Le leggi di causa



Scaricare 192.75 Kb.
02.02.2018
Dimensione del file192.75 Kb.



Le leggi di causa.

Le leggi di causa, nel nostro procedimento, sono essenziali. E nel senso dell’abolizione del senso della causa, così com'è solitamente inteso.

Generalmente tra una causa e un effetto esiste una relazione diretta; non esiste una soluzione di continuità tra causa agente ed effetto.

Nel nostro caso, invece, nella relazione tra un evento e un altro, esiste sempre una distanza, una pausa; la relazione non è diretta, così come si intende solitamente l’azione diretta.

Nel nostro caso, la relazione è relazione d'assenza.

Nella relazione d'assenza due eventi (assenti) sono nella relazione per la quale, soltanto poiché c'è separatezza, perfetto distacco, tra un agente e l'altro, allora c'è relazione.

Come se il distacco - il nulla che in esso è - prendesse la caratteristica e la forma di un alcunché 'capace' di far sì che s'ingeneri un (ulteriore) alcunché, che da questa (in codesta) relazione ha origine.

Nel nostro procedere, ogni evento è originario; nulla accade al di fuori dell'origine.



Nulla è causa di quell'altro.

Esistono (vi sono) eventi contigui, e in questa stretta relazione (di contiguità) ha luogo (e tempo) altro, originantesi nella contiguità e in profondità.




Appunti.

Nella schizofrenia e in ogni forma grave di patologia (psichica, o altro?) la ‘morte’ si fa evidente (come un velo di superficie).

Riteniamo essere la schizofrenia, la morte, la malattia in generale, gravi disturbi del livello profondo del sonno.

Il livello profondo del sonno corrisponde a un livello 'profondo' della morte - (come) cessazione di attività -, dove la 'morte' è morte non morte, cioè è annullamento e trasformazione della materia cosiddetta.

La morte cessa la sua attività così come la 'materia' cessa la sua attività.

Tentare la natura (un albero, una casa, un uovo, un’idea …), e raddoppiarla, nello stesso luogo e nello stesso istante.

Allora cessa la sua morte e, con quella, la morte di tutti gli altri.

Nessun uomo ha mai vissuto realmente la propria vita.

L'esperienza del vivere è, generalmente, scostata, anche se solo di un poco, dal soggetto che vive (quell'esperienza).

Soltanto se un uomo avesse l'esperienza della vita perfettamente coincidente con sé che (la) vive, allora la vita e chi la vive radicalmente muterebbero.

Esisterebbe un uomo che ha esperienza e coscienza di sé che vive la propria vita nello stesso istante (in cui vive e ha coscienza di esperire la vita). E l’esperienza delle cose sarebbe del tutto altra.




Della (mia) metamorfosi.

Mi è capitato, qualche tempo fa, dopo moltissimi anni che studiavo la possibilità dell’esistere di un processo di Pensiero diverso dall'usuale e di una realtà concorde a questo, e perciò altra rispetto a quella vissuta e concepita dalla maggior parte degli esseri umani, di avere un'esperienza terribile, della quale io, e soltanto io, nessun altro al di fuori di me avrebbe potuto averne la coscienza e la prova: ero prigioniero di un fenomeno che si originava all'interno di me - del mio capo, in particolare. Un'enorme vibrazione si era formata e fissata nel capo, della quale io ero cosciente nel modo più reale.

Si era scatenato e, allo stesso tempo, come bloccato, - un blocco vibrante -, un rumore oscillatorio, fermo e alternato nello stesso punto, che svuotava di presenza ogni tentativo atto ad afferrarlo e a concepirlo come entità reale: non era possibile, nel modo più assoluto, ricondurre il fenomeno a niente di umanamente riconoscibile.

Questo ente-non ente vibrante mi portava via con sé e non mi permetteva di scostarmi da sé, non potevo, cioè, smorzare la coscienza di me, io che avevo esperienza tremenda di quello.

Una vibrazione che scuoteva il mio capo e con quello tutto il mio Io, lì radunato e compresso, cosciente in sommo grado di non poter fare altro che sopportare questa condizione, della quale non si conosceva la fine, probabilmente perché non aveva al suo interno né un principio né una fine: era nata così dal niente, e niente

sarebbe rimasta, pur propagandosi nel tempo, del passare del quale sentivo l'esistenza.

Ero sempre più cosciente che ero io ad essere in quella condizione, dalla quale non avrei mai più potuto uscire: una condizione senza speranza e senza attenuazione.

La cosa inconcepibile era che la vibrazione non avrebbe mai potuto cessare così come era nata dal nulla, senza alcuna causa né ragione apparente o profonda - così si manifestava.

E la vibrazione proseguiva senza modificarsi di niente: e io ne facevo conoscenza sempre più intensa e completa. Era insopportabile il fatto che quella condizione non era 'nulla', cioè che io dovevo sopportare di essere nulla, e soltanto nulla, forse così avrei potuto sopravvivere, ovvero morire, ma almeno senza una catastrofe. Anzi, a ben pensarci, neppure la morte era praticabile; difatti era costante quella terribile vibrazione, senza mutamenti, senza scosse. Ma io ero sempre più privato di me, cosciente di questo, con una coscienza che si approfondiva senza che, però, avessi esperienza del mutare: ero io, ancora, che vibravo, e in me vibrava la coscienza del Nulla.

La successione lungo una direttrice temporale e in profondità (simultaneità) permette la nascita (l’origine) delle premesse sulle quali, entro le quali, disporre la Realtà nuova.



Proprietà dei corpi.

I corpi (la materia) vicini all'annichilimento (alla morte) mutano condizione: da complessi quali erano, si semplificano, perdendo alcune delle loro proprietà intrinseche, (ne acquisiscono talvolta altre: l'assenza p.1), ad esempio, possono perdere la resistenza al passaggio di energia, e la tendenza all'accoppiamento (alla relazione complessa).



Dell'energia e dell'evoluzione.

Parliamo di un’energia che è anti energia, non nel senso che questa si opponga all’energia nota, ma nel senso per cui l'anti energia, l’energia, cioè, subliminale, ruotata in senso antiorario, si presenta libera di legame.

L’energia libera di legame è energia cava; è formazione di un vuoto cavo, in una profondità libera da spazio e da materia che occupa.

L’energia di cui trattiamo è generatrice di vuoto (senso cavo) al contrario dell’energia nota che è prodursi di forza lavoro, che è un alcunché di convesso.

L’energia cava dà luogo a un movimento antiverso, moto anti, per il quale le cose, in generale, si liberano dei legami usuali e si mostrano con una nuova fase/faccia. L'energia cava tende a fermare le cose, con un movimento antiverso, per il quale le cose esistenti perdono della loro esistenza (eccessiva).

Le cose condotte a fermarsi, - di quel fermarsi tendente all'essere nulla - si trasformano, diventando libere di manifestarsi in qualità di 'altre'.

Arrestando (‘in profondità’) il movimento di una cosa, questa si trasforma (in altro).

