Le figure retoriche


Cred’io ch’ei credette ch’io credesse (Dante- Inferno)



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Cred’io ch’ei credette ch’io credesse (Dante- Inferno)
Le figure retoriche di significato
Queste figure costruiscono un trasferimento di significato da un’espressione ad un’altra accrescendo la carica poetica e suggestiva delle parole.


  1. Similitudine. Figura retorica fondata sull’associazione d’ idee, consistente nel paragonare tra loro due oggetti o sentimenti mettendone in rilievo un elemento comune. Serve a chiarire un concetto poco noto con uno più familiare. Le due immagini sono collegate grammaticalmente tra loro per mezzo di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali: così….come/ tale….quale; a somiglianza di…

A differenza del paragone, la similitudine non prevede che i due elementi possano essere intercambiabili, cioè che il confronto valga anche in senso inverso.

Similitudine: Carlo è furbo come una volpe.

Paragone: Carlo è bello come Giorgio.
Sotto l’ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.


Anche nel discorso comune usiamo spesso similitudini di taglio breve e conciso: Duro come una pietra.


  1. Metafora: Figura retorica che consiste nel trasferire ad un vocabolo il significato di un altro. E’ fondata su una relazione di somiglianza, sarebbe quindi una similitudine inespressa, ossia tale che i termini di paragone risultino addirittura identificati. Ha in genere lo scopo di rendere più evidente un concetto astratto attraverso un’immagine concreta.

Nella Metafora non viene esplicitato il tratto significativo che accomuna i due termini.




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