Le principali società europee temono IL crimine in Rete



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22.05.2018
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Un altro modo di usare le lettere è l’Ascii-art. L’Ascii173è la prima forma d’arte realizzata attraverso il computer quando i programmi di grafica non erano quelli di oggi e restavano inaccessibili alla maggior parte degli utenti. Il codice Ascii è composto da lettere, numeri e da alcuni caratteri speciali, e per disegnare si usano solo questi caratteri. I primi disegni creati con l’Ascii furono gli emoticons, ma poi la fantasia fece il suo corso e comparvero disegni di grandi dimensioni. Attualmente l’Ascii art viene utilizzata nelle e-mail, nei newsgroups e nel mondo delle chat.174L’Ascii art è un’arte di sola scrittura monocromatica che usa i 128 caratteri disponibili fra lettere, numeri e segni particolari.


6.3 La Comunicazione delle Idee,

Nessuno sa Tutto, Ognuno sa Qualcosa
La vera intelligenza dell’uomo

consiste nel rendere intelligente la sua società”.

(Pierre Lévy)


Internet non è soltanto una rivoluzione tecnica. Tecnica, cultura e società sono sempre intrecciate. Gli ideatori di Internet avevano in mente un utilizzo del Web atto ad aumentare l’intelligenza dei gruppi e a favorire l’interattività fra gli utenti. In questa scia Pierre Lévy, filosofo di cultura virtuale contemporanea al Dipartimento di Hypermedia all’Università di Parigi, indirizza le sue ricerche; in special modo per quanto riguarda l’intelligenza collettiva studiata in un contesto antropologico.

Intelligenza collettiva come nuovo spazio antropologico del sapere. Dove per spazio antropologico si intende un sistema del mondo umano dipendente dalle tecniche, dai significati, dal linguaggio, dalla cultura, dalle convenzioni, dalle rappresentazioni nonché dalle emozioni umane. Lévy delinea quattro grandi spazi antropologici: lo Spazio della Terra, lo Spazio del Territorio, lo Spazio delle Merci, lo Spazio del Sapere.



La Terra è il primo spazio occupato dall’umanità, da sempre presente, permette l’apparire dell’uomo. Terra intesa non riduttivamente come pianeta ma ampliata a cosmo, in cui gli uomini sono in comunicazione con gli animali, le piante, i paesaggi, i luoghi e gli spiriti. Sulla terra l’identità è legata nel rapporto di filiazione o di alleanza con gli altri uomini: è il nostro nome – l’iscrizione simbolica in una discendenza – ancora oggi la prima voce del curriculum vitae.

Il secondo Spazio antropologico è quello del Territorio, all’inizio ridotto ai confini imposti dall’agricoltura, dallo stato, dalla città e dalla scrittura. In realtà non inquadrato secondo le sole assi spazio-temporali ordinarie. Per questo Spazio infatti due persone che si trovino da una parte e dall’altra di una linea di confine fra stati, sono tra loro più lontane rispetto a due persone appartenenti alla stessa nazione anche se geograficamente a più chilometri di distanza. In ogni caso nel curriculum vitae, dopo il proprio nome dobbiamo segnare il nostro indirizzo, che rappresenta la nostra identità sul territorio.



Lo Spazio Merci ha fatto sì che la ricchezza, prima proveniente dal controllo delle frontiere, derivi dai flussi mercantili. Lo Spazio Merci è lo spazio del capitalismo. “Così come re Mida trasformava immancabilmente in oro tutto ciò che toccava, il capitalismo trasforma in merce tutto ciò che riesce a far rientrare nei propri circuiti. Frumento, pelli, lana, cotone, tessuti, stoffe, vestiti, macchine da cucire, prodotti chimici, fertilizzanti, medicine, conserve, surgelati, frigoriferi, lavatrici, tabacchi, detersivi, pannolini, saponi, innumerevoli oggetti, montagne di cose, negozi, magazzini, depositi, cataloghi, grandi superfici, imballaggi, scatole, vetrine, consumi, scarti, scarichi.175I parametri tecnici hanno influenzato in vario modo lo sviluppo del sistema capitalistico, permettendogli in genere di crescere o di superare momenti di rallentamento e di crisi. Così il capitalismo, ormai irreversibile, ha istituito l’economia come dimensione ineliminabile dell’esistenza umana. Come è ineliminabile la Terra e il Territorio, così è anche lo Spazio Merci con la sua infrastruttura del capitalismo. Possedere un’identità, esistere all’interno dello spazio dei flussi mercantili occupando una posizione nei nodi di produzione, transazione e comunicazione, corrisponde alla terza voce del curriculum vitae: la professione. Ma al vortice del capitale è possibile sfuggire? E’ possibile se l’umanità si apre su un altro Spazio, dice Lévy.

