Le immagini senza pietà nel giornalismo


Il caso dei “suicidi” dalle torri: 11 Settembre 2001



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5.4 Il caso dei “suicidi” dalle torri: 11 Settembre 2001


Non è necessario spiegare cosa ac­cadde l’11 Settembre 2001 negli Stati Uniti, dal momento che chiunque abbia oggi almeno 20 anni, ricorda con chiarezza l’attentato terroristico alle Twin Towers di New York.

Lo schianto degli aerei e il successivo collasso delle torri sono stati tra­smessi a reti unificate, in diretta e nello sconcerto generale, in tutto il mondo. L’orrore e la disperazione di quelle ore rimarranno certamente vivide nella memoria di chi ha assi­stito direttamente o indirettamente alle scene dell’attentato e allo shock protrattosi per i giorni e le settimane successive, mentre si cercava di spie­gare il perché di una tragedia che ha procurato la morte di migliaia di persone.

Le immagini e i video trasmessi raccontano da soli la portata e le dimensioni di quei drammatici momenti, la polvere e i detriti che invasero le strade, la corsa contro il tempo per trarre in salvo i corpi sotto le macerie, le squadre di soc­corso investite a loro volta dai crolli e dalle fiamme, i volti feriti e insanguinati dei passanti e la vita interrotta di una città sospesa. Tuttavia, ciò che ci ha la­sciato forse un segno più indelebile nella mente, sono stati gli scatti che hanno ripreso gli agghiaccianti “suicidi” delle persone intrappolate nelle torri in fiamme dopo lo schianto aereo.

Queste foto sono probabilmente il sim­bolo più emblematico della tragedia, poi­ché sono il sinonimo dell’impossibilità di scappare da un in­ferno di fuoco. Rap­presentano l’ultima possibilità di scelta: quella di essere almeno padroni della propria morte. Non c’è dubbio che questi “suicidi” siano stati veri e propri atti di estremo corag­gio.

La pubblicazione di queste immagini forti, ha creato meno polemiche che in altri casi di cronaca, probabilmente perché gli avvenimenti ripresi e fotografati, sono stati documentati quando ancora il quadro di ciò che stava succedendo non era chiaro. I primi filmati vennero registrati in balia dello stupore e della curiosità, e i suicidi sono tristemente entrati a fare parte dell’insieme di documenti realiz­zati e poi trasmessi in diretta, senza possibilità di censurare o prevedere quanto sarebbe successo. Loro malgrado, sono diventati una testimonianza dell’atrocità di un evento che tutt’oggi l’Occidente fatica ad accettare.

5.5 La foto vincitrice del World Press Photo 2013 e il problema del fotoritocco



La foto vincitrice del premio World Press Photo per l’anno 2013 è stata scattata dal fotografo svedese Paul Hansen a Gaza, in territorio Palestinese.

L’immagine ritrae i corpi di Suhaib Hijazi, 2 anni, e del fratello maggiore Muhammad di quasi 4 anni, mentre vengono trasportati dai loro zii in una moschea di Gaza City per il loro funerale. I bambini sono stati uccisi dal crollo della loro casa a seguito di un attacco aereo israeliano, il 19 Novembre 2012. L’attacco ha ucciso anche il loro padre, Fouad, e ferito gravemente la loro madre e altri quattro fratelli.

Israele aveva iniziato un’intensa offensiva contro Hamas il precendete 14 Novembre in risposta ai continui lanci di missili da parte di gruppi militanti palestinesi. Nei primi giorni dell’offensiva, Israele si era concentrata su obiettivi di importanza militare e strategica, tuttavia lo scopo dell’offensiva si allargò successivamente a includere residenti sospettati di nascondere militanti di Hamas. Quando il 21 Novembre fu negoziata la tregua, erano già state uccise più di 150 persone a Gaza. Di queste 103 si supposero essere civili, inclusi almeno 30 bambini17.

La foto, all’indomani della consegna del premio al fotogiornalista, ha però attirato su di sé diverse polemiche: i colleghi di Hansen hanno accusato il vincitore di avere fatto uso di Photoshop per enfatizzare maggiormente la drammaticità dello scatto.

