Le trasformazioni nel mondo del volontariato



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INDICE


Introduzione pag. 3

PRIMA PARTE

IL NUOVO VOLTO DEL VOLONTARIATO ITALIANO


  • Le trasformazioni nel mondo del volontariato pag. 9

  • Un fenomeno con tanti “più”

e qualche “campanello d’allarme” pag. 17

  • Il nuovo volto del volontariato italiano pag. 43

  • Volontariato ed Enti Locali pag. 50

SECONDA PARTE

I SETTORI DEL VOLONTARIATO:

PROFILI E, SPECIFICITA’ EMERGENTI E RIFLESSIONI



  • Il Volontariato nel sistema “protezione civile” pag. 63

  • Volontariato e anziani pag. 92

  • Volontariato, bambini – adolescenti e carcere:

l’esperienza del Comitato per il telefono azzurro pag. 105

  • Il sostegno dei bambini e degli adolescenti stranieri:

volontariato di Telefono Azzurro nell’ascolto pag. 113

  • Volontariato nelle carceri pag. 119

  • Volontariato e solidarietà internazionale pag. 139

  • Volontariato quale attore e promotore

dell’integrazione socio-sanitaria pag. 148

  • Impresa sociale, volontariato e cooperative sociali pag. 151

TERZA PARTE

GIOVANI: SOLIDARIETA’, CONDIVISIONE E PARTECIPAZIONE


  • La partecipazione giovanile: una riflessione aperta pag. 163

  • Giovani e volontariato pag. 166

  • Giovani e Servizio Civile pag. 184

QUARTA PARTE

VOLONTARIATO EUROPEO E INTERNAZIONALE



  • Le reti di volontariato europeo e internazionale pag. 193

  • Il volontariato nei paesi di nuova adesione pag. 204

QUINTA PARTE

L’INCERTA RELAZIONE


  • La comunicazione nel terzo settore e nel volontariato pag. 213


SESTA PARTE

RIFORMA DELLA LEGGE QUADRO SUL VOLONTARIATO



STORIA DI UNA RIFLESSIONE


    • Storia di una riflessione pag. 227


APPENDICE

  • Schede dei gruppi di lavoro pag. 239

  • Rendicontare per chi, per come e perché pag. 273


INTRODUZIONE

A distanza di 5 anni, da quando fu proclamato l’Anno Internazionale dei Volontari, presentiamo un nuovo contributo alla conoscenza del mondo del Volontariato con il III Rapporto Biennale. Questo materiale vuole essere un concreto contributo alla comprensione della dimensione qualitativa e quantitativa del volontariato in Italia, all’analisi delle sue criticità ed alla configurazione delle sue prospettive di sviluppo per i prossimi anni.

Nel Rapporto 2005 si cerca di fotografare il complesso fenomeno del volontariato, tentando di coglierne le trasformazioni in atto e il nuovo volto emergente.

Sono stati analizzati i diversi settori e i profili e le specificità emergenti, con un approfondimento al settore della protezione civile, dell’assistenza agli anziani, dei bambini e carcere, dell’integrazione socio-culturale degli immigrati partendo dai bambini e dagli adolescenti, dell’integrazione socio sanitaria. Uno spazio particolare è stato dato alla dimensione internazionale del volontariato sia a livello della Unione Europea che nei paesi di nuova adesione. E’ stato inoltre trattato il tema della comunicazione negli enti del terzo settore e del volontariato, con un approccio focalizzato sulle caratteristiche e le peculiarità delle reti comunicative esistenti e dei cambiamenti avvenuti nelle trame relazionali. Infine è presente una riflessione sulla riforma della legge quadro sul volontariato.
I dati forniti dal rapporto ci parlano di un fenomeno in crescita, in cui l’aumento del numero di volontari coinvolti si accompagna all’aumento del numero dei dipendenti delle organizzazioni di volontariato, al consistente aumento delle entrate economiche del settore e alla riduzione delle dimensioni medie delle associazioni di volontariato. In generale assistiamo quindi ad un aumento delle associazioni che forniscono servizi diretti all’utenza e che dipendono economicamente dalle convenzioni con lo Stato o dalle sovvenzioni di privati.
Mi pare utile soffermarmi su questi dati, perché possono costituire uno spunto per una riflessione seria sulle dinamiche in cui il volontariato è inserito e su cui occorre aprire una riflessione allargata.
A me pare che due siano i dati che caratterizzano fortemente le dinamiche del volontariato. In primo luogo una crescente disgregazione sociale che in alcune aree del paese si connota come una vera e propria lacerazione del tessuto sociale e che si accompagna ai fenomeni della povertà, della precarietà del lavoro, di una più acuta individualizzazione della sofferenza sociale.