Lo Spazio del Sapere è un u-topia, ovvero, un non-luogo che intanto getta radici ovunque. Come i precedenti spazi antropologici, lo Spazio del Sapere domina sugli spazi anteriori ma non li fa scomparire, poiché sia le reti economiche che le potenze territoriali dipendono dall’intelligenza, dall’immaginazione e dall’apprendimento degli esseri umani.

Ormai la conoscenza non è in mano di una casta di specialisti, ma è l’insieme del collettivo umano. L’informatica è l’infrastruttura tecnica del cervello collettivo, dove le nuove tecniche di comunicazione a supporto digitale non rimpiazzano l’uomo con la loro intelligenza artificiale, bensì favoriscono le potenzialità cognitive di ognuno. Nell’intelligenza collettiva le identità diventano identità di sapere; l’altro è qualcuno che sa cose che io non conosco. L’altro è diverso da me perché seppur come me ignora molte cose e padroneggia alcune conoscenze, i nostri ambiti di esperienza non coincidono e allora l’altro rappresenta una possibile fonti di arricchimento per la mia conoscenza e io potrei associare le mie competenze con le sue in modo di far meglio insieme che separatamente.

Il sapere mio e degli altri non è una somma, spiega Levy; l’ascolto dell’altro non può ridursi alla costruzione di un sapere che ricalchi il suo; al semplice assorbimento delle informazioni che possiede. L’apprendimento è anche affrontare l’incomprensibilità, l’irriducibilità del mondo dell’altro con ogni rispetto nei suoi riguardi. L’altro è fonte di conoscenza per me, ma vale anche l’incontrario. L’importante è riconoscere l’identità di sapere dell’altro in modo che non sia bloccato da classificazioni o pregiudizi sui saperi nobili o non nobili. L’intelligenza collettiva è l’intelligenza distribuita ovunque.

La possibilità che tutto ciò avvenga coincide con l’uso che si fa e si farà delle tecnologie digitali. L’intelligenza collettiva non è quella del formicaio dove le formiche mancano di una visione d’insieme anche se la loro interazione produce un comportamento manifesto globalmente intelligente. La loro struttura poi è fissa e divisa in caste, ossia l’incontrario dell’intelligenza collettiva, che però non è neanche una fusione delle intelligenze individuali in un magma indistinto, quanto piuttosto un processo di crescita, di differenziazione e di valorizzazione delle diverse qualità umane con il rilancio delle specificità; poiché gli spazi antropologici, della Terra, del Territorio, del Capitale e quello virtuale del Sapere, sono mondi di significato, e un fenomeno qualsiasi rientra in più spazi alla volta.

Per raffigurarsi il tipo di complessità qui in gioco, immaginiamo che un quaderno di quattro pagine (di cui ciascuna corrisponda a uno spazio antropologico) venga stracciato, spiegazzato o accartocciato. Supponiamo ora che un ago (che indica il fenomeno da rappresentare graficamente secondo il nostro sistema di proiezione) venga conficcato in questa palla di carta. L’ago attraverserà ciascuno degli spazi in un certo ordine e potrà forare diverse volte lo stesso spazio. Ogni nuovo ago conficcato nella palla intratterrà rapporti diversi con i quattro spazi, sia per quanto riguarda la successione sia per il numero dei contatti. A brandelli, strappati, accartocciati, forati, inestricabilmente ripiegati gli uni sugli altri, la Terra, il Territorio, il Capitale e lo Spazio virtuale del Sapere coesistono ovunque in maniera diversa.”176

Il successo arriva ai gruppi di cui i membri lavorano con piacere, imparano in continuazione, mantengono gli impegni presi, si rispettano e si riconoscono a vicenda come persone, attraversano e fanno attraversare i territori piuttosto che proteggerli. Vincono i più capaci di costituire insieme un’intelligenza collettiva. Nell’economia del futuro, auspica Lévy, il capitale sarà l’uomo globale, ciò che non è automatizzabile, ossia i mondi sensibili: l’invenzione, la relazione, la creazione continua del collettivo. La capacità di ricerca, di innovazione, di apprendimento rapido oggi garantiscono la ricchezza delle nozioni.