Il giornalista de La Repubblica Michele Smargiassi, scrive a riguardo:



Per la giuria del World Press Photo Award, l'Oscar olandese del fotogiornalismo, il caso non esiste. Qualunque ritocco lo svedese Paul Hansen, che venerdì ha ricevuto il primo premio per il 2012, abbia praticato sulla sua immagine vincitrice, "siamo convinti che rientri nelle pratiche accettabili della professione", hanno stabilito i guru di Amsterdam. Ne sono meno convinti centinaia di fotografi, o semplici appassionati, che da venerdì intasano i forum di Internet con proteste contro la "teatralizzazione del dolore", e la "foto trasformata in un Caravaggio". 
Di drammatizzazioni, quell'immagine non parrebbe avere bisogno. […] Un'immagine di dolore estremo, un urlo contro una guerra ingiusta e spietata.  Ma nessuno contesta quel che la foto racconta. Il dubbio è su come lo fa. Per una volta, non sono in questione l'aggiunta o la cancellazione di dettagli significativi, le bugie conclamate.
La polemica si fa più sottile. Sotto accusa è lo "stile" che un uso eccessivo dei "pennelli elettro­nici" di Photoshop o di Lightroom imporrebbe al lavoro dei fotogiornalisti, allontanandolo dalla testimonianza visuale. Quell'abbondanza di dettagli nitidissimi in una situazione movimentata. Quella luce calda che piove da sinistra, sui volti, scaturita da chissà dove, in un vicolo stretto e buio. "Per un attimo la luce è rimbalzata sui muri della stradina", ha spiegato Hansen al  New York Times. 
Ma non bisogna essere dei tecnici per intuire che questa immagine non è uscita così come la vediamo dalla fotocamera. Del resto, "non c'è fotografia mediatizzata, oggi, che non sia più o meno post-prodotta", conferma Renata Ferri, photo-editor di grande esperienza, due volte nella giuria del WPP, "e le regole del premio, lo garantisco, sono molto severe, proprio per im­pedire che gli eccessi dilaghino". E questa foto, perché è passata? "Questa non è una foto di­sonesta, mostra un fatto tragicamente reale. Purtroppo la tendenza all'epicità, alla "licenza poetica", sta dilagando. […]
Cosa spinge i fotoreporter, cacciatori di "storia presa dal vero", a pigiare sul pedale dell'effetto scenografico? In verità, l'aggiustamento "dopo lo scatto" non nasce con la fotografia digitale, eroi del fotogiornalismo come Eugene Smith entravano in camera oscura con un negativo e ne uscivano con una stampa ben diversa. Nel film War Photographer una sequenza mostra l'acca­nita pazienza con cui James Nachtwey, il più accreditato erede di Bob Capa, ristampa decine di volte un negativo, mai contento dei toni. Ma erano casi singolari. Oggi è la docilità un po' stan­dard dei software di fotoritocco a stimolare il nuovo pittorialismo?
Roberto Koch, fondatore dell'agenzia Contrasto ed editore, ha una spiegazione più prosaica: "È la disperata ricerca, da parte dei fotoreporter, di modalità per affermare il proprio ruolo, la propria necessità a un'editoria e a lettori che sembrano non aver più bisogno di loro". Si stilizza per essere accettati da una cultura visuale dominata dalle estetiche della moda e della pubbli­cità. Effetti speciali per "bucare" l'indifferenza mediatica che stritola la fotografia di reportage.
E se fosse un boomerang? "Io non l'avrei fatto, anche se non c'è nulla di eticamente scorretto nel trasformare in un dipinto il funerale di due bambini", premette Pietro Masturzo, ultimo italiano ad aver vinto il WPP, nel 2010, "il problema è che ora lo fanno tutti, con gli stessi stru­menti, lo stesso stile, e il risultato è che, Gaza o Siria o Haiti, le foto sono ormai tutte uguali. Peggio ancora, rendono uguale quel che raccontano.
I "codici etici" dei grandi giornali anglosassoni pongono proprio questo limite alle manipola­zioni digitali: che non superino le "normali pratiche" di controllo di contrasto e toni abituali in camera oscura. Ma già allora c'era chi tirava al massimo. "Se guardi un Moriyama anni Ottanta, o ancora prima un Klein, di toni e contrasti modificati ne trovi quanti ne vuoi", spiega Alex Majoli, presidente di Magnum, santuario del fotogiornalismo di qualità, "ma era il loro stile personale e inimitabile. Ora è una tendenza di massa, imposta dall'esterno, dagli strumenti a disposizione, dalle richieste del mercato. È un'estetica di moda. […]18




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