Questo fenomeno mette in tensione i sistemi di welfare aumentando significativamente la domanda sociale nei loro confronti. Parallelamente abbiamo però assistito in questi anni ad una generale riduzione delle risorse a vario titolo ridistribuite dal welfare verso il corpo sociale. Ci troviamo quindi di fronte ad una contraddizione tra crescente domanda sociale e inadeguata risposta da parte del welfare. In questo contesto mi pare che il mondo del volontariato sia sottoposto ad una forte pressione che lo spinge a farsi carico direttamente della risposta alla domanda insoddisfatta di servizi, con il rischio di attivare un circuito di supplenza al sistema di welfare caratterizzato sostanzialmente dal basso costo delle prestazioni lavorative. In questo ambito sono cresciute in questi anni forme di volontariato “spurio” che in realtà hanno significative superfici di contatto con forme di lavoro scarsamente retribuito.
In questo contesto credo utile aprire una riflessione allargata che permetta di ragionare sul ruolo del volontariato nella nuova realtà sociale. Mi pare infatti evidente che in assenza di un dibattito pubblico largo, il mondo del volontariato rischia di essere indirizzato e plasmato dalle dinamiche poste in essere da altri agenti più strutturati e con maggiori risorse; in primo luogo lo Stato, ma non solo. Rischiamo oggi che spostamenti progressivi e a volte impercettibili, determinati dal contesto in cui il volontariato è inserito, ne modifichino profondamente ruolo e percezione sociale. La ripresa di una discussione forte è quindi la condizione basilare affinché il volontariato possa esprimere fino in fondo la propria soggettività e la propria enorme potenzialità.
A mio parere la discussione potrebbe ripartire da due elementi che considero fondanti il volontariato.
In primo luogo la sottolineatura del carattere gratuito, di dono.

Penso che per rilanciare il volontariato occorre definire bene la linea di demarcazione tra volontariato e lavoro, evitando di essere risucchiati in una terra di mezzo fatta di lavoro precario e sottopagato.

Il volontariato è attività gratuita che non serve a mantenersi individualmente, ma a mantenere la società.

Qui emerge la seconda considerazione: la vocazione principale del volontariato a me pare essere la coesione sociale, il rafforzamento della densità della rete di relazioni che costituiscono il tessuto sociale. Il volontariato è il fare che qui ed ora modifica positivamente l’universo delle relazioni sociali costruendo comunità e quindi universi simbolici condivisi ed aggreganti. Che la dimensione comunitaria in cui ci si muove sia quella locale o il mondo (o l’intreccio tra le due) poco importa. Il punto è che il volontariato rappresenta quel “di più” di gratuito operare che la parte più avveduta della società mette a disposizione per garantire a tutto il corpo sociale una decente riproduzione. La remunerazione del volontario sta nel senso, nell’utilità delle cose che fa e nella pienezza relazionale che può contribuire a determinare e a vivere.
A partire da queste considerazioni, la cui schematicità è voluta per ragioni di spazio e di chiarezza, penso che questo rapporto sul volontariato possa costituire un utile strumento al fine di aprire una discussione larga. Anche le proposte di modifica legislative mi pare possano scaturire da questo dibattito, in modo che l’attività del legislatore segua - e non preceda - il pubblico confronto.


