiali, che sono invece parole (aggettivi, sostantivi, verbi ecc.) che riproducono acusticamente il suono corrispondente all'oggetto, come possono essere il verbi che indicano appunto il verseggiare di un animale: miagolare, abbaiare. ecc. Il nostro lessico contiene numerosi vocaboli onomatopeici (miagolare, tintinnare, ticchettio, fruscio, sciacquio, rimbombare, ululare, mormorio, dondolio, ululato, boato, tuono, ecc.).
In poesia anche il ritmo può concorrere al processo espressivo dell’onomatopea: il verso "volaron sul ponte che cupo sonò", di Alessandro Manzoni, ottiene l’imitazione del rimbombo delle assi del ponte levatoio sotto gli zoccoli dei cavalli con il ritmo e il gioco fonetico delle parole impiegate.

Esempi:
"…il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo…"
(G. Pascoli, Tuono, vv.3-4)
Pascoli riproduce suggestivamente il rumore del tuono inserendo all’interno delle parole suoni che richiamano il suo significato.

"…Nei campi


c’è un breve gre gre di ranelle…"
(G.Pascoli, La mia sera, vv. 3-4).

"…Un’ape tardiva sussurra…"


(G.Pascoli, Il gelsomino notturno, v. 13)

"…ascoltare tra i pruni e gli sterpi


schiocchi di merli, frusci di serpi…"
(E. Montale, Meriggiare pallido e assorto, vv. 3-4)

"Le vele le vele le vele


che schioccano e frustano al vento…"
(D. Campana, Barche amarrate, vv. 1-2)

"…Sciacqua, sciaborda,


scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,…"
(G. D’Annunzio, Alcyone, L’onda, vv. 63-65)

"Clof, clop, clock,


cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;…"
(A. Palazzeschi, La fontana malata, vv.1-10)

OSSIMORO

L’ossimoro (dal greco oxýmoron, oksys "acuto" e morós "ottuso, sciocco") è una figura retorica (di pensiero) che consiste nell’accostare due termini che esprimono concetti contrari e che si contraddicono producendo un effetto paradossale. L’etimologia corrisponde al francese idiot savant. A differenza della figura retorica dell’antitesi, i due termini sono spesso incompatibili.


Si tratta di una combinazione tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici. Esempi: lucida follia, brivido caldo, silenzio assordante, disgustoso piacere, attimo infinito, buio accecante.

Esempi:
"…O viva morte, o dilettoso male,
come puoi tanto in me, s’io nol consento?…"
(F. Petrarca, S’amor non è, Canzoniere, vv.7-8)

"…E ’l naufragar m’è dolce in questo mare."


(G. Leopardi, L’Infinito, v.15)

"…tal che mi fece, or quand’egli arde ’l cielo,


tutto tremar d’un amoroso gielo."
(F. Petrarca, Non al suo amante più Diana piacque, Canzoniere, vv. 7-8)

"…un reo buon uomo…"


(A.Manzoni, I Promessi Sposi, cap. 15);

"…Figure di Neumi elle sono


in questa concordia discorde…"
(G. D’Annunzio, Undulna, vv. 41-42)

"Cessate d’uccidere i morti…"


(G. Ungaretti, Non gridate più, v. 1)

"…gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve…"


(S. Quasimodo, Lettera alla madre, v.3)

"bianca bianca nel tacito tumulto…"


(G. Pascoli, Il lampo, v.4)

"Un piccolo infinito scampando…"


(G. Pascoli, Festa lontana, Myricae v.1)

SINEDDOCHE

La sinèddoche (dal greco syn, "insieme" e dékhomai, "ricevo" = ricevere insieme) è una figura retorica (di contenuto), che consiste nell’uso in senso figurato di una parola al posto di un’altra. È affine alla metonimia, dalla quale si distingue perché il rapporto fra il termine impiegato e quello sostituito non è di tipo qualitativo (logico) ma quantitativo.


Si ha dunque sinèddoche quando si usa:

  • il tutto per la parte: l’Europa (i paesi dell'Unione) ha deliberato; Italia batte Germania 2-0 (intendendo le rispettive squadre nazionali di calcio), scarpe di vitello (intendendo le scarpe in pelle di vitello);

  • la parte per il tutto: son rimasti senza tetto (senza casa), bocche (persone) da sfamare;

  • di una qualità/caratteristica per il tutto: il ferro (spada);

  • del singolare per il plurale e viceversa: l’Italiano (inteso come persona) all’estero (gli Italiani all’estero), la servitù (per un solo domestico);

  • del genere per la specie e viceversa: felino (gatto), mortali (uomini), pini (conifere), pane (cibo).

Esempi:
"…E se da lunge i miei tetti saluto…"
(U. Foscolo, In morte del fratello Giovanni, v.8) - tetti sta per case: la parte per il tutto.

"…le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,


erano le tue…"
(E. Montale, Ho sceso dandoti il braccio.., Xenia I, vv.11/12) - pupille sta per occhi: il particolare per il generale.

"…O animal grazioso e benigno


che visitando vai per l’aer perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno…"
(Dante, Inferno, Canto V, vv. 88-90)

"…Era un girare, un rimescolarsi di gran cappe, d’alte penne, di durlindane pendenti, un moversi librato di gorgiere inamidate e crespe, uno strascico intralciato di rabescate zimarre…"


(Manzoni, I promessi sposi, Cap.IV)

"…E quando ti corteggian liete


le nubi estive e i zeffiri sereni,…"
(U. Foscolo, Alla sera, vv. 3-4)

"…Magnanimo animale


Non credo io già, ma stolto…"
(G.Leopardi, La Ginestra, vv. 98-99).