La trasformazione dell’energia eccitatoria in una condizione di minor eccitabilità generale e di miglior qualità della conduzione eccitatoria di un organismo biologico ha permesso il farsi di una condizione possibile per l'originarsi del pensare.


La realtà depurata della traccia è un alcunché di vuoto (di traccia). È vuoto nuovamente plasmabile (creabile).

La traccia (ciò che gli uomini hanno pensato essere sé e le cose) è evento successivo (a qualcosa); è segno, cioè, di un passaggio, è evento, un alcunché che vien dopo, che nasce dopo l'accadimento di un altro evento.




Proposizioni: l’anti conduzione.

Il sistema nervoso funziona secondo una modalità di iperconduzione specifica ad esso: l'impulso nervoso, modulato dai mediatori, incomincia a viaggiare a una velocità vicina all'assenza; si origina pertanto una 'condizione' di subliminalità, in cui si trasforma l'impulso concreto ed evidente, in una forma non concreta, non evidente che è il 'pensare' (assente).

Tale condizione ruotando dà luogo, di nuovo e daccapo, alla realtà evidente, quella che tutti vediamo.

C'è un errore nella rotazione; il mondo è fatto concreto, il pensare è fatto inesistente, un'operazione del vuoto, anziché proposizione dell'Assenza, capace, cioè, di esistere in una condizione d’assenza di traccia, quella condizione diversa, ruotata rispetto alla sua precedente | della vita (istintuale) animale |.




Della gravità e del moto.

Ad ogni forza corrisponde, naturalmente, un'altra forza che gli è contraria, nel senso di anti (forza); una forza negativa (non assente) che annulla l'effetto distruttivo della forza in sé.

La forza, da sola, produrrebbe, nel sistema, un annullamento progressivo e rapidissimo; una saturazione 'concreta' del sistema che è equivalente alla 'concreta' morte del sistema stesso.


Della materia e della cosa.

Nessuna cosa potrebbe esistere senza la sua anti cosa.

La cosa occuperebbe in modo ‘concreto’ tutto lo spazio reale, rendendo questo inabitabile, non vivibile; saturo della sua materialità informe e totalizzante.

Della materia fisica.

In fisica si assume che di ogni particella esista, corrispondentemente, l'antiparticella; in generale, alla materia corrisponda l'antimateria.

Esiste nell'universo (fisico) un principio di simmetria, per cui, ad ogni particella con una carica di un certo segno, ne corrisponde un'altra di segno opposto.

Questo principio simmetrico dà luogo alla raffigurazione di un universo nel quale esiste corrispondenza simmetrica di una faccia con l'altra; il mondo è rappresentato da una figura simile a Giano bifronte.

Una simmetria di questo tipo implica una rotazione di un universo rispetto all'altro di 160°. A una certa particella di un certo segno corrisponde un'altra ruotata rispetto alla prima di 160°, cioè capace di una semirotazione.

La simmetria della materia di cui ci occupiamo, invece, ha una forma diversa; ad ogni ente corrisponde un equivalente, di segno contrario, posto a 360° rispetto al primo. Alla materia corrisponde un'anti materia che ha compiuto interamente il giro: alla materia corrisponde una anti anti materia, che è l'opposto 'completo' della materia: alla materia corrisponde qualcosa che è totalmente 'altro' rispetto a sé. Alla materia corrisponde una materia 'assente': la materia è (venuta) meno; al suo posto esiste la materia 'assente', che è la materia che è priva di sé, della sua evidenza concreta. Il termine 'evidenza' qui è usato non come termine filosofico, nel senso di rappresentatività, ovvero di apparire nel modo concreto; non è solo un modo, un aspetto dell'apparire della materia, ma anche e soprattutto una condizione dello stato della materia: la materia si può trovare nello stato di evidenza così come trovarsi in quello della ’non evidenza’; la materia può trovarsi nello stato di sovraliminalità, ovvero in quello di subliminalità. La materia è concreta e visibile, ovvero è nella condizione di assenza. Inoltre uno stato non esclude l’altro; la materia è nella condizione di concretezza evidente, ovvero, e allo stesso tempo, può trovarsi nella condizione di 'assenza'. Una condizione non esclude l'altra; anzi, per lo più, come condizione obbligatoria che prevede (precede) l'altra, pena l’'annullamento' - che è, in questo caso, inesistenza - della materia stessa.

La condizione di materia che ha finora dominato l'universo insieme con il suo corrispondente ‘anti’, - deformandolo tramite l'evidenza - , ora cede il posto alla nuova condizione di materia, anti anti materia, in cui alla materia evidente corrisponde una condizione di materia assente.

Viene introdotta una condizione della materia in cui la simmetria è intera; a un universo supposto fatto di materia evidente corrisponde, dall'altra parte, fatto un giro intiero, un'assenza di quella materia evidente, che è ancora materia, di tutt'altro genere.

Viene introdotta una condizione di assenza di materia, che è il luogo' definito per assenza della materia evidente.

L’assenza che qui introduciamo non è, perciò, soltanto una mancanza, il vuoto di materia, è, invece, luogo dove la materia, interamente ruotata, dà luogo a un altro stato di sé. L'assenza di materia è, allora, quel genere di materia definito dalla differenza che è posta dal venir meno della materia evidente: la non evidenza è ancora stato della materia che ha mutato in altro la sua condizione di 'evidenza'.

Possiamo ora considerare che la cessazione della condizione di evidenza è equivalente alla cessazione dell'attività della materia; poniamo, infatti, equivalenti, in questo ambito, l'evidenza con l'attività.

La cessazione di attività, nel nostro caso, non dà luogo, perciò, alla cessazione di esistenza della materia, bensì a una trasformazione di questa.

L'equazione fondamentale dell’energia e della materia formulata da Einstein pone la massa equivalente all'energia in certe condizioni di velocità, cioè di attività del sistema delle forze agenti, per cui Δ E = m c2 dove m è la massa e c è la velocità della luce.

Nell'universo ora modificato con l'introduzione dell'assenza di evidenza, che è equivalente alla cessazione dell'attività e della forza, esiste un’altra relazione tra massa (evidenza) ed energia e velocità.

La cessazione di attività (la velocità) dà luogo alla trasformazione della massa (l'evidenza), inducendo una nuova forma di energia: l’energia passiva, ovvero inattiva.

La cessazione dell'attività di un Universo evidente, la cessazione, cioè, di un Universo, quello finora pensato, dà luogo a un universo ad alta energia passiva, che è un universo anti universo fatto di anti energia, ovvero energia subliminale.

Senza l'esistenza di codesto universo, l'anti anti universo, - fatto di anti anti energia, ovvero di energia passiva, o inattivata -, non sarebbe mai potuto esistere neppure l'universo evidente; soltanto tramite la scambio dei due tipi di universo, ovvero di energia, esiste la probabilità dell’esistenza di un universo fisico visibile.


Dell’energia negativa.

Abbiamo introdotto il concetto di energia negativa ovvero energia assente.

L'energia assente non è il livello zero dell'energia, la mancanza, cioè, di energia.

E', invece, un nuovo livello, dove è manifesta una nuova forma di energia.