Paolo Ferrero

Ministro della Solidarietà Sociale




PRIMA PARTE

IL NUOVO VOLTO DEL VOLONTARIATO ITALIANO


LE TRASFORMAZIONI NEL MONDO DEL VOLONTARIATO

(Estratto da ISTAT “Statistiche in breve”

su “Le organizzazioni di volontariato in Italia. Anno 2003”.

Diffuse il 14.10.2005)
I DATI DEL VOLONTARIATO1

Rispetto alla prima rilevazione, riferita al 1995, le Associazioni di volontariato sono aumentate del 152,0%, passando da 8.343 a 21.021 unità.

Il notevole incremento dal 1995 si deve sia alla costituzione di nuove unità (8.530), che all’iscrizione nei registri di organizzazioni preesistenti (4.148).

Dal 2003, per ogni organizzazione che ha cessato la sua attività se ne sono iscritte più di 10.

Nonostante il notevole incremento del numero di unità, l’analisi dei dati dell’ultima rilevazione permette di confermare alcune delle caratteristiche salienti dell’universo delle organizzazioni di volontariato. In particolare, si osserva:


  • il forte radicamento delle organizzazioni di volontariato nelle regioni settentrionali, anche se negli anni aumentano in misura relativamente più accentuata le unità presenti nel Mezzogiorno;

  • la prevalenza relativa di piccole dimensioni organizzative, sia in termini di volontari attivi che di risorse economiche disponibili;

  • la maggiore presenza, tra i volontari, di uomini, di persone in età compresa tra i 30 e i 54 anni, diplomate e occupate;

  • la concentrazione relativa di unità nei settori della sanità e dell’assistenza sociale, anche se cresce nel tempo il numero di quelle che operano in settori meno “tradizionali”;

  • la crescita del numero di organizzazioni che hanno utenti diretti e, conseguentemente, l’aumento del numero di coloro che si rivolgono ad esse per soddisfare le loro esigenze.


ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA RICERCA
Per ogni associazione registrata ve ne sono altre quattro che operano nel tessuto sociale Regionale, il motivo di tale fenomeno e dato dall’impossibilità oggettiva e soggettiva dell’ente creato.
Oggettiva perché nella sua costituzione l’associazione non ha adeguato lo statuto alle norme nazionali e regionali che regolano in modo vincolante gli statuti e gli atti costitutivi alla loro registrazione negli elenchi di riferimento.
Soggettiva perché per l’iscrizione all’albo regionale di riferimento alcune regioni chiedono che la sede sociale dell’associazione sia una sede autonoma diversa dalla civile abitazione di uno dei soci.
Con una media di 4,8 associazioni ogni 1000 abitanti, si può affermare che esiste almeno una realtà associativa operante in ogni più piccola borgata o quartiere cittadino.

Nell'ambito della “Regione, della Provincia dei Comuni” vi è una realtà "sommersa" che riveste proporzioni pari a dieci volte quella registrata dai vari istituti preposti per il censimento del Terzo Settore.



Per essere iscritte all’albo regionale alcune associazioni devono avere un numero consistente di soci, principalmente per le associazioni di protezione civile.

Distribuzione territoriale

Nel 2003 il 28,5% delle organizzazioni di volontariato è localizzato nel Nord-ovest, il 31,5% nel Nord-est, il 19,3% nel Centro e il 20,7% nel Sud ed Isole. Rispetto al 1995 le organizzazioni di volontariato crescono più della media nazionale (+152,0%) nel Mezzogiorno e nel Nord-est (rispettivamente +263,1% e +161,9%), meno nel Nord-ovest e nel Centro (rispettivamente +119,0% e +115,6%). Sia nel 1995 che nel 2003, le regioni con il maggior numero di organizzazioni (Tavola 1) sono la Lombardia, la Toscana, l’Emilia Romagna ed il Veneto; agli ultimi posti si collocano le regioni più piccole, Molise e Valle d’Aosta.

