Libera universita’ del counseling



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Libera Università Popolare del Counseling

Scuola di Formazione in Counseling Relazionale Transteorico


Direttore Prof. V. Masini


Counseling, narrazioni di malattia e

disordini del comportamento alimentare

Relatore:

Dott. Daniela Troiani


Candidato:

Cristina Lencioni

Anno 2010-2011


Come ringraziamento, dedico a tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura, un piccolo aforisma che li rappresenta:

Elena e Federico

L’amor che move il sole e l’altre stelle

Dante Alighieri

Alberto

Tutto prencipia dai sentimenti

Leonardo da Vinci

Prof. V. Masini

Scoprire significa vedere quello che tutti vedono ma pensare quello

che nessuno ha ancora pensato.
Albert von Szent-Gyorgyi, in Irving J. Good

Daniela Troiani

Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni e stupirete tutti gli altri.


Mark Twain

Emanuela Mazzoni

La mamma tiene la mano dei suoi bambini per un po’, i loro cuori per sempre.

Anonimo

INDICE


1 INTRODUZIONE 4

2 IL CIBO 6

2.1 LA SALUTE COME OBIETTIVO DELLA TERAPIA 6

2.2 INFANZIA E ADOLESCENZA: CIBO, MEMORIA E IDENTITÁ 9

2.3 ETA’ ADULTA: CIBO, CAPITALE RELAZIONALE E SOCIALE (sonetness) 11

3 I DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE 14

3.1 I DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE NELLA STORIA 14

3.2 CLASSIFICAZIONE DEI DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA) 16

3.3 ANORESSIA NERVOSA 17

3.4 BULIMIA NERVOSA 18

3.5 DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (“BINGE EATING DISORDER”) 20

3.6 ALTRI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: L’ORTORESSIA E L’OBESITÀ 21

4 RICERCA SUI DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE 25

4.1 SCHEDA DI COMPILAZIONE: PER QUESTIONARIO ALIMENTARE DI PREPOS 25

4.2 L'INTUITIVE EATING 32

4.3 IL NUCLEO DEI DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE DALLA CONFIDENZA ALLA DIFFIDENZA, MALFIDENZA, PSEUDOCONFIDENZA ALIMENTARE. 33

4.4 STORIE DI DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE 36

4.5 IL RUOLO DEL COUNSELING NELLA PREVENZIONE/TRATTAMENTO DEI DISORDINI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE 40

5 BIBLIOGRAFIA 44


1INTRODUZIONE


Il cibo è l’elemento dinamico che sostiene la nostra esistenza sul quale sono più attive dislocazioni proiettive. Il latte materno non è solo un alimento ma si pone alla base dell’intelaiatura delle relazioni di appagamento e benessere individuale. Il rapporto genitore-figlio durante l’allattamento definisce e imposta l’equilibrio tra esigenze personali, auto e etero-regolazione, che costituirà la base della socializzazione primaria. Nell’adolescenza assume i connotati dell’emozionalità: ad esempio il rifiutarsi di mangiare o stare a tavola assume i connotati di rifiuto-ribellione nei confronti del sistema familiare. Il cibo diventa quindi espressione di presenza o assenza di conformità, controllo, educazione.

Il rapporto con il cibo è fisiologicamente regolato dalla fame e dal gusto/disgusto: se tutto “funziona”, avremo un adulto che è in grado di mantenere un peso corporeo adeguato alla struttura fisica pur concendendosi degli eccessi alimentari, nel caso opposto avremo un soggetto che “lotta” tutta la vita con il cibo e il peso corporeo.

La ricerca qui presentata ha avuto come obiettivo lo studio della relazione individuo-cibo, e il ruolo del Counseling alimentare nella prevenzione/trattamento dei disordini del comportamento alimentare.

L’obiettivo iniziale è stato quello di verificare l’associazione tra caratteristiche dei soggetti (idealtipi) e le immagini di alcuni piatti tramite la somministrazione di un questionario alimentare. Essa ha confermato come il rapporto con il cibo sia legato alle emozioni, alla storia, alle abitudini e alle tradizioni funzionali, alla tipologia emozionale e relazionale del soggetto e non più all’intuitive eating. Ovvero, il dato essenziale emerso dalla ricerca dimostrerebbe come il rapporto con il cibo non sia più un processo naturale e come esso sia legato alla complessità della persona e delle sue relazioni.

Attraverso l’analisi delle narrazioni di storie di vita di soggetti con disordini del comportamento alimentare è stato possibile definire il concetto di confidenza con il cibo, come principio basilare della relazione tra il soggetto e gli alimenti: cioè le esperienze che hanno determinato l’innesco del gusto e del disgusto verso particolari alimenti, del rifiuto e dell’accettazione.

Il concetto di confidenza esprime quello che dovrebbe essere il rapporto sano con il cibo, che non si limiti solo al riconoscimento del senso di fame, sazietà del gusto/disgusto ma che sia “un’amichevole intimità, un riconoscimento, una familiarità”.

Alla confidenza si contrappongono la diffidenza dell’ortoressico, la malfidenza dell’anoressico e la pseudoconfidenza del bulimico e dell’obeso.

L’origine della diffidenza appare come esito di un “imbroglio alimentare” che il paziente ha vissuto fin dai primi anni della sua vita, se non addirittura dallo svezzamento, e la comprensione degli equivoci generati dall’imbroglio alimentare si collega all’intera dimensione personologica del paziente. L’essere malfidenti verso il cibo ed esercitare verso gli alimenti un rifiuto generalizzato è tipico di soggetti che hanno subito manipolazioni nel processo di mediazione affettiva che il cibo ha rappresentato.

La pseudoconfidenza è la ricerca di un sapore appagante di cui il paziente pensa di avere la certezza del ricordo. Ma tale sapore è indefinito e diventa rintracciabile nei cibi complessi come effetto della liberazione massiccia dei neurotrasmettitori cerebrali. La pseudoconfidenza genera la pulsione a ripetere attività piacevoli, collegate a ricordi intensi, allettanti ma imprecisi che prendono il sopravvento fino alla dipendenza da cibo.

Il Counseling relazionale transteorico viene proposto come strumento per far riscoprire l’Intuitive Eating e la confidenza alimentare come base fisiologica di una sana alimentazione. Compito del Counseling è quello di aumentare la consapevolezza del cliente rispetto ai suoi bisogni, desideri, aspettative, corporeità e a quelle che sono le spinte interiori e profonde che lo conducono alla pseudoconfidenza, malfidenza e diffidenza perchè sono parte della sua persona. Il Counseling ha inoltre un ruolo importante nel sostenere e motivare il paziente con DCA, a riscoprire un buon rapporto con il cibo.

Infine, viene proposto l’uso del Counseling alimentare come strumento di prevenzione dei DCA, attraverso la formazione di pediatri, puericultrici, genitori, capaci di condurre i bambini alla confidenza con il cibo e, dunque, a una relazione qualitativamente soddisfacente con esso.




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