Si tratta di un'energia subliminale; una sorta di energia che scorre sotto la materia ordinaria evidente.

Senza l'energia a grado zero non vi sarebbe la possibilità del mondo e della vita evidenti.

Esiste continuamente uno scambio fra i due tipi di energia, quella evidente e quella non evidente: passiva.

Questo scambio permette il non annullarsi/alterarsi dell'energia evidente; l'energia non evidente toglie l'eccesso di energia evidente, altrimenti il mondo, all'istante, si saturerebbe, ingenerandosi il suo collasso.

Il collasso di cui parliamo è analogo a quello espresso dal big-bang; il collasso gravitazionale che si assume come origine del nostro universo evidente.

Come se il primo evento del nostro universo evidente fosse stato il collassarsi immediato a causa della saturazione subitanea, dovuta al venir meno dell'energia assente.

Come se l'universo che abitiamo fosse alla sua origine il frutto di un errore, se osservato dal punto di vista dell'evidenza: esso è il risultato dell'avvenuta mancanza di quella grande 'assenza', che è tramite dell'assenza generale primaria, che tiene 'sospeso' il mondo al di là dei suoi confini visibili e certi.


Poesia.


Zampillanti piccoli lumi alla sorgente del vivere,

di là dei passi: il futuro di 50 milioni di anni che verranno. 'Altro', io dico, "e non c'è nessuno che lo pensi e che lo discuta".

Vennero grate a delimitare quel luogo, oltre il quale una statua del '500 lombardo,

senile e avvezza al rimpianto, copiava e ricopiava quel sonno austero ....

quella faccia al limite dello sferruzzare delle campane, con distacco.

È ovvio, è nulla, è l'immagine del dopo, io dissi,

con felicità serena, a testimonianza di una condizione di opulenta e profonda stabilità

mia e degli altri, se volessero; basterebbe per accompagnare quella corteccia di albero, là, subito illuminato nel mezzo, dove s'immette la facciata ottocentesca

strappata dallo sfarfallio dei piccoli lumi al presente

presente, …. al presénte …. ééé …. al presénte.

Non c'è altro: stamani s'era riempito un po' troppo lo spazio,

quel giardino, quel mio corpo, l'assoluto,

il mediano, la fisicità nascente,

e tante tante specie di ogni varietà.

Una copia è lì a disposizione fino a fra 50 milioni di anni,

chi saprà raccattarla; da terra, e terra, i fogli e il rame,

la fuga sperimentale

e la gioia intensa, chi la riflette?

“È mia”.

Il mondo visibile è dato dall’equilibrio (oscillante) tra qualcosa (la massa) e niente (l’assenza).

Il sistema uomo è quello più perfettamente equilibrato tra i due estremi.


Dicesi 'concreto': - parlare 'concreto', pensare 'concreto', vedere 'concreto', e così via -, quell'azione del pensare, parlare, eccetera, per la quale l’‘evidenza’ tende ad occupare in maggiore misura (dell’‘astratto’) il 'luogo' della 'dissertazione'. Nel pensare 'concreto' c'è la tendenza a una rapida saturazione.


Per 'astratto' intendesi quel parlare, pensare, vedere, eccetera, per il quale più libero 'luogo' è lasciato. Nel pensare astratto, esprimersi 'astratto', all'evidenza si contrappone il discorso subliminale, che è capace di dar 'luogo sgombro' al procedere (del discorso): procedere che, altrimenti, ingenererebbe una condizione di 'saturazione'.

Da ciò si comprende che anche il discorso più altamente 'astratto', secondo la denominazione consueta, potrebbe essere altamente concreto, e così il contrario.

La differenza (tra astratto e concreto) è fatta da altro: dallo 'scorrere' o meno del subliminale, quel procedimento che toglie, 'lava' il riempirsi eccessivo della saturazione.


L’arte ha un qualche senso d’esserci soltanto se, con la rappresentazione, - che è la modalità principale del suo esistere -, apre una porta oltre la quale e attraverso la quale sia in atto la ‘profondità’ (senza la prospettiva).

Se al Niente globale è sottratto un Niente parziale, s'origina allora una nuova dimensione/condizione del Niente, vicino al Niente concreto, quello dell'Universo visibile.

Tale condizione è simile a quella per cui un'enorme massa carica d'alta energia si contrae al suo centro, producendosi così la grande esplosione (iniziale).


Alla grande Assenza venne meno un'assenza minore; si fece così luce un grande collasso (d'onda) con l'originarsi di una massa (potenziale) sufficientemente grande, informe e senza sostanza (substantia).

La massa ad alta energia potenziale, allora si contrasse (collassò) ed esplose, dando inizio all’universo concreto (visibile), in continua evoluzione.

Se al Niente globale è sottratto un Niente parziale, si manifesta una massa (sufficientemente grande) che tende ad esplodere in successive grandi esplosioni, dalle quali si sviluppa la dimensione del concreto.

Se una massa è sufficientemente grande ed è privata del suo inverso (il Niente) (l'anti massa), allora esplode innescando un processo continuo, ad alta energia (concreta).

Proposizioni: della profondità.


Vedere in (la) profondità è scavalcare la morte.


Tutte le cose stanno in una profondità abissale. Vederle in questa significa iniziare a conoscere.

L'evoluzione è vedere in profondità.

Gli uomini, in genere, vedono in superficie; così viste le cose non hanno esistenza loro propria; né affabilità.


La Nientità è ciò che è in mezzo e circonda le cose.

È ente concreto, non diverso dal 'Niente' che abbiamo trattato.

È anche ciò che profondamente sta 'entro' le cose.



Non c'è Cosa, senza il Niente (la Nientità).

La differenza tra il Niente comune e codesto Niente (Nientità) è che il primo si oppone alla cosa (l’Essere), mentre il secondo ne induce l’Esistenza.



Precisazioni circa il nascere della materia.

All'inizio c'era il Nulla, ovvero la grande Assenza.

In questa vi fu come un'assenza, ovvero si 'manifestò' un'assenza.

La grande Assenza collassò, come un'onda, con l'emissione di una materia molto densa, priva com'era di Assenza, ovvero di 'Nientità'.

La materia così densa, al suo centro, si compattò vieppiù, finché esplose, in tutte le direzioni, con un grande dispendio d'energia.

Mai null'altro sarebbe avvenuto, se non si fosse, di nuovo e daccapo, originata quell'Assenza, quella Nientità che dà forma alle cose.

Dopo il Grande Botto vi fu un grande brevissimo silenzio, in cui la materia nuovamente in sé si aprì, perdendo della sua 'concretezza' 'assoluta', acquistando, invece, della Nientità, che serve a dare alla cosa probabilità d'esistenza.

Tramite questo espandersi e contrarsi, esplodere e far silenzio, si sviluppa tuttora l'Universo.

Mai terminata è la creazione, né la cosa né la sua assenza.

Esiste un rapporto reciproco basato sulla differenza (distanza) infinita fra le cose.

Un oggetto (un corpo) influenza l’altro tramite la sua distanza infinita (la differenza infinita) (il distacco) da quello.