"…Quando vi mettete a fare tutti quei figliuoli non ci pensate che sono tante bocche che


mangiano?…"
(G.Verga, Novelle rusticane, Il reverendo)

"…E quando la fatal prora d’Enea


per tanto mar la foce tua cercò,…"
(G. Carducci, Agli amici della Valle Tiberina, vv. 45-46)

"…Sotto l’ali dormono i nidi,


come gli occhi sotto le ciglia…"
(G. Pascoli, Il gelsomino notturno, vv. 7-8)

SINESTESIA

La sinestesia (dal greco syn, "insieme" e aisthesis "sensazione": "sensazione simultanea") è la figura retorica (di contenuto) che consiste nell’accostamento di sensazioni diverse avvertite simultaneamente.


È un tipo particolare di metafora che prevede la creazione di un’immagine associando termini che appartengono a sfere sensoriali diverse. Essa ricorre anche nella lingua parlata di tutti i giorni (esempio "Giallo squillante"). Ha largo uso in poesia.
Il suo uso risale alla poesia antica e fu prediletta dai poeti simbolisti di fine ’800, che ne fecero un largo uso, ma in particolare costituisce uno stilema tipico dell’area ermetica della poesia italiana del Novecento.

Esempi:
"…a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace…"
(Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto I, vv.59-60) (sensazione visiva + sensazione uditiva)

"…io venni al luogo d’ogni luce muto…"


(Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto V, v.28) (sensazione visiva + sensazione uditiva)

"…Non vi ster molto, ch’un lamento amaro


l’orecchie d’ogni parte lor feriva;…"
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, XXIII, XLIV, 5-6) (sensazione uditiva + sensazione gustativa)

"…al lamento


d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?…"
(S. Quasimodo, Alle fronde dei salici, vv.4-7) (sensazione uditiva + sensazione visiva: la parola "urlo", simbolo di dolore e appartenente alla sfera sensoriale dell'udito, è accostata alla parola "nero", sensazione visiva, simbolo di lutto)

"…Dolcezza si rispecchia ampio e quieto


Il divino del pian silenzio verde."
(G. Carducci, Il bove, vv.13-14) (sensazione uditiva + sensazione visiva)

"…Ma per le vie del borgo


dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar…"
(G. Carducci, San Martino, vv.5-8) (sensazione gustativa + sensazione olfattiva)

"…Dormi! bisbigliano, Dormi!


là, voci di tenebra azzurra…"
(G. Pascoli, La mia sera, vv.35-36) (sensazione uditiva + sensazione visiva)

"…Dai calici aperti si esala


l’odore di fragole rosse…"
(G. Pascoli, Il gelsomino, vv.9-10) (sensazione olfattiva + sensazione visiva)

"…Sepolto nella bruma il mare odora…"


(V. Cardarelli, Sera di Liguria, v.7) (sensazione visiva + sensazione olfattiva)

"…Per la fresca finestra


scorre amaro un sentore di foglie…"
(C. Pavese, Ulisse, vv. 14-15) (sensazione gustativa + sensazione uditiva)

PARONOMASIA

La Paronomasia (dal greco pará, "vicino", e onomasía, "denominazione") é una figura retorica (di parola) che consiste nell'accostare due o piú parole di suono simile (differendo per una o due lettere) ma significato diverso usate con l'intento di ottenere particolari effetti fonici e, insieme, rafforzarne la correlazione.


È il procedimento base dei giochi di parole e degli scioglilingua: "Chi non risica non rosica", "Chi dice donna dice danno", "Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa", "il troppo stroppia".

Esempi:
"…perchè fuor negletti
li nostri voti, e voti in alcun canto…"
(Dante, Paradiso, canto III, vv.56/57) - il primo voti significa voti religiosi, il secondo significa vuoti, manchevoli.

"…ch’i’ fui per ritornar piú volte volto…"


(Dante, Inferno, canto I, v.36)

"Pace non trovo e non ho da far guerra


e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio;
e volo sopra ’l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio…"
(F. Petrarca, Pace non trovo e non ho da far guerra, Canzoniere, vv.1-4)

"…Tu, placido e pallido ulivo,


non dare a noi nulla;…"
(G. Pascoli, La canzone dell’ulivo, vv. 60-61)

"…Ascoltare fra i pruni e gli sterpi


Schiocchi di merli, frusci di serpi…"
(E. Montale, Meriggiare pallido e assorto, vv.3-4)

"…Trema un ricordo nel ricolmo secchio…"


(E. Montale, Cigola la carrucola nel pozzo, v.3)

"…Scrisse musiche inedite, inaudite,


oggi sepolte in un baule o andate
al macero…"
(E. Montale, Xenia I, 13, vv.4-6)

L’ENJAMBEMENT

Frequentemente il verso conclude in sé il significato logico di una frase.

In altri casi il significato logico del verso prosegue nel verso dopo e il ritmo complessivo si dilata.

L’ENJAMBEMENT si realizza proprio quando la frase “scavalca” il verso e continua in quello successivo.

Esempio:


Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani


silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. […]

G. Leopardi, L’infinito



L’ENJAMBEMENT

  • spezza un’unica frase tra due versi successivi

  • annulla la pausa di fine verso

  • produce effetti sul significato

  • produce effetti ritmici particolari

  • mette in risalto alcune parole






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