L’eredità del Moderno



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28.11.2017
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Teoria della ricerca architettonica

Corso B


Giovanni Fiamingo
Teoria

Il termine teoria (dal greco θεωρέω theoréo "guardo, osservo", composto da θεά theà, "dea" e ὁράω horào, "vedo") indica, nel linguaggio comune, un'idea nata in base ad una qualche ipotesi, congettura, speculazione o supposizione, rispetto alla realtà.


Approccio scientifico

Il concetto di scientificità è centrale nello sviluppo della “condizione moderna”. Nel 1927, Werner Heisenberg formula il celebre “principio d’indeterminazione”, che lega indissolubilmente l’oggetto della ricerca scientifica al soggetto ricercante e agli strumenti da questo utilizzati. Già Cartesio, nel suo Discours de la méthode (1637), poneva la “centralità” dell’osservazione alla base della comprensione scientifica dei fenomeni della natura. La loro esatta conoscenza dipende sempre dall’esattezza e imparzialità dell’occhio osservante che ne permetterà la “riproducibilità sperimentale”, cioè la loro concettualizzazione


Attacco a Terra

La locuzione Attacco a Terra possiede un’intrinseca complessità.

È per noi immediato associare tale problematica ad una “parte” specifica della costruzione: il Basamento. Tuttavia, l’espressione può rimandare ad un rapporto più generale e astratto riconducibile, come vedremo più avanti, alla polisemia del termine terra.
Parole chiave

Una serie di termini ricorrerà con frequenza. Parole come ambiente1, contesto2, luogo3, sito4, sedime5, paesaggio6, sono suscettibili di assumere vari significati, sostituendosi e integrandosi vicendevolmente.



Nella nostra riflessione impiegheremo spesso anche il termine suolo7. Tuttavia, tenderemo a privilegiare il sostantivo terra8, per indicare e studiare ciò con cui, di volta in volta, l’architettura si rapporta. Questo rapporto, inteso in maniera dialettica, definisce i termini necessari alla trasformazione dello spazio fisico. Architettura e terra diventano, dunque, l’occasione di una specifica riflessione sulla problematica compositiva per eccellenza: lo spazio9 e le sue leggi di costruzione.



1 Secondo il Devoto-Oli, indicato successivamente con la notazione DO, “ambiente” è lo spazio circostante considerato con tutte o la maggior parte delle sue caratteristiche, dal lat. ambire ‘andare attorno’. Nel Vocabolario della lingua latina Castiglioni-Mariotti, nelle prossime note indicato semplicemente con CM, troviamo anche il significato di “circondare, cingere”. Dunque, l’ambiente - luogo dove si sviluppa la vita - rappresenta ciò che circonda gli oggetti, che sta “oltre” pur rimanendo intimamente connesso alle cose che circonda, e da cui è impossibile “fuoriuscire”. Non è, di conseguenza, facilmente isolabile, tendendo a con-fondere il proprio dominio con quello infinitamente esteso della Natura, intesa anche come Grande Madre. Quando viene aggettivato, per esempio “ambiente urbano”, il concetto acquisisce proprietà di ripetibilità e di “isolabilità”, avvicinandosi al significato di contesto.

2 Nel DO, “Contesto”, dal lat. contextus, participio passato di contexěre, significa intessuto, strettamente intrecciato o connesso. In CM, contexo, is, texŭi, textum, ěre: tessere insieme, contessere, intrecciare, collegare, unire; ma anche comporre, formare (intrecciando, mettendo insieme). Esso rappresenta, in un certo senso, ciò verso cui si rivolgono gli oggetti, ciò che è da loro “abbracciabile”, dunque modificabile. In un contesto ci si inserisce, adattandosi.