Tutte le cose (i corpi) dell'Universo stanno tra loro in (reciproco) rapporto secondo una distanza infinita.

Qualora venisse meno tale rapporto (all'infinito), - per un tratto sia pur infinitesimo -, avrebbe luogo un collasso (della materia), dando luogo a quella stessa infinita densità da cui l'Universo attuale si dice aver avuto origine.

Due corpi comunicano tra loro a causa della (mediante la) loro assoluta differenza.

Quando esiste (assoluta) differenza, - che è essere ‘altro’ – allora ha inizio lo scambio, che è anche scambio ad alta energia.

Non esiste 'comunicazione' tra le cose e tra gli uomini e le cose.

Eppure nell'apparire uomini e cose comunicano.

È questo un aggiustamento intervenuto a causa dell'adattamento reciproco che è intervenuto nel mondo con l'apparire (dell'evidenza).

Non esiste una reale (identificabile come tale) unica forza di gravità; ciò che è stata chiamata come tale è, invece, una forza coesiva di tutto l'insieme, con leggi più complesse delle gravitazionali. L'Universo esiste grazie a tale forza unificante, che nasce (entro e) da una relazione complessa.

La relazione complessa è quella relazione per la quale due o più forze stanno fra di loro in relazione a causa di (grazie a) una loro trasformazione istantanea nel loro 'inverso', (posto) a 360°.

La forza di gravità, la forza elettrodebole e la forza elettroforte si annullano (divengono uguali alla zero complesso) nella loro relazione complessa. La loro relazione complessa è uguale sempre a zero, (è mantenuta costantemente uguale a zero), pena l'esplosione di tutto l'Universo.

Lo zero, di cui parliamo, è lo zero complesso; quello zero che è frutto di una relazione (complessa) (antirelazione).

Lo zero complesso è equivalente a quella condizione per la quale la distanza fra due cose o eventi è fatto assoluto.

Intendiamo, per distanza assoluta, o distacco, quella condizione per cui due corpi, due enti qualsiasi, non hanno (possibilità di) relazione (di comunicazione) entro le distanze, le eguaglianze comunemente note.


Il Niente dà coesione alle cose; è forza (antiforza) elettrodebole così come forza elettroforte: è la piena passività di tutte le forze.

Il Niente tiene assieme le cose che, altrimenti, si dissocerebbero, di una dissociazione subliminale, non immediatamente visibile sul 'piano consueto'. La dissociazione, tuttavia, a lungo andare, si farebbe manifesta, dando luogo alla disintegrazione dell'Universo visibile.

Il Niente, perciò, è una forza subliminale, (cioè) del livello subliminale; è la forza unificante di tutta la Natura (subliminale).

Poiché la Natura visibile (sovraliminale) non esisterebbe (concretamente), senza la contemporanea presenza della Natura sottoliminale, si dice anche che la forza subliminale del Niente è la forza unificante di tutto l’Universo (sovra e sottoliminale).

La presenza di tale forza (anti forza), è rilevabile all'osservazione di più fenomeni, dei quali, a mano a mano, daremo l’'evidenza'.


Perché, senza il Niente, l'Universo avrebbe tendenza alla disgregazione?

L’Universo avrebbe la tendenza alla disgregazione a causa della sua fattezza concreta, e concreta.

Ogni ente materiale fatto della concretezza tende a disgregarsi appena acquisti 'evidenza'.

La condizione di 'evidenza' è una condizione del tutto particolare, che si è prodotta in circostanze del tutto improbabili.

L'universo visibile esiste e si manifesta a causa di una caduta di 'tensione' dell'Assenza generale, che tutto 'astrae'/ è astratta.

(Sto parlando dalla parte dell'esistenza/evidenza delle cose).

La caduta di Assenza è 'fenomeno' altamente improbabile.

Il collassarsi dell'enorme vuoto primordiale è altamente improbabile, così come il 'permanere' di un qualcosa che faccia seguito al collasso iniziale.

L'ente concreto è comunque un evento straordinario.

Al primordiale collasso avrebbe potuto far seguito un evento qualsiasi, diverso da quello ora visibile.

Invece si formò materia concreta, il nostro Universo. Perché?

La materia concreta - ripetiamo - è evento del tutto imprevisto; l'Universo tenderebbe ad essere fatto di materia assente, di Assenza tout-court.

La condizione di Esistenza, sia pure parziale, qual è quella attuale, è paradossale. Difatti, il Niente collassa e, da questo, come da un altro mondo, nasce la Materia concreta. Come mai?

Bisogna sempre tener presente che l'Assenza di cui parliamo, è Assenza straordinaria; non è, perciò, semplice opposizione alla materia concreta.

L'Assenza, di cui parliamo, il Niente/la Nientità, stanno entro i profondi recessi del Nulla.

Nella posizione, cioè, che è (almeno) a 360° rispetto all'esistenza concreta delle cose.

Ogni essere s’incontra con l’altro in un punto all’infinito.

Gli esseri scambiano tra loro in un punto (in un luogo) che è posto all’infinito, quello stesso da quale (entro il quale) essi originano.

Il mondo è rappresentazione; così è nato.

È come una sfera al cui interno non c'è niente; ovvero c’è il nulla, quel nulla che mai è stato fatto essere, perché mai è stato pensato, compreso. Da ciò (a causa di questo) è nato il mondo sovrastante (della superficie sferica) che è quella stessa rappresentazione della quale ora il mondo è fatto, quasi che essa abbia sostituito quella mancanza (centrale), quella che è ed era, - fin dall'origine -, del nulla (e della morte).

La rappresentazione ora sembra essere quasi ente reale e concreto, pronto ad ulteriore sviluppo (scientifico, fisico, morale), non mancante di niente di fondamentale e reale.

Il mondo, cioè, cresce e si accresce di nuove entità di pensiero e di materia che si aggiungono, si affastellano sulle precedenti; talvolta - raramente - le sostituiscono perché rese inutili, perfettamente superate; tutto ciò senza che mai, però, sia toccato quel centro, quell'unità mancata, quel vuoto primordiale che sta appena al di sotto della superficie, che disgiunge il mondo da una sua più compiuta, più ampia probabilità di origine.

A causa di questo il mondo è complicato; un sovrapporsi, per lo più disordinato, di idee e di enti concreti e non; è un mondo che è e resta piccolo, ridotto, privo com'è della sua più compiuta unità, vuota, ne è l'origine, impossibile è lo stare di un fondamento come luogo d'un reale (e concreto) Inizio.

Le cose esistono (e scambiano) in un punto all'infinito.

Il nostro universo (sensibile) esiste unicamente in un punto (un luogo) posto nell'infinito.

L'infinito di cui diciamo è anti infinito; è l'infinito che è venuto meno, ruotando anch'esso di 360° rispetto la comune identità.

Tutte le cose stanno come all’infinito; e in questo sommo distacco l’una dall’altra e di tutto dal tutto s’origina il mondo sensibile.

21 febbraio 1991.