Le regioni che tra il 1995 e il 2003 mostrano un tasso di crescita superiore al 300% (circa il doppio di quello nazionale) sono la Sicilia, il Molise, la Campania, le province autonome di Trento e Bolzano, la Basilicata e le Marche. Al contrario, l’unica regione con un tasso di crescita inferiore al 75% (circa la metà di quello nazionale) è la Toscana che, tuttavia, è tra quelle con più elevata presenza di organizzazioni

Grafico 1 – Organizzazioni di volontariato per area geografica – Anni 1995 e 2003

(Composizione %, Italia = 100%)





Tavola 1 – Organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali al 31 dicembre

per Regione - Anni 1995-2003


Caratteristiche strutturali

In relazione al periodo di costituzione, la quota relativa a organizzazioni giovani, nate dopo il 1991 (anno di avvio dei registri regionali), tende ad essere sempre più elevata (raggiungendo il 61,4% nel 2003). La costituzione di nuove unità ha avuto un notevole incremento nel periodo 1991-1995, durante il quale è nato il 20,8% delle organizzazioni iscritte nei registri regionali alla fine del 2003. Tale processo è proseguito con maggiore intensità negli anni successivi, con la costituzione di un numero di organizzazioni pari al 40,6% (27,3% nel periodo 1996-2000 e 13,3% nel periodo 2001-2003, che tuttavia è riferito solo a un triennio anziché a un quinquennio). Nel 2003 più della metà delle organizzazioni (53,3%) opera con meno di 21 volontari.

Il numero medio di volontari per organizzazione diminuisce attestandosi a 39 unità nel 2003 contro le 58 del 1995 con 11-20 volontari, dove si concentra il 28,3% del totale.

Sempre rispetto al 1995, la quota delle organizzazioni di piccole dimensioni (con meno di 11 volontari) è molto più elevata nel 2003 (+6,8 punti percentuali), sebbene sia leggermente inferiore a quella rilevata nel 2001 (-1,2 punti percentuali). Tra le organizzazioni di grandi dimensioni si registra invece una consistente diminuzione della quota di quelle con più di 60 volontari (-6,4 punti percentuali), anche se essa risulta lievemente in crescita rispetto al 2001(+0,4 punti percentuali).


Grafico 2 – Organizzazioni di volontariato per periodo di costituzione

Anno 2003 (in %)





Grafico 3 – Organizzazioni di volontariato per classi di volontari – Anno 2003 (in %)


Volontari e dipendenti

Nel 2003 le organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali impiegano circa 12 mila dipendenti e 826 mila volontari. Rispetto al 1995, i dipendenti sono cresciuti del 77,0%, i volontari del 71,4%.

Nel periodo 1995-2003 i dipendenti sono aumentati in misura significativa soprattutto nel Mezzogiorno (+281,4%), nel Nord-est (+202,6%) e nel Nord-ovest (+128,7%), mentre diminuiscono al Centro (-16,4%).

La distribuzione per area geografica dei volontari è del tutto analoga a quella delle organizzazioni, con una maggiore concentrazione di essi (59,9% nel 2003) nelle regioni settentrionali. Inoltre, così come rilevato per le organizzazioni, l'incremento di volontari proporzionalmente maggiore si registra nelle regioni meridionali, nelle quali sono quasi il triplo di quelli rilevati nel 1995.

Nelle regioni centrali l’incremento percentuale dei volontari è più contenuto, cosicché la quota relativa scende dal 25,5% del 1995 al 21,4% del 2003. Nelle due aree geografiche settentrionali la crescita dei volontari è proporzionalmente maggiore nel Nord-est rispetto al Nord-ovest. Ne consegue che, nel 2003, le regioni nord-orientali mostrano una quota di volontari (31,5%) superiore a quella delle regioni nord-occidentali (28,4%).

