Liceo artistico statale di benevento



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X.14. Postmoderno

In contemporanea con l’affermarsi della Pop Art altre esperienze artistiche iniziarono a sorgere a metà degli anni ’60. La maggior parte di queste sono confluite in quell’etichetta dai confini imprecisati che è l’Arte Concettuale. Con tale termine si intese definire una serie di esperienze in cui il piano dei valori estetici e dei significati artistici veniva spostato prevalentemente sul piano delle idee, dei comportamenti, delle provocazioni, dei concetti. Non era più l’opera d’arte (intesa come oggetto) a stabilire un contatto tra artista e fruitore, ma il significato concettuale dell’operazione che egli andava a proporre.

In tal modo si ruppe l’ultima frontiera: si arrivò a proporre un’arte fatta senza opere d’arte. Ciò è evidente soprattutto nelle ricerche legate alle Perfomance e alla Body Art, ma anche a quelle nuove come la Narrative Art o la Poesia Visiva, dove la creazione artistica si risolveva in fogli con sopra scritte delle frasi, o la Land Art con operazioni condotte su scala territoriale. Altre ricerche accomunabili al Concettuale conservarono un rapporto con il fruitore mediato dalle opere, come l’Arte Povera o l’Enviroment, ma anche qui il significato andava ricercato maggiormente nella concettualità dell’operazione che non nel significato estetico delle realizzazioni.

Da questo panorama emerse una situazione in cui l’arte stessa sembrò priva di un identità certa e definita. Mischiate le tradizionali categorie di pittura e scultura, modificato totalmente il significato di creatività artistica, non più legata ad un fattività manuale ma solo alle idee da consumarsi sul piano della comunicazione, l’arte figurativa si trovò ad un nuovo grado zero. E da questo momento iniziano le nuove tendenze, poi definite Postmoderno, accomunate dal desiderio di recupero di visioni più tradizionali dell’arte figurativa in cui ritornare all’antica divisione tra quadri e sculture.

Con il termine “postmoderno” inizialmente venne individuato un fenomeno stilistico specifico dell’architettura, che iniziò a manifestarsi negli anni ’70. In seguito la fortuna di questa etichetta ha finito per identificare un'intera epoca: l’ultimo scorcio del XX secolo.

La dizione postmoderno indica la coscienza, che un certo tipo di modernità nella società contemporanea è oramai finito. Ossia quella modernità che si basava sul concetto di progresso continuo ed ascendente, quasi condizione perenne di un futuro che si presentava sempre migliore delle epoche che lo precedevano. Questo ottimismo nel futuro inizia ad impoverirsi, fino a negare la fiducia in un mondo che vada nella direzione di uno sviluppo continuo. Epoca di crisi, quindi, in cui appare indispensabile rimeditare sul concetto di storia, inteso non più come eterna fuga in avanti ma anche come stasi o ritorno.

Ma il Postmoderno, soprattutto nel campo delle arti e della cultura, esprime anche uno spirito diverso: ciò che era possibile dire o esprimere, era già stato detto. All’artista postmoderno non rimane quasi possibilità di inventare altro di nuovo ma, visto che è stato già espresso tutto, ha solo la possibilità di citare. E così la citazione diviene uno dei procedimenti tipici e più riconoscibili delle varie tendenze artistiche accomunabili sotto l’etichetta di Postmoderno.

Altra componente fondamentale del Postmoderno è la memoria. La storia del passato, anche la più recente, è il deposito del tutto già detto ed è da qui che bisogna scegliere la citazione per esprimersi. Ma la storia, che l’artista postmoderno sceglie per le sue citazioni, è solo quella filtrata dalla memoria. In tal modo si evita di ripetere il passato in formule di falsificazione storica (come faceva ad esempio l’eclettismo storicistico ottocentesco), ma si fa rivivere solo quel frammento che più interessa, o che più colpisce e si incide nella memoria. E così l’utilizzo di più frammenti (o citazioni), che l’artista può scegliere anche da culture e storie diverse, può consentirgli il nuovo della sua arte: la composizione.

Nell’ambito delle arti figurative, benché non si possa parlare di un vero e proprio stile postmoderno, al suo spirito possono accomunarsi una serie di esperienze degli ultimi anni: in particolare la Transavanguardia, il Citazionismo, la Pittura Colta, i Nuovi nuovi. Sono tutte tendenze che, maturatesi negli anni ’70, emergono agli inizi degli anni ’80. In particolare è proprio il 1980 che può essere definito l’anno del Postmoderno. In quell’anno, infatti, le nuove tendenze apparvero finalmente tutte insieme.

La Biennale di Venezia del 1980 presentò due interessanti mostre: alla Corderia dell’Arsenale fu allestita la Via Novissima, che rimane la prima e più completa mostra ad illustrare la nuova architettura postmoderna, e ai Magazzini alle Zattere nell’ambito di Aperto ’80 si ebbe la prima mostra della Transavanguardia, curata da Achille Bonito Oliva. Sempre nel 1980 una mostra a Roma curata da Maurizio Calvesi presentò in maniera organica la tendenza definita Pittura Colta, o Anacronismo, o anche Nuova Maniera. Ed infine nel 1980 il critico Renato Barilli raggruppò una serie di artisti, sempre di spirito postmoderno, nell’etichetta di Nuovi nuovi.

Le diversità tra queste correnti sono notevolissime e riguardano, oltre che lo stile, il diverso ricorso alla memoria. Nel caso della Transavanguardia la memoria è quella delle esperienze avanguardistiche di inizio secolo, con particolare predilizione per l’Espressionismo. Gli artisti della Pittura Colta guardano invece alla storia dell’arte neoclassica o barocca, traendo di lì la loro diversa poetica e stile. I Nuovi nuovi praticano invece un citazionismo disimpegnato, talora ironico, fatto non solo di motivi iconici ma anche di motivi aniconici e decorativi.

In tutti prevale comunque l’atteggiamento di chi non è più obbligato a guardare affannosamente avanti alla ricerca continua del nuovo ma può guardarsi alle spalle tranquillamente e senza inibizioni e rimeditare sul proprio passato e sulla propria memoria.


Fonti e approfondimenti: www.francescomorante.it

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