Le specie si evolvono quanto più sono capaci di tenere costante, - nei pressi del livello zero (assenza) - la loro conduttività agli impulsi relativi allo scambio di energia.

Quanto minore è la resistenza all'impulso (nervoso), quanto maggiore e più funzionale è il controllo, per il quale il sistema conduttivo è capace di stare al livello zero - cioè di non accumulare cariche di energia in sovrabbondanza, il che vuol dire: non saturarsi -, tanto più allora questo organismo sarà in grado di evolvere.

L'alterazione del sistema conduttivo (nervoso) provoca gravi danni all’organismo, quei danni che portano alla morte del sistema complesso.


Incontro le persone e le cose nella loro infinita distanza; in essa, talvolta, si manifesta l’originarsi di un’assenza.

Esiste (sta per esistere) al mondo un livello di realtà nuovo; il che vuol dire un Universo nuovo che, - al posto del livello sul quale era fissato lo zero, e pertanto la mancanza, l'inesistenza e la morte -, poggia su un piano maggiormente profondo.

L'esistenza di un nuovo livello, dov'era in precedenza segnato lo zero, e pertanto l’inattività, dà luogo al cambiamento radicale delle cose e dei pensieri relativi alle cose.

Antecedere, ovvero esistere su un livello 'altro', subliminale rispetto a tutti i livelli precedenti, significa avere esperienza di un Universo al di fuori dei confini dell'Universo noto; avere esperienza di un Universo mai prima esistito.

Abbiamo chiamato quest'Universo 'Universo dell'Assenza'; ora lo chiamiamo Universo del livello 'zero', perché sembra essersi colmato il fossato dell'Assenza e del Nulla a favore di un 'piano' di stabilità 'reale', su cui poggiare le cose.

Occorre ora fare un'operazione non ortodossa, che implica il coniugare termini e significati di diverse discipline - la filosofica, la teologica, la scientifica -, allo scopo di comprendere meglio il processo di sviluppo e di evoluzione degli esseri viventi.

Diciamo, allora, che lo Spirito (Pneuma) è l’'astrazione' - nel senso di essere la risultante dell’‘assenza’, antiversione e rotazione -, che avviene all’interno del sistema di conduzione degli impulsi, in generale presenti nell'organismo vivente.

Ammettiamo che all’interno di un organismo circolino vari livelli di energia, dagli impulsi elettrici e biochimici, a quelli di maggiore complessità, risultato dell'interazione e della modulazione di questi.

Con l'evolversi della specie si modifica la capacità di conduzione dell'organismo, nella direzione di una minor resistenza alla circolazione dell'energia (anti energia).

Con l'insieme della minor resistenza (iperconduttività biologica) con la maggior complessità e 'astrazione', come antiversione e rotazione completa dell'energia circolante, si origina una nuova sostanza che ha le caratteristiche che la Scienza teologica ha attribuito allo Spirito (Pneuma).

Quanto maggiore è la capacità di ‘spiritualizzarsi’ di un organismo, nel senso di avere in sé codesta sostanza, emblema della totale rotazione e astrazione della materia, tanto più l’organismo si sarà evoluto, capace di una maggiore e più complessa relazione.

Nota.

E' difficile, anche per me, accettare l'esistenza di una siffatta sostanza - lo Spirito - come agente concreto dell'esistenza fisica degli esseri. Tuttavia è l'unica categoria del Pensiero, finora, che mi sembri esprimere abbastanza coerentemente il fenomeno che ho attualmente in osservazione.

Perciò, anche se nell'immediato una tale formulazione esteticamente non mi è consona, abituato come sono a separare le categorie, disciplina da disciplina, non posso tuttavia esimermi dall'accettare questa modalità di espressione, poiché è essa quella che mi pare essere la più appropriata ad indicare l'esistenza del nuovo livello di comportamento dell’essere biologico attualmente in osservazione.

Il livello zero, di cui qui si parla, è ente concreto. Non è unicamente lo spegnersi di un fenomeno, né l'azzerarsi di una quantità.

È anche questo, è vero; tuttavia, nel nostro sistema, l'essere zero significa, perciò esiste quale dimensione reale e temporale di un alcunché che ha cambiato la sua forma primitiva e, nell'azzerarsi, nello spegnersi, ha acquisito nuova sostanza che, intatta, 'altra', si 'trasmette' costantemente entro/lungo il nuovo ‘livello zero’.

Possiamo rappresentare il livello zero come una 'fascia' (d'esistenza).

È questa una 'dimensione' entro la quale si svolge il fondamentale esistere delle cose (della materia).

Nulla, d'altronde, esisterebbe (a questo mondo) se non esistesse il 'livello zero' entro il quale le cose corrono a de/porre la propria 'fattualità'.



Ampliamento generale dei sistemi (iper)complessi.

Ci sembra per lo meno improbabile che l'equilibrio di un sistema complesso qual è quello biologico (e pensante) si svolga su un unico piano, così come finora si è pensato.

Tutti i sistemi di controllo - i sistemi inibizione/contro inibizione - sono pensati svolgersi sul medesimo piano.

L'evento morboso è pensato avvenire sul medesimo piano sul quale si svolge l'evento 'sanità'.

(Si pensa che un corpo si ammali). Un corpo si ammala quando uno dei componenti è alterato, per rottura di un equilibrio interno, ovvero a causa dell'intromissione di un agente esterno (batterio, virus).

Noi sappiamo, invece, (vedi foglietti precedenti), che l'equilibrio generale di un organismo è relativo a delle leggi che tengono conto di processi più ampli del singolo: la legge di relazione così come quella della distanza, oppure quella a fondamento della circolazione dell'energia, per la quale è obbligo - pena la disorganizzazione del sistema 'complesso' - che sempre sia in atto il livello zero, entro il quale l'organismo si riconosce e si sviluppa.

L'impulso circola, lo stato di 'vita' complesso permane (gli strati profondi dell'esistenza) solo e unicamente perché tutto ritorna a organizzarsi intorno al livello zero che è quella 'fascia', quella banda entro la quale oscilla la dimensione universale dell’essere e del nulla, dello zero e dell'uno.

Uno è ciò che si manifesta (all'evidenza). Zero è ciò che 'ritorna', si stabilisce scorrendo entro l'assenza (di evidenza).

Ci pare importante, perciò, dare la forma a quel livello zero dell'organismo biologico (e pensante) secondo il quale l’organismo esiste, si manifesta e si organizza.

Riteniamo che la malattia, in generale, e, in particolare, l'evento tumorale sia il manifestarsi concreto di un’alterazione che si è prodotta a questo livello/il livello zero della manifestazione vitale (e pensante).

La patologia 'di una certa importanza' nel sistema biologico superiore è l'espressione di un processo complesso, che, allo scopo di mantenere la sua complessità, mette in atto procedimenti che tenderebbero sì alla complessità, ma, che, a causa di qualche errore nel sistema atto all'adeguamento, sollecitano, invece, provvedimenti che si riveleranno privi di 'finalismo complesso', e, perciò, essi stessi mortali (privi della complessità necessaria al mantenimento della vita complessa).