Più della metà dei volontari è occupata (52,2%), il 29,5% è pensionato ed il 18,3% in altra condizione (studenti, casalinghe, disoccupati e persone in cerca di prima occupazione). Tra i volontari uomini è relativamente più elevata la quota di occupati (59,4%), mentre tra le donne quella relativa ai volontari in altra condizione (26,1%). Rispetto al 1995 cresce il numero dei volontari ritirati dal lavoro (+11,3 punti percentuali) e degli occupati (+5,5 punti percentuali).

Considerando il titolo di studio, il 12,8% dei volontari è laureato, il 44,4% è in possesso del diploma di scuola media superiore, mentre il 42,8% ha un titolo di studio più basso. Le donne sono relativamente più istruite degli uomini: il 14,6% delle volontarie è in possesso della laurea ed il 47,2% del diploma di scuola media superiore contro, rispettivamente, l’11,3% e il 42,1% degli uomini. Tra il 1995 e il 2003 aumentano i volontari con titoli di studio più elevati (+8,7 punti percentuali per i diplomati e +1,5 punti percentuali per i laureati).
Grafico 3 – Volontari per area geografica – Anni 1995 e 2003 (Composizione %, Italia =100%)



Grafico 4 – Volontari per classi di età – Anni 1995- 2003 (in %)


Settori di attività, servizi offerti ed utenti

La sanità (28,0%) e l’assistenza sociale (27,8%) si confermano i settori nei quali opera il maggior numero di organizzazioni di volontariato. Tuttavia, tra il 1995 e il 2003 la quota percentuale di organizzazioni diminuisce di 14,4 punti percentuali nella sanità e di 2,7 punti percentuali nell’assistenza sociale. In aumento invece i settori della ricreazione e cultura, protezione civile e protezione dell’ambiente, nei quali le quote percentuali passano, rispettivamente, dall’11,7% al 14,6%, dal 6,4% al 9,6% e dal 2,2% al 4,4%. È costante il peso relativo delle organizzazioni attive in via prevalente nell’istruzione, nella tutela e protezione dei diritti e nelle attività sportive, mentre si attesta al 7,6% quello riferito agli altri settori (comprendente i settori della filantropia e promozione del volontariato, della cooperazione e solidarietà internazionale, dello sviluppo economico e coesione sociale e della religione).

Nel 2003 il 35,5% delle organizzazioni di volontariato dichiara di operare in un solo settore di attività, il 24,4% in due settori, il 15,7% in tre settori e il 24,2% in quattro o più settori..

Aumentano, rispetto al 1995, le organizzazioni attive in 2 settori (dal 21,5% al 24,4%), quelle operanti in 3 settori (dal 15,0% al 15,7%) e le attive in 4 o più settori (dal 14,1% al 24,2%). Le organizzazioni che offrono un solo servizio passano dal 29,0% del 1995 al 34,7% del 2003 (in termini assoluti da 2.419 a 7.289 unità), mentre diminuiscono, quelle che ne offrono almeno 4 (dal 41,2% al 35,3%).


Tavola 2 – Organizzazioni di volontariato per settore di attività prevalente – Anni 1995 e 2003 (in % e in valori assoluti)


SERVIZI OFFERTI E TIPOLOGIA DEGLI UTENTI

I servizi più diffusi sono quelli relativi all’ascolto, sostegno e assistenza morale e alla donazione di sangue (offerti, rispettivamente, dal 19,9% e dal 17,4% delle organizzazioni). Seguono i servizi ricreativi e di intrattenimento (14,5%), l’accompagnamento e inserimento sociale (13,0%), la realizzazione di corsi tematici (12,9%), l’organizzazione di spettacoli di intrattenimento (12,6%), le campagne di informazione e sensibilizzazione (11,8%), l’assistenza domiciliare (11,8%), il trasporto anziani e disabili (11,4%), le esercitazioni di protezione civile (11,3%) e le prestazioni di soccorso e trasporto malati (10,7%).

