Le figure retoriche



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14.11.2018
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LE FIGURE RETORICHE
Secondo la tradizione la retorica studia il discorso e in particolare i temi e gli argomenti, la disposizione delle parti e la scelta e la disposizione delle parole. In pratica, intendiamo per retorica tutti quegli artifici, stratagemmi e trucchi letterari che ci consentono di esprimerci meglio, di dire e non dire, di convincere, di sostenere una tesi, di ironizzare… in generale, di riuscire ad ottenere qualcosa dal nostro parlare. I termini che definiscono le "figure retoriche", cioè ciascuno di questi artifici, sono numerosi e anche un po' difficili - vengono quasi tutti dal greco - ma i singoli artifici sono poi quasi sempre molto meno complicati di quello che sembrano.


  1. Allegoria: = dalla parola greca che significa “parlare altrimenti”, è una specie di metafora animata e prolungata: una storia, una azione, anche un'intera composizione in cui il significato letterale dei singoli accadimenti passa in second'ordine rispetto al loro significato simbolico. L'intero viaggio di Dante Alighieri nella Divina Commedia può essere un buon esempio

  2. Allitterazione: “Fiesta ti tenta tre volte tanto” è il vecchio slogan pubblicitario di una merendina. L'artificio consiste nel ripetere in due o più parole la stessa lettera o sillaba iniziale, affinché rimangano più impresse.

  3. Allusione: Si tratta in sostanza di un riferimento più o meno velato a un qualcosa che non si vuol dire apertamente: “Un labirinto” - un intrico di strade

  4. Anacoluto: dalla parola greca che significa “che non segue”. È una costruzione sintattica che manca dei necessari nessi logici e sintattici: è considerato "errore" quando viene individuato in una composizione scritta, ma nello stesso tempo può essere una raffinatezza stilistica quando l'autore lo usi per ottenere un effetto poetico o anche per riprodurre forme che si avvicinano al parlato. Un piccolo anacoluto può trovarsi nel titolo di un noto libro moderno: Io speriamo che me la cavo.

  5. Anafora: = dalla parola greca che significa ripetizione. Ripetizione dello stesso gruppo di parole all'inizio di ogni verso: “Per me si va nella città dolente, per me si va nell'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”

  6. Antifrasi: = dalla parola greca che significa espressione contraria. A una persona che ha fatto qualcosa di davvero stupido possiamo dire: “Ma come sei intelligente!” e qualche volta, quando la situazione diventa più difficile, diciamo “Ora viene il bello!” intendendo proprio l'esatto contrario di quanto abbiamo detto.

  7. Asindeto: è una forma di coordinazione tra frasi o tra vari elementi di una frase senza uso di congiunzioni: si vestì, mise in tasca il suo coltello, aprì la porta di casa, uscì.

  8. Eufemismo: sostituzione di una espressione troppo cruda o negativa con un'altra meno brutale. Ad esempio, dire che una determinata persona “non manifesta un'intelligenza troppo viva o brillante” quando è stupida”; oppure sostituire parole "tabù" con altre: un brutto male per tumore o andarsene per morire.

  9. Iperbole: “Ma quanto tempo ci metti a prepararti? È un secolo che ti aspetto!” L'iperbole è un'espressione esagerata, per difetto o per eccesso. “Vado a comprare le sigarette: due secondi e torno a casa!”

  10. Ironia: in retorica significa dire esattamente il contrario di ciò che si pensa presupponendo che chi ascolta sappia capire il senso reale del discorso: “Bellissima la felpa che indossi…”

  11. Metafora: probabilmente è la figura retorica più nota e più studiata. Si tratta di un procedimento per cui usiamo una parola concreta per definire un concetto astratto, senza ricorrere a nessun termine di paragone che permetta direttamente di intuire la relazione: “C’era un mare di persone”

  12. Onomatopea: uso di parole che già nel suono esprimono il significato: “Il tuono rimbombò” Ossimoro: accostamento di due termini in contraddizione fra loro che tuttavia assumono un forte valore di significato proprio da questa paradossale diversità: un silenzio assordante, un giovane vecchio, ghiaccio bollente, ...

  13. Perifrasi: giro di parole per dire con parole diverse qualcosa che potrebbe forse essere detta in modo più breve. Può avere un effetto comico: “Sono caduto da cavallo e mi sono fatto là dove non batte mai il sole”

  14. Polisindeto: è il contrario dell'asindeto, cioè è una sequenza di frasi coordinate da una stessa congiunzione: “Esce e prende la macchina e parte e arriva in ufficio”

  15. Similitudine: figura retorica che esprime, spiega o illustra un concetto attraverso il paragone con un altro: entrare in un ristorante come lupi affamati che scendono dalle montagne.