Pensiamo a un sistema generale avente un progetto complesso, atto allo sviluppo complesso (storia della complessità) insieme con l'espressione costante e complessa dello zero (dell’assenza).

Pensiamo ad un'evoluzione nel tempo, con una direttrice temporale (tempo non ciclico), lungo la quale il sistema si accresce della complessità, senza che venga meno lo zero (complesso).

Pensiamo a una pluristratificazione temporale, per la quale esiste un tempo storico evidente, che è quello visibile e ordinario.

A un tempo meno evidente, sottostante a quello evidente, molto molto più lungo, che è lo svolgersi nelle ere interminabili dei processi complessi (maggiormente complessi).

Infine a un tempo quasi immobile che è tra lo zero e l'uno.

È questo un tempo che ha un inizio e un brevissimo sviluppo (quasi non evidente), e che torna subito su sé, nel punto dell’inizio.

È un tempo che agisce da controllo sugli altri: è come se li 'stringesse' entro l'inizio; è come un segnale del 'morire' del tempo. È un tempo che s'inizia e che entro questo inizio resta, con un breve, brevissimo, fragile, inconsistente segno di sviluppo.

È questo un tempo che funge da segnale atto a proporre la sua stessa inibizione/estinzione, al momento del suo nascere. È la crescita che, subito, si ricompone e rinuncia (a crescere).

Il tempo delle ere è un tempo profondo; è questo un tempo che s'incontra con il tempo convulso del divenire e lo placa, scorrendogli al di sotto e, in tal modo, trattenendolo in un luogo meno eccessivo. Lo scarica degli eccessi, facendo sì che la Storia possa scorrere nei due sensi, lungo, cioè, la freccia del tempo del divenire, che non ritorna; e lungo la freccia, invece che, all'apparenza, ritorna, ma che, in effetti, propone un inizio sempre più complesso, in un tempo non tempo, un'origine mai data, e che, ogni volta, va a collocarsi e a proporsi come tempo possibile al Pensiero, senza, con questo, affermare né negare un possibile Inizio a quello.

Il 'finalismo' di cui parliamo è una condizione del sistema ch'è aperto; una condizione - più ampiamente - che contiene il sistema ch'è aperto.

È un grande 'disegno' entro il quale sono ’deposti' il sistema evidente e non evidente.

Nessun elemento del sistema di cui abbiamo finora parlato esiste di per sé, senza relazione; privo di quella relazione ch’è complessa.

Ogni relazione è - come detto - relazione di enti (elementi) che stanno tra loro in una distanza infinita.

La relazione è quella di 'assenza', per la quale ogni elemento sta all'altro, come contenitore 'subliminale' rispetto all'altro, in una distanza all'infinito, nella quale essi scambiano (informazioni complesse).

La condizione di subliminalità relativa dà il concetto (e il luogo) della profondità relativa e complessa.

Per questa e in questo il sistema, in ogni suo elemento, si approfonda relazionandosi in codesta profondità che mai viene meno.

L'insieme di tali condizioni permette l'esistenza di un luogo non luogo, profondo e aperto, contenuto e contenente, al 'medesimo tempo'.

Il finalismo è, perciò, condizione complessa, a più singole condizioni (universi singoli) che si comportano in almeno due modalità (forme) contemporaneamente.

All'interno di questo sistema ipercomplesso, subliminale, profondo, a più strati, 'assente', relativo all’interno (e all'esterno) di sé, ammessa l'esistenza di un'esteriorità (complessa) si ammette una condizione detta di finalismo complesso, per la quale il sistema si sviluppa secondo leggi complesse e relative.

Nessun comportamento del sistema sta al di fuori del sistema stesso; e, cioè, nessun comportamento, nessuna singola condizione può esimersi dall'essere relativo alle condizioni altre, e con queste alla relazione con l'insieme tutto.

Ammesso questo, è conseguente che il fenomeno morboso (di una certa gravità) è sottoposto alla legge universale dei piani subliminali e complessi.

Perciò, in particolare, non è vera la condizione di un evento tumorale legata (relativa) soltanto a un fattore intrinseco o estrinseco all'organismo ammalato.

L'evento morboso di tal genere ha origine su piani profondi, nei quali l'equilibrio del sistema è alterato; esso rappresenta la reazione non adattativa, non sufficientemente complessa, a una condizione che si è ingenerata nell'organismo, alla quale l'organismo - profondamente - non ha saputo rispondere, ovvero ha risposto in modo del tutto inadeguato.

Il sistema che abbiamo precedentemente descritto ammette un equilibrio 'profondo’, subliminale e complesso.

Il tumore è una risposta all'alterazione di tale equilibrio, ovvero alla 'presunta' alterazione del medesimo equilibrio, da parte di un qualche agente esterno (relativamente) al sistema biologico in osservazione.


Tenteremo ora di dar luogo a un sistema della (auto) difesa (organica), appartenente alla struttura biologica pensante, meglio articolato e maggiormente complesso di quello finora in uso.

Non tanto nei meccanismi dei quali questo finora si compone, ché - dati i limiti entro cui esso è pensato avere una forma -, questi si mostrano sufficientemente articolati, con più livelli entro il medesimo livello (relativamente a un unico e singolo piano generale che mai può mutare o realmente approfondirsi).

Manca al carattere generale dell'apparato della difesa organica una cognizione di forma e finalità di maggiore ampiezza, perciò, anche, di organizzazione maggiormente complessa, con l'intervento di più piani, in sé esaurienti, ma 'aperti' l'uno con l'altro, in un disegno complessivo che non comporti un’‘idea’ di fine, semplicisticamente formulata, non capace di relatività complessa, né di trasformazioni complesse.

Il sistema organico di difesa (sistema immunocompetente) è pensato essere organizzato (è organizzato) secondo l'unica semplicistica finalità di riconoscere l'agente estraneo (morboso), di isolarlo e di sopprimerlo, cioè, codesto sistema ha la peculiarità - per quanto è finora pensato e sul livello sul quale è pensato - di escludere ogni evenienza differente da ciò che è il restare integro (conservarsi) tramite l'esclusione dell'eventuale agente perturbatore.

È come se il sistema immunocompetente agisse secondo una relazione di causa effetto immediata e diretta. Il che è una struttura di funzionamento tutt'altro che complessa, pur se vista in un sistema più ampio anche di poco.

Vogliamo introdurre una concezione dell'organizzazione più complessa, che tenga conto della complessità stessa della condizione del pensare. L'organismo di cui ci occupiamo è organismo pensante e di questa condizione non possiamo scordarci.
Nella nostra considerazione diverso è il comportamento, pure di fronte all'evento morboso, di un organismo che sia pensante rispetto a uno che non lo sia; così come diversa è la struttura fine di questo - vedi iperconduzione biologica, trasformazione dell'eccitazione, processi di inibizione, eccetera -, rispetto a quello di un organismo più semplice.

È vero che tale distinzione, con le misure attualmente in uso, non è osservabile. Ma ciò, nella nostra attuale considerazione, ha importanza soltanto relativa, poiché ci occupiamo di una realtà mai prima pensata, esistente a un livello non evidente e, pertanto, non misurabile con gli apparecchi di misura e di osservazione attualmente in uso.