Rispetto alle rilevazioni precedenti4 cresce il numero di organizzazioni che offrono servizi all’utenza. Nel 2003, le organizzazioni con utenti diretti sono 15.652 (erano 5.650 nel 1997, 7.862 nel 1999 e 13.451 nel 2001), e rappresentano il 74,5% delle organizzazioni iscritte (48,2% nel 1997, 52,2% nel 1999 e 73,5% nel 2001). In aumento è anche il numero degli utenti che passano da 2,5 milioni nel 1997 a circa 6,8 milioni nel 2003. Rimane sostanzialmente stabile invece il numero medio di utenti per organizzazione: da 445 nel 1997 a 438 nel 2003.

Nel 2003 le categorie di utenti con maggiori frequenze sono quelle dei malati e traumatizzati (51,6%), degli utenti senza specifici disagi (9,9%), degli anziani autosufficienti (9,4%), dei minori (7,7%), degli immigrati (4,3%), dei portatori di handicap (2,8%), degli individui in difficoltà economica (2,5%), dei familiari di persone con disagio (2,4%), degli anziani non autosufficienti (2,2%) e dei senza tetto (1,1%). Le altre tipologie raccolgono quote uguali o inferiori all’1% degli utenti.


Tavola 3 – Principali servizi offerti dalle organizzazioni di volontariato – Anno 2003


Dimensione economica

Il totale delle entrate delle organizzazioni di volontariato passa da 675 milioni di euro del 1997 a 1.630 milioni di euro del 2003 (pari a 1.426 milioni di euro a prezzi costanti in base 1997).

Analogamente, l’importo medio delle entrate per organizzazione aumenta da 58 mila euro nel 1997 a 77 mila euro nel 2003 (67 mila euro a prezzi 1997). Di conseguenza, la distribuzione delle organizzazioni in base alla classe di importo delle entrate si sposta, rispetto al 1997, verso importi più elevati. Nel 2003, il 65,7% delle organizzazioni dichiara entrate inferiori a 25 mila euro (il 70,1% nel 1997), il 21,5% tra 25 e 100 mila euro (19,2% nel 1997), il 7,4% tra 100 e 250 mila euro (6,4% nel 1997), il 5,4% entrate uguali o superiori a 250 mila euro (4,4% nel 1997). Nonostante queste variazioni, si conferma che la distribuzione delle entrate è ancora sbilanciata verso le piccole dimensioni mostrando, nel contempo, la concentrazione delle risorse finanziarie su una ristretta quota di unità.

Le entrate sono concentrate tra le organizzazioni presenti nelle regioni centrali (soprattutto in Toscana), che costituiscono meno di un quinto dell’intera popolazione, ma dispongono di quasi un terzo delle entrate complessive. Le organizzazioni dell’Italia meridionale (il 20,7% del totale), raccolgono il 13,4% delle entrate, mentre quelle delle regioni settentrionali si attestano su percentuali che non differiscono molto dalle rispettive quote in termini di organizzazioni iscritte. Nel 2003, le entrate medie per organizzazione ammontano a circa 97 mila euro per le unità del Centro, 44 mila euro per quelle del Mezzogiorno e 67 mila euro per le organizzazioni attive nel Nord-ovest e nel Nord-est. Infine, rispetto a quanto osservato nelle rilevazioni precedenti si accentua il ricorso delle organizzazioni di volontariato al finanziamento, sia esclusivo sia prevalente, di fonte privata rispetto a quello pubblico. Nel 2003 il 29,8% delle unità si finanzia esclusivamente con entrate di fonte privata (24,9%% nel 1997), il 35,1% con risorse di origine prevalentemente privata (33,7% nel 1997), il 29,9% con entrate prevalentemente pubbliche (35,8% nel 1997) ed il 5,2% con risorse esclusivamente pubbliche (5,7% nel 1997).