Il riflesso di difesa di quella che si crede essere la propria categoria è forte, l’istinto primo è ancora quello di alzare reticolati piuttosto che aprire spazi liberi alla circolazione dei nuovi nomadi. Il nomadismo è quando si passa da uno spazio antropologico all’altro. L’identità territoriale, si è già detto, non ha niente a che fare con la geografia. Riguarda allo stesso modo i luoghi e i ranghi nelle istituzioni e tutto quello che organizza uno spazio con frontiere, scale e livelli. Per esempio, l’identità basata sul diploma, appartiene allo Spazio del Territorio e non allo Spazio del Sapere. Lévy propone un nomadismo antropologico, una deterritorializzazione che evita la massificazione, la convenzione, il controllo dell’informazione e della vita stessa. Perché appartenere significa sempre limitare le proprie potenzialità. L’identità piena attraversa i quattro spazi.

Lévy si augura un cambio di rotta; dalle tecnologie molari che considerano in blocco i loro oggetti, massificandoli, alle tecnologie molecolari, come quelle che organizzano e valorizzano i collettivi ma anche le singole differenziazioni. Le Tecnologie medianiche molari fissano i messaggi in modo da assicurare loro un effetto duraturo, una migliore diffusione nel tempo e nello spazio: la statuaria, l’oreficeria, la pittura, i sigilli, le monete e la scrittura nel suo aspetto ideografico (annotazione di un’idea attraverso un’immagine convenzionale). Ecco i media, la tecnologia digitale, che si accontenta di fissare, riprodurre e trasportare un messaggio prodotto. L’informatica è invece una tecnica molecolare perché non si accontenta di riprodurre e diffondere messaggi ma permette soprattutto di generare e di modificare.

Nello Spazio della Terra tutto ci parla e tutto è messaggio come ogni persona messaggera. Nello Spazio del Territorio la parola è separata, fissata su un supporto inerte quale la scrittura. Qui i segni rendono presenti le cose assenti. Sul Territorio i segni possono essere separati dai loro autori, e il legame fra i segni e le cose è differito. Nello Spazio Merci parole, quadri, volti, paesaggi, musica, riti e spettacoli sono riprodotti e diffusi a libri, stampe, foto, cinema, radio, televisione… Nel quarto Spazio, lo Spazio del Sapere, i segni hanno linee di significazione erranti, singolari, occupano spazi di significato metamorfici.

Anche il potere può essere una tecnologia di tipo molare o molecolare, a seconda della tattica politica adottata. Le infrastrutture della comunicazione e le tecnologie intellettuali hanno sempre avuto relazioni strette con le forme di organizzazione economica e politica. Famiglie e clan sono i primi gruppi organici; stati, istituzioni, chiese ma anche grandi aziende e masse rivoluzionarie sono gruppi molari che ricorrono a una forza esterna per costituirsi o mantenersi. Per gruppi molecolari, invece, Lévy intende i gruppi autorganizzati che realizzano l’ideale della democrazia diretta in comunità molto grandi, in una situazione di mutazione e deterritorializzazione.

Nelle tecnologie politiche di tipo molare, le persone non vengono considerate per quello che sono in sé stesse ma per la loro appartenenza a categorie (caste, razze, ranghi, gradi, professioni, discipline) in seno alle quali gli individui sono interscambiabili. I gruppi molari fanno attenzione ai caratteri esterni cosicché usano scarsamente la qualità delle singole persone.

Manodopera industriale, carne da macello, pubblico dei media, disoccupati, poveri, esclusi, pazzi, minoranze (o anche maggioranze!) oppresse… dal trattamento di massa, allo scarto, al rifiuto e allo spreco non c’è che un passo. Anche la trascendenza e la separazione sono tecnologie molari, a caldo o a freddo, perché nei gruppi organizzati in base ai loro principi i cambiamenti costano cari, sono brutali e spesso catastrofici: colpi di stato, rivoluzioni, sommosse. Durante questi periodi di transizione violenta, sull’onda della rivolta, dell’entusiasmo, dell’identificazione con un capo carismatico, il gruppo si fonde. Esso diventa allora una fonte di energia sfruttata dai professionisti della mediazione.177

Le politiche della separazione e della trascendenza per Pierre Lévy stanno alle risorse umane come l’industria pesante stava alle risorse naturali e all’ambiente: le sfruttano e distruggono più di quanto non creino. L’ordine, inteso dalle tecnologie molari, sul piano delle vite individuali gli appare un enorme spreco. La politica molecolare, invece, potrebbe valorizzare l’ingegneria del legame sociale per far entrare in sinergia la creatività degli individui, le capacità d’iniziativa, la diversità delle competenze. Ciò non è così facile, “se un potere Qualsiasi controllasse persone e collettivi ‘qualità per qualità’, si rientrerebbe ancora in un tipo di tecnologia molare”. L’idea di fondo di Lévy è che tanto più sarà disponibile l’accesso a Internet, tanto più facile sarà l’evoluzione dell’intelligenza collettiva, che non può affermarsi senza le nuove tecnologie di comunicazione.