3 Dal DO, il “luogo”, dal lat. locus, è un ambito spaziale idealmente o materialmente determinato. Secondo il CM significa luogo, località, regione, paese; ma anche dimora, podere. Può indicare condizione, situazione, circostanza, punto; tempo, momento; argomento e fondamento di un ragionamento. Il greco τόπος (tòpos), dal Henry George Liddell, Robert Scott, Dizionario illustrato greco-italiano, Firenze, Le Monnier 1982, significa luogo, posto; ma anche posizione; passo di un’opera; argomento, soggetto; luogo comune, nella retorica; metaf. occasione opportunità. La “sovrapponibilità” di locus e τόπος, costituisce una doppia eredità per il termine “luogo”: l’incontro nello stesso termine di questioni geografiche, topografiche e concettuali. Il termine possiede implicazioni di tempo e di spazio – come indicano le locuzioni “ogni cosa a suo luogo” e “Dio è in ogni luogo” – e può indicare argomenti, come in “luogo comune”. Questo vocabolo polisenso, introduce componenti concettuali nel nostro discorso, autorizza l’ingresso della storia, permettendo di indicare il punto dello spazio dove avvengono le cose. Nel “luogo” ci si colloca, ma anche si ritorna. È un concetto che risulta molto malleabile e su cui convergono numerose riflessioni disciplinari.

4 Il “sito”, secondo il DO, significa posto, situato, ma indica anche posizione e ubicazione, dal lat. situs –us, astratto di siněre ‘lasciare’. Dal CM, aggiungiamo i significati di disposizione, regione, sito; edificio, costruzione; e anche di inerzia, torpore, dimenticanza, oblio. Infatti, il sito in architettura è tradizionalmente dato, “lasciato”, consegnato. Ma allo stesso tempo, il sito stesso può essere abbandonato, dimenticato dagli architetti. Nel sito ha luogo l’architettura, la cui rimozione ri-lascia il medesimo. Si ricorda che recentemente il termine è entrato a far parte del vocabolario informatico.

5 “Sedime” designa la casa, o la parte di fondo sulla quale la casa si trova, dal lat. sedĭmen –imĭnis. Rappresenta l’intersezione fra l’architettura e il sito, ed è la parte di terra che la costruzione occupa concretamente nel suo collocarsi in un sito. Implica un rapporto costituito con il suolo, la topografia, la terra.

6 Nel DO, il “paesaggio” è una porzione di territorio considerata dal punto di vista prospettico o descrittivo. Dal franc. Paysage incr. con l’it. paese. Implica un osservatore e qualcosa da osservare. Rimandiamo, ovviamente, alla vastissima bibliografia sull’argomento.

7 Nel DO, “suolo” è la superficie del terreno su cui si cammina. In CM, solum, i: la parte più bassa di una cosa, base, fondamento, fondo, suolo; in partic. sostegno, base, supporto. Ma anche pavimento, pianta del piede; suolo, terreno, terra; paese.

8 “Terra” rappresenta il concetto attorno a cui gravitano i termini indagati nelle note precedenti. Per la natura polisemica del termine, rimandiamo soprattutto a J. P. Raison, voce “Terra”, Enciclopedia Einaudi, Giulio Einaudi editore, cop. 1977, Torino, 16 voll., vol. XIV, p. 199. Della stessa enciclopedia, si raccomandano anche le voci: paesaggio e suolo.

9 Dal CM, “spazio” dal lat. spătĭum, ĭi, significa: spazio, estensione, ampiezza, grandezza, dimensioni, lunghezza; distanza, intervallo, tratto; cammino; traslato di tempo, tratto, spazio di tempo, periodo, durata. I verbi relativi al sostantivo “spazio” sono: spătĭo, as, āre e spătĭor, āris, ātus sum, āri. Spătĭo, as, āre, significa: vagare. Spătĭor, āris, ātus sum, āri significa: andare e venire, passeggiare; camminare avanzare; spaziare, estendersi, allargarsi. Ci sembra interessante, l’intersezione con il concetto archetipico di recinto. Il vocabolo deriva dal verbo lat. rěcingo, is, cinxi, cinctum, ěre, che significa, sciogliere, slegare, slacciare; cingere di nuovo, riprendere. I significati originari del termine, militari e religiosi, riconducono l’idea di recinto a quella di possesso e dominio dello spazio. Ciò indica anche una “militaresca” autonomia dello spazio recintato, che viene così slegato e isolato dal contesto circostante, diventando punto di partenza per successive espansioni. Questo “isolare” rappresenta un principio delimitativo e interpretativo alla base anche dei termini indagati nelle note precedenti. Il significato astratto e generalizzante, assunto nel tempo dal vocabolo “spazio”, trova riscontro nelle originarie implicazioni delle sue forme verbali: espandersi, allargarsi, estendersi. All’aspirazione – in una vaghezza anch’essa originariamente “contenuta” dal termine – a diventare recinto ultimo delle cose, intese anche in senso temporale.

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