Grafico 5 – Organizzazioni di volontariato per classi di entrata. Valori a prezzi costanti 1997 – Anni 1997- 2003 (in %)



UN FENOMENO CON TANTI

PIÙ” E QUALCHE “CAMPANELLO D’ALLARME”2



(a cura di Renato Frisanco)3
Se il volontariato organizzato fosse un’azienda si potrebbe dire che gode di ottima salute in base ai dati di input (fattore umano complessivamente presente, risorse economiche mobilitate) e di output (prodotto in termini di servizi, di utenti in carico) e di outcome (gli esiti). Il volontariato è oggi una componente strutturale del panorama sociale del Paese, sia in riferimento alle persone che operano con gratuità e solidarietà (i due requisiti tipici e distintivi del volontariato) che per numero di organizzazioni attive.

I volontari, che operano individualmente o in qualsiasi tipo di organizzazione e istituzione, con diversa frequenza sono stimati in Italia in oltre 4 milioni (ISTAT Multiscopo 2001) e rappresentano l’8 per cento della popolazioneultra14enne.

Il fenomeno del volontariato rivela un incremento anche in termini di organizzazioni. Nell’ultima rilevazione FIVOL 2001 l’universo nazionale verificato ammontava a 26.374 unità. Più recentemente la rilevazione ISTAT 2003 segnalava 21.021 OdV iscritte ai registri regionali o provinciali del volontariato (+14,9% rispetto al 2001). Se ad esse si aggiunge circa il 30% di unità solidaristiche organizzate ma non iscritte ai pubblici registri il totale stimato unità che si ispirano alla legge 266/1991 sarà di poco meno di 30.000.

E’ un fenomeno importante anche per il numero delle persone che coinvolge attivamente. La stima dei volontari presenti nelle organizzazioni solidaristiche è oggi di circa 1 milione di unità e la maggioranza di essi - il 58% - vi opera fornendo il proprio apporto con continuità.

Le OdV possono contare anche su una folta componente di altre figure attive o non attive che riescono a coinvolgere: donatori di sangue e organi (che di fatto sono anche associati), religiosi e obiettori di coscienza (a cui sono subentrati i giovani del servizio civile nazionale). Vi sono poi i soci non attivi o i sostenitori che forniscono base sociale e sostegno economico alle unità solidaristiche. Infine, all’interno delle organizzazioni cresce la quota di personale a vario titolo remunerato.

Nel complesso aumentano anche le entrate economiche delle organizzazioni e il riscontro è ancora più evidente tra le stesse unità che hanno partecipato alle due rilevazioni: se nel 1997 il 45,5% di esse disponeva di un budget superiore ai 5 mila euro, tale soglia di entrata è stata oltrepassata dal 56,8% nel 2000. Secondo i dati ISTAT il totale delle entrate delle organizzazioni di volontariato registrate passa da 675 milioni di euro del 1997 ai 1.630 milioni4 di euro del 2003 (+141,5%).


Aumenta anche l’offerta dei servizi alla persona e quindi il numero delle organizzazioni che se ne fanno carico (74,5% nel 2003) nonché, e in misura ancor più pronunciata, il numero degli utenti. L’ISTAT rivela una crescita dai 2,5 milioni di beneficiari diretti del 1997 ai 6,8 milioni del 2003.
I PROCESSI IN ATTO

  1. trend incrementale del fenomeno per indicatori di input e di output

  2. diffusione più equilibrata sul territorio nazionale

  3. crescente espressione della cittadinanza attiva

  4. identità nel servizio

  5. potenziamento dell’assetto organizzativo-gestionale

  6. più campi di intervento e specializzazioni

  7. più associati e più professionisti nei gruppi

  8. nuclei di volontari più piccoli

  9. fenomeno composito per settori e vocazioni: i volontariati

Le caratteristiche salienti del fenomeno esaminato agli inizi del nuovo secolo rivelano il seguente trend:

- diffusione più equilibrata sul territorio nazionale. Come è stato rilevato anche per le altre organizzazioni non profit (ISTAT 1999 e 2001) si sta attenuando il divario della solidarietà organizzata nelle diverse aree del Paese sia in virtù di un ammodernamento delle politiche sociali - in grado di favorire l’iniziativa della solidarietà organizzata - che di uno sviluppo economico che in molte realtà del Mezzogiorno ha generato una maggior disponibilità dei cittadini all’azione gratuita;