LE FIGURE RETORICHE
Secondo la tradizione la retorica studia il discorso e in particolare i temi e gli argomenti, la disposizione delle parti e la scelta e la disposizione delle parole. In pratica, intendiamo per retorica tutti quegli artifici, stratagemmi e trucchi letterari che ci consentono di esprimerci meglio, di dire e non dire, di convincere, di sostenere una tesi, di ironizzare… in generale, di riuscire ad ottenere qualcosa dal nostro parlare. I termini che definiscono le "figure retoriche", cioè ciascuno di questi artifici, sono numerosi e anche un po' difficili - vengono quasi tutti dal greco - ma i singoli artifici sono poi quasi sempre molto meno complicati di quello che sembrano.


  1. Allegoria: = dalla parola greca che significa “parlare altrimenti”, è una specie di metafora animata e prolungata: una storia, una azione, anche un'intera composizione in cui il significato letterale dei singoli accadimenti passa in second'ordine rispetto al loro significato simbolico. L'intero viaggio di Dante Alighieri nella Divina Commedia può essere un buon esempio

  2. Allitterazione: “Fiesta ti tenta tre volte tanto” è il vecchio slogan pubblicitario di una merendina. L'artificio consiste nel ripetere in due o più parole la stessa lettera o sillaba iniziale, affinché rimangano più impresse.

  3. Allusione: Si tratta in sostanza di un riferimento più o meno velato a un qualcosa che non si vuol dire apertamente: “Un labirinto” - un intrico di strade

  4. Anacoluto: dalla parola greca che significa “che non segue”. È una costruzione sintattica che manca dei necessari nessi logici e sintattici: è considerato "errore" quando viene individuato in una composizione scritta, ma nello stesso tempo può essere una raffinatezza stilistica quando l'autore lo usi per ottenere un effetto poetico o anche per riprodurre forme che si avvicinano al parlato. Un piccolo anacoluto può trovarsi nel titolo di un noto libro moderno: Io speriamo che me la cavo.

  5. Anafora: = dalla parola greca che significa ripetizione. Ripetizione dello stesso gruppo di parole all'inizio di ogni verso: “Per me si va nella città dolente, per me si va nell'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”

  6. Antifrasi: = dalla parola greca che significa espressione contraria. A una persona che ha fatto qualcosa di davvero stupido possiamo dire: “Ma come sei intelligente!” e qualche volta, quando la situazione diventa più difficile, diciamo “Ora viene il bello!” intendendo proprio l'esatto contrario di quanto abbiamo detto.

  7. Asindeto: è una forma di coordinazione tra frasi o tra vari elementi di una frase senza uso di congiunzioni: si vestì, mise in tasca il suo coltello, aprì la porta di casa, uscì.

  8. Eufemismo: sostituzione di una espressione troppo cruda o negativa con un'altra meno brutale. Ad esempio, dire che una determinata persona “non manifesta un'intelligenza troppo viva o brillante” quando è stupida”; oppure sostituire parole "tabù" con altre: un brutto male per tumore o andarsene per morire.

  9. Iperbole: “Ma quanto tempo ci metti a prepararti? È un secolo che ti aspetto!” L'iperbole è un'espressione esagerata, per difetto o per eccesso. “Vado a comprare le sigarette: due secondi e torno a casa!”

  10. Ironia: in retorica significa dire esattamente il contrario di ciò che si pensa presupponendo che chi ascolta sappia capire il senso reale del discorso: “Bellissima la felpa che indossi…”

  11. Metafora: probabilmente è la figura retorica più nota e più studiata. Si tratta di un procedimento per cui usiamo una parola concreta per definire un concetto astratto, senza ricorrere a nessun termine di paragone che permetta direttamente di intuire la relazione: “C’era un mare di persone”

  12. Onomatopea: uso di parole che già nel suono esprimono il significato: “Il tuono rimbombò” Ossimoro: accostamento di due termini in contraddizione fra loro che tuttavia assumono un forte valore di significato proprio da questa paradossale diversità: un silenzio assordante, un giovane vecchio, ghiaccio bollente, ...

  13. Perifrasi: giro di parole per dire con parole diverse qualcosa che potrebbe forse essere detta in modo più breve. Può avere un effetto comico: “Sono caduto da cavallo e mi sono fatto là dove non batte mai il sole”

  14. Polisindeto: è il contrario dell'asindeto, cioè è una sequenza di frasi coordinate da una stessa congiunzione: “Esce e prende la macchina e parte e arriva in ufficio”

  15. Similitudine: figura retorica che esprime, spiega o illustra un concetto attraverso il paragone con un altro: entrare in un ristorante come lupi affamati che scendono dalle montagne.



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