Leggere la Bibbia nell’incontro di catechesi la narrazione



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22.12.2017
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  1. Una domanda e una risposta (v. 51). Gesù domanda a Bartimeo che cosa vuole; lui risponde: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».

I ragazzi: ognuno, con le mani sugli occhi, ripete a sua volta: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Tutti tengono gli occhi chiusi.

  1. La luce (v. 52). «Va', la tua fede ti ha salvato», dice Gesù. Il cieco ci vede di nuovo e si mette al seguito di Gesù.

I ragazzi: aprono gli occhi, si alzano e fanno un passo in avanti per indicare che si mettono anche loro al seguito di Gesù.

Altre idee



INTERVISTA: nella logica di immergersi nella narrazione evangelica i ragazzi sono invitati a pensarsi presenti alla scena con Gesù che predica/agisce davanti ai loro occhi, di cui tutti parlano in paese, di cui si sono fatti un’idea diretta o per sentito dire. L’intervistatore li sollecita a raccontare i fatti di cui sono testimoni diretti e esprimere le loro emozioni, sensazioni, giudizi, convincimenti…
GALLERIA BIBLICA: i corridoi dell’oratorio si trasformano in una galleria d’arte sacra con stampe di quadri che ripercorrono personaggi e tappe salienti della storia della salvezza. La guida racconta la storia ed evidenzia semmai elementi interessanti della visione dell’artista.

Leggere la Bibbia nell’incontro di catechesi
LA NARRAZIONE

Testo di riferimento: La mia Bibbia raccontata e illustrata, di Eleonore Beck, Paul König, Città nuova.


Alcune premesse per usare bene questo testo:



  • La fede cristiana non è una teoria astratta, ma un’esperienza: l’esperienza del Dio vicino: “Dio è così grande da poter diventare anche piccolo; Dio è così potente da potersi fare inerme, e ci viene incontro come bambino indifeso perché possiamo amarlo” (Benedetto XVI).

  • Gesù ci mostra un Dio che ha scelto di essere dentro la nostra storia e che continua attraverso la Chiesa ad essere storia per noi e con noi: Dio è vicino e parla grazie al cuore, alle mani, agli occhi, alla voce di chi si fida di lui

  • C’è una via per sperimentare la vicinanza di Dio, la stessa che ha percorso Gesù: raccontare ciò che lui ha detto e ha fatto. I vangeli sono le grandi narrazioni della storia di Dio con l’uomo, storia che oggi continua anche con te, nella Chiesa e nel mondo

  • Perché narrare? Non sarebbe meglio spiegare in tre idee un concetto? Prova a pensare alla tua esperienza: non è una spiegazione che ti cambia la vita, ma il racconto di qualcuno che ti vuol bene. I nostri pensieri, le nostre giornate, sono intessuti di racconti e di storie. Perché noi viviamo grazie agli incontri che abbiamo

  • Narrare significa lasciarsi coinvolgere dentro un incontro: mi lascio coinvolgere dalla storia di Dio per coinvolgere altri in quella stessa storia

  • La narrazione del Vangelo è un intreccio di tre storie: la storia di Dio, la mia storia e la storia di chi mi sta davanti

  • E così posso mostrare la bellezza di Dio, che attraverso il mio cuore parla ancora al cuore degli altri, perché il discorso spiega, ma il racconto converte, ti cambia dentro

  • Come narrare? Per narrare bene è importante leggere bene. Leggi attentamente un testo del Vangelo, pensa alle azioni dei personaggi, ai tempi e ai luoghi dove vivono. Metti in primo piano le azioni di Gesù e prova a rispondere a questa domanda: “Chi è Dio? Che cosa fa per noi?”

  • Dividi il brano in scene: di solito c’è una scena iniziale, poi un cambiamento ed una finale

  • Aiuta i ragazzi a immedesimarsi nei sentimenti, nelle emozioni, nelle azioni dei personaggi

  • Puoi iniziare poi a narrare così: “Questa è la storia di …”; oppure puoi partire dal punto di vista di un personaggio

  • È importante in ogni caso curare il centro, che è Gesù e ciò che lui dice e fa. Il suo posto non lo può prendere nessuno. Da lui noi riceviamo in dono la vita, e per questo ogni nostra azione è una risposta a ciò che lui fa per noi

  • La narrazione può continuare poi con la drammatizzazione, il mimo, la lettura di un disegno, un canto, la drammatizzazione …


UN ESEMPIO DI RACCONTO

(tratto da Dossier Catechista – settembre/ottobre 2014 p. 23)


La guarigione del cieco Bartimeo


  • Funziona bene con i più piccoli. Ma se il catechista ha in pugno il gruppo ed è abile, può farlo anche con i ragazzi più grandi.

  • Raccontando questo episodio, il catechista dà importanza al coinvolgimento del gruppo, per sottolineare il passaggio dall'oscurità alla luce.

1. Il contesto (Mc 10,46). Gesù, di passaggio da Gerico con i suoi discepoli, sta uscendo dalla città.

2. Un grido nella notte (vv. 47-48) Un mendicante cieco invoca Gesù gridando il suo nome con tutte le sue forze, perché la gente cerca di farlo tacere.

I ragazzi: ripetono dopo l'animatore le parole di Bartimeo gridando forte: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

3. Una chiamata nella notte (v. 49). Gesù chiede che gli venga portato il cieco. Gli dicono: «Coraggio, alzati, ti chiama!».

I ragazzi: ognuno si piega su se stesso e dice: «Coraggio, alzati, ti chiama!».



4. Una risposta (v. 50). Bartimeo getta via subito il suo mantello e di corsa va da Gesù.

I ragazzi: prima si rannicchiano su se stessi e poi balzano in piedi tutti insieme come Bartimeo.
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