Le figure retoriche


Achille era veloce come un fulmine. Achille era un fulmine. (



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Achille era veloce come un fulmine. Achille era un fulmine. (manca il concetto di velocità)
Tenni ambo le chiavi

Del cor di Federigo (Dante, Inferno)
Si devono aprire le stelle

Nel cielo sì tenero e vivo.
E’ la figura principale usata per la funzione poetica della lingua e storicamente ha impegnato l’attenzione di poeti e scrittori, ai quali la retorica insegnava i pregi dell’audacior ornatus. Quanto più lontana era la distanza tra i campi semantici a cui si attinge per lanciare una metafora, tanto più questa è efficace e riuscita in poesia. Nel linguaggio comune si sono ormai cristallizzate metafore di cui si è persa la consapevolezza (Es: quell’orso di mio zio/ Quella vipera della segretaria). Al contrario, la riuscita della metafora, oggi molto usata nella pubblicità e nella propaganda, dipende sempre più dalla novità dell’invenzione, dalla scoperta imprevedibile di un rapporto tra due termini di significato completamente diverso. Tipiche sono le metafore verbali che attribuiscono tratti non pertinenti a un nome attraverso l’antropormorfizzazione di oggetti inanimati: Es, il piatto piange/ l’ora incalza/ la luna sorride.


  1. Sinestesia: particolare tipo di metafora che consiste nel trasferimento di significato tra due termini appartenenti a domini sensoriali diversi (tatto, udito, vista, olfatto, gusto)

Le tacite stelle (Vista e udito)

Lampi d’afa (Montale)

Caldi silenzi.

Ruvidi sguardi

Prezzi salati.




  1. Metonimia: figura retorica per la quale si usa un nome invece che un altro, con cui è in rapporto qualitativo particolare. Si tratta di uno scambio di nome che segue queste corrispondenze:





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