Legge della complessità maggiore.

A ogni mondo (universo) che venga specificato | da una relazione (complessa), dello zero subliminale, eccetera | corrisponde (deve corrispondere) dall'altra parte (assente, ruotata) un altro mondo (universo) tale che il primo (con il secondo) possa estinguere la propria condizione di singolarità; cioè sia il modo per cui in essa non si esaurisca alcun (essere il) pensare complesso e assente.

Il libero arbitrio.

Noi pensiamo che gli organismi, in generale, e quelli pensanti, in particolare, nel loro organizzarsi (profondo, nello svilupparsi evolutivo), seguano leggi complesse, alla base delle quali sta il concetto dello zero subliminale.

Ossia, pensiamo che quello che osserviamo come formazione di malattia, come disorganizzazione evidente del sistema complesso, organico pensante, in particolare, sia l'allontanarsi, per cause diverse, della possibilità di strutturare come linea continua (completa) il livello dello zero subliminale.

Pensiamo, inoltre, che qualsiasi disturbo su questa linea (piano) di stabilità ingeneri una condizione di profonda e, talvolta, irreversibile alterazione.

L'organismo si difende dalla perturbazione (sulla linea di stabilità) mettendo in atto, in genere, procedimenti di conservazione (stabilità) primitivi, e, perciò, per lo più, non adattativi.


Ammettiamo che l’evento fondamentale, a monte e alla base dell’evidenza, sia il livello zero subliminale.

Al quale occorre ‘tornare’ ogni volta che l’evidenza sia data.

Nulla esisterebbe se non esistesse il livello zero subliminale | particolare condizione di nulla (assenza)|.

Il livello zero è piano (luogo) di scorrimento delle energie (anti energie) che danno forma all’esistenza del mondo.

Non esiste ‘formauna volta per tutte; ogni forma è, ad ogni istante/anti istante, resa esistente.

Esiste un tempo che è anche luogo (spazio tempo anti spazio unti tempo).

È questo il cosiddetto tempo simultaneo; ad ogni punto dello spazio (anti spazio) corrisponde un tempo simultaneo, un tempo che è uguale a 1 (anti 1) in ogni punto dello spazio.

La cosiddetta linea dello zero subliminale, - linea dei punti zero subliminali - è il luogo di sviluppo nel tempo (anti tempo) dello zero.

Ad ogni punto corrispondono un tempo uno spazio, un anti tempo un anti spazio.

Ciò che ha origine sotto il livello zero - (livello degli eventi ordinari) - è anti; è, cioè, assente, ruotato, antiverso, capace della relazione all'infinito.

Qualora tale condizione del 'nulla', il livello zero subliminale dalla connotazione: c:\users\stg\desktop\documents\centro\libro_universo_assente\imagep58.jpg2 venga meno, in alcune situazioni particolari, si verificano modificazioni importanti nella struttura complessa dell'Universo, a carico, soprattutto, della relazione d'assenza, ovvero della relazione nella distanza all'infinito.

È come se gli organismi, in alcuni casi, tendessero a una maggiore concretizzazione; un venir meno dell'espansione (complessa), di quell’espandersi nel vuoto e del nulla, ch’è aperto e maggiormente libero.

È la tendenza, a causa di perturbazioni, all’interno di un sistema meno complesso con la perdita (l'abbandono) di quel sistema maggiormente aperto, nella cui relazione si sta in assenza.

È come se l'assenza s'indurisse; è come l'ingenerarsi di 'tracce non proficue'.

A fronte di questo, talvolta, i sistemi reagiscono in modo evidente, dando luogo a un processo di difesa primitivo; come di autoconservazione (immune) con la produzione e l'emissione di organismi che sono, però, incompleti (ad esempio: la proliferazione cellulare), allo scopo - che fallirà - di produrre nuove evidenze là dove l'evento perturbante ha indicato la probabile fine di una qualche 'evidenza' dell'organismo.

L'evidenza ha la tendenza a conservarsi identica a sé.

Se non esistesse la linea dello zero non evidente (zero subliminale, l'evidenza si moltiplicherebbe all'infinito, saturando di sé l'Universo e, perciò, riducendolo a ‘morte’.

Non è vero che l’organizzazione dell'Universo corra verso il disordine (entropia). Ciò è vero solo all'osservazione evidente.

A un'osservazione maggiormente complessa appare, invece, esserci una complessità vieppiù evoluta, con il modificarsi (trasformarsi) delle cose profonde (in profondità).


Come l'Universo tende alla maggiore complessità, così l'organismo biologico (e pensante) si struttura secondo le modalità della complessità maggiore, e cioè, in particolare, nel mantenere in vita le relazioni complesse, quelle relazioni che esistono nella distanza all'infinito.

Se venisse meno codesta distanza all'infinito, l'organismo verrebbe meno, nella sua parte fondamentale, nel suo cuore, nel suo centro.

Con questo l'organismo (spirituale) spira (perde il soffio).

Lo ‘Spirito’ scorre in un contenitore perfettamente vuoto, riempito solo di sé; il corpo si è svuotato e, ritto, pesando sulla pianta e sulle punte dei piedi, ‘sente’ il soffio che lo trapassa.

'Sentire' - nella nostra accezione - è avere il 'sentimento' della ragione (anti ragione) che 'vede' |si relaziona con 1’'altro' in 'assenza' di sé e dell'altro di sé (nell'assoluto distacco da sé)|.

Le cose, i 'sentimenti' esistono in un punto che designa la distanza all'infinito da sé medesimi.


Paradosso dell’esistenza.





  1. Le cose, i sentimenti stanno (esistono) in un punto situato come a distanza infinita da sé medesimi.




  1. Il 'sentire' si situa come in una distanza infinita (distanza assoluta) da colui che 'sente'.


Paradosso dell’esistenza.

Le cose, i sentimenti stanno ad una distanza infinita da loro medesimi.




Le cose stanno a distanza infinita da sé.

Questa considerazione esprime l’‘osservazione’ per la quale niente - 'Niente' - esiste senza la relazione con (almeno un) 'altro'; 'altro' (- Niente -) che, in generale, è disposto nel modo ‘antiverso’ e ‘assente’.

In alcuni casi, come questo, possiamo indicare l'uno - Niente - e l'altro come facenti parte di una condizione particolare, per la quale - dato il distacco all'infinito di uno rispetto all'altro, che è, altresì, modo della relazione complessa - la relazione che ne scaturisce è del tutto assente: l'uno - Niente - esiste con l'altro - Niente - in una condizione particolare 'all'infinito', il che significa proporre l'esistenza di un'ulteriore condizione in cui stanno le cose.

Le cose stanno esistenti, senza la scomparsa di una relativamente all'altra (l'altro sé, l'altro di sé). La relazione sta in un luogo che è tutto all'infinito; in un infinito 'complesso', ove la 'nuova' relazione è staccata pure dal pensare che la origina.