Le estensioni elettriche di noi stessi sorpassano semplicemente il tempo e lo spazio,

e creano problemi di coinvolgimento umano

e di organizzazione per i quali non ci sono precedenti”.

(Marschall McLuhan)


Con i nuovi media gli uomini hanno la possibilità e i mezzi per mettere in comune le proprie forze mentali: l’intelligenza. L’etica dell’intelligenza collettiva consiste nell’evitare che le risorse umane vadano sprecate; a tal fine è necessario che gli uomini possano mettere in comune le loro qualità. Il rapporto tra uomo e comunità è di osmosi: il singolo, al servizio di tutti gli altri trae a sua volta dalla collettività preziose risorse per il proprio arricchimento intellettuale. Mentre il Territorio tende a rendere perenni frontiere, gerarchie e strutture, lo Spazio del Sapere non può delimitare le aree affermando “questo campo è mio”, se lo si facesse, ipso facto non sarebbe più Spazio del Sapere, ma soltanto un nuovo Spazio del Territorio in ambito telematico.

Le caratteristiche principali di questo nuovo Spazio sono la deterritorializzazione e il nomadismo antropologico. E’ qui che Lévy intravede la nuova democrazia in tempo reale. Ossia, il cyberspazio cooperativo concepito come un vero servizio pubblico potrebbe diventare il luogo di una nuova democrazia su vasta scala perché darebbe alla collettività la possibilità di esprimersi senza passare attraverso i suoi rappresentanti. La democrazia in tempo reale aumenterebbe la responsabilità dei cittadini, chiamati volta per volta a prendere decisioni e a subirne le conseguenze.

Il collettivo intelligente è più rapido nel far cambiare le cose di quanto non lo siano i gruppi umani organici o molari. Infatti tutte le creazioni dell’intelligenza sono invenzioni per accelerare il raggiungimento di un fine. La tecnica, il linguaggio e più in generale il pensiero sono catalizzatori che accelerano l’apprendimento e moltiplicano le potenzialità creative. Un gruppo intelligente è anche un gruppo più rapido.

La democrazia, nella sua accezione più comune è la forma di governo che si oppone all’arbitrio del tiranno o al potere di una minoranza e pone al loro posto una legge valida per tutti e voluta dalla maggioranza. Lo scopo della democrazia resta quello di realizzare l’autonomia dei cittadini, è la polis che si dà le proprie leggi. La democrazia è incompatibile con la rassegnazione al fatto compiuto poiché presuppone una attitudine al cambiamento e alla rimessa in discussione di leggi già istituite. Questo perché un individuo responsabile ed autonomo ha la capacità e il diritto di sottrarsi al proprio passato.

Nella democrazia in tempo reale, o cyber democracy il tempo della valutazione e della decisione e un continuum. Orwell ha riassunto il totalitarismo nella famosa frase “Big Brother is watching you!”, la politica dei mass media rovescia perfettamente questa formula, ossia organizza la sorveglianza costante degli individui sul partito del dittatore; fa sì che gli occhi di tutti si fissino sulle celebrità politiche e i personaggi “mediatici” in genere. La democrazia in tempo reale partecipa effettivamente a un disegno di valorizzazione e anche di ottimizzazione di ciascuno.178

La cyber democracy non sarebbe una democrazia rappresentativa che consente maggiore facilità d’accesso a chi è connesso alla Rete mentre gli altri resterebbero tagliati fuori.179



Il problema è che oggi la politica, l’arte, la scienza, il linguaggio e un po’ tutto, è strutturato dall’alto in basso, con un sistema di gerarchie riprodotte ovunque con un’ostinazione frattale, in funzione della conservazione del potere. Questo tipo di società rischia di rendere sterile qualsiasi attività economica, artistica e intellettuale e a lungo termine di andare in rovina. Il cyberspazio oggi, spera Lévy, può aprire la via ad una sana democrazia grazie alla possibilità di comunicazione e di apprendimento che offre.


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