- crescente espressione della cittadinanza attiva; la nascita delle organizzazioni è sempre più connotata dalla iniziativa di gruppi di cittadini (45 su 100 esaminate nel 2001) rispetto alla tradizionale capacità di affiliazione delle centrali nazionali del volontariato o della promozione ecclesiale. Si tratta di gruppi di persone che a livello locale sono in grado di tutelarsi, di rappresentare i bisogni, di affrontare i problemi, di fare opinione pubblica con una forte dinamica verso l’Ente pubblico;

- l’identità nel servizio: il trend rivela un’evidente contrazione della componente confessionale che aveva ispirato largamente il movimento alle sue origini, e che tuttora lo anima dentro le strutture ecclesiali: si passa dal 42,5% delle organizzazioni a matrice cristiana o confessionale esaminate nel campione nazionale del 1993, al 28,7% del 2001. D’altra parte, la crescita più recente delle OdV che sono espressione della volontà di gruppi di cittadini di partecipare e di tutelarsi, ha largamente rafforzato proprio la "secolarizzazione" del fenomeno e quindi la sua componente aconfessionale e apartitica nonché pluralistica all'interno delle compagini solidaristiche. Pertanto l’identità dei gruppi di volontariato – soprattutto di quelli di recente formazione - si esplicita nel servizio e nella tensione comune verso obiettivi di risultato più che nella condivisa matrice culturale o visione del mondo, laica o confessionale che sia, dei propri aderenti;



- potenziamento dell'assetto organizzativo-gestionale; é un fenomeno sempre più strutturato per operare in modo organizzato e manageriale. Le OdV sono sempre più formalizzate (96 su 100 hanno uno statuto), registrate con atto pubblico (6 su 100 sono gruppi informali), dispongono di almeno due organi di governo (9 su 100 ne hanno più di 1). La crescita più cospicua ha riguardato l’organo di controllo che dà conto della tendenza di adeguarsi alle norme di trasparenza e buona gestione richieste dall’iscrizione al registro del volontariato e dall’assunzione di convenzioni o di progetti. La maggioranza ha anche un regolamento interno con cui definisce procedure e linee-guida di azione per gli aderenti;

- più campi di intervento e specializzazioni: si conferma la preminente collocazione delle organizzazioni di volontariato nei tradizionali settori delle attività socio-assistenziali e sanitarie, ma cresce l’incidenza percentuale delle unità che operano nei settori della partecipazione civica, in particolare negli ambiti della protezione civile, della cultura, dell’educazione e della promozione sportiva e ricreativa, dando conto di una maggior presenza e impegno attuale del volontariato in tutti i campi del sociale;

- più associati e più professionisti nei gruppi: diminuiscono consistentemente le organizzazioni composte dai soli volontari, in ragione di due fenomeni correlati:

  1. la crescita degli organismi di tipo associativo e mutualistico: la maggioranza delle unità opera sia a vantaggio dei propri aderenti che dei non aderenti. In esse i soci garantiscono sostegno economico e base sociale oltre che una mobilitazione generale negli eventi importanti;

  2. una presenza professionale nel volontariato organizzato, con l’inserimento di operatori remunerati. Mentre nel 1997 le unità dotate di personale remunerato sono incrementate di 9 punti percentuali tra il 1997 e il 2001 (21 su 100);

- nuclei di volontari più piccoli: le OdV sono per lo più piccoli gruppi di persone che nella maggioranza dei casi non superano i 20 operatori. Le organizzazioni di dimensioni maggiori (oltre 40 operatori) costituiscono poco più di un quinto del fenomeno;

- l’ampliamento del tessuto connettivo delle OdV: la propensione ad entrare in contatto e a collaborare con soggetti pubblici e privati è ampia e significativa. Operare in modo separato e autarchico non è più una virtù per il volontariato – come lo era negli anni ’70 - che sembra decisamente orientato verso una cultura delle sinergie operative;




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