È come se la nuova relazione esistesse nell'infinito complesso, e l'infinito complesso fosse il luogo, nel quale si compie il distacco con il generarsi del tutto autonomo - relativamente alla logica di causa effetto - delle modalità dell'esistenza 'concreta' delle cose.
Sotto considerazione.

Dall’‘espressione’ precedente possiamo comprendere quanto il mondo del visibile (l'evidenza che abbiamo finora studiato) sia ben piccola cosa relativamente a un'indagine degli equilibri complessi che 'regolano' la Realtà più ampia di cui ci stiamo 'occupando'.

Introdurremo vieppiù il tema degli equilibri complessi, che hanno espressione come assenza di forze, anziché degli equilibri come 'manifestazione' del pareggiare delle stesse, che è, invece, la modalità (la forma) posta a fondamento della struttura dell'Universo fisico del mondo scientifico finora attuato.

Il mondo a cui vogliamo dare esistenza e forma ha alla sua base l’‘Assenza’, che si manifesta sotto diverse forme; come 'altro', - altro da sé -, ovvero altro altro, che è il limite del pensato; è l'espressione di un nulla, dello zero 'assoluto', dove non solo nessuna cosa esiste come materialità, o essenza, ma dove anche il Pensare 'tace', senza espressione, senza compimento, senza nulla, perché tutto s'arresta nella sua totale nullità, e 'ruota', - già ruota - , concludendo, - è conchiuso -, e libero, e 'assente', - null'assente -, nel modo naturale della 'fine estrema', senza Principio, perché nulla ha la Volontà di espressione


.

Perciò tanti nulla esistono. Uno, dà origine, l'altro 'nulla' origina.

E le cose se ne stanno in quella perfetta distanza da sé, nella quale poter compiere almeno una 'giravolta' ed 'essere' per quel tanto che si esiste una volta (sola), - e più volte in una.

Studiamo, allora, la complessità di un Nulla che si relaziona a sé, altro di sé, fuori da ogni considerazione del Pensare originario, e pure complesso.

Parliamo di quel Nulla che sta alla distanza infinita da sé, entro sé stesso, poiché da sé nulla può uscire.
È come 'dire' di un nulla che si fa materia e sostanza, senza venire meno a sé.

È un nulla che ha relazione con la vita, ma che da essa è, pure, totalmente separato, essendo vuoto e libero di sé.

Un nulla che è libero di sé e che ha relazione pure con sé, - nella distanza all'infinito - esiste libero da ogni vincolo, anche quello di dover essere pensato (quale Nulla, quale unica e universale espressione di sé).

Dati questi presupposti veniamo allora alla presentazione, contemplazione dell'Universo, - degli Universi, più Universi - che si mostrano esistere nella complessità del nostro Nulla.


La libertà di vincolo pone l'esistenza in un contesto in cui gli equilibri - espressioni matematiche di forze che si pareggiano - cambiano di sistema, escono, cioè, dal sistema finora pensato entro le regole del Pensare occidentale, e, pure, entro le regole da noi poste.

Le cose esistono, proprio poiché non hanno effettiva esistenza.

Poiché, allora, non c'è relazione e la relazione è silente, poiché, allora, le forze sono zero, ovvero, meno di zero; poiché l'esistenza si arresta sul limitare dell'infinito, allora 'vediamo' esistere il Nulla che Sorge.

Il Nulla che Sorge è la Stabilità silenziosa; è la mancanza di forza, e l'assenza di relazione. È il Vuoto, entro il quale porre una materia inoffensiva, dalla struttura complessa, ma non sofisticata.

Se le forze tacciono, se gli equilibri di forza recedono, allora Nulla può perdere della sua assoluta distanza e, relativo a sé, come Mondo ch'è assente, come Universo che 'a terra cade', come cedendo la forza, fattosi l'esperienza d'essere Nulla, compiuto in quell'equilibrio dove sta la seconda 'mancanza', nella sua totale assenza sostanzializzata, materializzata, nell'infinita distanza (un passo dietro di sé, prima di sé), esprime la relazione di esistenza che mai ad alcuna mente è dovuta.


Eppure la condizione d'equilibrio, di cui diciamo, non è priva del tutto di forza: è, infatti, una condizione nella quale le forze si equilibrano nel loro continuare a cessare, come se un peso fosse vincolato a un chiodo. Questo peso non cessa mai di cadere, e in questo mai cessare, incomincia a non precipitare più. Anzi, è lì che si solleva e sta in equilibrio sospeso, senza essere più 'dominato' dal vincolo del peso (gravitazione) e dalla fine che lo lega al chiodo.

Invero, non basta un peso qualsiasi, occorre, invece, un peso speciale, che disegni un luogo, un Universo differente da quello usuale.

Occorre una forma speciale che disegni un antispazio, quello spazio che contiene la condizione di essere il Nulla. È lo spazio in cui una dimensione, la principale, è la 'profondità', espressione di un luogo 'altro', nel quale la condizione per la quale lo spazio prende la dimensione ordinaria, per assumere quella del suo essere assente da sé in quella distanza all’infinito, nella quale la tavoletta speciale (disegnata in modo speciale) cessa di essere un peso vincolato da una fune a un chiodo e si sospende, disegnando uno spazio al quale (esso) a sé ha sottratto le dimensioni ordinarie (altezza, larghezza e profondità) e ha assunto quella sola, unica dimensione che è l'essere assente da sé, nella sospensione della tavoletta disegnata in modo speciale (antiverso, antispazio).

Allora, lo spazio che veniamo a conoscere è privo di dimensioni 'necessarie'.

È uno spazio che perde la connotazione di vincoli necessari alla ragione e ai corpi ordinari.

Così pure, perde di necessarietà quell’equilibrio che si svolse tra il peso (tavoletta) in caduta, trattenuto (vincolato) dalle fune al chiodo (in alto). Accade pure - è da precisare - una precisa distanza dal chiodo e dalla terra, una 'proporzione' che deve essere 'disegnata' perché si attui la libertà della sospensione, la libertà dalla gravitazione.

La tavoletta ha così cessato di cadere.

L'equilibrio è ora una forma di sospensione, di assenza da forze (gravitazionali).

La tavoletta può sparire e resta, al posto di tutto, un 'semplice' spazio che è un soffio di Nulla che scompare (un soffio metafisico).
_______ Fine vol. 3° ______

Sommario aggiunto da S. D. (Suzanne Delorme) il 14/11/2013




Le leggi di causa. 1

Appunti. 2

Della (mia) metamorfosi. 5

Proprietà dei corpi. 8

Dell'energia e dell'evoluzione. 9

Proposizioni: l’anti conduzione. 11

Della gravità e del moto. 12

Della materia e della cosa. 13

Della materia fisica. 14

Dell’energia negativa. 17

Poesia. 19

Precisazioni circa il nascere della materia. 28

Nota. 45

Ampliamento generale dei sistemi (iper)complessi. 47

Paradosso dell’esistenza. 64

Le cose stanno a distanza infinita da sé. 66






1 positiva

2 = nuovo segno per indicare lo zero subliminale: che è lo zero ‘assente’.





©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale